L’esame di maturità di Google

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da Seneca, traduzione di Google

Chi impostato per essere benedetti, si dovrebbe pensare che è un onore essere buono, perché se ogni altra considera il primo malato nella provvidenza di giudici, perché gli uomini solo le cose accadono per inconvenienti molti, e per tutto ciò che è breve e ci ha dato un po ‘del mondo, se si confronta l’età intero. Da questo è nato deploratione ingrati che possiamo essere interpreti del divino: ci lamentiamo che non è sempre vero che uno di noi e incerto e la sua partenza, e un paio di cose accadere. Quindi è che vogliamo sia di vivere o morire: l’odio per la vita ci tiene, la paura della morte. Nuota tutto il consiglio di una felicità che non può soddisfare. Ora la causa è che non è che il bene si arriva al immenso e al di là della invincibile supremo dove è necessario, perché non c’è posto per la nostra volontà di resistere. Avete bisogno di chiedere perché nessun potere? Si compiace della presenza, l’assenza non la lussuria, che nulla di questo è che non sono grandi abbastanza. Recedere dal presente sentenza, la pietà non appare, non c’è fede, per molti era meglio la desiderosi sia a soffrire di quelle cose che sono il male sono chiamati, molti di coloro ai quali i inpendenda come indulgere in cose buone. È perire, la fortezza, che avrebbe dovuto fare e il pericolo di sé; perisce magnanimità, che non può salire meno che non abbiate tutti i minuti come il più grande disprezzo per la gente comune di cui è che vogliono, la grazia è perso lavoro e la relazione di grazia, se abbiamo paura, se si conosce la fede qualcosa di più prezioso, se non il migliore aspetto.

Quicumque beatus esse constituet, unum esse bonum putet quod honestum est; nam si ullum aliud existimat, primum male de providentia iudicat, quia multa incommoda iustis viris accidunt, et quia quidquid nobis dedit breve est et exiguum si compares mundi totius aevo. Ex hac deploratione nascitur ut ingrati divinorum interpretes simus: querimur quod non semper, quod et pauca nobis et incerta et abitura contingant. Inde est quod nec vivere nec mori volumus: vitae nos odium tenet, timor mortis. Natat omne consilium nec implere nos ulla felicitas potest. Causa autem est quod non pervenimus ad illud bonum immensum et insuperabile ubi necesse est resistat voluntas nostra quia ultra summum non est locus. Quaeris quare virtus nullo egeat? Praesentibus gaudet, non concupiscit absentia; nihil non illi magnum est quod satis. Ab hoc discede iudicio: non pietas constabit, non fides; multa enim utramque praestare cupienti patienda sunt ex iis quae mala vocantur, multa inpendenda ex iis quibus indulgemus tamquam bonis. Perit fortitudo, quae periculum facere debet sui; perit magnanimitas, quae non potest eminere nisi omnia velut minuta contempsit quae pro maximis vulgus optat; perit gratia et relatio gratiae si timemus laborem, si quicquam pretiosius fide novimus, si non optima spectamus.

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15 Risposte to “L’esame di maturità di Google”

  1. Bandini Says:

    Temo che Google verrà bocciato. Non ha neanche imparato a copiare.

  2. sergio pasquandrea Says:

    come prof di liceo (e anche come alunno, ai miei tempi) ho letto versioni fatte anche peggio di questa. credo che, nonostante tutto, google un cinque e mezzo/sei meno meno lo spunterebbe.

  3. mauro mirci Says:

    Considerato che è Google e ha delle amicizie importanti, credo possiamo azzardare anche un 6 e mezzo. Non si sa mai.

  4. mimmo Says:

    Che nostalgia! E’ l’esatto stile di Corrado, un mio compagno delle medie e del liceo, che ora fa il medico, spero con successo.
    Traduceva così, sensa scomporsi, non ho mai capito se per ignoranza del latino, per incapacità, o se non fosse invece il segnale di uno spirito libero più di noi che invece ci sforzavamo di tirar furi dalle versioni un qualcosa chje avesse un senso.
    Mi ricordo un anno in cui stabilì il proprio record personale: su nove compiti in classe (all’epoca rigoroso appuntamento mensile), su nove dicevo, percorso netto, voto 3 a tutte indiscriminatamente. All’epoca al voto sul risvolto del foglio protocollo, gli insegnanti aggiungevano alcune righe di giudizio, qualche indicazione, un breve commento sugli aspetti più salienti dell’elaborato. A memoria dei compiti di Corrado, mi ricordo che si andava da ” a tratti un po’ folle” fino a “decisamente onirico. Sei sicuro di aver consultato il dizionario di latino?”.
    Comunque non pretendiamo che Google abbia coscienza di se stesso, almeno più di quanto non ne avesse Corrado del latino, eccellendo poi invece in matematica e in scienze.

  5. Carlo Cannella Says:

    Le mie versioni erano piu’ o meno di questo tenore. Avevo un compagno di banco che perfino le copiava, anche se era piu’ intelligente e si preoccupava di aggiustarle un po’. Io prendevo sempre 2, lui 4.

  6. cletus Says:

    Ricordo, ancora oggi divertito, l’estate del ’76 quando ignari della cattiva sorte ci trovammo Estimo all’esame scritto dopo (appena) 14 anni che non usciva. L’impegno nella materia sta nel ritardo e in quella forma di allegra dabbenaggine che ti porta a non considerare con attenzione le insidie del fato. Cosi, dopo 5 lunghe, vuote, estenuanti, ore in aula chino su un foglio intonso, mi faccio dare il valore analitico del fondo da un compagno sgobbone (unico su 100 esaminandi che consegnerà la prova riscuotendo perciò lodi). Compilo brevemente il compito sostituendo un’improbabile “stima a vista o comparativa” del valore indicato dall’amico, a quella analitica richiesta. All’orale il prof mi guarda “…abbiamo scherzato, nevvero ?”. Presi 39 in virtù solo di un discreto tema d’italiano e di un orale decente.

  7. mauro mirci Says:

    A Cle’, pure tu estimo? E scommetto che ho beccato lo stesso fondo.

  8. cletus Says:

    e lo stesso professore ?!

  9. effetto pauli Says:

    Nuota tutto il consiglio di una felicità che non può soddisfare.

    Illucescente

  10. mauro mirci Says:

    @ Cletus – Stesso professore? Ne dubito. Il mio si chiamava (chiama) Carlo, detto “Mille lire”. Anche il tuo?

  11. Carlo Capone Says:

    Io una volta passai tutta la versione di greco a un amico che sedeva al banco davanti. Purtroppo la sussurai all’orecchio da cui non sentiva. Beccò 2 e venne rimandato a settembre.
    Oggi è un bravo otorino (?)

  12. Giulio Mozzi Says:

    Io beccai questo Cicerone qui alla prova di latino. Consegnai dopo venti minuti.

  13. Mascia Says:

    Giulio, non c’è il link sul brano di Cicerone.

    Alcuni anni dopo di te io ho dovuto tradurre un Seneca che diceva che un bambino appena nato ha già in sè il nocciolo della morte, che al momento della nostra nascita viene girata una clessidra e l’ultimo granello di sabbia che cadrà segnerà il momento della nostra morte.
    Insomma il massimo per ragazzini di diciannove anni!
    Io mi sono presa tutto il tempo necessario per rivederla con calma e l’ho anche passata frase per frase a mezza classe (l’altra metà era coperta dall’altro bravo).

  14. Giulio Mozzi Says:

    Grazie, Mascia. Ho sistemato.

  15. Ivano Porpora Says:

    Tutte le volte che ho passato i compiti – e non sono state poche – i miei compagni hanno preso più di me.
    Ricordo in particolare un’interrogazione d’arte. I protagonisti furono tre, anzi quattro considerando la classe attonita. Fingiamo che il mio compagno si chiamasse Bolliti.
    Prof: “Bolliti, parlami del Parmigianino”.
    B: “…”.
    Io: “Prof, Bolliti vuol dirle che il Parmigianino nacque qui, dipinse questo e quello, si distinse in questo e quello”.
    P: “Bravo, Bolliti! E tu, Porpora…”.
    Così per l’intera ora.
    Alla fine io presi 6.5.
    Bolliti (che l’anno dopo avrebbe preso a lavorare) 7+.

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