“Una quantità così ingente di metafore”

by

di Federica Sgaggio

«Premier».
«Squadra».
«Tecnici».
«Un esecutivo capace di placare i mercati».
«I palazzi romani».
«“Professore, ci salvi lei”».
«Varare il governo».
«Agire rapidamente per placare i mercati».
«Trovare la quadra».
«Nella squadra di Monti».
«Governo snello».
«Governo del presidente».

Leggi tutto l’articolo di Federica Sgaggio.

11 Risposte to ““Una quantità così ingente di metafore””

  1. fabio bussotti Says:

    1) “Trovare la quadra” era l’espressione preferita del ministro Rotondi. Un ossimoro stridente perché è ben noto, anche ai mercati, che chi nasce quadrato non muore tondo.

    2) Per un governo snello, il presidente sul più bello, ritrova la quadra, ci aggiunge una esse ed ecco la squadra.

    3) C’entra qualcosa che l’abitazione privata di Napolitano sia a Monti? Si profila un conflitto di interessi?

    4) Da anni all’estero ci ridono dietro per via di Berlusconi. I mercati sanno che B. dice una cosa così per dire, perché gli piace parlare e parlarsi addosso, poi puntualmente non la fa. All’estero (e metà degli italiani) sapevano da tempo (17 anni) che la persona era megalomane e dedita a farsi gli affari suoi. Un imbonitore, un magliaro; e, sempre all’estero, non si capacitavano del fatto che noi italiani (tutti) lo tenessimo lì a capo del governo. Ora, su Monti ho anch’io delle perplessità. Ma il profondo sospiro di sollievo mi porta a sperare che il peggio sia passato. Stamattina mi va bene anche il dottor Frankstein come nuovo ministro della sanità.

  2. Carlo Capone Says:

    Andrebbe aggiunto:

    Governo dei mercati

    che non mi piace neanche un po’.

    Favoletta. Nella primavera 2010, durante una cena a Manhattan, un gruppo di possessori di fondi americani, tra cui il Soros, decide di investire 20 billion of dollars sul dollaro contro l’euro, scambiati allora a 1,60, con l’obbiettivo di arrivare alla parità entro due anni e inzomma guadagnarci la badante per la vecchiaia.
    L’operazione ha inizio ai primi del 2011, mimetizzandosi prima con la crisi libica, poi col terremoto in Giappone e infine mordendo la periferia dell’euro. Siamo a maggio, lo spread è a 170, e nessuno ancora ha capito perchè i mercati continuino a scendere per cause ormai scontate. Ma non c’è niente da fare, giugno è una Passione, le borse scendono sotto ondate di vendite, il Portogallo risulta in sostanza fallito, la Spagna vacilla, i bond greci prezzano 50, e tuttavia lo spread dei btp italiani galleggia su quota 200. E’ in questo preciso istante che il mostro getta la maschera (ahi, ahi, eccolo il luogo comune) e inizia a vendere titoli italiani. Siamo al 20 luglio, chi opera in Borsa intuisce, non si tratta di un giudizio dei mercati sulla solvibilità di alcuni debiti sovrani, no qui c’è in ballo la Germania con la sua monetona, cinta d’assedio mediante attacco al cuore di uno dei maggiori vassalli. Lo spread è intanto salito a 300, serpeggiano voci di un ‘haircut’ anche dei bond italiani, sarebbe la rovina. E’ a questo punto, siamo ai primi di agosto, che la Merkel capisce risponde all’attacco. Lo fa muovendo la BCE lungo due direttrici. La prima è l’acquisto di btp italiani (cosa che la Bce non si è mai sognato di fare, in ossequio alla politica monetaria di mamma BundesBank) al fine di tamponarne il crollo dei corsi. L’altra è intervenire negli affari di uno stato sovrano il cui governo ha varato una finanziaria con cui taglierà spese per 40 mld: 4 ora e 36 nel 2014. Lo spread schizza a 350. Il resto è noto, quel governo di Gargamelli, intimorito e ricattato dalla Germania e dal suo Eunuco di oltrereno, si affretta a una serie di sgargianti pezze a colori, con lo spread che se ne fotte e vola a 500.
    Che stavo dicendo? ah sì, il cambio euro dollaro. Embè è a 1,36, e in quest’ultimo periodo ha ‘testato’ ‘gli’ 1 e 30. Sì ma che c’entra con noi e Berlusconi? non lo so, però un grazie a Soros & soci per averci liberato di questa genìa di zoccole e unfit è obbligatorio, ma attenzione. Ora che l’Italia potrebbe corazzarsi tocca a un altro.
    Che ne direste del Banco di Santander, tanto per ricominciare? è la più grossa banca spagnola. Non so se mi spiego.

  3. Filippo Albertin Says:

    Che sia bene placare un mostro, non ci piove. Ma che un mostro da placare possa avere “ragione”, su questo discuterei. L’anarchismo che, tra Ottocento e Novecento, ammoniva contro il potere centralizzato, aveva “ragione”, nel senso che la politica diventava esattamente in quel preciso istante appannaggio di una cricca altoborghese, di una minoranza capace di tramutare alti capitali in voti, e voti in potere. Ebbene, oggi siamo, più in grande, nella stessa situazione, solo che al posto degli individui ci sono le nazioni, e al posto delle nazioni questi invisibili mostri che dettano legge al posto di qualsiasi governo classicamente inteso. (Questo è stato il mio commento all’articolo.)

    A costo di essere noioso e impopolare oltre ogni misura, ritengo che, ancora una volta, slogan ed espressioni interpretate come “destrorse” lascino — oggi come oggi, e mai così come oggi — il tempo che trovano. Chiunque, al potere, le userebbe, Vendola compreso. Si tratta di rumori di sottofondo, pronunciati tanto per dire qualcosa davanti ai media, per riempire il vuoto con un frastuono riconoscibile e dunque carezzevole. Ma qualcuno di voi crede ancora che, in questi incontri diplomatici sovranazionali, in questi comizi ora di Confindustria ora della FIOM ora di questo e quel partito, qualcuno dica qualcosa che non sia quello che ci si aspetta da tutti? Sono capace pure io, come tutti voi, a dire che in Italia ci vuole crescita, crescita, crescita. Ma se lo dice la Marcegaglia è tutta un’altra cosa, no? (Berlusconi, in questo senso, almeno ha chiuso in bellezza, e sparando la stronzata dei ristoranti e delle vacanze prenotate ha sostanzialmente premuto il grilletto della pistola che poco prima gli era stata puntata alla tempia. Curioso: il paladino dell’omologazione, del guardaroba che riproduce solo il medesimo modello di doppiopetto grigio, politicamente deceduto per un totale slittamento della mente nella pura follia.) La Destra non esiste più: al suo posto troviamo un’amalgama di scintillanti privilegi da blindare, rampolli con jeans D&G (ma i jeans non erano un simbolo operaio?), gente che prospera senza muovere un muscolo a parte quelli oculari nella consultazione dei titoli di borsa. La Sinistra, neppure quella esiste più: è stata sostituita da un generica, frammentata, sbandata massa di individui che vanno dai fuoriusciti rampanti “alla Renzi” ai giovinastri che si presentano ai flashmob ridendo come idioti (magari anche quando interpretano un precario ammazzato e grondante sangue), dai violenti dei centri sociali ai figli dei sindacalisti, che discutono nelle riunioni di cordinamento e poi guadano il loro telefilm preferito, Gossip Girl, e gente che si accampa per dimostrare la propria traboccante indignazione.

    Non esiste silenzio peggiore del frastuono, e queste frasi sono esattamente frastuono nel quale ci immergono, per darci l’impressione di dire “questo” e “quello”, mentre le decisioni vengono prese così in alto che neppure ce lo possiamo immaginare.

    Monti non è né il Bene né il Male. Monti è Monti, che oggi è ok e domani forse no. Lo decidono loro: i mostri.

  4. Giulio Mozzi Says:

    Non mi pare che tu sia “impopolare”, Filippo: hai scritto esattamente ciò che sento dire al bar da vent’anni almeno.

  5. Filippo Albertin Says:

    Penso che il bar — non come stile, che logicamente gli manca, ma come sostanza — rappresenti l’unica forma di intellettualismo sano e di orientamento ai fatti. L’ho peraltro detto più volte in altre sedi e con altre persone, citando esattamente questa magica parola. Quindi mi permetto di prendere questo lapidario commento come effettivo complimento, visto che interpreta perfettamente quel che penso.

    Quanto alla “popolarità (della filosofia) del bar”, però, in parte dissento. Il bar non è popolare. Può avere vent’anni e più, ma non ritengo sia diventato popolare per ragioni anagrafiche, esattamente come non è popolare oggi il Comunismo Marx-Engels-based, piuttosto che l’Anarchismo, che di anni ne hanno tanti e di certo ancor vivono. Il telefilm CSI, quello è popolare. Per la Sinistra sono al massimo popolari Margherita Hack e Mario Tozzi. Popolari sono i libri di vampiri metropolitani della serie Twilight. Questa è roba popolare. Popolare, in politica, è alimentare le masse con proiezioni illusorie di potere. Il bar è l’esatto contrario, quindi mi permetto di interpretarlo come impopolare. “People Have the Power”, per me, è una canzone di Patti Smith e nulla più. Suonerebbe bene in una di queste ormai onnipresenti manifestazioni di piazza, ma non serve operativamente a nulla, se non a condire, appunto, qualche colorato raduno di giovani più festosi che incazzati, che non sanno minimamente cosa sia stata la guerrilla alla quale fanno riferimento i simboli che con tanto orgoglio sbandierano. “Facciamo vedere quanti siamo!” dicono certi. Io rispondo: “Guardate che LORO sanno BENISSIMO quanti siete.”

    Il guaio è un altro. La gente interpreta troppo la realtà attraverso il filtro del proprio mestiere, senza contestualizzare, ma soprattutto senza capire che non tutti i filtri vanno bene per interpretare tutta la realtà. Lo psicologo più incallito sarà naturalmente portato a interpretare come psicosomatico anche uno starnuto. Un giornalista mainstream interpreterà (e dunque a presentare al pubblico) una composizione di John Cage come bizzarra performance a base di rumori stridenti.

    Secondo me le espressioni ora appannaggio del Sistema — non della Destra, ma del Sistema — sono ben altre. “Scendere in campo” sarebbe stata degna del miglior Togliatti (“… via i pagliacci dal campo della battaglia”); oggi è per definizione berlusconiana, e la usano TUTTI. La usano tutti perché di mezzo c’è stato quel monopolio televisivo che Pasolini additava (in tempi peraltro lontani anni luce dalla situazione attuale) come unico meccanismo che avrebbe realizzato, attraverso la martellante propaganda di un consumismo sfrenato, quell’ideale di omologazione che il regime fascista non era riuscito a imporre con la forza.

    Questo non significa che io escluda la possibilità di un cambiamento a partire dal basso. Anche in questo caso affermo in realtà il contrario. La gente può e deve agire. Ma dobbiamo focalizzarci su quelle poche cose che non possono continuare in questo modo. Non sui vari Monti & Simili, che sono sintomi del tutto neutri sul piano politico, ma sui mercati, che non possono essere in alcun modo lasciati lì dove sono. E sulla Politica in quanto tale, che in presenza di queste mostruosità invisibili non può e non potrà più esercitare la sua legittima funzione.

  6. Giulio Mozzi Says:

    Filippo, io non ne posso più. I tuoi interventi mi sembrano rimescolamenti di banalità, per di più confusi e prolissi. Ti invito a moderarti.

  7. Filippo Albertin Says:

    Rimescolamenti di banalità? Pardon, pensavo che qui si potesse esprimere liberamente un’opinione, anche se contraria, anche se prolissa, piuttosto che (come nel mio caso) leggermente diversa da quelle proposte.

    Definizione di “banalità” secondo il Sabatini Coletti: Molto diffuso, comune, e quindi privo di originalità SIN convenzionale: dire le cose più b.; di poco conto, piccolo ma anche sciocco; dovuto a disattenzione, imprevidenza: es. è stato solo un incidente b. — Siccome non riesco in alcun modo a riconoscermi in questa definizione, penso che sia il caso di non commentare, punto e basta.

  8. Giulio Mozzi Says:

    Posso anch’io esprimere liberamente un’opinione, no?

    La mia opinione, Filippo, è che i tuoi interventi siano spesso banali, spesso prolissi, spesso confusi. Perciò, se tu ti moderassi, sarei contento. Non sei tenuto a farlo.

  9. Filippo Albertin Says:

    In tema di prolissità, mi sento tenutissimo a diminuire il numero delle parole. In tema di confusione — essendo io tutt’altro che confuso — mi sento altrettanto tenuto ad essere più preciso e inequivocabile. In tema di banalità, mi sento tenuto (1) a chiedere spiegazioni altrettanto precise e inequivocabili circa tale giudizio, e (2) a chiedere spiegazioni circa l’originalità degli altri commenti, che non mi pare vengano evidenziati come vengo evidenziato io. (Intendiamoci. Essere evidenziato mi lusinga. Denota, almeno, attenzione.)

  10. Giulio Mozzi Says:

    No, Filippo. Non ho voglia di spender tempo per questo. Nel momento in cui decido che qualcosa non mi interessa, non voglio più interessarmene.

    Tu sei da qualche mese – secondo le statistiche automaticamente fornite da WordPress – il commentatore più assiduo in “vibrisse”: hai ampiamente doppiato il secondo in classifica. Da questa tua assidua presenza non mi pare di aver imparato nulla di buono o di utile; ne ho ricavato invece un sentimento di spossatezza. Non ne posso più.

  11. Filippo Albertin Says:

    Ok. Facciamo così. Da ora in poi, sempre che io abbia domande da porre, le porrò in forma super-precisa, super-sintetica, e — cosa fondamentale — senza necessità di risposta.

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