Ma dieci motivi sono troppi (o troppo pochi)

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di Federico Platania

Leggi la scheda del libro nel sito dell'editore[…] Chiunque sia cattolico sa bene che nelle discussioni con interlocutori più o meno occasionali si finisce sempre per ricoprire il ruolo di avvocato difensore del Vaticano. Agli interlocutori, infatti, quasi mai interessa conoscere in cosa consista essere cattolici (e quanto sia bello e impegnativo esserlo, come accade con qualunque altra storia d’amore di cui facciamo esperienza) mentre sono tutti morbosamente interessati alle piccole e grandi ombre dell’istituzione ecclesiastica e del comportamento dei singoli credenti.
Ecco allora che 10 buoni motivi per essere cattolici, lungi dal riuscire a convertire qualcuno (ma non è questo il suo scopo), contribuisce a riportare il dibattito sul cattolicesimo in Italia oggi all’interno del giusto perimetro. E lo fa senza mezzi termini. […]

Leggi tutto l’articolo di Federico Platania nel suo blog.

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Una Risposta to “Ma dieci motivi sono troppi (o troppo pochi)”

  1. jona (eric) Says:

    Per quale motivo quando fa comodo l’essere cattolici va slegato dalle questioni sociali, sulle quali comunque influisce pesantemente, quando si tratta di zittire gli ‘anticlericali’ e torna prepotentemente in gioco nel pieno del dibattito pubblico? Se i veri cattolici non vogliono essere travisati non giochino anche loro sull’ambiguità. Non credo che il problema sia la bellezza del messaggio cristiano e nemmeno la pratica cattolica quando questa non va a cozzare con i diritti civili di persone che vengono oggettivamente discriminate in base anche a cosiddetti ‘valori non negoziabili’. Non si tratta di discutere la bellezza della teologia, ma se essere cattolici significa anche essere fedeli alla linea emanata dalla Chiesa di Roma allora il conflitto c’è, eccome, dato che va a influire sull società laica, e spostare semplicemente il discorso sull’aspetto teorico o poetico della faccenda mi pare non serva proprio a nulla. Si può amare con tutto il cuore il tesoro della speculazione cristiano-cattolica e al contempo rendersi conto che spesso è servito a mascherare profonde ingiustizie sociali. Questi libri non riescono ad essere convincenti perché se da una parte abbiamo il ricco patrimonio speculativo e spirituale della storia ecclesiastica dall’altra ci sono le macerie di altrettanta cultura e civiltà che la stessa ha contribuito a distruggere per far posto alla propria avanzata. Chi già crede non ha bisogno di altra filosofia, chi non crede forse non riesce ad accettare che si possa conciliare a cuor leggero una simile contraddizione. Se alla base resta il messaggio di misericordia e fratellanza universale di Cristo, come può un cattolico mettere davanti alla comprensione per l’altro e per i suoi problemi la fedeltà a convinzioni tra l’altro elaborate in epoche successive e spesso in contraddizione tra loro? In questo libro si parla della ‘storia d’amore’ tra Dio e il Suo popolo…non sono concetti fin troppo ammiccanti e semplicistici? Il Dio del Vecchio Testamento dunque era un po’ fuori di testa? Sicuramente era meno malleabile e accomodante di quello cristiano, sempre pronto a perdonare e avallare i peccati di chi lo portava in giro come un vessillo (un pò meno mite verso chi si macchiava di disobbedienza all’Ordine), ma chi può dimostrare che non fosse Lui quello vero? Il fatto che abbia vinto l’altro? Perché lo scrivono i Padri della Chiesa? Perché lo esaltano i mistici? Come possiamo riportare come sicure fonti che hanno subito continue manipolazioni e revisioni per adattarle alla nuova situazione che si stava creando? La costruzione sistematica di un immaginario condizionato dall’interpretazione cattolica della Rivelazione oltre a regalarci fior di interpreti ha anche costretto inevitabilmente le modalità espressive in contesto definito, arbitrario e selettivo, al cui interno vigevano precise gerarchie sociali e di genere: anche questa fu una scelta, non un processo inevitabile. La storia non si fa coi se, così dicono, ma giustificare tutte le svolte decisive con la Provvidenza non è un pò troppo comodo? E perché tanti compromessi se la Verità era quella, perché pure san Francesco è stato costretto a correggere la propria Regola per renderla meno aderente a quello che lui riteneva la Parola di Cristo? Come si fa ad essere cattolici vedendo quanti ‘santi’ erano in realtà dei signori della guerra, responsabili di massacri, o figure costruite ad arte per ratificare un modello per la gente semplice? E la doppia morale? Anche il fatto che l’educazione nel nostro Paese sia stata appannaggio di organismi di area cattolica fino a tempi molto recenti non ha portato solo cose buone, mi pare, e ai bambini non venivano passati alati concetti ma catechismo spicciolo e strumentale. Mi dispiace, ma non potete disconoscere la realtà quando vi fa comodo: avete avuto in sorte un grande potere e ne derivano responsabilità superiori. Un’etica superiore. Purtroppo, se ci sono almeno 10 motivi per essere cattolici, ne vedo almeno altrettanti per diffidare e mantenersi alla larga. Se non si vuole più passare per ‘avvocati difensori del Vaticano’ sarebbe opportuno non ostinarsi a difenderlo quando assume posizioni ambigue e ricattatorie. Per il resto nessuno impedisce ad alcuno di continuare a vivere felicemente la propria condizione di cattolico, magari con anche un briciolo di coerenza in più. Sto leggendo il libro, non ne discuto la qualità argomentativa ma il presupposto un pochettino sì. Mi considero un interlocutore occasionale, forse continuo a porre la domanda sbagliata ma è l’unica che mi interessa: come si può essere cattolici e non dubitare, oggi?

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