“Ma questo che è, che vuole?”

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Leggi la scheda del libro nel sito dell'editoredi Fabio Brotto

[…] Il libro è fatto così: c’è una lunga, personale, e secondo me del tutto inutile proprio perché troppo personale, introduzione di Tullio Avoledo. Poi ci sono dieci capitoli, ciascuno diviso a metà: la prima scritta da Giulio Mozzi, la seconda da Valter Binaghi. Le parti di Mozzi non saprei come definirle, la sua scrittura vuol qui essere leggera e frizzante, ma nello stesso tempo acuta e densa, e non ci riesce. Appena ho letto cose come quella che qui riporto mi son detto: ma questo che è, che vuole? […]

Leggi tutto l’articolo di Fabio Brotto.

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5 Risposte to ““Ma questo che è, che vuole?””

  1. elisabetta Says:

    essere religiosi è una scelta forse coraggiosa oggi più che mai, ma non ha niente a che vedere con la modernità. quella uno ce l’ha dentro e basta. se ce l’ha. molti grandi religiosi sono modernissimi. io comunque non sono religiosa e penso che non lo sarò mai.

  2. enrico Says:

    ti posso chiedere elisabetta che cosa è per te “essere religiosa” (non cattolica, buddhista, o induista o…); questo m’interessa da sempre…

  3. Andrea Says:

    Ho apprezzato moltissimo questo libello per la sua (doppia) voce pacata e anticonformista.

  4. Stefano Says:

    Ma è una mia impressione o di questo libro si leggono solo stroncature cattoliche?

  5. Giulio Mozzi Says:

    No, Stefano, anche stroncature da parte di evangelici pentecostali (qui) o dall’altrove assoluto (qui).

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