La materia eminente dell’arte

by

di Marco Rovelli

[Questo articolo è apparso sabato 5 febbraio 2011 nel quotidiano L’unità].

E’ in tempi di censura ai libri che viene ristampato da Laurana Il male naturale di Giulio Mozzi, storico animatore della rete (ex redattore di Nazione Indiana, il suo blog è Vibrisse). Nel 1998 in libreria durò poco, ritirato [*] (e anche sparito dal sito della Mondadori che lo aveva pubblicato) dopo le accuse di pedopornografia ad opera del deputato leghista che vi fece sopra un’interrogazione parlamentare minacciando denunce. Il male naturale è uno straordinario libro di racconti, che riflettono (su) il male naturale della vita. Racconti teologali, quasi, che stanno nel solco della secolare riflessione agostiniana sul male “consustanziale” all’umano e sul peccato originale. Soggetto principale di questi racconti – che sono tanto più belli e intensi quanto più non “succede” niente (non c’è successione: è tutto lì, in un tragica incompiutezza) – è il corpo. Anzi, paolinianamente, la carne.

La carne che muore, la carne che desidera nutrimento e ri/fusione, la carne mutilata che pure, anch’essa, desidera il piacere. C’è, sempre, un corpo si confronta con se stesso, con la distanza da se stesso, con la mancanza che lo sforma. Ma tutto appare in chiave oggettuale, quasi clinica: tutto viene semplicemente mostrato, come osservato dall’occhio di un biologo, o di un angelo. Un occhio che scruta, in una sorta di assoluta aderenza, profondato nella loro “datità”, direbbe il filosofo. In questa “datità” delle cose naturali l’occhio che scruta e scrive scorge il male, nella sua naturalità assoluta, e le cose, raffigurate nei proprio esatti contorni, sembrano irredimibili. Il male, nella sua verità ultima, è morte. E questo è un libro sulla morte. Anzi, non sulla, ma corpo a corpo con la morte: avvertita nella sua incontrovertibile presenza/assenza. Anche nella pienezza della vita, là dove la vita si riproduce e prolifera, ovvero nell’attività sessuale, si scorge la presenza della morte: “L’attività del desiderio sessuale ci dà la sensazione di essere vivi e invece noi siamo animali che si riproducono perché siamo mortali”. E la morte è sommamente presente in quel breve racconto, Amore, che fu l’origine dello scandalo. Un testo di nemmeno tre pagine in cui viene messo in scena un rapporto sessuale tra un adulto e un bambino, rappresentato con il massimo di “occhio clinico”, e proprio per questo arrivando al massimo possibile della violenza: raffigurando quell’atto dunque nella sua verità esistenziale. E la verità è la materia eminente dell’arte. In tutto questo, come un soffio a margine, si percepisce, sempre, lo scarto ulteriore, il momento che viene: che poi, agostinianamente, è la grazia possibile, la parola che salva.


* Questa informazione, messa in giro (credo) da questo articolo apparso in Repubblica, non è vera. Il libro non fu ritirato dal commercio.

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Una Risposta to “La materia eminente dell’arte”

  1. vbinaghi Says:

    “La verità è la materia eminente dell’arte”
    Su questo ci sarebbe molto da dire: se fosse così arte e scienza sarebbero sinonimi.
    La materia dell’arte è piuttosto una certa qualità d’esperienza, diversa da quella che per lo più ci concede il quotidiano.
    Una pienezza del vedere, che non è ancora giudicare.
    Per questo la moralità dell’arte sta nell’integrità della forma più che nella scelta di ciò che viene rappresentato.

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