Varrebbe la pena di ricordare

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di giuliomozzi

Varrebbe la pena di ricordare che il 15 febbraio 2006 l’attuale ministro per la Semplificazione normativa, allora ministro per le Riforme, durante un’intervista al TG1, si sbottonò la camicia esibendo, stampata sulla maglietta, una vignetta derisoria nei confronti della religione islamica. La vignetta in sé non era gran cosa; si pubblicano ogni giorno, per dire, vignette che scherzano sul cristianesimo o lo deridono, e nessuno fa una piega; tuttavia in quei giorni erano in corso in tutto il mondo islamico manifestazioni di protesta per la pubblicazione di vignette analoghe; giornali e giornalisti in Europa erano stati minacciati; la vignetta esibita da Calderoli era stata pubblicata qualche giorno prima dal quotidiano francese France Soir e il proprietario, franco-egiziano, aveva immediatamente licenziato il direttore. La difesa della libertà d’espressione è sacrosanta; il buonsenso sconsiglia però di provocare chi è in agitazione; quello che accadde fu che due giorni dopo, il 17 febbraio 2006, il consolato italiano a Bengasi fu attaccato, saccheggiato e bruciato da una folla inferocita; la polizia libica sparò sulla folla, ammazzando undici persone.

Poi tutti si dimisero, o furono dimessi: tanto Calderoli quanto Nasr Mabrouk, ministro degli Interni libico; il dittatore libico Gheddafi gettò in seguito acqua sul fuoco, in nome delle buone relazioni tra Italia e Libia, sostenendo che non vi fosse nessuna relazione tra la provocazione calderoliana e le agitazioni di Bengasi: e per quest’acqua si fece lautamente pagare.

Varrebbe la pena di ricordare, insomma, che quanto sta accadendo in questi giorni in Libia è cominciato proprio in occasione dell’anniversario dei fatti di Bengasi e di manifestazioni che li ricordano; e questo avrà un qualche senso. La genialata di Calderoli, da noi dimenticata e sostanzialmente approvata (tant’è che l’hanno di nuovo rifatto ministro anziché, come suggerisce l’art. 244 del Codice penale, valutare l’ipotesi di metterlo in galera per almeno tre anni) ma evidentemente non dimenticata da altri, aiuterà certo l’Italia e l’Unione europea ad avere un ruolo positivo in ciò che sta accadendo in queste settimane nell’Africa mediterranea.

Fonti: Wikipedia, s. v. Roberto Calderoli, Caricature di Maometto sulla Jillands Posten.
Giornali di questi giorni.

Articolo 244 del Codice penale: Atti ostili verso uno Stato estero, che espongono lo Stato italiano al pericolo di guerra.

Chiunque, senza l’approvazione del Governo, fa arruolamenti o compie altri atti ostili contro uno Stato estero, in modo da esporre lo Stato italiano al pericolo di una guerra, è punito con la reclusione da sei a diciotto anni; se la guerra avviene, è punito con l’ergastolo.
Qualora gli atti ostili siano tali da turbare soltanto le relazioni con un Governo estero, ovvero da esporre lo Stato italiano o i suoi cittadini , ovunque residenti, al pericolo di rappresaglie o di ritorsioni, la pena è della reclusione da tre a dodici anni. Se segue la rottura delle relazioni diplomatiche, o se avvengono le rappresaglie o le ritorsioni, la pena è della reclusione da cinque a quindici anni.

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6 Risposte to “Varrebbe la pena di ricordare”

  1. lele Says:

    E intanto nel resto del mondo il primo ministro italiano e gli italiani suoi complici vengono giustamente presi per i fondelli. ultimo in ordine di tempo questo bellissimo pezzo:

    http://www.thedailyshow.com/watch/thu-february-17-2011/la-douche-vita

  2. anna maria frascaroli Says:

    Non so più in che modo dimostrare il mio dissenso! Esprimo la mia contrarietà, scendo in piazza a manifestare, voterò contro di lui, se ci saranno elezioni!
    Non sono una violenta e vorrei mandarlo via democraticamente, ma sembra impossibile!

    Certo, continuerò a dire la mia opinione, mi sembra l’unica cosa possibile!

  3. vbinaghi Says:

    Invece a me interessa molto vedere cosa farà (o non farà) il governo Berlusconi adesso che l’incenduio mediorientale si è esteso alla Libia.
    Spenderà due parole in favore del “caro amico” (in nome di questa amicizia cementata dalla repressione dei migranti ci siamo sorbiti il cialtronesco spettacolo della lezione di Islam del colonnello a signorine prezzolate) o si allineerà ai commenti favorevoli dell’occidente democratico, che plaudono alla fine delle dittature in nord africa?

  4. Giulio Mozzi Says:

    Non che il governo Prodi abbia avuta verso la Libia una politica tanto diversa. E qualcuno si ricorda la tenda del colonnello piantata davanti ai palazzi dell’Unione? (reggente Prodi, appunto).

  5. vbinaghi Says:

    Giusto. In effetti per i governi occidentali questi rais sono stati un fattore che garantiva una certa stabilità all’area (l’Egitto soprattutto). Adesso si esita a levare peana alla democrazia incipiente, sapendo che potrebbe portare a soluzioni imprevedibili, soprattutto nei confronti di Israele.
    Eppure proprio questo, unitamente alla necessità di affrontare in modo organico il problema dei flussi migratori, fa drammaticamente sentire la mancanza di una politica estera europea, che non cìè stata nel 2001 e non c’è ancora dieci anni dopo.

  6. vbinaghi Says:

    Ecco, sono arrivate le bombe.

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