Istruzioni per scrivere un racconto cannibale (1996)

by

di giuliomozzi

Cannibalismo in Brasile nel 1557. Incisione di Hans Staden. Da Wikipedia

Cannibalismo in Brasile nel 1557. Incisione di Hans Staden. Da Wikipedia

[Lo so, il cannibalismo letterario non si porta più tanto nel 2011. Tuttavia a questo pezzo, scritto nel 1996 e pubblicato nel libro Lezioni di scrittura (Fernandel 2001) sono molto affezionato. E visto il successo (di pubblico) di qualunque pezzo in vibrisse si intitoli istruzioni o dieci modi per, eccetera: lo ripubblico. gm]

Ragioni. Il cannibalismo letterario è rapidamente diventato moda e già aspira alla consacrazione come fenomeno di massa. Tuttavia il cannibalismo letterario si configura come una pratica severa, disciplinata e a suo modo ascetica. Il cannibalismo letterario non s’improvvisa. Un racconto cannibale non è un racconto eseguito secondo determinate regole o utilizzando determinati trucchi narrativi o scenari o personaggi stereotipi e così via: un racconto cannibale nasce da una scelta etica profonda. Il cannibalismo letterario possiede una dose intrinseca di serietà molto maggiore di quella che attribuiscono a loro stessi i suoi più feroci avversari. Il cannibalismo letterario non può essere combattuto con le armi del disprezzo, dello sbertucciamento e della facile ironia. Il cannibalismo letterario non reagisce agli attacchi goffi: li ignora.

Prima o terza. Ci sono due tipi di racconto cannibale: quello in prima persona e quello in terza. Benché siano molto simili, bisogna marcare subito le differenze. Il racconto cannibale in prima persona (rcpp) possiede un narratore caratterizzato da innocenza e candore. Il racconto cannibale in terza persona (rctp) possiede un narratore oggettivo e assente. Nel rcpp il protagonista-narratore trasforma il bene in male e il male in bene; nel rctp c’è indifferenza al bene e al male. Nel rcpp trovano spazio vaghi (o meno vaghi) contenuti religiosi e/o profetici; nel rctp il materialismo è assoluto. Nel rcpp si racconta la permutabilità dei sentimenti estremi (amore, odio) e delle passioni estreme (desiderio, ira); nel rctp non compaiono sentimenti e passioni ma esclusivamente puri atti.

Contenuti. Il racconto cannibale di base (rcb) contiene di regola la distruzione di (almeno) una persona. Non esiste una sostanziale differenza tra i racconti cannibali di strage (rcs) e i racconti cannibali di assassinio singolo (rcas). Il numero di vittime del rcb è casuale e dipende, in genere, dal numero dei presenti nel luogo (stanza, abitazione, quartiere eccetera) nel quale avviene la distruzione. Le varianti principali sono due: il racconto cannibale con distruzione dell’antagonista (rcda, il più comune) e il racconto cannibale con distruzione del protagonista (rcdp, meno comune) nelle due varianti ulteriori: racconto cannibale con autodistruzione del protagonista (rcap) e racconto cannibale con distruzione del protagonista da parte dell’antagonista (rcdppa). Quest’ultima variante ha due ulteriori varianti: racconto cannibale con distruzione da parte dell’antagonista del protagonista non consenziente (rcdpapnc) e racconto cannibale con distruzione da parte dell’antagonista del protagonista consenziente (rcdpapc): quest’ultima variante rappresenta senz’altro il vertice morale del racconto cannibale ed è particolarmente interessante quando essa sia eseguita nella forma della prima persona (rcdpapcpp). Ma andiamo per gradi.

Antropofagia. L’antropofagia, benché a rigore non indispensabile, è tanto bene accetta all’interno del racconto cannibale da fornirgli il nome. Nel rcpp essa si configura solitamente come atto d’amore estremo, mentre nel rctp essa si configura generalmente come semplice atto di nutrizione o di prudenza (far sparire il cadavere) e solo in rari casi come atto d’odio. L’atto antropofago possiede due varianti e un ribaltamento, ossia: cibarsi del cadavere (prima variante), cibarsi del vivente (seconda variante), e cibarsi di sé (ribaltamento). La prima variante è più tipica del rctp e può richiedere l’escogitazione di stratagemmi per l’occultamento, la conservazione, l’eventuale cottura e così via. La seconda variante è più tipica del rcpp e richiede l’escogitazione di stratagemmi (macchine da sala operatoria, iniezione di particolari sostanze eccetera) per mantenere in vita il cibo nel corso della nutrizione; essa possiede due varianti ossia: il cibo prevalentemente soffre di essere mangiato (prima variante), il cibo prevalentemente gode di essere mangiato (seconda variante). È da notare che in questo caso i confini tra sofferenza e godimento non sono precisabili con nettezza. La categoria del cibarsi di sé (o autoantropofagia) è quasi esclusiva del rcpp e si configura come atto estremo di amore verso di sé. Sono una semplice variante dell’autoantropofagia i racconti cannibali nei quali il protagonista o l’antagonista chiede di essere mangiato (pseudoautoantropofagia); in questa variante, tuttavia, difficilmente il personaggio ottiene il suo scopo.

Sesso. Va da sé che lo scopo principale dei racconti cannibali è di provocare eccitazione sessuale inducendo nel lettore fantasie di identificazione nel personaggio. Sarebbe tuttavia un errore ritenere che il lettore tenda a identificarsi nel personaggio che agisce la violenza; al contrario, il lettore si identifica più volentieri nel personaggio che subisce la violenza. Come tutti sanno, infatti, essere mangiati ad es. dalla persona amata è preferibile a mangiare la persona amata: il desiderio di mangiare la persona amata, infatti, è tipico della fase neonatale (il neonato succhia e morde la madre); il desiderio di essere mangiati rappresenta quindi, rispetto al desiderio di mangiare, una fase considerevolmente più adulta. L’eccitazione sessuale provocata dai racconti cannibali deriva principalmente dal fatto che in essi i personaggi vengono trattati come pura carne: pertanto la pelle, anziché essere ciò che appare del corpo, si trasforma in un semplice contenitore o sacco. Il contenuto sessuale del racconto cannibale è pertanto la liberazione dal pudore delle interiora, che segue storicamente la liberazione dal pudore dell’interiorità attuata dalla cosiddetta «tv del dolore». L’esibizione delle interiora e l’offerta delle proprie interiora alla persona amata sono il fondamento dell’etica del dono cannibale. Nell’etica del dono cannibale non vi è alcun paragrafo dedicato all’attività sessuale in senso stretto, in quanto l’attività sessuale in senso stretto, ossia la compenetrazione dei corpi senza rottura del sacco di pelle (se non a livello di fatto simbolico, nello sverginamento), resta ormai alle spalle dell’etica del dono cannibale. L’eccitazione sessuale in senso stretto (intenso desiderio di penetrare e/o di essere penetrati) provocata dalla lettura dei racconti cannibali è l’alba del risveglio del desiderio di compenetrazione dei corpi con rottura del sacco di pelle. Pertanto la descrizione di attività sessuali in senso stretto nei racconti cannibali è facoltativa e sostanzialmente ininfluente, quando l’attività sessuale in senso stretto non sia collocata in un percorso di maturazione del personaggio dall’etica del dono dell’interiorità all’etica del dono delle interiora (o etica del dono cannibale).

Religione. Il racconto cannibale in quanto portatore (anche inconsapevole) di una nuova etica, ha naturalmente in sé un contenuto profetico e genericamente religioso. La rappresentazione del mondo nel racconto cannibale standard non rifugge da aspettative salvifiche e da toni millenaristici. I personaggi del rcpp sono generalmente consapevoli, anche se vagamente, di essere i portatori di un’etica radicalmente nuova, mentre i personaggi del rctp sono generalmente attori inconsapevoli il cui sacrificio è necessario perché possa apparire nel mondo l’etica radicalmente nuova: in questo sono simili a Caino, che uccide il fratello Abele affinché la persona divina possa scoprire che l’omicidio merita condanna . Pertanto tutti i racconti cannibali possono essere letti come storie di redenzione; la leggibilità o non leggibilità di un racconto come storia di redenzione è una sorta di cartina al tornasole per separare gli autentici racconti cannibali dai pretesi racconti cannibali o dai racconti cannibali di serie B. È da notare come non vi sia nessuna connessione logica, nel contesto dell’etica cannibale, tra l’idea di redenzione e il concetto di bontà.

Ambientazione. I racconti cannibali preferiscono le ambientazioni in luoghi caratterizzati da ristrettezze, prossimità di confini difficili da valicare, obbligazioni di percorso, impedimenti imprecisati. I racconti cannibali ammettono ambientazioni in luoghi aperti purché: a) notturne, b) in luoghi aperti deserti. Il racconto cannibale è particolarmente selettivo nei confronti dei rumori: la maggior parte dei racconti cannibali si svolge in ambienti o luoghi perfettamente silenziosi o trattati narrativamente come se fossero perfettamente silenziosi. Ordinariamente viene escluso del tutto il rumore di fondo (traffico, chiacchiericcio, rumore di macchine per ufficio eccetera), mentre può essere accolto il suono dell’apparecchio televisivo (trattato tuttavia non come uno sfondo ma come un attore della storia). Al contrario, nel racconto cannibale è esaltata rispetto alla norma la percezione degli odori, con preminenza assoluta degli odori prodotti dai corpi. È abitudine dei personaggi dei racconti cannibali proteggere i propri odori (tenendo le finestre chiuse, non cambiando i vestiti eccetera) e in particolare gli odori provenienti dall’interno del corpo (feci, flatulenze, moccio, rejetés). In definitiva, l’ambientazione ideale del rcpp è la tana, mentre l’ambientazione ideale del rctp è l’appartamento di condominio.

Lessico. Il lessico dei rcpp è caratterizzato dal candore assoluto. Il lessico dei rctp è caratterizzato dall’uso coatto di forme gergali. È ovvio che l’uso coatto di forme gergali mette in scena anch’esso una forma, benché degradata, di innocenza radicale (vedi Ranxerox). L’angelismo lessicale dei rctp ottiene l’effetto d’orrore attraverso la disumanizzazione (per sottrazione di qualità umane) della voce narrante; la fisicità lessicale dei rctp ottiene l’effetto d’orrore attraverso la disumanizzazione dei personaggi (per accumulazione incoerente di qualità umane). Il rcpp postula l’eterna inconsapevolezza di Lucifero; il rctp non nomina il divino se non in forme che ricordano più che altro l’omino «più largo che lungo, tenero e untuoso come una palla di burro» del cap. XXXI di Pinocchio. La precisione è una caratteristica importante del lessico del rcpp, che ottiene l’effetto d’orrore attraverso l’avvicinamento dell’oggetto particolare all’occhio del lettore. La genericità del lessico gergale del rctp ottiene invece l’effetto d’orrore grazie al trattamento indifferenziato di qualunque oggetto, per cui non vi è sostanziale differenza (dal punto di vista etico, ma eventualmente anche culinario) tra una persona umana e una merda secca.

Sacrifici rituali. La pulsione al sacrificio che domina sia il rcpp sia il rctp realizza eventi rituali leggermente diversi. Nel rcpp il personaggio effettua il sacrificio rituale a scopo di purificazione, consapevolmente e senza riguardo per la propria sopravvivenza; nel rctp il personaggio effettua il sacrificio rituale in assenza di qualunque scopo consapevole (e spesso in assenza assoluta di scopo) e tuttavia con un certo (benché limitato rispetto allo standard umano) riguardo per la propria sopravvivenza. Nel rcpp il sacrificio rituale dev’essere perfetto; nel rctp c’è forse più attenzione alla quantità che alla qualità. Nel rcpp sono essenziali la forma del sacrificio, la sequenza di operazioni che lo producono, il significato simbolico-redentore di ciascuna operazione. Nel rctp l’essenziale è il gesto in sé e la sua ripetibilità. Nel rcpp l’oggetto di sacrificio viene scelto accuratamente. Nel rctp l’oggetto di sacrificio è per lo più casuale.

Parti del corpo. Nel racconto cannibale il corpo non viene mai considerato come un tutto (il sentimento della totalità del corpo è qualcosa di simile al sentimento dell’anima, pertanto esula dal concetto cannibale di genere umano) ma sempre come un certo numero di parti. I trattamenti che vengono inflitti al corpo nel racconto cannibale non trovano la loro ragione in una nostalgia della totalità del corpo, bensì nella felicità della disarticolazione del corpo. Il corpo disarticolato o addirittura disperso possiede un tasso di responsabilità quasi nullo. Nel racconto cannibale gli organi sessuali, in quanto memorie viventi della non più esistente totalità del corpo (quando ciascun «tutto il corpo» si riproduceva in altri «tutto il corpo» attraverso l’unione sessuale con un altro «tutto il corpo»), sono particolarmente presi di mira nell’intento di distruzione. Nel rcpp viene spesso posta attenzione a singole parti del corpo e l’intento di distruzione tende a realizzarsi gradualmente; nel rctp l’intento di distruzione tende a realizzarsi in un’unica iniziativa, tale però da provocare la disarticolazione del corpo. Queste distinzioni sono elastiche e facoltative. Talvolta la distruzione delle singole parti del corpo è preceduta dalla assimilazione di ciascuna parte del corpo ad un organo sessuale. A questo livello non è molto rilevante, se non da un punto di vista strettamente esecutivo, la distinzione tra i sessi.

Politica cannibale. Dall’etica cannibale del dono delle interiora non è rigidamente deducibile una posizione politica precisa. La posizione è senz’altro rivoluzionaria, ma la stessa radicalità innovativa dell’etica cannibale del dono rende sostanzialmente futile la distinzione tra destra, centro e sinistra. I portatori dell’etica cannibale del dono delle interiora tendono a reagire con l’accettazione a qualunque tentativo di appropriazione politica: essi infatti guardano con indifferenza a queste cose. Tuttavia la stipulazione di patti è incompatibile con i principi fondamentali dell’etica cannibale. Il principio fondamentale dell’etica cannibale è l’approvazione di qualunque azione che porti qualunque soggetto umano tradizionale a diventare un po’ meno tradizionale, un po’ meno umano, e soprattutto un po’ meno soggetto. È evidente che un non-soggetto non è in grado di stipulare patti e che, qualora li stipuli, agisce unicamente a scopo decorativo e senza ritenersi effettivamente impegnato. Un non-soggetto non è in grado di ritenersi.

Economia cannibale. I narratori cannibali sono indifferenti a qualunque azione mercantile che non abbia lo scopo di aumentare le loro potenzialità di piacere. Il soggetto disarticolato è infatti in grado di provare piacere in ciascuna delle sue articolazioni separate. Il soggetto disarticolato prova piacere nell’essere venduto più che nell’acquistare, nell’essere acquistato più che nel vendere. L’etica cannibale del dono delle interiora non considera il denaro una contropartita dotata di senso al dono delle interiora. L’etica cannibale associa il denaro alla merda secca, la merda secca alla persona umana e la persona umana al nulla. L’etica cannibale non distingue tra denaro, merda secca, persona umana e nulla. Il denaro presenta un interesse rilevante da un punto di vista strettamente culinario: a volte il cibarsi di denaro può sostituire simbolicamente l’antropofagia, tuttavia il cibarsi di denaro non è mai preferibile all’autentica antropofagia.

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5 Risposte to “Istruzioni per scrivere un racconto cannibale (1996)”

  1. Francesca Says:

    Trovo il cannibalismo letterario una pretesa, una reazione, l’estrema conseguenza di un amore non ricambiato nei confronti della letteratura stessa, che diventa così, merda secca. Non occorrono lezioni secondo me … ma grazie per gli spunti, non si sa mai. E comunque mai dire mai.

  2. Antonio Maria Logani Says:

    Interessante! Verramente interessante. ‘sto cannibalismo letterario mi ricorda un certo romanzo di storie di periferia.
    Se Pasolini non fosse morto avrebbe scritto, da rcpp, come il piacere nella sofferenza fosse…ma non ne ebbe il tempo. Godette del proprio dolore fisico. Ebbe poi paura. Panico. Tentativi difensivi. La morte ebbe pietà.

  3. costanza Says:

    gnam, gnam, … ucci, ucci sento odor di raccontucci!

  4. Carlo Capone Says:

    Freud distinse fra nevrosi di transfert, nevrosi di narcisio e perversioni.
    In particolare, l’equivalenza merda – affetto del neonato troverà il suo corrispettivo nell’adulto tramite la sostituzione delle feci col denaro. Insomma il denaro come gratificazione degli istinti neonatali.

    Venendo a cose serie ho trovato l’articolo agghiacciante ( non ho amato i cannibali, anzi diciamo proprio che li detestai), Erano di una bravura ributtante ( andatevi a leggere l’entrata in scena in “Io non ho paura” del bambino nella fossa: un brulicame traslucido, sepolto dagli escrementi. Lo dico per far capire di come certe riminiscenze fossero ancora vive nell’Ammaniti del 2001). Che questi ragazzi abbiano potuto spendere la gioventù scrivendo ste robe mi riesce incomprensibile.
    Certo che la miscela Pozzi Mozzi è nervina. Letterariamente parlando.

  5. Barbara Buoso Says:

    Io ho trovato molto ‘utile’ leggere la storia di Leonarda Cianciulli, “La saponatrice di Correggio”.

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