Tq: tre articoli

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[…] Chi vi critica in questi giorni nella maggior parte dei casi non vi sta criticando, vi sta liquidando. Se ne sta tirando fuori nella maniera più inequivocabile possibile. Si sta liberando della seccatura. Perché in effetti i vostri manifesti – ripeto, il primo e il terzo – sono una seccatura. Li leggi e fai “uffffffff”. Se da un lato capisco chi vi liquida, dall’altro farlo subito come foste la solita sbobba intellettualoide italiana mi sembra privo di senso. Non avete ancora fatto nulla. […] (Rivista Inutile, Alessandro Romeo).

[…] Si prende il potere nelle case editrici, dopo aver costruito successi editoriali, e si fa quello che si ritiene più giusto. Volete pubblicare successi di critica e di pubblico? Prego. Volete evitare successi commerciali senza qualità letteraria e durata nel tempo, tipo il libro di Antonio Cassano? E non fateli! E chi vi ha detto un cazzo?! Voglio dire, TQ, che in libreria ci sono anche i libri con le foto dei cani. Pensate che i libri con le foto dei cani facciano male alla cultura? Io no. […] (Freddy Nietzsche, Matteo Bordone).

[…] Molti di questi concetti (non tutti) sono un po’ controversi. La “qualità” e la “bibliodiversità”, ad esempio: come si definiscono? Lungo quali parametri un libro è considerabile di qualità? Dire che si sostiene la qualità non è come dire che bisogna essere buoni (e dunque altrettanto vuoto)? E quanti e quali tipologie di libri vanno salvaguardate affinché non vi siano tipologie prevalenti che soffocano l’intero mercato? E se TQ elaborerà un paradigma proprio di qualità, come farà a tollerare altri paradigmi anche molto diversi? E siamo sicuri che le librerie indipendenti necessitino di sostegno pubblico? E così via. […] (Giorgio Fontana).

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Una Risposta to “Tq: tre articoli”

  1. Filippo Albertin Says:

    Credo che qui — tra articoli, analisi, controanalisi e controarticoli, botte, risposte, botte da orbi e risposte inacidite non si sa da quali traumi, il tutto unito a proiezioni miscellanee sullo stato dell’arte dell’editoria italiana — si dimentichi il nocciolo della questione. Che è banale:

    C’è una generazione che lavora, a vario titolo, in un settore “ora difficile” (per una molteplicità di fattori sistemici). Questa generazione dice a sé stessa: sono incazzata. Dall’incazzamento deriva una volontà di fare qualcosa. Da quest’ultima l’idea di unire le forze. Nessuno sa come, nessuno sa in vista di cosa. Ma unire le forze almeno su un “idem sentire” che viene veicolato attraverso un manifesto.

    Stop. Nulla più di questo.

    Da “utente firmatario” posso dire che le personalità che sto conoscendo in TQ sono deliziosamente entusiaste, luminosamente ingenue (altro che presa del potere) e con tante ideuzze veramente solleticanti. Tutto qui. Veramente tutto qui.

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