Fotoromanzo / Un po’ alla volta

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Dal fotoblog di Marco Signorini

Costruire una scena. Clicca per vedere la sequenza. Foto di Marco Signorini

Dal fotoblog di Marco Signorini

Giulio Mozzi (a sx) si mette le mani nei capelli: ha scoperto un problema nella sceneggiatura (che è sparpagliata sul tavolo: ogni foglietto corrisponde, ovviamente, a una pagina). Silvia Montemurro (al centro) con gesto deciso risolve il problema. Marco Signorini (a dx) osserva attonito. Anna Magnani, sullo sfondo, fa il possibile per non vedere. Clicca su questa per le altre foto. Foto di Fiorenza Melani

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6 Risposte to “Fotoromanzo / Un po’ alla volta”

  1. Filippo Albertin Says:

    Un amante dello storyboarding come me di fronte a certe immagini gongola non potete capire quanto.

    Ma: qualìè la funzione di tali foto? Solo autocelebrativa? (In tal caso funzionano.) Sottilmente comica? (Anche in questo caso, eccome, funzionano. Questa poi — http://www.marcosignorini.it/photoblog/wp-content/uploads/2011/07/fotoromanzo7.jpg — è magistrale.)

  2. Giulio Mozzi Says:

    Ma, Filippo. All’inizio ero perplesso anch’io nel vedere tanto accanimento a fotografare il backstage, come si usa dire oggi, ossia il dietro le quinte. Poi mi sono accorto che guardando queste foto mi rendevo conto meglio di che cosa era, concretamente, il lavoro che stavamo facendo. Le foto della sequenza, peraltro, sono solo foto che Marco scattava via via per valutare la luce, definire il campo da inquadrare, capire come si sarebbe presentata l’immagine, eccetera.
    Quella che ti pare un capolavoro non è però ancora la fotografia definitiva della “rissa” (così chiamavamo la quella scena). Nella definitiva c’è addirittura della gente che si rotola per terra.

  3. Filippo Albertin Says:

    Incredibile la quantità di “valore” che sta “attorno” ad un’opera (che si suppone ovviamente essa stessa di valore). Più in generale: il senso che circonda silenziosamente un senso.

    Il backstage ha un suo fascino intrinseco, in effetti. Un fascino naturale, che gli appassionati di fotografia colgono e amplificano in modo tanto efficace quanto imbarazzante.

    Superfluo aggiungere che i rotolamenti di cui parli saranno da ora ansiosamente attesi.

  4. ovittorio Says:

    ma esiste un backstage di ogni situazione della vita?

    vittorio

  5. paola martini Says:

    Il fotoromanzo come genere, narra di due protagonisti giovani e belli, che nel corso della storia s’innamorano e alla fine concretizzano questo amore con il matrimonio, la convivenza o comunque una relazione dai risvolti sessuali, impliciti o espliciti a seconda dell’epoca di produzione del fotoromanzo. In questo caso, da quanto ho capito, i protagonisti sono vecchiotti, ovvero non giovani, non s’innamorano nel corso della storia, non si sposano e non diventano neppure amanti occasionali. Insomma la bella favola continuamente rinarrata dell’incontro d’amore tra il principe e la sua principessa(Biancaneve, la bella addormentata, Cenerentola, ecc.) che fa sognare e batteri i cuori, qui non c’è. Mi chiedevo quale fosse la ragione per cui il fotoromanzo viene qui piegato ad esiti tanto prosaici.

  6. Filippo Albertin Says:

    Forse narrano vicende fotoromanzesche attraverso un procedimento sottrattivo, che illustra attraverso la negazione e il contrario. Ma forse anche, al contrario, induce a produrre le stesse sensazioni ed emozioni del fotoromanzo attraverso enti inusitati.

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