“Ricominciare a parlare seriamente di creatività nella scuola”

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15 Risposte to ““Ricominciare a parlare seriamente di creatività nella scuola””

  1. Filippo Albertin Says:

    Articoletto giusto, encomiabile, anche appassionato.

  2. Giovanni Accardo Says:

    La creatività è stata bandita soprattutto dalla scuola elementare: niente più musica e disegno nelle ore curricolari, niente canzoncine, strumenti musicali e fogli colorati a riempire aule e banchi; neppure le cornicette dentro le quali, quand’ero bambino, scrivevamo i temi o i pensierini. Quest’anno mia figlia frequenterà la quinta elementare e non ha fatto altro, in questi anni, che eseguire compiti, come una piccola impiegata dell’apprendimento. I bambini devono stare tutta la mattina compostamente seduti al banco ad accumulare nozioni su nozioni. Aridamente. Ma nel liceo dove insegno, ci sono colleghe e colleghi, che fino in quinta massacrano gli studenti con esercizi di grammatica, uccidendoli di noia. Se andrà avanti la riforma minacciata dalla Gelmini, ovvero di utilizzare le prove Invalsi come prove d’esame, l’aridità sarà completa, i nostri studenti arriveranno all’università con la sola abilità di saper mettere crocette o rispondere sì e no. Anche il saggio breve, che dal 1999 rientra tra le prove dell’esame di Stato, è di un’aridità sconfortante. Oramai, tra analisi del testo e saggio breve, si esclude ogni possibilità di una scrittura emotiva o introspettiva, gli alunni non hanno mai la possibilità di raccontare di sé, di illuminare il proprio immaginario, di entrare nel regno della fantasia. La riforma Berlinguer aveva l’obiettivo della valutazione oggettiva, come se alunni e docenti fossero macchine o strumenti di misura. E allora io propongo di boicottare i programmi scolastici, di mettere in crisi il sistema, di portare creatività e persino scandalo. Oggi, in mezzo a tanti insegnanti annoiati e noiosi, basta così poco per scandalizzare! Basta, ad esempio, invitare in classe degli scrittori viventi, visto che di morenti sono piene le antologie scolastiche.

  3. vbinaghi Says:

    Sarei daccordo Giovanni, e un po’ già lo faccio, credo che molto onsegnanti lo facciano, ma scoordinati tra loro, con un volontariato ai limiti della clandestinità. Questa idea di Giulio, corredata dalla straordinaria progettualità e dalla genersità che gli conosciamo bene, potrebbe avere dei risvolti molto ampi, fino a toccare il vero grande problema della scuola italiana che è ancora ferma alla pura e semplice trasmissione di informazioni, e lascia intatto l’analfabetismo di pensiero, d’arte e d’esperienza delle giovani generazioni, educate a un surrogato di realtà dal pattume dei media.
    Io sto riscrivendo i miei programmi di storia della filosofia sulla base di domande esistenziali e d’esperienza, in cui coinvolgere gli alunni prima di presentare risposte formulate dal pensiero antico. Lo faccio insegnando in un liceo, ma quello che mi piacerebbe fare veramente è introdurre questo tipo di pedagogia nelle medie inferiori o addirittura alle elementari. Dei trenta quarantenni che hanno bevuto al tossico della ideologia e della decadenza e non hanno ancora optato per una conversione personale (in quel caso avrebbero già modo di sviluppare un salutare realismo), me ne frego altamente. Qui si tratta di attrezzare i bambini per il dopo diluvio, che è alle porte.

  4. enrico Says:

    Un grande rinascimento pedagogico, che fermi la rimontante onda del nozionismo e dello sforzo classificatorio (test test test) e gerarchizzante, che richiami alla luce piacere, corpo, creatività, espressione di sé, dimensione esistenziale degli studenti (e degli insegnanti), condivisione e vitalità dei contenuti … secondo me siamo pronti a questo, siamo pronti, tutta una “fascia intellettuale” è pronta a fare il passo, uscendo dalla malinconia per la stagione riformatoria dei 70, e dei suoi esiti e dei suoi “controesiti”…

  5. Isa Says:

    La creatività dovrebbe abitare nelle scuole e l’insegnamento/apprendimento delle materie umanistiche andrebbe ripensato, specialmente per quanto riguarda l’ultimo triennio delle superiori.

    Sono d’accordo e provo a rifletterci un po’ su.

    Non è, credo, quello della nostra scuola, un problema legato alle indicazioni ministeriali in tema di pedagogia e didattica, perchè tali indicazioni sono talmente vaste e generali da diventare onnicomprensive.

    Mi sembra anzi che
    – l’invito a lavorare non solo sulle conoscenze, ma anche sulle competenze;
    – l’indicazione del “profilo in uscita”, la descrizione cioè di come dovrebbe essere l’alunno (e non solo di cosa dovrebbe sapere) alla fine del ciclo di studi
    vadano in direzione di un cambiamento in positivo dell’insegnamento/apprendimento.

    Certo, se la scuola avesse più risorse (umane, tecniche, di luoghi e di edifici, …), forse le cose andrebbero meglio.

    Sono convinta però che il problema sia prevalentemente di buone o cattive pratiche, come si usa dire adesso.

    Gli insegnanti, si sa, vivono il loro ruolo in maniera diversissima gli uni dagli altri.

    Ogni insegnante si “porta dentro” la scuola che ha vissuto da bambino, e se ha frequentato una scuola repressiva e autoritaria sono guai.
    Alcuni sono insegnanti per ripiego, perchè non hanno avuto successo in altri campi professionali.
    Ci sono gli insegnanti che sono lì perchè “a scuola si lavora poco e hai due mesi di ferie”.

    E poi naturalmente ci sono gli insegnanti che vivono profondamente il loro ruolo di insegnanti, appunto, e di formatori e che pensano che i loro alunni debbano uscire dalla scuola cambiati, cresciuti, arricchiti dai percorsi didattici e culturali attraversati.

    Quest’ultimo gruppo di insegnanti a volte riesce a contagiare i colleghi dando loro sicurezza, modelli, accompagnamento nei cambiamenti.

    Se per gli insegnanti di lettere ci fosse un archivio come quello pensato da Giulio, se l’archivio fosse facile da consultare, se i documenti in archivio fossero leggeri da consultare, divertenti, solleticanti, questa capacità di “contagiare”, di iniziare (o continuare) buone pratiche sarebbe più facile.

    Confesso che anch’io in questi giorni di fine estate sto sognando una scuola nuova.

  6. roberta Says:

    Sfogo, quello di Giovanni, condivisibile. Anche se io, purtroppo, iho anche l’esperienza di docenti che, appellandosi al carattere artistico e non misurabile della didattica, fanno davvero poco, trascinandosi faticosamente avanti, giorno dopo giorno.
    L’anno scorso io ho fatto una bella esperienza con i ragazzi di una classe a detta di tutti “morta”. Inizialmente è stata durissima:loro non ci credevano, stavano lì rigidi come baccalà e io avevo voglia di mollare tutto. L’iniziativa riguardava uno spettacolo per il 25 aprile in cui il concetto di resistenza si allargava comprendendo quella di altri popoli (per esempio gli indiani d’america), la lotta contro il sistema economico delle corporazioni e le epidemie…Lo spettacolo richiedeva lettura espressiva (prosa e poesia), competenze musicali, uso strumenti informatici. Abbiamo usato video di vario tipo: storici, musicali (Robbie Robertson, Pearl Jam…) E’ andata benissimo! Due ragazzi dislessici hanno letto meravigliosamente, un’altra giudicata del tutto inetta (e poi ahimè bocciata) si è imparata in un attimo un discorso di benvenuto in una specie di dialetto dakota (se non era dakota nessuno se n’è accorto). I risultati dei ragazzi in seguito a questo spettacolo bello e ricco di emozioni, che li ha costretti a misurarsi con poeti e autori sconosciuti, sono migliorati perché è migliorata la motivazione (anche semplicemente il desiderio di lavorare insieme). Purtroppo l’anno scolastico era al termine, i colleghi (come la maggior parte delle persone a questo mondo) tendono più alla squalifica che al resto, insomma il bel risultato è stato in parte inghiottito dai soliti meccanismi. Resterà nella memoria di alcuni (soprattutto i “somari”) un bel ricordo.

    Quest’anno voglio far lavorare la stessa classe su un progetto che riguarda un’antologia avente come filo conduttore il tema dell’INCONTRO. Se avete qualche buona idea e ce la volete regalare, grazie, ci farete felici.
    Ciao, scusate se mi sono dilungata ma mi è sembrato di poter cogliere così l’aspetto costruttivo di questa bella proposta.
    roberta.

  7. Filippo Albertin Says:

    @Giovanni Accardo — Sul serio la scuola elementare si è ridotta così? Fatico a crederci. Fino a qualche anno addietro giravo per le scuole con un progetto musical/teatrale, e incontravo scolaresche che tutte queste cose le facevano ancora. Insomma, dobbiamo ringraziare il governo fino a questo punto?

    @vbinaghi [scusami non so il tuo nome uso il nick] — “Pattume dei media”. L’hai detto. Pattume, anzi peggio, perché certo pattume è stato assemblato anche in opere d’arte. Dirò di più. Sarebbe piuttosto interessante portare a lezione una lettura approfondita, battuta per battuta, inquadratura per inquadratura, di qualche puntata di Gossip Girl — serial che, non so voi, io trovo agghiacciante — per tirarne fuori tutta la sottile ferocia. Forse questo sarebbe utile.

    @Isa — Aggiungo però che il lavoro di insegnante è oggi marcatamente legato al fenomeno della precarietà, e di certo questo non giova.

  8. Giovanni Accardo Says:

    @Filippo Albertin: naturalmente se gli insegnanti hanno voglia di fare e sperimentare, se hanno curiosità, se credono che non ci siano soltanto norme e regole, posso arricchire la programmazione curricolare con inziative extracurricolari (come la musica e il teatro, la scrittura creativa e altro). E naturalmente se ci sono i soldi. Ieri pomeriggio Mariapia Veladiano, al seminario di Scuola d’autore (splendida iniziativa dell’IPRASE di Trento curata da Amedeo Savoia e Giulio Mozzi), ci raccontava la bellissima esperienza avviata anni fa dal preside di un istituto professionale di Bassano del Grappa, per stimolare la voglia di leggere, e come oggi tutto sia in fase di smantellamento grazie ai tagli del governo Berlusconi-Bossi. Meno soldi alla scuola e più cacciabombardieri, più canali televisivi e meno cultura. Contro questo ci tocca combattere. Io lo faccio quotidianamente, sia a scuola che fuori. Modestamente, con ottimi risultati!

  9. vbinaghi Says:

    Un esempio schematico (ma credo si capisca) di didattica creativamente filosofica (lo scopo è che gli alunni facciano certi passi e non che imparino certe teorie)
    In corsivo semplice gli spunti di discussione e ricerca comune, tra virgolette i materiali forniti dall’insegnante o dagli alunni.

    INTRODUZIONE ALLA FILOSOFIA

    Lezione Prima – Narrazione, linguaggio, verità

    1.La narrazione come forma originaria della sapienza

    Raccontare una vita, raccontare il mondo
    Il carattere simbolico del ricordo (perchè ricordi proprio questo particolare?)

    “Biografie minime (racconti brevi)”

    2.Il senso comune come narrazione condivisa

    Quel che si dice in giro intorno a…
    La crisi economica
    Gli UFO

    “Un articolo divulgativo su rotocalco popolare”

    3.L’epica come riepilogo solenne della memoria comune

    L’epica dei nonni (la guerra, il 68 ecc)

    “Interviste ai parenti”

    4.Il mito come sintesi dell’esperienza del mondo

    Fantascienza e visioni apocalittiche del futuro: la percezione diffusa della natura minacciata

    “Teogonie (dai miti di creazione a Esiodo alla Genesi)”

    5.Il vero, il falso, il metaforico

    Che fine ha fatto Babbo Natale?
    Dalla credenza in Santa Claus all’attuale pratica del dono natalizio negli alunni.
    Riflessione su una piccola rivoluzione intellettuale.
    Le età dell’uomo e le età della mente.

    “La critica di Senofane all’antropomorfismo dei miti”

    6.Il ragionamento e la narrazione verosimile

    Sulla scena del delitto: raccolta di indizi e ricostruzione
    Descrizione di uno scenario e deduzioni degli alunni.

    “Una pagina da Sherlock Holmes”

    7. Una narrazione verosimile e senza limiti: la filosofia

    “Da Talete ad Anassimandro: cosa c’era davvero in principio?”

  10. Isa Says:

    @Valter Binaghi
    Grazie, esempio bellissimo.

  11. Filippo Albertin Says:

    Molto, molto accattivante. L’espressione “creatività filosofica” ci sta tutta.

  12. caliceti giuseppe Says:

    salve. vi ricordo che esiste una filosofia per bambini (ma forse anche dei bambini); è una corrente pedagogica; ha un teorico, tanti applicazioni, anche in Italia…

  13. vbinaghi Says:

    Se ti riferisci a Amica Sofia, ho visto dal blogroll di Giulio e ho scaricato le riviste. C’è molto d’interessante, in effetti.

  14. Gian Says:

    [OT] Il PDF si oppone al download, pur cliccando sul ritaglio.

  15. Giulio Mozzi Says:

    Ho controllato. E’ tutto a posto.

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