Diventa anche tu un autore! Appunti su self-publishing e pseudoeditoria.

by

di Andrea Libero Carbone, Alessandro Raveggi, Vanni Santoni, Giorgio Vasta

[…] Ciò che infatti più preoccupa nella pratica pseudoeditoriale, è il suo travestimento, non solo da editoria, ma anche da agente di democratizzazione di pratiche editoriali, con quello che ne consegue. Nella pseudoeditoria, oltre alla destituzione delle agenzie di scelta e valutazione, si avverte la possibile creazione di una comunità narcisistica di uguali, tali solo per censo e potere economico, che accedono previo pagamento a un astratto ruolo autoriale. Nella comunità pseudoeditoriale ci si affida solo al rating, al consenso cieco da consumatore, o alle proprie disponibilità e capacità autopromozionali, tanto che sarà “necessario che l’autore si metta in gioco, che costruisca la sua platform online, che abbia un seguito sui blog e sui social network” . Un meccanismo che non solo getta discredito sulla già pericolante realtà dei lavoratori editoriali (editor, curatori, traduttori, direttori di collana, uffici stampa), ma provoca la creazione di una comunità informe e debole dal punto di vista dell’autocritica, non tanto appiattita dal punto di vista del gusto quanto impossibilitata a educare gli stessi partecipanti alle proprie capacità e ai primi limiti da superare. […]

Leggi tutto l’articolo di nel blog di Generazione Tq.

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6 Risposte to “Diventa anche tu un autore! Appunti su self-publishing e pseudoeditoria.”

  1. Filippo Albertin Says:

    L’articolo è molto analitico, preciso e condivisibile. Mi permetto una sintesi estrema. Esistono ovviamente varie forme di “editoria” (in senso lato). L’autoeditoria — che in sostanza annovera anche la stampa a proprie spese di volumi dall’aspetto (chiamiamolo) “professionale” — non ha nulla di male. Molti autori — mi vengono in mente, goccia nell’oceano, le poesie che Kipling faceva circolare su fogli manoscritti, e che ora sono raccolte in preziosi volumi, piuttosto che il nostro Moravia — hanno adottato questo sistema. Il guaio è appunto quello sotteso da “forme di editoria che non sono tali”, cioè che spacciano per “servizio editoriale” ciò che in realtà è solo un “servizio di stampa e (al limite) grafica”.

    Il commento migliore a questa fenomenologia è quel raccontino del Mozzi che parlava di un’oscura agenzia letteraria denominata (vado a memoria) “Spenna il Pollo”. In rete non riesco a trovarlo (era un post).

  2. Giulio Mozzi Says:

    Forse ti riferisci a questo, Filippo.

  3. Andrea Says:

    Concordo anch’io sulla doverosa distinzione tra ciò che è editoria e ciò che è mero servizio di stampa. Per il resto, l’articolo TQ è molto condivisibile. Lo dice un finalista della prima edizione di Ioscrittore.

  4. Filippo Albertin Says:

    Ma no! Hai scritto un racconto stupendo sul tipo aspirante poeta che telefona all’agente letterario che lo prende per i fondelli citando questa fantomatica casa editrice Polli da Spennare (che l’agente dice essere il verso di un poeta tipo Petrarca), e il tipo aspirante all’altro capo non capisce nulla, ed è disposto a pagare pur di farsi pubblicare. Era uno di quei “racconti in forma di post ” mediati da una telefonata. Non me lo sono sognato! Era fantastico!

  5. vbinaghi Says:

    Per quanto Umberto Eco mi stia profondamente sulle scatole, biogna dire che l’editore “double face” Garamond de “Il pendolo di Foucault” aveva già anticipato magistralmente il tutto…

  6. stefania longo Says:

    Ottimo articolo molto utile a noi beginners…

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