Adesso lo sanno

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di giuliomozzi

Adesso lo sanno. I nostri governanti – quelli di oggi e quelli di ieri – ora sanno che tra le possibilità della loro vita c’è quella di finire scannati come bestie. Muhammar Kadafi (o Gheddafi) era loro amico; lo avevano toccato e abbracciato; avevano mangiato alla stessa tavola; si erano reciprocamente mostrati le foto di famiglia; ci avevano scherzato insieme; forse, chissà, avevano condiviso qualche ragazza in una di quelle cene eleganti che vanno tanto di moda ultimamente.
Muhammar Kadafi non è un Saddam Hussein. Saddam Hussein era lontano, astratto, mostruoso, inattingibile. Era con Tarek Aziz che i governanti occidentali parlavano: e infatti per l’ammazzamento di Hussein ci fu in Occidente solo qualche flebile protesta di principio, o addirittura esplicito compiacimento (Usa, ovviamente); quando anche Tarek Aziz fu condannato a morte, le reazioni furono più convinte e decise, tant’è che la condanna non è stata finora eseguita. Diversamente, molto diversamente da Saddam Hussein, Muhammar Kadafi è – è stato – uno dei loro, dirò di più: uno come loro. Un corpo della stessa specie.

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13 Risposte to “Adesso lo sanno”

  1. cletus Says:

    Turbano le immagini diffuse su tutti i media (non è del resto un surrogato del Colosseo ?). Queste, come quelle della fine di Saddam. Come sostiene più di qualcuno, alla notizia della sua scomparsa avranno tirato un sospiro di sollievo in più di qualche cancelleria (intesa qui non come negozio di vendita di articoli da scuola o ufficio). Immaginare l’imbarazzo di vederlo seduto davanti ad un tribunale internazionale e sciorinare con nonchalance i retroscena di tanti “patti scellerati”. In nome della ragione del petrolio, un’altra vittima. Una ragione che muove le cose del mondo. Resta da chiedersi, sarà per questo che il turno di Hassad ancora non arriva ?

  2. pococurante Says:

    Adesso lo sanno, che un giorno qualcuno/a potrebbe amaramente commentare: sic transit culo flaccido.

  3. Andrea Says:

    “Fu vera gloria?” verrebbe da chiedere al nostro primo ministro, parafrasando un certo Alex M. Quello di Gheddafi è l’ennesimo piazzale loreto. Fossi stato nel Berlusca, avrei commentato: “Quisque faber fortunae suae”.

  4. vbinaghi Says:

    Resta il fatto che purtroppo il rituale barbarico del capro espiatorio da eliminare a tutti i costi (il colpo di pistola alla tempia di uno che chiede pietà) per “purificare” i veleni della comunità (che invece restano eccome: ingenuo chi crede a un’immediata pacificazione del tribalismo in Libia), dimostra esattamente il contrario di quel che fa apparire. La violenza del potere non è rimossa, cambierà il suo simbolo. Sappiano gli italiani, che dopo piazzale Loreto e le monetine del ’92 presto vedranno nella polvere un altro despota (che fino a ieri hanno idolatrato) ma il cui declino non sarà catartico per nessuno.

  5. vbinaghi Says:

    Non c’è redenzione per chi passa dagli “osanna” al “crucifige!” restando ben lontano da una conversione personale.
    Continuerà a specchiare i propri vizi in quelli del potere, senza mai prenderne coscienza, condannato a riprodurre gli uni e l’altro.

  6. Andrea Says:

    @vbinaghi. Concordo pienamente, non a caso avevo tirato in ballo piazzale Loreto.

  7. Filippo Albertin Says:

    Il guaio — il lurido guaio del nostro lurido mondo — è che oggi pensiamo (non io, ovviamente) che la scatola che momentaneamente ci contiene sia un effetto speciale visto in qualche telefilm “a base di autopsie” — meglio: a base di poliziotte stronze e belloccie che trovano estremamente divertente far battute mentre squartano un corpo che ha avuto una storia, degli affetti, delle immagini da conservare, dei valori.

  8. andrea barbieri Says:

    Dovrei capire qualcosa leggendo ‘un corpo della stessa specie’, ma confesso che è un po’ ellittico per me. Magari è semplicemente quel che penso vedendo le immagini di quei vertici politici: corpi di potenti che si legano amorosamente tra loro dividendo gli stessi piaceri – a volte i piaceri sono giovani femmine.

    (sono l’a.b. originale – del resto con un commento del genere chi potrebbe dubitarne… -, solo che per imparare cose nuove di informatica sto usando un proxi, e credo risulti un ip ucraino o giù di lì :-D)

  9. elio paoloni Says:

    Meno male che ci sono i commenti di Binaghi. Mozzi sembra auspicare, non temere un nuovo glorioso piazzale Loreto: minaccia più che avvertimento. Certi accostamenti sono comunque fasulli: le divisioni della nostra casta sono cosa ben diversa dalle secolari avversioni tribali: qui i processi si usano, anche troppo. E ad avere un corpo della stessa specie (non si capisce bene come potrebbe essere altrimenti ma probabilmente ci si riferisce a una comunanza che va oltre certe distinzioni) sono solo i nostri governanti o anche la criminale Hilary che mesi fa prendeva sorridente il tè col rais e magari gli immacolati signori del palazzo di vetro che al feroce dittatore affidarono tempo fa la presidenza di un comitato per i diritti umani? Non esiste politico che non abbia abbracciato – a tempo debito – i dittatori (o i terroristi). E il corpo del glorioso condottiero francese osannato dagli intellettuali d’oltralpe e dal codazzo dei giornalisti nostrani a che razza appartiene? Ma sì, viva la primavera araba, viva i massacri dei copti, viva l’Italia costretta alla più odiosa delle guerre. Ma bombardare la gente è cosa più corretta, pare, della condivisione delle zoccole.

  10. andrea barbieri Says:

    Elio, hai capito l’opposto di ciò che Mozzi voleva dire. Ma ti pare che Mozzi possa invocare Piazzale Loreto?
    Sarebbe come Tiziano Scarpa che si compra una tv da 50 pollici… 🙂

  11. Felice Muolo Says:

    Giulio, non distinguiamo: all’occorrenza siamo tutti bestie. Quasi tutti. Ma che differenza fa?

  12. Antonio Says:

    Questo post di Giulio a me piace tantissimo.
    Grande Giulio Mozzi!
    Condivido ogni parola.
    Esatto: uno dei loro… Uno come loro. Un corpo della stessa specie.

  13. Giulio Mozzi Says:

    Elio, puoi spiegare perché ti sembra che io auspichi un nuovo Piazzale Loreto?

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