Perché Dio ha avuto bisogno di una donna

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Cliccando sull’immagine qui sopra (una delle Annunciazioni dipinte dal Beato Angelico per il convento di San Marco in Firenze) potrete leggere un estratto dal libro Dieci buoni motivi per essere cattolici, di Valter Binaghi e Giulio Mozzi.

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39 Risposte to “Perché Dio ha avuto bisogno di una donna”

  1. Carlo Capone Says:

    Questo libro lo prendo.

    Tuttavia, visto che in fugacissimi passaggi Giulio Mozzi ha convenuto di un certo suo sentirsi calvinista ( se ben ricordo, ma ricordo bene), mi aspetto per doveroso contrappasso un “Dieci buoni motivi per essere cristiani”. Il dramma dell’Annunciazione, ad esempio, totalizza talmente la condizione dell’Essere che escluderne dalla meditazione pezzi di cristianità cruciali nell’evoluzione del pensiero moderno mi sembra operazione ardita.

  2. roberto Says:

    Se questo susseguirsi di argomentazioni “poco intelligenti” (uso un eufemismo per non offendere la sensibilità degli autori) vuol dire essere “cattolici”, sono ben contento di non esserlo. Mi riferisco al campione che avete messo a disposizione di tutti, e penso che sia un ‘campione’ significativo, un brano che possa far intendere al lettore di che si tratta. Mi viene da piangere pensando a quanto tempo e fatica avete sprecato, pensando magari di scrivere qualcosa di molto degno d’esser pubblicato e letto.

  3. Giulio Mozzi Says:

    Roberto, la nostra intenzione era – prima di tutto – quella di togliere di mezzo un equivoco. La nostra impressione, infatti, è che la religione cristiana cattolica sia oggi, in Italia, pressoché sconosciuta.
    Se dunque questa pagina – che non contiene “argomentazioni”, ma espone una “favola bella” – ti ha sorpreso, e ti ha fatto conoscere qualcosa del cattolicesimo che prima non ti era noto, o ti appariva secondario, abbiamo raggiunto il nostro scopo.
    E quindi valeva la pena di fare il libro. (Che, tra parentesi, abbiamo scritto al volo, in un mese).

  4. roberto Says:

    @Giulio. Punto primo: definire ‘favola bella’ una pagina del Vangelo è quanto meno opinabile, ma di questi tempi non ci meravigliamo più di nulla. Comunque questo non è rilevante.
    Punto secondo: non mi interessa conoscere alcunchè del cattolicesimo, visto che l’ho conosciuto abbastanza, e per questo mi sono convertito all’evangelismo pentecostale.
    Punto terzo: quello che mi ha sorpreso non è stato leggere il Vangelo definito come ‘Favola bella’, ma vedere due persone che ritengo mature e di cultura sprecare il loro tempo per scrivere qualcosa senza capo nè coda.
    Punto quarto: scusa la mia ottusaggine, ma non riesco proprio a capire come si possa spiegare il cattolicesimo in questo modo. Che tra l’altro non ritengo che abbia bisogno d’essere spiegato, perchè è davanti agli occhi di tutti, e non credo che susciti poi tutto questo interesse.
    In pratica, cosa non dovrebbe essermi noto del cattolicesimo, o apparirmi secondario, quando mescolate alle vostre ‘esposizioni’ le pagine del Nuovo (e mi auguro anche del Vecchio) Testamento? Penso che se seguiste uno dei nostri corsi biblici le vostre idee sarebbero molto più chiare. Non sapete che i cattolici non seguono le sacre Scritture, ma il dettato della chiesa? E che fino a poco tempo fa era proibito leggere la Bibbia in maniera autonoma? E che se il parroco quando veniva a benedirti la casa a Pasqua ne trovava una copia la portava via, perchè era definita una lettura ‘pericolosa’? E che ancora oggi si favoleggia di versioni ‘modificate’ della Bibbia quando si parla di evangelismo? Se volete spiegare il cattolicesimo, parlate del Papa e di tutto ciò che ne discende, non di Vangelo.

  5. Giulio Mozzi Says:

    Roberto, scrivi: “Non sapete che i cattolici non seguono le sacre Scritture, ma il dettato della chiesa?”.
    Cf. il “Catechismo”, qui.

    “E che fino a poco tempo fa era proibito leggere la Bibbia in maniera autonoma?”.
    Dici che dovrei smettere di farlo, e iscrivermi a uno dei vostri corsi biblici?
    (Nel 1631 il papa ordinò ordinò ai fedeli di consegnare le Bibbie perché fossero bruciate. Sono passati 380 anni).

    “E che se il parroco quando veniva a benedirti la casa a Pasqua ne trovava una copia la portava via, perché era definita una lettura ‘pericolosa’?”.
    A me il parroco la regalò. Evidentemente non tutti i parroci sono uguali.

    “E che ancora oggi si favoleggia di versioni ‘modificate’ della Bibbia quando si parla di evangelismo?”
    A casa ho la Tob. E non mi pare una favola il fatto che il canone cattolico e il canone protestante non coincidono (vedi).

    “Se volete spiegare il cattolicesimo, parlate del Papa e di tutto ciò che ne discende, non di Vangelo”.
    Ma noi non siamo mica giornalisti di “Repubblica”.

    Forse, Roberto, anziché parlar male del cattolicesimo in generale, potresti provare a spiegare che cosa c’è che non va, secondo te, nelle pagine che hai lette.

  6. vbinaghi Says:

    Qualcuno si stupirà (non io) che a sparare col lanciafiamme su un libro come questo sia non l’ateo conclamato o il razionalista adamantino, ma il cristiano riformato, cioè colui che ha ritenuto di negare il carattere apostolico della chiesa millenaria in nome di un’intuizione personale o comunitaria del cristianesimo, accompagnata dall’assoluta convinzione dell’elezione divina.
    E’ una delle caratteristiche fondamentali del settarismo, da Calvino a CL.
    E l’undicesimo buon motivo per essere cattolici.

  7. Carlo Capone Says:

    Però, ‘anvedi il Binaghi.

  8. roberto Says:

    @vbinaghi. Carissimo, lungi da me il negare il carattere apostolico della chiesa di Cristo, quella descritta dall’apostolo Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi, fra l’altro, al cap. 12, dal versetto 12 alla fine: una chiesa invisibile, della quale Cristo è il capo, e noi siamo le membra. Credo in quello che si chiama ‘sacerdozio universale dei credenti’, per il quale tutti i credenti sono chiamati ad esercitare l’apostolato, come nella chiesa del primo secolo, testimoniando, come Gesù stesso disse ai suoi: “Voi mi sarete testimoni in Gerusalemme, in Giudea, in Samaria e fino all’estremità della terra”. E non solo testimoniando, ma intercedendo per i malati e i bisognosi, specialmente di guarigione dell’anima, eccetera. Credo nella discesa dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste (sono pentecostale), a cui seguì il dono delle lingue, dono che il Signore dispensa ancora oggi, insieme a tutti i carismi citati nella sacra Scrittura. Eccetera, eccetera. Quindi niente intuizione personale, o comunitaria, nè convinzione dell’elezione divina, nè settarismo, ma chiara Parola di Dio. Se tu non vuoi seguire questa via, padronissimo, ma non inventarti cose che non esistono. L’unico fondamentalista cattolico che conobbi tanti anni fa, un medico ortopedico di Bari, uomo di una cultura enciclopedica, era stranamente fautore accanito della pena di morte.

  9. vbinaghi Says:

    Ma pensa. Io invece non so neanche che cosa sia un fondamentalista cattolico. Mi sono limitato a scrivere un libro sull’incarnazione di Dio ed è arrivato un tizio che si dice cristiano a spararmi addosso.

  10. roberto Says:

    @Giulio. Sono passati 380 anni, ma ti posso garantire che qualche parroco poco illuminato ancora oggi si spaventa di trovare una lettura ‘pericolosa’ in casa di qualche fedele. Evidentemente l’opera di Dio si fa strada, e non tutti i parroci sono uguali. Ti ringrazio per il link sulla Tob, che non conosco, e che non ci riguarda assolutamente, (come non ci riguarda la Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, quella di Russel che usano i Testimoni di Geova,) ma che, se ho ben capito, comprende anche i libri deuterocanonici. La Bibbia che noi usiamo è la Nuova Riveduta, edita a cura della Società Biblica di Ginevra, ed è quella che oggi usano tutte le chiese cosiddette ‘riformate’. E’ composta di 66 libri, non comprendendo i libri apocrifi, detti ‘deuterocanonici’. Deriva da una antica versione del Luzzi, ripresa dal Diodati successivamente e aggiornata nella forma lessicale. Per amore di obiettività potresti procurartene una copia e confrontarla con quella cattolica. Se vai su Wikipedia puoi avere un minimo di informazioni, ridotte ma piuttosto esaurienti. Tra parentesi io mi sono convertito su di una Bibbia cattolica con l’imprimatur della CEI, acquistata nel 1984 nel negozio delle Edizioni Paoline a Bari, in Piazza Luigi di Savoia. Ti assicuro che non ho trovato alcuna differenza. Se apri il tuo cuore alla Parola del Signore, piuttosto che la tua mente a tante elucubrazioni inutili, vedrai che anche tu potrai godere della presenza del Signore nella tua vita. E’ molto semplice, e non potrebbe essere che così. Cristo è venuto per gli umili e per i piccoli: chi non diventa come un piccolo bambino non potrà vedere il Regno dei Cieli. Il Padre ha nascosto la Sua Parola ai sapienti, ma l’ha rivelata agli umili di cuore. Basta un piccolo passo di fede: una parola che non trovo nelle tue risposte, nè in quelle di Binaghi. Nel primo capitolo del Vangelo di Giovanni è scritto: “E’ venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto Egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio; i quali non sono nati da sangue, nè da volontà di carne, nè da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio. V. cap. 3, Gesù e Nicodemo, la seconda nascita. Ma forse siete troppo avanti nella cultura e nella conoscenza, e noi siamo solo dei poveri creduloni. O no?

  11. roberto Says:

    Perdona la mia presunzione: io NON ‘mi dico’ cristiano. io SONO cristiano, e da cristiano un libro così non l’avrei mai scritto. Cosa vuol dire ‘essere un cristiano’ secondo te?

  12. vbinaghi Says:

    Umilmente attingere a una tradizione che è quella che ha fatto arrivare il Vangelo fino a me. Farne parte non ritenendomi migliore di altri ma riconoscendo a questa chiesa (visibile e palpabile: è fatta anche di mio padre e mia madre che mi hanno battezzato) una saggezza e soprattutto l’assistenza di Dio, l’unica che può spiegare la sua millenaria resistenza agli orrori del mondo, compresi quelli che vengono perpetrati al suo interno.
    Leggere le scritture senza la presunzione di essere il primo a capirne il senso compiuto, ma confrontandomi con un magistero che annovera tra le sue fila gente come Origene e Agostino, Bonaventura e Tommaso, Ignazio di Loyola e Antonio Rosmini. Praticare il discernimento degli spiriti e distinguere tra sante ispirazioni, eroici furori e sbronze sentimentali.

  13. Giulio Mozzi Says:

    E così torno alla domanda: nell’estratto del nostro libro che hai letto qui, Roberto, che cos’è che – precisamente – che non va?

    Scrivi: “Ti assicuro che non ho trovato alcuna differenza”. E chi ne dubita? Sei tu che sostieni che “ancora oggi si favoleggia di versioni ‘modificate’ della Bibbia quando si parla di evangelismo”. Non io, che questa favola non l’ho mai sentita. C’è solo il dato di fatto, che alcuni libri sono accettati come “canonici” da tutti; e altri no.
    E’ curioso che tu cerchi di convincermi dell’errore di una opinione che tu ritieni che io abbia, ma io non ho.
    (Possiedo una Bibbia del Diodati – quella edita nei Meridiani Mondadori – ma per ragion pratiche la uso poco).

    Scrivi anche: “Basta un piccolo passo di fede: una parola che non trovo nelle tue risposte”.
    Sei il giudice della fede altrui, Roberto? E ti basta così poco per giudicarla?

  14. roberto Says:

    @vbinaghi. Far parte di una tradizione, conoscere Origene, Agostino,, Bonaventura, Tommaso, ecc (tutte letture che anche altri possono aver fatto, non trovi?), praticare il discernimento degli spiriti (questo è un carisma dello Spirito Santo, e non si pratica se non lo si riceve direttamente da Lui), distinguere fra sante ispirazioni, eroici furori, sbronze sentimentali (cioè tutto ciò che tu mi attribuisci) non fa di te un cristiano, ma un cattolico colto e convinto di essere depositario della Verità Assoluta. ll battesimo non ci fa cristiani: ci fa soltanto membri di una grande Chiesa Cattolica presente in tutto il mondo, e ad un’età in cui non hai le capacità per scegliere se farne parte o no. Quanto poi ai genitori, essi non possono trasmetterci nulla: il nostro rapporto con Dio è strettamente personale. Si dice che Dio ha soltanto figli, e non nipoti. Comunque, per concludere, avete scritto un libro che rappresenta le vostre opinioni, e l’avete pubblicato, e io vi auguro tanta fortuna. Se non gradite le critiche, e rispondete in questo modo a chi ve le fa, non avreste dovuto metterlo sul blog, o almeno mettere in evidenza solo il titolo. Ragion per cui il mio poco gradito intervento si conclude qui, qualsiasi siano le vostre risposte. saluti.

  15. roberto Says:

    @Giulio. Sei tu che mi hai messo davanti una Bibbia cosiddetta Tob, che io non conosco assolutamente, come l’unica adottata dai protestanti. Se hai la Diodati fai meglio a servirti di quella, che oltretutto ha un bello stile letterario. I libri o sono ‘canonici’ o ‘del secondo canone’, altrimenti sarebbero tutti ‘canonici’. Quanto alla fede, non giudico nessuno, ci mancherebbe. E’ scritto: “Non giudicare se non vuoi essere giudicato”. Dico solo quello che vedo e che leggo. E qui, come ho già scritto al tuo amico Valter, si conclude il mio, ripeto, poco gradito intervento. Se non volete critiche, la prossima volta non pubblicate estratti del libro, altrimenti accettatele. Saluti.

  16. vbinaghi Says:

    Per carità, le critiche sono gradite, magari a libro letto e non sulle intenzioni.
    Quanto alla tua semplicità e mansuetudine, hai snocciolato in quest ultimo commento una serie di affermazioni dogmatiche che neanche un’enciclica di Ratzinger. Se non ti offendi, dogmatica per dogmatica, mi tengo quella bimillenaria della Chiesa di Roma.
    Noi due invece abbiamo provato a far qualcosa di diverso: raccontare una storia, senza fingere che non abbia risvolti teologici ma innanzitutto rendendola visibile e palpabile a chi non la conosce o ne ha un’immagine sbiadita. Prima della teologia e della dogmatica, infatti, c’è il racconto.
    Prima del giudicare, il vedere.

  17. andrea barbieri Says:

    C’è una piccola mistificazione nel linguaggio di questa storia: in realtà Dio non ha bisogno di una ‘donna’, ma di una ‘femmina eterosessuale’. E’ bene chiarirlo, per capire chi sono davvero i soggetti di questa bella favola, ma soprattutto per immaginarne un’altra altrettanto bella in cui Dio si rivolge a una coppia femminile lesbica, felice di raddoppiare le proprie chance d’umanizzarsi.

  18. vbinaghi Says:

    Andrea, si può essere umani anche senza essere madri.
    Stavolta lo sciovinismo ce lo metti tu.

  19. andrea barbieri Says:

    Valter ovviamente concordo che la classe dell”umano’ non si esaurisce in quella di ‘madre’. Ma la mia precisazione riguardava tutt’altro: la classe ‘donna’ non si esaurisce in ciò di cui Dio ha bisogno in questa narrazione, che è una ‘femmina eterosessuale’.
    Il disegno del Dio che qui è narrato scarta a priori sia le donne transessuali che le femmine lesbiche. Questa non è una mia valutazione ma una necessità logica del racconto. La donna transessuale non avrebbe potuto partorire; la femmina lesbica non avrebbe formato una famiglia con Giuseppe.
    Ciò non toglie che la favola sia bella, sto solo suggerendo un uso del linguaggio più esatto per far spazio ad altre favole belle.

  20. andrea barbieri Says:

    Uso la parola ‘femmina’ per riferirmi alle donne che hanno un corpo biologicamente femminile.
    Purtroppo il linguaggio è strutturato in modo molto rozzo rispetto a questi temi, cerco insomma di arrangiarmi alla meno peggio. A disposizione per chiarimenti/suggerimenti…

  21. vbinaghi Says:

    E’ chiaro, Andrea.
    Posso solo aggiungere ciò che è scritto.
    “«I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio.” (Vangelo di Luca)

  22. andrea barbieri Says:

    Valter la citazione che hai fatto non c’entra nulla con la mia tesi. La mia tesi è che il titolo e la narrazione che leggiamo qui utilizzano una piccola mistificazione. Il titolo esatto è: “Perché Dio ha avuto bisogno di una femmina eterosessuale”, la narrazione è conseguente. Le persone che leggono hanno diritto a parole il più possibile chiare, deve essere chiaro che se una femmina lesbica si fosse offerta al Dio di questa narrazione, sarebbe stata scartata non perché incapace di procreare o allevare bene la creatura, ma soltanto a causa della sua affettività. Una dignità sminuita senza ragione.
    Da qualche parte ho letto che non avevate intenzione di parlare di morale sessuale cattolica, che al centro sono le storie. Sono certo che è così, tra l’altro che i propri valori portino a offrire storie invece che produrre imperativi è un atto di grande civiltà. Il problema è che la morale sessuale cattolica parla da sè nel linguaggio di ognuno perché imbeve il linguaggio comune di un’antropologia sessuale molto potente. Eppure ci sono sacerdoti come Andrea Gallo che hanno lasciato alle spalle molte baggianate di quell’antropologia. Forse è il caso di lavorarci tutti sopra, partendo dagli studi di genere, dall’educazione sessuale, dalla psicologia…

  23. vbinaghi Says:

    Andrea, l’antropologia sessuale molto potente di cui parli è un retaggio ultramillenario, come le tecniche di coltivazione e di pastorizia di cui sono infarcite le parabole evangeliche, perchè Cristo non ha fabbricato un uomo in provetta prima di cominciare a parlarci, ha preso quello che c’era.
    La trascendenza del messaggio cristiano rispetto ai costumi umani è esattamente nella citazione che ho fatto, ma tu non lo capisci perchè hai nell’occhio una cosa sola, che guardi ossessivamente da due centimetri di distanza (per cui non riesci a vedere altro). Passo e chiudo.

  24. andrea barbieri Says:

    Valter, proprio perché è un racconto lontanissimo, far tesoro di quello che sappiamo oggi attraverso studi di genere, educazione sessuale, psicologia, eccetera ci permette di discernere ciò che è bello nella favola e farlo arrivare. La favola è difficile perché presuppone in modo prepotente la matrice eterosessuale, quindi esclude alcune soggettività. Il titolo è infelice perché rafforza l’esclusione con un piccolo pasticcio in cui una parte diventa il tutto. Ovviamente ciò non è nelle vostre intenzioni. Giulio dice (a Roberto): “potresti provare a spiegare che cosa c’è che non va, secondo te, nelle pagine che hai lette.” Ho provato a spiegare anch’io.

  25. Giulio Mozzi Says:

    Intanto Roberto, ripropongo la domanda: nell’estratto del nostro libro che hai letto qui, che cos’è che – precisamente – che non va?

    Scrivi: “Sei tu che mi hai messo davanti una Bibbia cosiddetta Tob, che io non conosco assolutamente, come l’unica adottata dai protestanti”. No: ti ho solo detto che uso normalmente quella (che è un’edizione accettata da diverse confessioni). La Bibbia del Diodati ha lo svantaggio di essere in più volumi: e per chi è continuamente in viaggio, come me, è poco pratica. D’altra parte, un’edizione vale l’altra: io non sono tra quelli che “favoleggiano di versioni ‘modificate’ della Bibbia”.

    Io non sono “convinto di essere depositario” della “Verità Assoluta”. E tu?

    Andrea, io integrerei così: “Perché Dio ha avuto bisogno di una femmina eterosessuale in età fertile“.
    Perché, evidentemente, se non fosse stata in età fertile (se avesse avuto, mettiamo, due anni) la cosa forse avrebbe funzionato meno.
    E integrerei ulteriormente: “Perché Dio ha avuto bisogno di una femmina eterosessuale in età fertile viva“.
    Perché, evidentemente, se non fosse stata viva (se fose stata morta, insomma) la cosa quasi certamente non avrebbe funzionato.
    Inoltre, non ci sono ragioni se non culturali per discriminare le femmine eterosessuali non in età fertile, o quelle morte.
    Non intendo mettere in ridicolo il tuo modo di procedere, Andrea: mi domando solo se non sia un modo di procedere che rischia di aprire le porte a una specificazione ad infinitum, che trovo poco pratica.
    Uno dei titoli provvisori di questo capitolo era stato: “Perché il creatore ha avuto bisogno di una creatura”.

  26. Fabio Carpina Says:

    Fantastico lapsus, Giulio 🙂

  27. andrea barbieri Says:

    Hai ragione Giulio, è un modo di argomentare rischioso, oltretutto si presta a una facile obiezione logica.
    Provo a dirlo in altro modo stando su un piano pragmatico: a mio parere “Perché Dio ha avuto bisogno di una donna” non è un buon titolo perché spinge la lettura del racconto verso i pregiudizi della morale sessuale cattolica contenuti nel catechismo e sviluppati da alcuni professori di morale.
    Penso in particolare all’idea di donna per così dire ‘vera’ o ‘naturale’, cioè una femmina eterosessuale. All’idea di famiglia ‘vera’ o ‘naturale’ basata sulla diversità sessuale. All’idea che esista in natura una diversità sessuale dei corpi umani invece che un continuum, eccetera.

    “Perché il creatore ha avuto bisogno di una creatura” è un buonissimo titolo. Punta al concetto di ‘creatura’.
    Che cosa significa? Nei dizionari accade una cosa strana, il lemma singolare si apre in una definizione che inizia per ‘ogni’: una creatura è ‘ogni essere’. E’ l”ogni’ di ciascuno, reso pensabile da un azzeramento delle qualità del corpo, del comportamento, degli elementi descrittivi prescritti o fintamente naturali. L’opposto di confondere la parte col tutto: cercare ciò che accomuna ogni parte, con un lavoro concreto di comprensione, di ricerca di analogie, di approfondimento scientifico. Se dico questo è perché mi è capitato una volta di ricevere una mail in cui brillava la parola creatura. Io uso ‘persona’, ma ‘creatura’ è un passo più in là, per utilizzarla bisogna capire più cose.

  28. andrea barbieri Says:

    Devo dire che ciò che scrive Valter di me:
    “La trascendenza del messaggio cristiano rispetto ai costumi umani è esattamente nella citazione che ho fatto, ma tu non lo capisci perchè hai nell’occhio una cosa sola, che guardi ossessivamente da due centimetri di distanza (per cui non riesci a vedere altro).”
    è assolutamente azzeccato. Sono una persona che vuole guardare i costumi umani da due centimetri di distanza, e anche meno se potessi. In quei costumi c’è il senso, la bellezza, il talento degli altri. Ma per vederli davvero non basta il giochetto intellettuale di pensarci su chiuso da qualche parte, chiuso in uno scafandro di libri. Per capire occorre situarsi perché noi non siamo essere, ma esser-ci. Per questo voglio avvicinarmi e non mi basta mai. Voglio tenermi stretta questa ossessione.

  29. vbinaghi Says:

    Il fatto è che un elefante visto da due centimetri sembra solo un muro.

  30. Giulio Mozzi Says:

    E può essere molto poetico parlare di un elefante come se fosse un muro (o di un muro come se fosse un elefante). Ma il parlar poetico, come ci ha i suoi vantaggi e le sue abbondanze, così ci ha i suoi svantaggi e i suoi limiti.

    Andrea, secondo te è rilevante il fatto che nella stragrande maggioranza dei casi i figli nascano dall’accoppiamento di una donna e di un maschio?

    (Non usammo poi il titolo “Perché il creatore ha avuto bisogno di una creatura” per questa ragione: perché l’uso insistito della parola “creatore” è specifico della metà del testo scritta da me (la prima parte di ciascun capitolo), e ha una funzione stilistica straniante: allo stesso modo di “libro dei libri” usato in luogo di “Bibbia”; “favola bella” che ricorda un po’ assurdamente “La pioggia nel pineto” di D’Annunzio; abbassamenti improvvisi di tono come – traggo gli esempi dal brano qui offerto in anticipazione – “forse questo giovanotto qui”, “poteva scapparci una lapidazione in piena regola”, ecc.; giochi di parole come “dono di natura” nel senso di “Maria che dona al figlio la natura umana”, e così via. E, come ci fece notare giustamente anche l’editore, in un libretto che voglia essere anche popolare forse conviene, almeno nei titoli, essere cordiali piuttosto che stranianti. Questo può, forse, diminuire un po’ l’intensità della comunicazione nel primo impatto del possibile lettore con il libretto).

  31. andrea barbieri Says:

    “Andrea, secondo te è rilevante il fatto che nella stragrande maggioranza dei casi i figli nascano dall’accoppiamento di una donna e di un maschio?”

    E’ un dato che la maggioranza dei figli nasce dal coito tra un maschio e una femmina. Un dato diventa rilevante in base a un ragionamento, qual è il ragionamento che proponi?

  32. andrea barbieri Says:

    Dico, sei lì che parli di costumi umani, ti distrai un attimo… e zak! Valter ci infila un elefante! 😀

  33. Giulio Mozzi Says:

    “La maggioranza”, Andrea, o “la stragrande maggioranza”? Non si potrebbe sostenere addirittura che i figli nascono quasi esclusivamente dall’accoppiamento di una femmina e un maschio?

  34. andrea barbieri Says:

    Non userei l’espressione “quasi esclusivamente” perché il numero delle fecondazioni assistite pare sia in aumento, lo leggevo proprio ieri sera nel saggio ‘Corpi’ di Susie Orbach (Codice edizioni). La stragrande maggioranza, direi.

  35. Fabio Carpina Says:

    (scusate se ci torno, ma davvero nessuno se n’è accorto, del magnifico lapsus – ripetuto ben due volte- nel post di Giulio? A me – che evidentemente mi accontento di poco – ha riempito la giornata :-))

    _”Perché Dio ha avuto bisogno di una femmina *transessuale* in età fertile”_
    _“Perché Dio ha avuto bisogno di una femmina *transessuale* in età fertile viva“_

  36. andrea barbieri Says:

    Sì l’avevo visto, ma non volevo sviare il dialogo. Comunque la cosa è possibile (è anche accaduta recentemente, con grande soddisfazione dei gazzettieri), nel senso che un corpo femminile in transizione può rimanere incinta quando non è tolto l’utero, però si tratterebbe, dal punto di vista del genere, di un uomo.

  37. andrea barbieri Says:

    Qui c’è una foto carina di quella storia

  38. Giulio Mozzi Says:

    Grazie, Fabio. Ho corretto il lapsus.

    Ma, Andrea, io sospetto che nella “stragrande maggioranza” dei casi la fecondazione assistita sia una forma di accoppiamento (differito? come potremmo chiamarlo) tra una donna e un uomo.

  39. andrea barbieri Says:

    Giulio bisogna che spieghi cosa intendi per ‘accoppiamento’. Io intendo un coito, quindi per me non ha molto senso parlare di fecondazione assistita come ‘coito differito’.

    Comunque ho pensato durante questo finesettimana al ragionamento che stavi conducendo a partire dalla domanda che mi hai rivolto. E poi ho pensato a quella risposta implicita che ha dato sopra Valter al mio discorso sul dio di questo racconto che discriminerebbe una femmina lesbica pur essendo adatta sia a procreare sia ad allevare un figlio. Valter ha richiamato la dimensione della risurrezione, in cui quella discriminazione non sarebbe più. Come dire che l’ultima notizia non è quella cattiva.

    Il mio impegno è rispettare la diversità di tutti (so che è un proposito su cui si deve lavorare infinitamente), considerando come tale anche il cattolicesimo, coi suoi dogmi, la sua liturgia eccetera. Però la risposta implicita di Valter mi fa ribrezzo. E temo che anche tu condivida l’antropologia sessuale cattolica.
    Quindi vi rispetto come cattolici, e mi troverei a difendere la vostra libertà religiosa se ce ne fosse ragione. Ascolto i vostri discorsi, ritenendo alcune idee interessanti. Però con quell’antropologia non voglio avere nulla a che fare. E anzi, dato che è un retaggio, dunque lavora di default nelle teste di tutti, mi impegnerò ancora più seriamente a guardarla criticamente, col metodo dei “due centimetri”: guardare le cose avvicinandomi concretamente. Non agli elefanti, ma alla vita delle persone.

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