Intervista bolzanina

by

di Andrea Montali

[Questo articolo è apparso nel quotidiano Alto Adige venerdì 25 marzo 2011. Invito a leggere anche le note in calce].

Il male naturale è una raccolta di racconti di Giulio Mozzi, pubblicata per la prima volta da Mondadori nel 1998. Uno dei tredici brani del libro, intitolato Amore, fu al centro di un caso politico e letterario perché fu accusato (da un deputato leghista) di inneggiare alla pedofilia e per questo fu ritirato dal sito della casa editrice. Oggi [cioè il 25 marzo scorso] alle 18, in occasione della riedizione del libro per le edizioni Laurana, l’autore presenterà Il male naturale alla libreria «Mardi Gras» di Bolzano.
Il moderatore dell’incontro sarà il professor Giovanni Accardo della scuola di scrittura creativa «Le Scimmie». L’ingresso è gratuito.

Giulio Mozzi, vicentino, classe 1960, è scrittore, consulente editoriale ed insegnante di scrittura creativa. Ha pubblicato tra l’altro Fantasmi e fughe (Einaudi 1999), Il culto dei morti nell’Italia contemporanea (Einaudi 2000), Fiction (Einaudi 2001), Sono l’ultimo a scendere (Mondadori 2009). Dal 1983 a oggi ha pubblicato sei raccolte di racconti, oltre ad avere divulgato parecchi lavori in siti internet specializzati e in riviste di settore. La nuova edizione de Il male naturale, include anche in conclusione un testo in cui Mozzi racconta la vicenda di Amore (con ampi frammenti del resoconto stenografico dell’interrogazione parlamentare) che fece cancellare il racconto dal sito della Mondadori.

Di che «male naturale» racconta il libro?
Penso che quello che ho cercato di rappresentare sia il male del bambino appena partorito: qualcosa che «è», senza causa né effetto: in sintesi, un’assenza di bene, nell’accezione di Sant’Agostino. (*)

Perché non scrivere di «bene naturale»? (**)
Negli anni in cui scrissi questi racconti, mi resi conto che stavo prendendo due direzioni distinte: in alcuni testi raccontavo vicende di persone che cercavano la felicità, poi confluiti ne La felicità terrena (Einaudi), mentre altri andavano verso il male, semplicemente.

Cito da un suo racconto: «(…) I tentativi inutili sono quelli che rivelano il nostro limite e ci danno il senso della nostra umanità». Per lei è così, quando scrive?
Bisogna tener conto che è una citazione di un personaggio, non dell’autore. Le narrazioni sono tentativi fasulli di vita. Non cambiano l’esistenza.

E quando la narrazione smuove addirittura un parlamentare, come nel caso del suo racconto Amore?
Credo che si scandalizzò equivocando il valore delle cose. Si rivolse alla magistratura, cosa che credo legittima: chiedere l’intervento di un giudice è sempre una cosa buona, se si ha anche solo l’impressione di aver assistito a un fatto criminoso, che in questo caso consisteva nel racconto da me scritto. Presentò anche un’interrogazione parlamentare, come se il testo fosse una sorta di propaganda alla pedofilia. Non era chiaramente nelle mie intenzioni: io ho cercato di scrivere le cose come sono, senza filtrarle con l’occhio televisivo. (***)

Quello di avvicinarsi «alle cose come sono» è una prerogativa della sua scrittura?
Del libro che presenterò stasera, sicuramente. E’ uscito in un periodo dove la letteratura italiana era “invasa” dai cosiddetti «cannibali», quindi da una scrittura pulp che raccontava più l’esperienza mediatica che quella reale. Credo che Il male naturale fosse controcorrente per il periodo e abbia influenzato parecchi autori più giovani di me come, credo, Aldo Nove. (****)


(*) Avevo detto l’esatto contrario: tutt’altra cosa dall’«assenza di bene» di cui parla Agostino da Ippona.
(**) Non ricordo questa domanda.
(***) Non ricordo di aver detta quest’ultima frase, nella quale l’accenno all’«occhio televisivo» mi pare insensato.
(****) Non ricordo di aver citato Aldo Nove tra gli autori «influenzati». Ricordo di aver citato il più recente libro di Aldo Nove, La vita oscena come esempio di una letteratura che torna ad assumere come referente il reale.

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7 Risposte to “Intervista bolzanina”

  1. Francesca Branca Says:

    Dopo aver letto Il male naturale mi sono più volte chiesta se, questo tuo male, avesse un debito col male di S. Agostino. E non solo con S. Agostino. Ho scomodato Spinoza e anche altri. Dopo lunghe riflessioni, pur rispettando il fatto che sulla questione hai cambiato idea, io trovo che nel tuo male siano ravvisabili nuovi connotati mai delineati prima.

  2. Giovanni Accardo Says:

    Caro Giulio,
    il precedente redattore della pagina della cultura del quotidiano bolzanino “Alto Adige” ignorava qualunque scrittore da me invitato a Bolzano, più di una volta ha cestinato le interviste che gli mandavo gratis (credo precise e pertinenti); forse me ne ha pubblicate 3 in 10 anni, 3 su circa 70 scrittori invitati: a Brizzi, a Carlotto e a Carmine Abate. Il suo interesse era rivolto unicamente ai fatti locali, o, se vuoi, alla cultura locale, che non ho mai capito cosa sia esattamente. Il nuovo redattore, al contrario, mi offre spazio a volontà, con tanto di richiamo in prima pagina, ma il collaboratore che utilizza, purtroppo, tante volte è impreciso. Mi dispiace.

  3. Michele Nigro Says:

    Complimenti!

  4. Giulio Mozzi Says:

    Giovanni, le interviste fatte al telefono vengono come vengono. Questa intervista è un esempio di come sia complicato difendere una conversazione da luoghi comuni ormai vecchi di secoli (il male come “assenza di bene”), da modi di dire correnti (l’ “occhio televisivo”), dagli automatismi di contrapposizione (“perché non un ‘bene naturale’ “).

  5. Andrea Montali Says:

    Caro Signor Mozzi, e cari lettori di questo blog, appassionati di storie, appassionati di buona letteratura: sono Andrea Montali, il giornalista che ha commesso degli errori nella stesura dell’intervista. Errori umani. Mali naturali. Piccoli mali.
    Seguendo le note in calce, vi elencherò uno ad uno i motivi dei miei sbagli. Scusandomi con Giulio Mozzi, e con tutti quelli che hanno a cuore il suo lavoro.
    Per chi avesse voglia di continuare a leggere, ecco il resoconto:

    – Prima nota in calce: Signor Mozzi, come scrive giustamente, le interviste telefoniche vengono come vengono (nel nostro caso, la comunicazione era anche disturbata), ma sant’Agostino e l’”assenza di bene” l’ha citata Lei: saranno luoghi comuni secolari, ma io, onestamente, non sarei stato in grado di aggiungere tale indicazione (e mai, comunque, mi sarei permesso di farlo), ignorando l’insegnamento del filosofo e teologo. Nel riportare le sue parole, a causa della linea, ho omesso probabilmente delle frasi che hanno travisato completamente il senso delle sue affermazioni. Mi scuso.
    – Seconda nota: La domanda è stata posta come trascritta. La sua analisi era più approfondita, ne convengo, e mi dispiace di averla inaridita. Ma con la tirannia delle 3000 battute (spazi inclusi), a volte bisogna scegliere cosa riportare: grazie a questo suo appunto confido, la prossima volta, di non snaturare le parole del mio interlocutore. Chiaramente, non era nelle mie intenzioni neppure in questa circostanza.
    – Terza nota in calce: Lei ha proprio detto: «Occhio televisivo», riferito alla contrapposizione fra il suo libro e ad alcuni altri usciti nel periodo. Si riferiva alla «gioventù cannibale», poi riportata nella risposta successiva.
    – Quarta nota in calce: Lei ha parlato di Aldo Nove e del libro, come scrive in questa nota. Quando io le ho chiesto se riteneva che ci potesse essere stata, nel lavoro di Nove, un’influenza da parte del suo testo, lei mi ha risposto in maniera affermativa. Anche in questo caso, mi ha dato una spiegazione decisamente più articolata ed esplicativa: mi sono trovato costretto a riassumerla per motivi di spazio e di tempo. Mi dispiace ancora una volta di non essere stato fedele (come pensavo, come avrei voluto) alle sue parole, in un’intervista che peraltro ho trovato molto interessante.
    Non c’è stata mancanza di rispetto, e neppure pressapochismo. Ho cercato di lavorare al meglio, come ho sempre fatto.
    Mi dispiace di non essere riuscito nei miei propositi e nei miei scopi. La ringrazio per questi appunti, che mi saranno utilissimi nella mia vita professionale. E mi scuso nuovamente con lei.
    Un caro saluto
    Andrea Montali

  6. Giulio Mozzi Says:

    Andrea, indubbiamente abbiamo ricordi diversi. Faccio notare tre cose:
    1. Io dico: “Non ricordo questa domanda”, lei dice: “La domanda è stata posta come trascritta”. E così via. Ossia: nelle mie note io faccio affermazioni relative a ciò che ricordo; nel suo intervento lei fa affermazioni relative alla realtà dei fatti avvenuti. Come vede, c’è una diversa prudenza.
    2. Lei dice: “ma sant’Agostino e l’ ‘assenza di bene’ l’ha citata Lei”. Sì. Ma se io dico che “un cane è tutt’altra cosa da un gatto” e lei scrive che secondo me “un cane è la stessa cosa di un gatto”, trovo bizzarro che poi venga a dirmi che sono stato io a parlare di cani e gatti.
    3. Avrà notato che quando ho scritto che “questa intervista è un esempio di come sia complicato difendere una conversazione da luoghi comuni ormai vecchi di secoli” ho citato sia “luoghi comuni” introdotti da me nella conversazione (la classica definizione agostiniana del male come assenza di bene) sia “luoghi comuni” che mi sono estranei (l’occhio televisivo). Evidentemente i luoghi comuni, soprattutto se vecchi di secoli, sono così potenti e così condivisi che se anche uno parla per negarli, sembra li stia affermando.
    Ho l’abitudine di riportare in vibrisse gli articoli relativi ai libri che professionalmente seguo (e quindi anche ai miei). Nel momento in cui ho deciso di riportare l’articolo, qui “in casa mia”, mi è sembrato opportuno segnalare quelle che, a memoria mia, erano delle inesattezze. Tutto qui. Non ho nulla da ridire sulla sua professionalità, Andrea. Peraltro so, appunto, che le interviste fatte al telefono vengono come vengono: nel momento in cui uno accetta di farle (e io ho accettato), accetta il rischio che vi siano piccoli fraintendimenti.
    Nei prossimi giorni deve uscire una mia intervista lunghetta in un quotidiano a tiratura nazionale. L’intervistatore (abbiamo lavorato faccia a faccia, con registratore) mi ha proposto di leggerla prima della pubblicazione. Mi sono rifiutato: voglio leggerla stampata nel giornale. Questo è il mio rispetto per il lavoro giornalistico.

  7. Andrea Montali Says:

    La ringrazio ancora per le annotazioni sulle inesattezze dell’articolo, che considero molto importanti. E per questa sua risposta, altrettanto preziosa.
    Un caro saluto
    Andrea

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