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di giuliomozzi
trascritto da Laura Zambanini

Qualche settimana fa, durante una chiacchierata con la classe seconda D del liceo “Galilei” di Trento, nell’ambito delle attività di Scuola d’autore, saltò fuori tra altre cose la questione del punto e virgola. La professoressa Laura Zambanini ha appuntata e trascritta tutta la chiacchierata, e me l’ha spedita. Pubblico con il suo consenso la parte finale. Grazie mille a lei e alla classe. L’immagine qui sopra viene da qui.

Giordano: Quando si usa il punto e virgola?

GM: E’ quasi impossibile rispondere. Ma vi dico alcuni criteri che uso io.
In una frase lunga, o meglio un periodo che contiene diverse proposizioni (GM scrive alla lavagna):

La mamma va al mercato; il papà dorme

i due soggetti sono diversi e collocati in zone piuttosto distanti. Sento il bisogno di mettere qualcosa che separi per bene. Tuttavia:

La mamma va al mercato, invece il papà dorme.

Invece è un connettivo, che lega le due scene. Con il punto e virgola le stacco, con il connettivo voglio che siano connesse, per qualche ragione che si capirà dopo nella storia che sto raccontando.

La mamma è buona; il papà è cattivo.

La mamma è buona, ma il papà è cattivo.

La seconda frase diventa un po’ diversa. Posso chiedermi ora che effetto ancora diverso farebbe con un diverso segno d’interpunzione:

La mamma è buona. Il papà è cattivo.

Questo sembra l’inizio di una storia (Che magari potrebbe continuare: “La zia canta sempre. Il nonno beve troppo. Il bambino è bellissimo”); quello di prima era un giudizio.

Il criterio è: chiedersi qual è la possibilità che mi dà l’effetto più simile a quello che ho in mente.

La mamma è buona. Il papà, al contrario, è cattivo.

Questa è un’altra storia ancora.
I segni d’interpunzione vanno considerati alla stregua dei connettivi (“come”, “ma”, “però”, “mentre”…), perché producono senso. Quindi la scelta è legata alla scelta della sfumatura di significato che mi serve.

La mamma è buona; il papà è grasso.

Non sono opposizioni all’interno della stessa categoria, sono categorie diverse. Ma:

“La mamma è buona, il papà è grasso.” disse il cannibale a fine pasto.

Ecco, così possono essere ricondotte alla stessa categoria (= il buono o non buono da mangiare) e quindi non va il punto e virgola, ma la virgola.

Lucia è bella, Antonia è giovane.

Sono categorie diverse, ma siccome la bellezza appartiene più alla giovinezza che alla vecchiaia possono avere qualcosa in comune.

Stefano: E’ un modo garbato per dire che Antonia non è bella.

GM: Giusto. Naturalmente sto parlando dell’immaginario maschile sulle donne, che è sbagliato a prescindere. Ancor meglio:

Lucia è bella, Antonia è simpatica.

Per far capire questo le frasi devono arrivare una dietro l’altra velocemente. Quindi: una virgola, no punto, no punto e virgola.

Il segno di interpunzione giusto guida il lettore a cogliere anche ambiguità e sottintesi.

Dunque serve poco, a proposito dei segni di interpunzione, parlare come si fa di solito di pause lunghe e pause brevi: l’importante è capire che effetto produce, in questa o quella situazione, questo o quel segno. E si impara a capirlo per via di pratica. Soprattutto la pratica della lettura.
Una delle cose che faccio, per mestieree, è leggere cose scritte da sconosciuti per vedere se sono o meno da pubblicare. Quando leggo, cerco soprattutto di capire se l’autore raggiunge o no l’effetto che si proponeva; e questo dipende molto dalla punteggiatura. Il discorso vale anche per l’a capo. Anzi è ancora più evidente.

Lucia è bella, Gina no.

Lucia è bella.
Gina no.

Un segno di interpunzione può corrispondere  a un gesto, o un cambio di voce. Se scrivo:

Gina, no.

allora Gina diventa bruttissima. Il potere di una virgola è pazzesco.
Io scrivo perché poi qualcuno leggerà e desidero che chi legge riceva esattamente quello che io intendevo dargli. Scrivere è produrre a distanza – di tempo, di spazio – lo stesso effetto che potrei produrre in una conversazione. (Le chat sono a metà strada tra lo scritto e il parlato) Colui che legge è il personaggio più importante di tutta la faccenda. Scrivere significa immaginarsi che reazione può avere l’altra persona Come faccio? C’è un solo sistema. Quando io leggo qualcosa e ho delle reazioni a ciò che leggo, devo cercare di capire a cosa ho reagito e perché e come, così posso immaginare che il lettore funzionerà come funziono io.

La pratica della lettura serve nella scrittura in quanto osservando io stesso che leggo posso immaginare come funziona il mio futuro lettore.

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20 Risposte to “;”

  1. anna maria frascaroli Says:

    E’ stato molto interessante leggere questo post e l’ho stampato per ricordarlo.

    Io scrivo, spesso uso la punteggiatura per istinto, ma voglio controllare, ora, se l’ho saputa usare nel modo che mi ero prefissata.
    Grazie.

  2. Silvia Says:

    Sì è vero, molto interessante. Fortunati questi studenti.

  3. melania Says:

    bello e utile, grazie

  4. enrico Says:

    vediamo un attimo: il “;” separa due “soggetti”. Questi due soggetti corrispondono a categorie diverse… (Così nel tuo post)
    Allora riprendo in mano uno degli autori che fa del “;” un uso sopraffino e variegato: Borges. Sembra che lui usi in maniera diversa. Per esempio in “La scrittura del dio” (Aleph): “Mi riaddormentai indifferente; sognai che mi destavo e che i granelli di sabbia erano due. Mi riaddormentai; sognai che i granelli di sabbia erano tre”. tra le frasi prima e dopo l’interpunzione si nota un rapporto casuale se non una “piccola” (una “quasi”) contemporaneità. Qui Borges usa addirittura l’interpunzione per dare una struttura “geometrico-matematica” al testo (una forma di simmetria)… indubitabile è a mio avviso anche la ricerca di pausazione e ritmo. Borges continua “Compresi che stavo sognando; con un grande sforzo mi destai. Fu inutile; l’innumerevole sabbia mi soffocava”. Nulla è statico. Grazie Giulio per le riflessioni su anche il più piccolo granello di scrittura, quanto ne abbiamo bisogno!

  5. Il grande marziano Says:

    Un esempio che non ho notato nel post.

    “La mamma va al mercato. Il papà dorme.”

    invece di

    “La mamma va al mercato; il papà dorme.”

    Se tutti gli altri esempi mi sono chiari e li condivido in pieno, non riesco ad apprezzare qui la sfumatura della scelta di un punto e virgola o di un punto tra le due scene.
    Grazie, Giulio.

  6. Luca Tassinari Says:

    Ricordo ancora con quale e quanto stupore appresi che Dario Franceschini odia il punto e virgola.

  7. Luca Tassinari Says:

    ehm, è saltato il link, sorry http://letturalenta.net/2009/06/luomo-che-odiava-il-punto-e-virgola/

  8. Paolo Zardi Says:

    Flaubert, sia in Madame Bovary sia in L’educazione sentimentale, ha fatto larghissimo uso del punto e virgola; in particolare, compare spesso in una struttura tripartita di frasi tra loro collegate che Flaubert ha portato alla sua massima capacità espressiva.
    Porto qualche esempio da Madame Bovary:
    Aveva fatto una clamorosa vita di stravizi: duelli, scommesse, ratti di donne; aveva divorato la sua fortuna e atterrito la famiglia.
    Oppure:
    Il giovane fu irritato da questa stranezza bigotta, ma poi sentì un certo incanto nel vederla, nel bel mezzo di un appuntamento, così sperduta nelle preghiere come una marchesa andalusa; e poi cominciò ad annoiarsi, perché non la smetteva più.
    e anche:
    Ma era soprattutto nelle ore dei pasti, in quella piccola stanza a pianterreno, con la stufa che fumigava, la porta che cigolava, i muri che trasudavano, il pavimento umido, che ella sentiva di non poterne più; le sembrava che tutta l’amarezza della vita le venisse servita sul piatto; col fumo del lesso, salivano fiotti di disgusto dal fondo dell’anima sua.
    In tutti i casi, abbiamo tre periodi collegati accostati tra loro da diversi segni di interpunzione: nel primo caso, un due punti e un punto e virgola; nel secondo da una virgola e da un punto e virgola; nel terzo, da due punti e virgola. Il particolare ritmo che ne risulta è uno dei tratti salienti di Madame Bovary, e uno dei motivi per i quali risulta tanto bello alla lettura.

  9. enrico Says:

    @ Paolo Zardi… molto molto interessante il Flaubert, se non ti dispiace mi piace analizzare l’uso dell’interpunzione
    “aveva fatto”/”aveva divorato” (contemporaneità)
    “Fu irritato, ma poi”/”e poi cominciò” (strettissima liaison temporale, successione senza soluzione di continuità)
    “Ma era… ella sentiva”/”le sembrava”/”col fumo” (contemporaneità di un sentimento, accumulazione di “pesi”: finire schiacciati da nausee separate “solo” da un punto e virgola)

  10. cletus Says:

    ecco perchè vale sempre la pena passare di qui.

  11. Paolo Zardi Says:

    @Enrico: molto interessante! Può essere bello anche provare a vedere dove (e perché) Flaubert non usava il punto e virgola.

    Proponongo un primo paragrafo: Charles sta aspettando il sì dal padre di Emma – sì che verrà comunicato tramite una persiana che si aprirà in una finestra:
    Charles legò il cavallo a un albero. Corse ad appostarsi sul sentiero. Aspettò. Passò mezz’ora. Poi contò diciannove minuti sul suo orologio. Tutt’a un tratto, sentì un colpo contro il muro. La persiana era spalancata, la catenella tremava ancora.
    Due aspetti salienti: sequenza di frasi paratattiche separate da punti fissi, tranne la frase finale dove quella virgola tra “spalancata” e “la catenella” è davvero notevole. Ma ci sarebbe stato un punto e virgola?

    Un altro pezzo:
    Emma continuava a parlare di lassù, strappava con la bocca un petalo, una foglia, e li soffiava verso di lui. Volteggiavano, rimanevano sospesi, disegnavano semicerchi per l’aria, come uccelli, e, prima di finire a terra, andavano a impigliarsi nella criniera arruffata della vecchia giumenta bianca ferma davanti alla porta.
    Qui, due grandi periodi, molto ariosi, separati da un punto, ciascuno dei quali comprende diverse frasi paratattiche separate da virgole. Anche qui: ci sarebbe stato un punto e virgola? Io direi di no.

    Infine:
    La notte non dormì, si sentiva la gola stretta, aveva sete. Si alzò per andare a bere alla brocca e aprì la finestra: il cielo era coperto di stelle, spirava un vento caldo, lontano i cani abbaiavano. Si volse dalla parte dei Bertaux.
    Questo pezzo assomiglia ai casi in cui Flaubert aveva messo il punto e virgola: la struttura a tre frasi. Qui, addirittura, due delle frasi ne contengono almeno altre tre:
    [La notte non dormì,/ si sentiva la gola stretta,/ aveva sete.]/ [Si alzò per andare a bere alla brocca e aprì la finestra: il cielo era coperto di stelle,/ spirava un vento caldo,/ lontano i cani abbaiavano.] / [Si volse dalla parte dei Bertaux.
    Le tre frasi principali sono separate da un punto; la prima frase usa la virgola (stesso soggetto e stesso tempo?); nella la seconda troviamo una congiunzione e un due punti che introducono una frase caratterizzata, ancora, da virgole. Infine, la terza frase, secca.

    Leggendo Flaubert, si ha davvero l’impressione che la punteggiatura sia un elemento fondante dello stile…

  12. enrico Says:

    Musica no? Il punto è un dradran! Sipario chiuso e poi aperto, uno schiaffo; la virgola un trillo, un velame sottilissimo, frfrfrfrfr. E il punto e virgola? Uno scivolare da qui a lì, schschschsch… oppure un piccolo trillo, didin didin… per esempio nell’elenco: guardai nel portafoglio: una foto ingiallita; un portafoglio nero Armani; un mazzo informe di chiavi…

  13. Giulio Mozzi Says:

    Enrico: ovviamente la mezz’oretta di chiacchiere con i ragazzi non ha esaurito l’argomento; e se ne potrebbero trovare a iosa, di usi del punto e virgola da me non considerati. Non ho considerato, ad esempio – come tu fai notare – tutto l’uso del punto e virgola nelle scansioni temporali. Ma quello che mi interessava era introdurre un criterio: non fondato sul rispetto d’una regola, ma fondato sulla propria esperienza di lettore e sul desiderio di produrre un certo effetto sul lettore. Criterio vago, indubbiamente; ma sempre più pratico, credo, di una regola come quella della “piccola pausa”, “media pausa”, “grande pausa” – che a me pare inefficientissima.
    Nell’esempio che porti, direi: che esiste una qualche consecutività tra l’addormentarsi e il sognare; e quindi tra il riaddormentarsi e il sognare Borges mette un punto e virgola. Mentre non vi è alcuna consecutività, semmai opposizione, tra il destarsi (sia pure in sogno) e il riaddormentarsi (ugualmente in sogno): e quindi Borges mette un punto fermo.
    Un criterio quindi sarebbe: consecutività, punto e virgola; non consecutività, punto fermo. (E: continuità, virgola?). Non si finisce mai di ragionarci.

  14. enrico Says:

    infatti Giulio – non si finirebbe di “reccontarselo” questo punto e virgola e la tua proposta “pragmatica” e dalla parte del lettore mi è sembrata davvero importante… e se posso dire anche “educativa”: lo scrittore si legge… anche se è solo, dunque, è almeno due… questo, detto ai ragazzi, mi sembra una grande cosa. Concordo anche sulla “vulgata” delle pause… serve a comprendere così poco!
    ci sono casi in cui le riflessioni non si “sostituiscono” tra di loro scalzandosi, o criticandosi, ma si sommano, si articolano, accedono l’una all’altra – sondano uno stesso terreno. Chiuderei così, forse esagerando: se l’internet scopre una possibilità “collaborativa”, allora, è “salvo”. Se rimane il serbatoio dell’inconscio furioso, delle aggressività represse ecc. bhe allora, cosa ci può essere di davvero interessante?

  15. enrico Says:

    … dopo il “;”, proporrei una analisi sul “tratto medio”: ha qualche rapporto con il “;” secondo voi? (al di là del suo uso parentetico) (non vorrei esagerare, però…)

  16. federica sgaggio Says:

    Bello!
    Io penso che un buon sistema per misurare l’effetto della punteggiatura sia leggere ad alta voce sia le cose scritte da altri sia le proprie.
    (Farò leggere il post a Giovanni).

  17. enrico Says:

    vero federica! Ma alcune sfumature non possono che riguardare l’occhio che legge, la “differenza” dello scritto… a volte diversificare con una pausazione “orale” virgole, punti fermi, punti e virgola, due punti è davvero arduo, io ai miei studenti faccio leggere i loro scritti “dichiarando” la punteggiatura, per esempio… così capisco bene come la usano… un altro esercizio è fargli cambiare le scelte di interpunzione di un loro testo e ragionare insieme su che cosa succede (ecco l’ “effetto” di cui parla Giulio)… è spesso divertentisssimo…

  18. Andy Says:

    Nell’elencare la formazione di una squadra di calcio si riporta prima di tutto il cosiddetto modulo: parlo di quelle serie numeriche note come il 4-4-2, il 4-3-3 o il 3-5-2. Ogni numero corrisponde al numero di giocatori impegnati in una certa parte del campo (ed anche in un certo ruolo) secondo la sequenza difesa-centrocampo-attacco.

    Ecco, nel riportare i nomi, passando da un settore all’altro, io metterei il punto e virgola:

    Antonioli; Cafu, Candela, Aldair, Zago; Del Vecchio, Emerson, C. Zanetti, Tommasi; Totti, Batistuta.

  19. Paolo Gallina Says:

    Molto interessante questo uso del punto e virgola all’interno di una lingua settoriale

  20. Benedetta Saglietti Says:

    Reblogged this on Benedetta Saglietti.

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