Come si fanno sparire (con una parola) i profughi

by

di giuliomozzi

[articolo correlato: Profughi o terroristi di Stato?].

Sul sito del ministero dell’Interno si legge oggi, in prima pagina, un testo che comincia così:

Per carità: se l’immigrazione è “il trasferimento permanente o temporaneo di gruppi di persone in un paese diverso da quello di origine” (definizione di Wikipedia), sicuramente tutte quelle persone sono persone che stanno cercando di emigrare (almeno temporaneamente) dal loro paese, ed immigrare in Italia (o, via Italia, in un altro paese).
Ma, considerato che cosa sta accadendo nei paesi dai quali queste persone provengono, non sarebbe più pertinente parlare, anziché di “immigrati”, di “profughi”? Perché i profughi sono “persone costrette ad abbandonare il proprio paese per motivi politici o in seguito a disgrazie naturali” (da un dizionario a caso, questo).
E’ solo una questione linguistica? No, dal momento che i “profughi” potrebbero avere il diritto di asilo.
Ovvero: impacchettare tutte queste persone nella qualifica di “immigrato” (giocando sul fatto che, benché non tutti gli immigrati siano profughi, tutti i profughi sono immigrati) significa far sparire dal discorso pubblico la parola “profugo”, e con la parola anche il concetto. Significa assumere una posizione a priori, per cui il “problema” sta nella rubrica “contenimento dell’immigrazione” (ed è quindi una mera faccenda di polizia) e non nella rubrica “dare asilo alle persone perseguitate o in fuga da catastrofi naturali o guerre civili” (dove sarebbe tutt’altra faccenda).
Naturalmente all’attuale opposizione (la cui politica nei confronti del NordAfrica e dell’Africa in generale non mi pare sia stata diversa da quella dell’attuale governo) non viene in mente di alzarsi in piedi e dire al ministro dell’Interno: “Quelli sono sono immigrati, sono profughi”. Non viene in mente perché è impopolare, forse, ma io sospetto – e non ho le prove – che non venga in mente per un’altra ragione: perché anche per l’attuale opposizione, in fondo, le persone che vengono da laggiù non sono mica tanto persone.

Invito a leggere questo articolo di Andrea Segre.

36 Risposte to “Come si fanno sparire (con una parola) i profughi”

  1. Andrea D'Onofrio Says:

    Forse, però io per un attimo rovescerei il problema.
    Pare che i poveri siano circa 1,2 miliardi http://www.utopie.it/mondialita/povertà.htm.

    In Italia siamo circa 60 milioni.
    Secondo me 1.260 milioni di persone in Italia non c’entrano: facciamo che ne entrano al massimo 300 milioni (cifra a caso).
    Come comportarsi con gli altri 960 milioni?

    Questa è la domanda, il resto segue.

  2. Giulio Mozzi Says:

    La tua, Andrea, è appunto una domanda politica. E i numeri che riporti dicono chiaramente che non si può affrontare la cosa solo in termini di polizia.

  3. demetrio Says:

    ci sarebbe un dato interessante, non sulla questione linguistica – che è altrettanto interessante – ma un dato numerico, che riguarda non i profughi ma gli immigrati.

    ogni anno il governo vara un decreto con i flussi, ovvero con il numero massimo di cittadini extracomunitari stranieri, che possono ottenere il visto per lavorare in italia.

    per l’anno 2011 il numero è: 90mila (più o meno). Le domande pervenute fino a ora al ministero dell’interno sono 400mila. Potremmo dire che una parte, circa 100mila (e sono tante) sono dei ricongiungimenti familiari mascherati (un genitore o un figlio o una sorella che vengono assunti da un parente prossimo), ma le altre 300mila? Anche questa è una sorta di emergenza, silente, e rassegnata – ho visto persone fare flussi dicendo tanto so già che non andrà a buon fine – che sta all’interno di politiche sull’immigrazione veramente deficitarie.

  4. antonio celano Says:

    Nell’usare immigrato in luogo di profugo, ritengo che il governo voglia intanto tenersi le mani libere per un eventuale rimpatrio veloce di chi sbarca. Ma denuncia pure l’imbarazzo, penso, di dire a un regime con cui si sono fatti affari fino a ieri, che quelli che scappano dalla Libia hanno uno status che automaticamente richiama a una repressione che l’Italia ha avuto gran difficoltà ad ammettere fuori dai denti.
    Per l’opposizione son d’accordo, e vale anche per i suoi elettori. Aggiungerei però che sussiste pure in parte (gli esodi di massa finora se li son beccati altri, del resto) una concezione del rifugiato politico di tipo piuttosto elitario (l’intellettuale, il militante ecc.).

  5. Felice Muolo Says:

    Non per contraddire ma per fare chiarezza. I profughi sono composti anche da donne, vecchi e bambini. Qui da noi arrivano solo baldi giovani che, invece di battersi per cambiare le cose nei loro Paesi, sfruttano l’occasione per emigrare.

  6. Giulio Mozzi Says:

    Non è vero che qui da noi arrivano solo “baldi giovani”. Non ho sottomano (qui, in treno) dati complessivi. Ma, ad esempio, in provincia di Siena vi sono 27.977 stranieri residenti, dei quali 14.992 donne e 8.834 minori (qui, da un quotidiano di dieci giorni fa). In provincia di Bologna, al 31.12.2009, c’erano 45.509 stranieri residenti maschi e 49.270 donne (qui). Non so chi ci fosse a bordo dei barconi arrivati in queste settimane. Presumo che i rischi di persecuzione politica siano maggiori per i maschi che per le donne (tanto più in certi paesi).

    Qualche estratto dal Dossier statistico 2010 sull’immigrazione di Caritas/Migrantes:

    […]L’Italia è anche uno snodo e meta forzata per donne, uomini e minori, vittime della tratta a fini di sfruttamento sessuale e, sempre più spesso, lavorativo (soprattutto in agricoltura), che si cerca di contrastare anche con la concessione del permesso di soggiorno per protezione sociale (810 permessi) e con l’intervento del Fondo Europeo per i Rimpatri. Nel corso del 2009 sono stati aperti 212 procedimenti per reati di tratta e si sente l’esigenza di contrastare maggiormente questo fenomeno in crescita.[…]

    […] Le entrate assicurate dagli immigrati, invece, si avvicinano agli 11 miliardi di euro (10,827): 2,2 miliardi di tasse, 1 miliardo di Iva, 100 milioni per il rinnovo dei permessi di soggiorno e per le pratiche di cittadinanza, 7,5 miliardi di euro per contributi previdenziali. Va sottolineato che negli anni 2000 il bilancio annuale dell’Inps è risultato costantemente in attivo (è arrivato a 6,9 miliardi), anche grazie ai contributi degli immigrati. Per ogni lavoratore, la cui retribuzione media è di 12.000 euro, i contributi sono pari a quasi 4.000 euro l’anno.
    Nel 2008 le compravendite immobiliari sono state 78.000 (-24,3%). Nel periodo 2004-2009 sono stati quasi 700mila gli scambi immobiliari con almeno un protagonista straniero, per un volume di oltre 75 mila miliardi di euro. Ancora oggi il loro influsso è rilevante, anche se la loro quota sui mutui è scesa dal 10,1% del 2006 al 6,6% del 2009.
    L’impatto positivo degli immigrati trova una significativa conferma dal confronto dell’andamento pensionistico tra gli immigrati e gli italiani. Sulla base dell’età pensionabile si può stimare che nel quinquennio 2011-2015 chiederanno la pensione circa 110mila stranieri, pari al 3,1% di tutte le nuove richieste di pensionamento. Dai 15mila pensionamenti nel 2010, pari al 2,2% di tutte le richieste, si passerà ai 61mila nel 2025, pari a circa il 7%. Attualmente è pensionato tra gli immigrati 1 ogni 30 residenti e tra gli italiani 1 ogni 4. Nel 2025, i pensionati stranieri saranno complessivamente circa 625mila (l’8% dei residenti stranieri). A tale data, tra i cittadini stranieri vi sarà circa 1 pensionato ogni 12 ersone, mentre tra gli italiani il rapporto sarà di circa 1 a 3. […]

  7. ThePostman Says:

    Rimpatrio di massa, e che l’Europa non sene lavi le mani ma risponda al grido di aiuto dei profughi e della popolazione di Lampedusa che non ne possono più. Personalmente ritengo ingiusto che le mie tasse debbano servire più per campare questi individui mentre ci sono pensionati che tentano di campare con 500€ al mese.

  8. Felice Muolo Says:

    Giulio, il materiale che hai elencato è attendibile ma non attinente alla situazione odierna. Io mi riferivo agli sbarchi in corso. Alle immagini che mostra la televisione.

  9. Pieros Says:

    Condivido interamente. Avevo pensato la stessa cosa leggendo ieri dichiarazioni e titoli di giornali, anche di sinistra: perché li chiamano migranti e non profughi? Forse c’è anche una usura delle parole (le parole ‘vecchie’ vengono a noia): trovo per esempio significativo che neppure nell’appello di intellettuali pubblicato dal Manifesto compare la parola “profughi”, ma solo “migranti”. (Per parte mia ho sempre abbastanza detestato questo termine, che trovo orribilmente blasé)

    http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/02/articolo/4210/

  10. Giulio Mozzi Says:

    Interessante. The Postman, subito sotto a un testo nel quale si spiega che i lavoratori stranieri in Italia stanno già cominciando a mantenere, con i loro contributi, i nostri pensionati, se la prende con tali lavoratori come se dovessimo mantenerli noi. Evidentemente per The Postman i dati di fatto non hanno molta importanza.

    Felice: non so che immagini mostri la televisione. La “situazione odierna” esiste da qualche settimana: informazioni precise, su chi sia la gente che tenta oggi la traversata, non ce ne sono. Ma se in Libia l’esercito bombarda la popolazione, e qualcuno decide di tagliare (magari temporaneamente) la corda, che cosa dobbiamo fare? Riportarli sotto le bombe? Far loro una lezione di patriottismo libico? E perché mai dovremmo invitarli a “battersi per cambiare le cose nei loro Paesi”, considerato che a es. con il regime libico l’Italia ha combinato negli ultimi quindici anni ottimi affari, offrendo a Gheddafi un fortissimo sostegno politico? (Ricordare la tenda di Gheddafi, invitato da Prodi, piantata davanti al palazzo dell’Unione europea).

  11. Evelina Santangelo Says:

    Ma se, come nota giustamente Mozzi in termini molto efficaci, eliminiamo la parola dal vocabolario della politica, quando invece specificatamente di «profughi» si tratta, allora vuol dire che nemmeno si pensa di affrontarlo, il problema che, lo si voglia o meno, sarà tutto drammaticamente lì… insormontabile, se negato persino nella sua evidenza.

    Si chieda un serio, responsabile coinvolgimento dell’Europa (salvo poi disattedere i richiami dell’Europa…), ma lo si chieda almeno usando i termini esatti, chiamando cose, persone, eventi con il loro nome, non mistificando, per nascondere l’evidenza a noi stessi o per giustificare la nostra inadeguatezza politica, la nostra miopia… miopia, inadeguatezza che ci portano infatti ad aggrapparci a espressioni come «esodo biblico»… e dunque… fuori dall’ordine della politica…

    Se la politica non sa nemmeno misurarsi con le parole, come può misurarsi con la realtà?

  12. giorgia Says:

    Non credo che si possa obbligare un paese ad accogliere un così ingente numero di profughi, si parla di un milione e mezzo di persone, che nel tempo, potrebbero raddoppiare di numero per via dei ricongiungimenti ed anche di futuri matrimoni con conseguente nascita di figli. Faccio notare che nei paesi nordafricani, a differenza dei nostri, ci sono famiglie molto numerose e che queste popolazioni non sono favorevoli a pianificare le nascite. Siamo costretti a chiederci se davvero vogliamo introdurre in Italia e in Europa un così vasto contingente di persone estranee alla nostra cu

  13. Felice Muolo Says:

    Giulio, non confondere le acque. Per ora sappiamo quello che ci fanno vedere. Quando e se arriveranno i profughi effettivi, non ce ne staremo certo con le mani in mano.

  14. vbinaghi Says:

    Hai ragione Giulio, lo scambio di parole denota più una consapevole (e vigliacca) rimozione che semplice imbarazzo.
    Ma hai anche torto. Chiedi alla politica (che risponde a un interesse nazionale) di farsi carico di quello che in effetti è un’urgenza umanitaria. E siccome la politica stessa vive una rimozione della propria essenza (causa l’ideologia mondialista che ha più o meno volentieri assimilato nel XX secolo), s’imbarazza e mente anzichè rispondere politicamente.
    Il fatto è che le vie del Signore sono infinite, ma la pazienza umana ha un limite.

  15. Giulio Mozzi Says:

    Giorgia, una mediazione potrebbe essere questa: li accogliamo, purché si facciano sterilizzare. Che ne pensi?

    Felice, non mi pare di confondere le acque. Il nostro ministro degli Interni prevede che più di un milione di persone (secondo altri saranno meno, secondo altri saranno di più: saranno comunque tantissime) cercherà di fuggire dal proprio paese in conseguenza di rivolte popolari, cadute di regimi dittatoriali, repressioni militari. Quindi, mentre li chiama “immigrati”, ammette che si tratta di “profughi”.
    Questi profughi hanno un diritto: di essere considerati dei profughi. A partire da questo si potrà anche decidere che a tutto c’è un limite, e che se ne accoglierà solo una parte (e serviranno dei criteri per decidere quale e quanta parte), o che il peso dell’accoglienza sarà distribuito tra diversi paesi (è appunto questo che il ministro degli Interni chiede).
    A un evento così grande non si può rispondere solo con misure di polizia. Non si può perché non ce la si fa.

    Valter: da decenni è considerata “interesse nazionale” l’instabilità di certi stati o la loro sottomissione a governi autoritari. Questo “interesse nazionale” potrebbe cambiare. Credo. Sottomettere la politica estera alle esigenze elettorali può essere conveniente per un po’, ma non è detto che sia conveniente per sempre. Tutto qui. Non vado più in là.

  16. Felice Muolo Says:

    Giulio, il ministro Larussa ha ridimensionato il numero dei possibili profughi a duecento-duecentocinquantamila, questa sera ad Anno Zero. Non era il problema dei numeri che sollevavo. Dicevo, e mi ripeto, che attualmente di profughi non ne hanno fatto vedere mezzo, almeno in televisione. Sono apparsi solamente emigranti e, sempre ad Anno Zero, uno ha dichiarato (baldo giovane) che intende raggiungere un parente in Francia per rimanerci a fare il pizzaiolo.

  17. vbinaghi Says:

    Giulio, si potrebbe dimostrare che una visione non miope dell’interesse nazionale consiste esattamente nel respingere alleanze con governi autoritari, proprio perchè l’interesse nazionale non coincide con le esigenze elettorali di questa o quella parte politica ma con una visione di ampie prospettive. La questione dei profughi però rimane: le risorse e le capacità di accoglienza di una nazione come l’Italia hanno dei limiti oggettivi.

  18. Giulio Mozzi Says:

    Valter: d’accordo. Infatti oggi ne stanno parlando in sede di Unione europea. Oltretutto, il numero dei profughi previsti, mi par di capire, è un po’ una fisarmonica. Si va da duecento-duecentocinquantamila (La Russa dixit, lo riferisce Felice qui sopra) a due milioni e mezzo (Maroni, qualche giorno fa).

    Felice: non so cos’abbia mostrato la televisione. Non stiamo parlando di programmi televisivi. Sei disposto ad ammettere che, se metà delle persone immigrate presenti in Italia sono donne, possiamo aspettarci che metà dei 250.000/2.500.000 profughi previsti saranno prevedibilmente donne?

  19. andrea barbieri Says:

    Se a qualcuno interessa, questo è il sito del Servizio centrale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, cioè la rete sul territorio nazionale che accoglie i richiedenti protezione internazionale:
    http://www.serviziocentrale.it/
    C’è un archivio giuridico, e si possono scaricare i rapporti annuali.

  20. Andrea D'Onofrio Says:

    “possiamo aspettarci che metà dei 250.000/2.500.000 profughi previsti saranno prevedibilmente donne?”

    Non è un ipotesi ragionevole. Emigrare in occidente, per quello che ne so, è rischioso, molto. Quindi dobbiamo aspettarci più “baldi giovani” che anziani, più uomini che donne etc etc.

    Ma anche ammettendo una emigrazione di sole donne, che cambia? Un paese, uno qualsiasi, può assorbire qualsiasi quantità di flussi migratori o ha un limite? Se ha un limite, uno qualsiasi e posto che sia misurabile, come deve, come può regolarsi per impedire di superare questo limite? Fino a che punto ci si può spingere per bloccare l’afflusso?

    Stiamo criticando i governi italiani perchè, diciamocelo francamente, hanno pagato dittature straniere per bloccare gli immigrati. Ora che il giocattolo sta saltando abbiamo due alternative:

    1) Accettare tutti quelli che verranno, a qualsiasi prezzo.
    2) Dare un limite e bloccare gli altri, a qualsiasi prezzo.

    Secondo me questa è una scelta che ognuno dovrebbe fare dentro di se. E non mi sembra una scelta facile.

  21. Pococurante Says:

    Il solito complesso di superiorità occidentale … “abbiamo due alternative”, come se dipendesse sempre e comunque da noi, padroni assoluti del destino del mondo …

  22. dm Says:

    “2) Dare un limite e bloccare gli altri, a qualsiasi prezzo.”

    Con tutto il rispetto per le idee altrui, questa è indigeribile. Suona come la conclusione di un discorso fascista.

  23. Andrea D'Onofrio Says:

    “Con tutto il rispetto per le idee altrui, questa è indigeribile. Suona come la conclusione di un discorso fascista.”

    Ma E’ la conclusione di un discorso fascista, anzi nazista. Ovviamente c’è la scelta 1) , moralmente opposta. Ma, credo, altrettanto violenta.

  24. Felice Muolo Says:

    Giulio, mi riferisco ai telegiornali. Non faccio previsioni che, come i numeri, sono difficili da stabilire. Resto sui fatti. Cioè, sugli ultimi emigranti, che non considero profughi. Quando arriveranno i profughi, se arriveranno, qualche soluzione salterà fuori per soccorrerli, nazista, fascista o, mi auguro, umanitaria. Condivisa o meno.

  25. dm Says:

    [ho già inserito questo commento altrove, lo riporto perché mi sembra pertinente]

    Penso non ci siano margini di discussione. Dovremo accogliere i profughi (cioè coloro che rischierebbero la vita in caso di rimpatrio; o coloro i quali si suppone, ma non si è sicuri, che rischierebbero la vita in caso di rimpatrio) senza se e senza ma. Chiedendo certo tutti gli aiuti possibili nelle sedi opportune. Anche se questa decisione dovesse gravare sulla nostra organizzazione. Anche se questa decisione dovesse acuire la crisi economica nel nostro Paese. Anche se questa decisione dovesse portare nuovi disagi sociali, problemi di sicurezza, aumento della criminalità, sovraffollamento degli alloggi, eccetera.

    Penso che tutti – e non solo chi ci governa – abbiamo parte di responsabilità quando un emigrante o un profugo viene ucciso nel suo paese o in uno vicino dopo essere stato respinto dalle frontiere italiane. Penso che si dà una colpa metafisica che riguarda tutti quelli che non si sono opposti fermamente a queste decisioni. E’ un altro modo per dire che lo Stato siamo noi. Per questo ritengo che qualsiasi ragionamento economico e di interesse nazionale che si scontri con l’idea di accogliere incondizionatamente i profughi rende responsabile chi lo pronuncia delle sofferenze, delle morti dei ‘respinti’ nel caso in cui venisse applicato.

    Noi italiani siamo già responsabili delle morti e delle torture subite dai profughi africani respinti e riconsegnati alle frontiere della Libia (morti documentate, anche per televisione, quindi note a molti). Penso che questa responsabilità dovrebbe far riflettere intorno a queste cose con attenzione.

  26. Andrea D'Onofrio Says:

    Dunque scelta 1), guerra civile. Interessante.

  27. Gino Latino Says:

    Credo che la discussione verta su degli obblighi morali, che ormai non esistono più. è il capitalismo più stupido ed assolutista a dettare legge. “hai problemi? ‘bip’ tuoi. di certo non devo essere io a risolverli”. oltretutto, credo che vogliano proprio modificare l’aspetto ideologico della società, riguardo la visione di questi immigrati. perché immigrato in italia (rigorosamente con la lettera minuscola), equivale a spacciatore, delinquente, reietto, per lui; mentre per lei: prostituta, nipote di Mubarak, ecc ecc. è anche possibile che stiano pensando di alterare l’italico pensiero, in modo da ritardare o rallentare l’ormai imminente sommossa popolare. perché fondamentalmente l’italiota medio è stupido, sottomesso, inerme… e soprattutto non capisce che con l’aggregazione, potrebbe sovvertire questa mafietta travestita da stato, in qualcosa di più vantaggioso per tutti… non solo per i quattro scemi della casta o della loggia. penso vagamente al folle gesto del tizio all’aeroporto di Milano, o del valido contributo che “questa gente” – come si è permesso di definirla qualcuno – potrebbe dare alla causa. un vecchio saggio diceva sempre: l’albero malato, si elimina dalla radice. e sradicare questo sistema malato, con la generazione degli imbecilli del grande fratello… è quanto mai irrealizzabile. ma come sempre “cogitate vobis”… 😀
    au revoir.

  28. Giulio Mozzi Says:

    Felice, scrivi: “mi riferisco ai telegiornali. Non faccio previsioni che, come i numeri, sono difficili da stabilire. Resto sui fatti”. Nel mio articolo commento un fatto, ossia l’uso di una certa parola – gravida di conseguenze – da parte del ministero dell’Interno. E qui commento un’altra cosa: che le “previsioni” siano “difficili da stabilire”, lo dimostra il fatto che vengano buttate là in questi giorni cifre distantissime tra loro (oggi leggo nell’Ansa che il ministero dell’Interno “punta a cercare strutture in tutta Italia per ospitare fino a 50mila migranti che potrebbero sbarcare nel giro di un mese” (qui). Ma tu scrivi che le “previsioni che, come i numeri, sono difficili da stabilire”: e mi par di capire che tu intenda in questo modo mettere sullo stesso piano le “previsioni” delle quali si parla e straparla in questi giorni con i dati sull’immigrazione che, citando il rapporto di Caritas/Migrantes e altre fonti, ho riportati poco sopra (qui). Se questo è ciò che vuoi fare, sei in errore.

    Andrea D’Onofrio: l’alternativa che tu poni ha senso solo se si fanno due premesse:
    1. la premessa che le persone in arrivo, immigrati o profughi che siano, siano da trattare tutte allo stesso modo. Mentre nulla vieta di trattare diversamente, magari solo per un certo periodo, gli immigrati per i lavoro e i profughi di guerra. Anzi: la legge, attualmente, impone proprio di fare così.
    2. la premessa che la questione sia esclusivamente un problema di polizia, da affrontare in termini di polizia. Ma non è così. Se la gente scappa dalla guerra, ci si può adoperare perché la guerra cessi. Se la gente scappa dalla miseria, ci si può adoperare perché, una volta finito il trambusto, vi sia lavoro e possibilità di reddito (ossia: le imprese italiane ed europee che hanno stabilimenti in Libia, li riaprano al più presto). Si può, insomma, avere una politica. Necessariamente un po’ diversa dalla precedente, che prevedeva un appoggio pressoché incondizionato a Gheddafi.

    Si potrebbero magari prendere delle decisioni azzardate. Ad esempio: ordinare ai nostri consolati e alle nostre ambasciate di concedere il visto per l’Italia a chiunque lo chieda. Così gli immigrati, anziché attraverso vie pericolose e costosissime, potranno arrivare in Italia con un economico volo aereo. Saranno magari di più (se non altro perché ne moriranno di meno), ma almeno arriveranno con i loro risparmi in tasca, avranno accesso a occupazioni regolari (se le troveranno), saranno meno tentati dalla criminalità, eccetera. (I profughi invece, soprattutto se perseguitati politici o profughi di guerra, continueranno ad arrivare per le vie più “informali”).

    Promemoria: fu l’ultimo governo Prodi a inventarsi il blocco dei visti, creando così il mercato – prima inesistente – dell’attraversamento del Mediterraneo, e fornendo così alla Libia uno strumento di ricatto contro l’Italia.

  29. Felice Muolo Says:

    Giulio, Renato Barilli, nel recensire oggi su Tuttolibri il nuovo romanzo di Culicchia, ti definisce cannibale. Vorrei informarti, che non sono commestibile. Scherzi a parte, non siamo noi che possiamo risolvere il problema dei profughi-emigranti. Per cui, non mi ripeto, avendolo già fatto. Anche perchè, ci siamo capiti alla perfezione. Posso solo aggiungere che ho l’impressione che i nuovi migranti, comunque li definiamo, non credo abbiano intenzione di stabilirsi in Italia ma vogliono solo attraversarla, dal momento che in altri approdi gli sparano addossso. Sanno benissimo che da noi il fondo del barile è stato raschiato a sufficienza. Il problema, quindi, forse neanche si pone. E questo potrebbe essere il motivo per cui l’Unione Europea è restia ad allentare i cordoni della borsa.

  30. Giulio Mozzi Says:

    Felice, mi par di capire che non ci siamo capiti per niente: io, perlomeno, non capisco il tuo discorso; che mi sembra caotico.
    Il “problema” che ho sollevato è, grosso modo, questo: ci sono azioni politiche che vengono realizzate semplicemente nominando qualcosa o qualcuno in un modo o in un altro. Mi pare che il ministero degli Interni usi la parola “immigrati” solo per far passare l’idea che non vi siano “profughi”. Più o meno come quando si parla di “flessibilità” per far passare l’idea che non vi sia “sfruttamento”; di “modernizzazione” per far passare l’idea che i diritti siano una cosa “vecchia”; e così via.

  31. Andrea D'Onofrio Says:

    Non servono quelle due premesse. E’ vero il contrario.

    La premessa del mio discorso è che ogni nazione abbia una certa capienza oltre la quale non sia possibile andare. Quindi differenze di trattamento quantitative, non qualitative.
    Quali sono i flussi previsti, 2.500.000 ? Bene, trasferiamoli tutti qui, ora. Cosa accadrebbe? Secondo me una guerra civile. Non sto dicendo che è giusto così, sto dicendo che lo ritengo probabile, molto probabile.
    Sono d’accordo quando parli di avere una politica, ma non credo che una politica italiana posso risolvere il problema della miseria nel mondo, che è la vera causa dei flussi migratori. Potrebbe aiutare, questo si.

  32. Giulio Mozzi Says:

    Dunque, aiutiamo.
    Un modo di aiutare, ad esempio, è quello di trattare i migranti da migranti e i profughi da profughi.
    Un altro modo di aiutare, ad esempio, è quello di non sparare numeri al solo scopo di produrre ostilità.
    I flussi veramente previsti sono, immagino, quelli per i quali ci si sta veramente attrezzando. Cioè circa 2.450.000 persone di meno di quelle buttate là dal ministro.

  33. Andrea D'Onofrio Says:

    “I flussi veramente previsti sono, immagino, quelli per i quali ci si sta veramente attrezzando.Cioè circa 2.450.000 persone di meno di quelle buttate là dal ministro.”

    Certo, se i profughi ci usano la gentilezza di presentarsi in 2.500.000 – 2.450.000 = 50.000 non ci sono problemi.

  34. Felice Muolo Says:

    Giulio, non mi è parso che il ministro abbia detto una cosa per un’altra. Ha specificato la sitazione attuale. Come ho fatto io e non mi sembra di essere stato caotico.

  35. Giulio Mozzi Says:

    Non penso che il ministro abbia detto una cosa per un’altra. Penso che il ministro abbia un’idea realistica della situazione (si attendono 50.000 profughi, e ci si attrezza per accoglierli) e un’idea realistica del consenso (per cui sa che dicendo che stanno arrivando due milioni e mezzo di profughi genera ansia, e generando ansia genera consenso attorno a chi, paradossalmente, è lo stesso generatore dell’ansia – cioè il ministro stesso).

  36. Ngalula Beatrice Kabutakapua Says:

    Reblogged this on and commented:
    A reminder: Use words carefully

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