La dissoluzione familiare / Sylvanus esorcizza il grande scandalo

by

di Enrico Macioci

[Di che si tratta. * Personaggi, ambientazioni, tempi. * Questo capitolo in Pdf.]

[Ricordo che, essendo questo romanzo assai folto di note, si è provveduto a una doppia impaginazione. Nel Pdf scaricabile le note sono, come nei libri, in calce alle pagine; nel post qui sotto le note, per praticità, sono inframmezzate al testo nel loro luogo d’inserimento, e scritte in corpo minore. gm]

Sylvanus non sentì di tradire il proprio nome né la propria ultraventennale vocazione silvestre quando s’incamminò in direzione della Città.
Un piccione

Sylvanus, come S. Francesco d’Assisi, gode d’un canale preferenziale con gli animali. Comunica con uccelli, mammiferi e persino rettili. Spesso lo hanno veduto conversare amabilmente con serpenti o lucertole o gechi, e finanche con un caimano affamato e di pessimo umore con le fauci ancora sanguinanti e i brandelli dell’ultima vittima a pendergli a brani bordeaux fra un dente e l’altro. Pur vivendo da due decenni nei boschi più selvaggi, nessun lupo e nessun orso ha mai fatto alcun male a Sylvanus. Non riesce invece a intendersi bene con gli insetti ragion per cui, colto da improvvise crisi di rabbia, ne fa strage spiaccicandoli fra le ampie palme. Dopo ognuna di queste stragi Sylvanus cade in depressioni così fonde che riesce a espiare solo tramite massacranti scioperi della fame e della sete, i quali hanno finito di forgiargli un fisico già straordinariamente forte. Egli riceve le comunicazioni più importanti da un grosso piccione bianco con gli occhiali senza lenti in montatura d’acciaio e il becco dipinto di rosso, chiamato Concorde. Nessuno sa chi distribuisca i messaggi a Concorde, né Concorde si è mai degnato di fornire delucidazioni al riguardo. Stavolta sul bigliettino legato al collo di Concorde con un elegante fiocchetto beige c’era scritto: E’ NATO STOP. E’ SANO STOP. SI CHIAMA POPPY STOP. VIENI? STOP. NON VIENI? STOP. FAI COME CAZZO TI PARE STOP. ANXIETY STOP.

gli aveva portato la buona novella della nascita del Principino Poppy ed egli aveva deciso d’impulso (un impulso saggio e figlio del tempo maturo e della sofferenza matura) la partenza. Caricò lo zaino d’alcune provviste, si fermò presso un fontanile a riempire la borraccia ricoperta di pelo, s’infilò un coltello da cacciatore nella cintura e andò. Le Montagne dietro cui si stendeva la Città erano enormi zanne rocciose emergenti da gengive di prati e foreste; e all’intorno una corona di cime minori si stagliava sulla notte sorvolando il digradare dei colli fino all’orizzonte, ove mare e cielo si fondevano in un tenebroso miraggio di liquidi, vitrei bagliori. Tutto ciò che realmente amava era là, in quell’ammasso umido e brulicante ch’egli intuiva circondarlo nel buio, al contempo sorvegliandolo e proteggendolo; ma percorrendo il sentiero cinto ai due lati da erba ancora alta mezzo metro nonostante l’autunno imminente, sperava di non sbagliarsi; sperava proprio di non sbagliarsi. Sperava e intanto percepiva a destra e a sinistra occhi d’animali, fiati, tane, fruscii, pozzi, rifugi, mandrie nel sonno, qualche pastore con la pipa in bocca, e più su i camosci e le aquile reali, quasi al livello dell’Orsa Maggiore.
Sylvanus sapeva che andando in ospedale con ogni probabilità avrebbe incontrato Mr. Trasparence. Non aveva mai più incontrato Mr. Trasparence dal giorno del Grande Scandalo, vent’anni prima. Il giorno del Grande Scandalo Mr. Trasparence, usufruendo della Lettura Interna Anteriore,

Mr. Trasparence possiede la rara facoltà della Lettura Interna Anteriore In Negativo. Ciò significa ch’egli riesce, semplicemente osservando con una certa attenzione e concentrazione le persone, e solo che lo voglia realmente, a leggere dentro di esse gli atti passati negativi, un po’ come una radiografia permette d’osservare lo stato degli organi interni d’un corpo. Tale facoltà, molto ricercata da numerosi enti governativi, para-governativi e sovversivi, ha procurato a Mr. Trasparence una numerosa serie di proposte di lavoro (Trasparence nella vita quotidiana fa il mantenuto della moglie, un’ex ginnasta di livello nazionale). Ma Trasparence ha rifiutato ogni proposta perché la Lettura Interna Anteriore In Negativo gli procura un’invincibile tristezza, malinconia e mancanza di fiducia nell’integrità morale e spirituale altrui. A dirla con parole sue, “la gente in fin dei conti, e la gente siamo noi, la gente non è altro che un immane cumulo di cacca che, dopo aver accumulato cacca durante l’intero arco degli anni vissuti, s’appresta ad accumularne molta altra ancora e addirittura il più possibile negli anni che rimangono da vivere”, una visione fondamentalmente sconsolante del genere umano e del suo destino sul pianeta Terra.

smascherò Sylvanus davanti all’intera famiglia. Mr. Trasparence ebbe spesso a ripetere che non aveva potuto farne a meno, ch’era stato più forte di lui denunciare le nefandezze domestiche di Sylvanus, ma Sylvanus non riuscì mai a crederci fino in fondo.
Il Grande Scandalo ebbe luogo in occasione della prima cena in cui Ringhiously presentò Trasparence in qualità di proprio nuovo compagno ai familiari. C’erano le sorelle di Ringhioulsy, ovvero Anxiety col marito Super Bank e Precipity col marito Epacefù,

Epacefù è un noto pacifista. E’ un uomo che non conosce non diremo l’ira o la furia, ma neppure la più pallida ombra di rabbia o fastidio, perlomeno nelle loro consuete manifestazioni esteriori. Di lui dice con amore a stento rattenuto la moglie Precipity che “Gandhi al confronto era un autentico maledetto stracazzo d’un macellaio”, e dice l’amico Super Bank che “non si può litigare o discutere o tanto meno urlare con una colomba impagliata rimpinzata di Valium e col becco pieno di fiori aulenti e carezzevoli e al posto delle unghie delle zampe rametti presi la Domenica delle Palme fuori da una chiesa.”

e il fratello Sylvanus con la moglie Lamina.

Così nota per la sua magrezza. Appena nata pesava dieci grammi virgola cinque, pur essendo lunga quarantotto centimetri; e le si vedono in trasparenza gl’intestini, i quali tra l’altro figurano in perfetta, violacea forma, il cuore, i polmoni, il cervello e persino le feci o il sacco urinario con quel che c’è dentro.

La serata aveva preso l’abbrivo delle tipiche serate di presentazione ufficiale, una mortifera combinazione d’ipocrisia, noia, esplorazione e registrazione dei dati, odore di bibite e di patatine e di crodini e di lasagne al forno di là da venire e d’acidità di stomaco e di commenti, domani mattina. Ma trascorsi sì e no dieci minuti Mr. Trasparence balzò in piedi dalla poltrona ove sedeva e, tergendosi l’alta fronte con un fazzoletto di batista, in preda a forti spasmi e segnando con indice accusatorio e tremante Sylvanus ruppe in tale filippica, la voce più alta d’un tono a ogni frase successiva: “Non posso più tacere! Sto letteralmente bollendo d’indignazione e repellenza e non tacerò un secondo di più! L’hai fatto anche oggi! Tutti devono saperlo che anche oggi l’hai fatto. Poco fa! Stamattina alle nove meno un quarto l’hai fatto con la tua Dunlop del 1973, con la tua preferita amatissima dannatissima Dunlop del 1973, e dalla parte del manico! Eri ancora sbronzo, non è così? Eri ancora una volta sbronzo, sbronzolone della malora che non sei altro. Non è così????????”
Sylvanus arrossì, Lamina sbiancò e gli altri tacquero. Ringhioulsy, Anxiety e Precipity fissarono tre paia d’occhi ostili sullo scapestrato fratello, mentre Mr. Trasparence ricadeva all’indietro sulla poltrona, stroncato da una fatica in apparenza cosmica.

Sylvanus aveva condotto fin’allora una vita movimentata. A due anni picchiò un amichetto ai giardini pubblici, rompendogli in testa un secchiello colmo di pietre ch’entrambi avevano raccolto durante l’intero pomeriggio, e provocandogli uno shock semipermanente con dolorose perdite della memoria ragion per cui l’amichetto crescendo non ha potuto frequentare normalmente le scuole né imbastire una seria relazione sentimentale né trovare un lavoro seppure di bassa responsabilità e ha finito per essere internato nel braccio più tranquillo e vivibile d’un istituto per malattie mentali in una ridente e boscosa valle cecena guarnita di cascate. A quattro anni Sylvanus diede fuoco agli armadietti dell’asilo con un lanciafiamme che s’era in qualche modo procurato e portato appresso (Sylvanus è sempre stato dotato d’una forza eccezionale). A sei anni scaraventò giù per le scale la maestra elementare non prima d’averla fatta ruotare su di sé come un simpatico oggettino, regalandole una dozzina di fratture alcune delle quali multiple e scomposte. A dieci anni rapinò un negozio d’alimentari minacciando la cassiera con un seghetto finto che s’era ricavato lui medesimo, ritagliandolo argutamente da un seghetto vero. A dodici anni capeggiava una banda di teppisti che si facevano pomposamente chiamare, su sua idea, I Cattivi Colibrì Della Oscura Notte Boreale. L’attività principe della banda dei Cattivi Colibrì Della Oscura Notte Boreale consisteva nel raschiare le auto, bucare i copertoni o sfondare i parabrezza delle medesime, suonare i citofoni a tarda ora svegliando gl’inquilini, tirare bombe-carta nei cortili, incendiare cani e gatti randagi, e soprattutto sputare sugli specchietti retrovisori dei veicoli la bava ricavata dal bolo che si forma mescolando biscotti al burro con succo di frutta alla pesca (preferibilmente nelle sere d’inverno, così da favorire l’immediato congelamento sul vetro dell’immonda poltiglia). A causa della frequenza di tale ultimo scherzo Sylvanus aveva ideato per il gruppo dei Cattivi Colibrì la dicitura alternativa di Quelli Del SuperBolo (da pronunciarsi come il celeberrimo evento sportivo statunitense denominato “superbowl”). A sedici anni Sylvanus, stufo di simili baggianate, s’iscrisse a un gruppo militare denominato La Po(u)lizia Etnica. Si trattava di manganellare gli extracomunitari, i neri, gli omosessuali e i comunisti, non necessariamente in quest’ordine. Benché tacciata d’illegalità, la Po(u)lizia Etnica agiva sostanzialmente in completo accordo col Governo Centrale. Ma anche là Sylvanus non durò molto; un giorno picchiò selvaggiamente un compagno per futili motivi (Sylvanus si scopava la moglie del compagno, costui l’aveva scoperto e l’aveva ringraziato e Sylvanus aveva preso tanta accondiscendenza per un tentativo di beffa o finanche di messa in dubbio della sua virilità); fu espulso dalla Po(u)lizia Etnica. Si trovò senza lavoro e con una moglie – poiché nel frattempo per motivi sempre rimasti misteriosi aveva sposato Lamina – a carico. Furono le sorelle a trarlo d’impaccio. Riunitesi tutt’e tre a fronteggiarlo, e approfittando del timore reverenziale che Sylvanus da sempre nutriva nei loro riguardi, le tre arpie lo convinsero ad accettare un posto nell’Ufficio Del Vuoto, scovato tramite una complicata rete di raccomandazioni. Si trattava di non fare niente percependo una paga lauta (il Governo già parecchio tempo fa aveva cominciato a vedere di buon occhio un totale e definitivo appiattimento esistenziale/emozionale/intellettuale del popolo bue). Sylvanus, che nel frattempo era arrivato all’età di trentadue anni, accettò. L’incarico era realmente poco stimolante – egli sedeva su una sedia in una stanza spoglia e priva di qualunque oggetto alle otto del mattino, e trascorreva le ore fissando le pareti bianche e prive di quadri o finestre e s’alzava per andar via alle otto di sera, con un’interruzione per il pranzo consumato da solo nella stanza accanto ugualmente spoglia e bianca eccetto che per la presenza d’un tavolino con sopra qualche cibaria – ma se non altro le intemperanze di Sylvanus ebbero termine. Così perlomeno s’illusero le tre sorelle per un anno, sino alla cena/rivelazione del Grande Scandalo.

Sylvanus tentò il contrattacco. Gli occhietti azzurrissimi tuffati nel volto grifagno fulminarono Trasparence minacciandolo d’una disgraziata congerie di botte, contusioni, lesioni e faglie corporee di notevole entità. “Da dove cazzo sei venuto a spararle così grosse, Mister Sudore Sotto le Ascelle? Sei arrivato direttamente dal Pianeta Degli Stronzi?” latrò sputando un getto di catarro sul pavimento, mentre i muscoli gli si gonfiavano in modo inquietante sotto la maglia attillata e dozzinale.
Trasparence a queste parole si riebbe, scosso da un’elettricità innaturale. “Con la Dunlop! La Dunlop del 1973! E col manico! Lo ribadisco! E l’altro giorno con l’ombrello! E l’altra settimana a pugni, non prima però d’esserti messo un guantone da baseball, quello col buco che si vede l’imbottitura interna color pesca. E prim’ancora a calci coi moonboot (quelli marrone scuro), e prim’ancora con le racchette da sci,

Sylvanus è un tipo alquanto sportivo.

oppure semplicemente a selciate. A semplicissime ed efficacissime selciate! Questa povera donna è una cartina vivente del dolore, una mappa della sofferenza psico-fisica più becera e odiosa, un’autentica enciclopedia del maltrattamento domestico, un manuale d’istruzioni sui soprusi coniugali, una Bibbia del plurisecolare femminismo passivo!” E Trasparence, quasi non ce la facesse a sostenere tanta violenza e tanta ingiustizia, si lasciava ricadere sullo schienale asciugando col fazzoletto di batista gl’imponenti ruscelli di sudore che colavano sulla fronte e sul collo.
“Dannato bastardo sudacchioso!” ruggì Sylvanus, e fece per slanciarsi sull’uomo in poltrona quando la voce di Ringhiously echeggiò pronta e inesorabile.
“Non mente invece” ella disse alle attonite sorelle, mentre Lamina cominciava a frignare producendo un suono acuto e straordinariamente sottile, simile al richiamo dei delfini sott’acqua ma più pervasivo e in sostanza irritante.
Sylvanus si bloccò come gli avessero sottratto la corrente dalla spina dorsale. Anxiety e Precipity boccheggiavano in attesa della verità, aprendo e chiudendo le labbra a ritmo col respiro, e l’una al medesimo ritmo dell’altra.
“Quest’uomo, Mr. Trasparence intendo, intendo il mio compagno insomma che avevo e anzi che ho qui condotto per farvelo conoscere una buona volta prima di decidermi a sposarlo…Beh insomma lui è un Lettore Interno Anteriore In Negativo” spiegò Ringhioulsy con vago imbarazzo.
“Sarebbe a dire?” domandarono all’unisono Anxiety e Precipity, mentre Epacefù era impegnato nella silente risoluzione d’un rebus (sui suoi capelli grigi il sole ch’entrava dalla finestra s’adagiava soddisfatto e faceva le fusa), e Super Bank s’appartava al cellulare per questioni di lavoro dannatamente importanti (Super era ed è il Direttore d’una banca prestigiosa in grave, anzi comatosa nonché perpetua crisi).
“Beh” riprese Ringhiously “lui, il mio compagno insomma, il vecchio Traspa qui seduto…Lui radiografa il passato negativo delle persone, ecco. Le cose brutte fatte dalle persone.” Dopo averlo proferito Ringhiously tossicchiò di sollievo.
“Sarebbe a dire?” domandarono all’unisono Anxiety e Precipity, mentre persino Epacefù sollevava mezzo ciglio per prestare un frammento d’attenzione alla faccenda.
Intanto Sylvanus non la finiva d’arrossire, Lamina di piangere e impallidire, e Mr. Trasparence di sudare e asciugare il sudore col fazzoletto di batista, inzuppato al punto tale da poter essere usato in un eventuale scontro fisico con Sylvanus come un piccolo ma insidioso mattone.
“Lui, il mio compagno…Beh sì insomma Mr. Trasparence” riprovò Ringhiously “vede il passato, le azioni passate delle persone che incontra. Specie quelle brutte. Anzi, solo quelle brutte.”

In realtà non è esattamente così, dacché la dote di Mr. Trasparence assume contorni sfumati e misteriosi, né Mr. Trasparence medesimo sa dov’essa riesca a giungere e quali siano i suoi limiti – se ce ne sono. Un giorno ad esempio Mr. Trasparence ricevette una telefonata da un amico di vecchia data che non vedeva né sentiva da tanto tempo. I due non erano mai stati propriamente amici per via del fatto che Mr. Trasparence aveva scorto nel passato del sedicente amico (il tizio infatti si proclamava amico per la pelle di Trasparence, e non mancava di sbandierarlo ai quattro venti in ogni occasione pubblica e privata procurando al vecchio Traspa semiconati di vomito e stati ansiogeni d’una certa importanza) parecchie piccole ma fastidiose malefatte, fra cui l’aver obbligato la sorella minore in giovanissima età a trangugiare le sue caccole (sue del tizio) cavate fuori di fresco oppure aver strisciato gli zaini d’alcuni compagni di classe delle elementari con la carta igienica che lui (il tizio) aveva appena utilizzato per il precipuo scopo che attiene alla carta igienica stessa oppure essersi masturbato sul libro di filosofia del professore di filosofia (che il professore aveva dimenticato sulla cattedra d’un’aula vuota poiché gli alunni erano andati a fare educazione fisica) del liceo classico che il tizio frequentò con ottimo profitto specie poi nelle materie filosofiche eccetera eccetera.
Insomma quel giorno della telefonata Mr. Trasparence alzò la cornetta e il tizio gli fece: “Toh chi si risente, vecchio Traspa!”
E Mr. Trasparence prima di potersi frenare, quasi prima d’aver riconosciuto la voce del tizio che non ode da anni, scavalcato nella volontà e nell’autocontrollo dalla prodigiosa facoltà che il destino gli ha sortito, sorpreso nel raziocinio dalla fulmineità del dono, di questo dono non richiesto e non voluto come in fondo accade per tutti i veri doni, Mr. Trasparence replicò nella cornetta: “Ma come diavolo hai fatto a mettere su una pancia così?”
Si dà il caso che il tizio negli ultimi anni avesse davvero accumulato una pancetta di mezza età non indifferente, a causa d’una dieta non proprio ortodossa con cui tentava di lenire il vulnus sentimentale infertogli da una puttanella ventenne che l’aveva sedotto e abbandonato come fosse lui il ventenne di turno da sedurre e abbandonare e non lei, come fosse lui quello che non aveva niente da perdere ovvero né moglie né figli quando invece il tizio che allora poteva vantare una bella pancia piatta e levigata con gli addominali ben in evidenza era sposato con prole, tre figli, due maschi e una femmina per la precisione, e insomma la puttanella ventenne che poi era una sua allieva universitaria al corso di filosofia dell’800 e del ‘900 (dato che il tizio, seguendo la precoce passione filosofica sviluppata al liceo anche grazie al professore sul cui manuale aveva scaricato un abbondante getto di sperma, era diventato professore ordinario di filosofia a un’età relativamente molto giovane) con le sue natiche dure come il piombo e alte come i capitelli del Partenone e i suoi seni tosti e grossi come angurie di piccole dimensioni e con le sue minigonne indossate ad arte sulle lunghe gambe abbronzate anche a dicembre e i suoi body indossati altrettanto ad arte pure a gennaio e i suoi tacchi coi quali sopravanzava il tizio di quasi dieci centimetri facendolo sentire dominato – come a lui piaceva pensare – ma di fatto dominandolo realmente e inequivocabilmente, la puttanella ventenne l’aveva mollato da un giorno all’altro per un giovane atletico ricercatore del dipartimento di letterature comparate non prima però che il tizio avesse lasciato moglie e figli a causa dell’infatuazione per la ventenne ch’egli aveva deciso di tramutare nella sua nuova compagna di vita, e così quando fu mollato da un giorno all’altro dalla ventenne col culo tipo Partenone e i seni perfetti e anguriosi il tizio si sentì crollare il mondo addosso come si suol dire, si ritrovò solo come un cane in un quartiere di gatti, solo come un paralitico senza sedia a rotelle in una foresta scoscesa e colma di burroni e cataratte, e attaccò per compensazione a mangiare in modo compulsivo e sregolato, e per la prima volta in vita sua accumulò uno strato notevolissimo di grasso sui fianchi e sotto lo stomaco, ma una tale azione non avrebbe a rigore dovuto rientrare fra quelle visibili e denunciabili da parte di Mr. Trasparence poiché non si trattava d’una cattiva azione, il tizio non recava nocumento a nient’altri che a se stesso, a meno di voler entrare nell’ottica cristiana forse eccessivamente severa della proibizione di farsi del male in qualsiasi modo, per rispetto della vita che ci è stata misteriosamente donata e di cui dobbiamo fare l’uso migliore possibile – e in ogni caso il tizio non sapeva affatto della facoltà della Lettura Interna Anteriore In Negativo di Mr. Trasparence, non l’aveva mai saputo, per cui sibilò nella cornetta: “Puoi ripetere scusa?”
E Mr. Trasparence: “Ti ho domandato come hai potuto ammucchiare in questi ultimi anni una pancia così letteralmente… panciosa!” Non riusciva proprio a trattenersi, e la Lettura utilizzava lui piuttosto che il contrario. Trasparence era posseduto dalla Lettura Interna, un’esperienza non priva di fascino e di orrore.
Il tizio sillabò con voce glaciale: “Vecchio Traspa, mi prendi per il culo? Io ti telefono dopo tutti questi anni e tu mi parli della mia pancia? Della mia pancia che neanche puoi vedere?”
“Dunque è vero!” esclamò Mr. Trasparence di getto. “E’ vero, ammetti anche tu d’aver stipato chili e chili di ciccia inutile e antiestetica!”
Non è vero” replicò acidissimo il tizio, stringendo la cornetta nella mano destra sin quasi a farla esplodere.
“Invece è così. Ti si sente dalla voce che sei ingrassato come un porcello. Come un porcello nel fiore degli anni in un truogolo magnificamente fangoso. Ti si sente.” Mr. Trasparence aveva oramai rinunciato a tenere a bada la Lettura, e la cavalcava. A volte cavalcare la Lettura senza porsi limiti morali poteva risultare un’esperienza inebriante (ma sempre con un retrogusto amaro di colpa, un po’ come farsi di cocaina subito prima di mollare del tutto gli ormeggi).
“Dalla voce?” La voce del tizio era sempre più fredda, somigliava a cubetti di ghiaccio che tintinnano in un bicchiere vuoto.
“Esatto. Hai una voce inequivocabilmente… obesa. Cosa ti sei messo a mangiare a questo modo privo d’ogni benché minimo e decente freno inibitorio?”
“Cioè dalla voce ci si accorge che sono – che sarei – ingrassato?”
“Come no. Nella tua voce galleggia uno strato di lardo d’almeno otto, dieci chili. Forse più, non riesco a sentirlo con precisione. Ma se lo sento, però!”
“Tu menti!” tuonò d’un tratto con potenza sovrumana, a rischio di lacerarsi le corde vocali, il tizio dall’altra parte del telefono.
“Ma non sono io a dirlo, è la tua voce” spiegò serafico Mr. Trasparence che non si preoccupava d’attutire i colpi e anzi ne godeva. Il tizio per giunta non gli era mai piaciuto, specie per quella storia odiosa delle caccole fatte ingerire a forza alla sorellina durante la tenera infanzia.
“Vecchio Traspa” riprese il tizio con calma dopo uno sforzo enorme di volontà “non ti ho telefonato dopo tanti anni per parlare in via telepatica della mia pancia (che fra l’altro è rimasta tale e quale a quella che tu ricordi, ovvero piatta come una scrivania nuova di zecca e muscolosa come quella d’un ballerino professionista), non ti ho telefonato per questo, lo capisci anche tu vero?”
“Certo che lo capisco, e capisco che la faccenda ti scocci, che la faccenda risulti quantomeno imbarazzante per te, ma è così. Tu sei ingrassato come una vacca lasciata in un prato alto mezzo metro e vasto dieci ettari e senza nessun’altra vacca nei dintorni a ostacolarla nella consumazione dell’erba del prato. Eh già.”
“Volevo – voglio – parlare di noi e non della mia pancia.”
“Va bene. Ma io che posso farci se la tua voce letteralmente trasuda il fatto che ti sei avvolto attorno ai fianchi un maniglione antipanico di carne?” Mr. Trasparence procedeva a ruota libera, realmente felice che la Lettura avesse preso il sopravvento, che la Lettura lo sollevasse per una volta da gravosi obblighi formali.
“Ti ripeto che…”
“Un salvagente di polpa?”
“…vorrei…”
“Un hoola hop di strutto?”
“…parlare…”
“Un cinturone d’adipe?”
“…di noi…”
“Un ciambellone di pinguedine?”
Dall’altra parte della cornetta il tizio attaccò a piangere sommessamente. Il pianto sommesso era struggente, un arrendersi senza nemmeno l’ultima ribellione dell’urlo.
“Mi dispiace” sussurrò Mr. Trasparence, capendo che il dominio su di lui della Lettura era finito e ricominciando a provare sentimenti vaghi ma già ben delineati di pietas e di humanitas.
Il tizio continuò a piangere.
“Davvero, non so come scusarmi.”
Il tizio piangeva.
“E’ che la tua voce…la tua voce…”
“Vaffanculo!” sbottò con virulenza animalesca il tizio, tirando su col naso e scatarrando. “Vaffanculo tu e la mia voce e la mia pancia!”
“Io davvero non so…”
“Tu sai eccome. M’avrai visto da qualche parte, altro che voce del cazzo! M’avrai visto da qualche fottuta parte che mal me ne incolse che mi vedesti! Bravo! Complimenti! E non aspettavi altro che potermelo rinfacciare eh? Vero brutto geloso di merda? Vero?”
“Ma come potevo sapere…”
“Non certo attraverso la voce, ci risiamo, si è mai sentita una stronzata simile? Ma tu sapevi, m’hai visto per strada o in un locale o al supermarket o al bar o dal meccanico o dal barbiere oppure ci siamo incrociati sulle scale del palazzo dello psicanalista oppure qualcuno te lo ha detto…”
“Come potevo sapere ti ripeto…”
“E magari sai pure perché, non è così? Sei pure a conoscenza di quella maledetta puttanella e di quel finocchio d’un ricercatore palestrato – s’è mai visto un ricercatore palestrato? Eppure costui lo è!”
“No, intendevo dire, se tu dici che t’ho visto e che sapevo, ebbene come potevo sapere però che avresti chiamato consentendomi così di rinfacciarti, di prendermi la soddisfazione di rinfacciarti della pancia che viceversa ho intuito attraverso il suono della tua voce – e che non ho né visto né udito raccontare da nessuno?”
“Basta con la storia della voce! Ripetila un’altra volta e giuro che vengo a cercarti e a cavarti quegli occhi da spione di merda che altro non sei e poi me li mangio, li metto a bollire in pentola e me li mangio come uova alla coque, brutto bastardo figlio di puttana d’un rosicone!”
“E’ un equivoco. Io non avrei voluto che accadesse questo.”
“Vaffanculo! Io passo metà delle mie giornate a rimpinzarmi di panini alla Nutella e torta millefoglie e budini al cioccolato, e poi mi sparo le seghe pensando a quella puttanella col fisico statuario e la minigonna e i tacchi a spillo e poi quando vengo in abbondanza piango da solo sul mio letto di dolore e sperma pensando a tratti alterni alla puttanella col ricercatore finocchio e a mia moglie e ai miei tre figli volati via per sempre dalla voliera del mio affetto e della mia quotidianità che adesso è diventata un inferno di dolci e chili in eccesso e sperma che si va seccando ovunque col suo odore di fiori primaverili lievemente guasti, e tu dici che non avresti voluto che accadesse questo?”
“Non avrei voluto.”
“E io ti chiamo, chiamo un vecchio amico che non dovrebbe sapere un cazzo di tutto lo schifo che mi ha travolto e che tento d’esorcizzare con abbuffate ipercaloriche a base essenzialmente di dolci e questo vecchio amico che dovrebbe avere la dote impagabile dell’inconsapevolezza del fango che mi sta seppellendo che fa?”
“Mi spiace davvero.”
“Che fa?”
“Mi spiace.”
“Mi rinfaccia la pancia dalla voce, ecco cosa fa. Mi confida che la pancia mi si sente addirittura dalla voce.”
“Non so come scusarmi.”
“Che è un po’ come dire – dato che questo vecchio amico che tu sei doveva già sapere per proprio conto della pancia e forse anche di tutto il resto, di tutto quello che sta dietro la pancia sformata che ha guastato la mia immagine fisica sino a poco fa pressoché impeccabile – è un po’ come dire non ti puoi nascondere, non puoi ignorare neppure per telefono, neppure con un vecchio amico che non vedi e non ti vede da tanto tanto tempo puoi ignorare la mondezza che ti sta affogando dal momento in cui hai ficcato la testa e anche qualcos’altro sotto le gonne corte e dannatamente sexy di quella puttanella ancheggiante per i corridoi della facoltà in attesa che qualche professore ordinario o associato o ricercatore cadesse nelle sue grinfie femminee e enormemente gradevoli e micidiali.”
“Mi spiace.”
“E che è un po’ come dire che tu (che nella fattispecie sarei io) non ti puoi nascondere perché quello che hai fatto è disgustoso, è stato disgustoso prima aver tradito la tua famiglia per una puttanella col seno e il culo e i polpacci d’acciaio ed è stato disgustoso dopo aver cominciato a buttarti giù e a passare le giornate a mangiare e a tirarti le seghe nel letto senza neppure mai pulirlo né rifarlo ed è disgustoso adesso cercare di mentire a un vecchio amico nel tentativo d’illuderti d’essere ancora la figura vincente che hai voluto far credere e credere di essere per così tanto tempo.”
“Mi spiace.”
“E che era un errore, perché tu (che nella fattispecie sarei sempre io), non sei mai stato né tantomeno sei un vincente. Ho capito bene?”
“Vedi, io posseggo un dono…”
“Ho capito bene?”
“Ma più che un dono lo definirei ecco, vedi, una maledizione…”
Vaffanculo.” E il tizio riattaccò per sempre.
Ed è così che una pseudo-amicizia di Mr. Trasparence finì bruscamente a causa della Lettura Interna Anteriore In Negativo, e questa è la dimostrazione che la Lettura Interna Anteriore In Negativo è un dono assai difficoltoso per Mr. Trasparence da gestire e i cui limiti – se esistono – non sono stati ancora esplorati, e che esplorandoli si rischia di perdere molti più amici di quanti se ne potrebbero trovare.

Tossicchiò ancora.
“Vede le azioni di persone brutte oppure vede le brutte azioni e basta?” subito s’accalorò Sylvanus, che non mancava d’una certa dose di vanità.
“Le azioni” ribatté livida Ringhiously.
“Ah” si tranquillizzò Sylvanus, per poi subito agitarsi. “E’ un’ignobile stronzata, comunque. Un’evidentissima stronzata e calunnia di merda volta a mettermi in una cattiva angolazione di luce, ecco cosa. In un’angolazione di luce scomoda, in penombra, in una penombra topina, ecco cosa. Scarafaggina, anzi scarafaggesca. Vermesca. Lui viene dal Paese Degli Stronzi e voi lo sapete.” Ma non guardava la moglie, e teneva d’occhio le altre due sorelle quasi implorandole.
“Non è facile da credere, Ringhy” rifletté Anxiety. Precipity annuì.
Fu allora che Mr. Trasparence si risolse a intervenire in modo decisivo, vincendo la sua abituale pudicizia in materia di Lettura Interna.

La Lettura Interna aveva procurato a Mr. Trasparence molti più guai che cose positive (come si sarà adeguatamente compreso dalla lettura della nota precedente), isolandolo sin dall’infanzia e rendendolo sostanzialmente odioso al resto della comunità cosiddetta civile, che poi è nella sua stragrande maggioranza molto ma molto incivile. Il primo trauma Mr. Trasparence lo subì all’età di tre anni, quando accusò la madre d’aver tradito il padre col fratello (del padre). La madre per tutta risposta gli mollò un ceffone di violenza inaudita (sganciandogli due denti da latte) e lo mandò a letto senza cena, ma lo sdegno della donna non valse a sconfiggere il tarlo del sospetto insinuatosi nella mente del padre di Trasparence dopo l’uscita tanto inconsueta del figlioletto. Tuttavia il padre non poté mai trovare alcuna prova a sostegno della tesi filiale, e così finì per rivalersi sul figlio sottraendogli per sei mesi la bicicletta con le rotelle nuova fiammante, in modo da sfogare la frustrazione nonché la cupa e muta ansia interiore che la denuncia del figlio aveva instillato in lui, facendo leva su talune sue vecchie insicurezze. Quest’odio della madre e del padre per aver lui detto semplicemente la verità traumatizzò Mr. Trasparence in modo precoce e indelebile. Di lì a poco iniziò a denunciare anche le malefatte dei fratelli sia maggiori che minori, e ogni volta non fu creduto né dalla madre (cui conveniva far passare il piccolo Trasparence per un calunniatore) né dal padre (cui conveniva credere che il piccolo Trasparence fosse un calunniatore), col risultato che i fratelli, accortisi che le denunce misteriosamente esatte di Trasparence non sortivano punizione alcuna, con la scusa d’essere stati calunniati picchiavano il fratello in gruppo con furiosa e catartica felicità. Fu così che Mr. Trasparence iniziò fin da bambino a diffidare del dono che aveva ricevuto, e imparò a farne un uso parco e prudentissimo. Cionondimeno poteva capitare, avendo Mr. Trasparence uno spiccato senso della giustizia e dell’onestà, che gli sfuggisse di tanto in tanto qualche denuncia; e nella stragrande maggioranza dei casi finiva dalla parte del torto e del vilipendio, com’è sempre stato per ogni vero profeta piovuto sulla Terra. Solamente in un’occasione il dono fu utile a Mr. Trasparence: nella scelta di Ringhioulsy come compagna di vita. Quando la vide per la prima volta impegnata in una gara d’atletica dov’era capitato per caso, scorse nel suo passato così poche e insignificanti malefatte che decise di conoscerla e, possibilmente, sposarla. Lo svantaggio stava nel fatto che per Mr. Trasparence non vi fu reale innamoramento, nessuna forte emozione, nessun mistero e nessuna irrazionalità; egli s’innamorò di Ringhiously a progetto, per dir così. Quando poi rivelò a Ringhioulsy la propria facoltà ella non gli credette; e lui per convincerla fu costretto a svelarle di sapere che lei aveva, fra le altre cose, barato in occasione della gara d’atletica dove lui l’aveva vista per la prima volta rimanendo colpito dalla sua essenziale pulizia animica, indossando scarpe da ginnastica dotate d’un reattore a benzina verde silenzioso ma potentissimo che le consentì di stravincere sia i cento che i duecento che i quattrocento metri piani alla velocità di 108,09 chilometri orari in tutt’e tre le competizioni, distanziando le altre atlete a tal punto ch’ella tagliò il traguardo quando quelle erano appena partite. A tal punto Ringhiously, non senza una goccia d’odio, cedette e decise ch’era assai meglio tenere Mr. Trasparence dalla propria parte, specie se desiderava proseguire la brillantissima e remunerativa carriera d’atleta e di ginnasta superdopata e infida; e si misero insieme in uno slancio di reciproca ottimizzazione dei rischi.

Disse ad Anxiety con tono sicuro, privo del minimo dubbio: “L’altro ieri sera a cena, quando avete mangiato in soggiorno invece che in cucina per tua scelta (affinché la novità della location distraesse dalle pietanze), tu hai messo del parmigiano nel passato di verdure di tuo figlio Ham. Lui non se n’è accorto, anche se ha percepito un sapore non proprio gradevole (questo non lo so tramite lui che non ho mai visto, ma tramite te che sto vedendo ora: ebbene tu hai pensato alquanto compiaciuta esattamente così: sente un sapore non proprio gradevole ma non lo ha ricollegato al parmigiano né ci riuscirà, eh eh eh). Il tuo è stato un atto vile poiché tu e tuo figlio Ham avevate statuito da molto tempo che tu non avresti mai più provato a far piacere tramite forza e/o coartazione e/o inganno e/o frode qualsivoglia tipo di formaggio al vecchio Ham, che non sopporta i formaggi e specialmente poi il parmigiano che tu ti sei sempre ostinata a fargli scendere giù per il gozzo in ogni modo possibile, specie quando era più piccolo e non in grado di ribaltarti fuori dalla finestra con uno spintone assestato bene; e tu l’altro ieri sera a cena hai violato i patti. Li hai violati più di un violoncello piantato in un prato di violacciocche. Certo nel mondo, in ogni luogo e in ogni momento, anche in questo preciso istante che ci si sfila subito da sotto le chiappe per non tornare giammai a sfiorarle, mai più, anche adesso accadono cose ben più gravi d’un patto infranto sul parmigiano, e vengono perpetrate azioni ben più violente e spregevoli della tua, del tuo tradimento l’altro ieri sera a cena nei confronti di tuo figlio Ham, del tuo avergli messo a tradimento scaglie di parmigiano nel passato di verdure; ma ciò non toglie mia cara Anxiety che quell’azione di mettere un pugnetto di parmigiano nel passato di verdure di tuo figlio inconsapevole del pugnetto di parmigiano nel suo passato di verdure sia stata un’azione tendente più al cattivo che al buono, più alla malvagità che alla dolcezza e all’affetto (materni e non, universalmente intesi intendo), e insomma quel pugnetto di parmigiano nel passato di verdure avresti potuto risparmiartelo mia cara, e t’assicuro che il pianeta Terra non ci avrebbe rimesso un atomo se tu non avessi tradito i patti col tuo figlioletto, col vecchio Ham che s’aspetta dalla sua mamma che non rompa i patti concordati con lui nemmeno per quanto concerne un piatto di passato di verdure che non sia latore maligno finanche d’un briciolo di quello schifoso d’un odiatissimo parmigiano, dico bene mia cara Anxiety?”
Ciò affermato Mr. Trasparence cadde per l’ennesima volta all’indietro e ricominciò ad asciugarsi col fazzoletto sempre più duro il sudore che minacciava d’affogarlo. Il fazzoletto sembrava un piccolo blocco di cemento, e lasciava chiazze rossastre sulla pelle di Trasparence e qua e là qualche piccolo taglio.
Anxiety si produsse in una smorfia indefinibile che la fece somigliare a una iena, poi berciò a Trasparence: “E le azioni buone, di quelle nemmeno una ne vedi, sapientone dei miei cazzuti zebedei?”
“Nemmeno una” sospirò lui. “Soltanto le cattive. Sono una Cassandra volta al passato, un uomo appeso al chiodo del risentimento altrui, un testimone della merda interiore che tiriamo sotto il tappeto interiore che interiormente teniamo nel salotto buono dell’interiorità che però è marcia come una stanza infestata dai topi e dai ragni e dai pipistrelli da qualcosa come un paio di millenni, tanti topi e ragni e pipistrelli, da millenni, sì, una stanza ragnopipistrellata, sono un martire che vaga nelle zone suburbane dello schifoso spirito o cosiddetto tale delle persone, nel fango della sostanza spirituale infetta delle persone, che vaga sotto i ponti della buona educazione e del decoro, sono un veggente alla rovescia che tira fuori dagli armadi le migliaia di scheletri che vi fanno allegramente muffa, coi teschi che ridono del male inferto e goduto, tonnellate di muffa e di teschi col sorriso, sì, sono un santo del peccato compiuto e irredimibile e dunque un santo inutile e alla rovescia, un condannato all’isolamento per eccesso d’onestà intellettuale, pulizia morale, integrità di cuore e d’anima, e in definitiva un luminoso sfigato con un portento di dono extrasensoriale che non ho desiderato né tanto meno chiesto e che mi è stato imposto con la delicatezza con cui un elefante sovrappeso schiaccia un piccolo timido umido fiore gualcito in un’alba indiana o africana uscendo a suon di barriti fra i drappi irreali del mattino eccetera eccetera.”
“Sei anche un maledetto spione” grugnì Sylvanus scricchiolando le nocche e avvicinandosi bieco a Trasparence. La gamma delle intenzioni che lasciava intuire andavano da una scazzottata a un pestaggio in piena regola.
Leste come il lampo Anxiety e Precipity si materializzarono tra il fratello e il suo accusatore, e d’un sol suono chiesero a Lamina, intenta a frignare con quei timbri tenuissimi eppure molesti e delfineschi che s’insinuavano nei più reconditi recessi dei padiglioni auricolari dei presenti: “E’ la verità, alice-a-dieta-perenne-che-ci-fai-pure-un-po’-ribrezzo?”
“Sì!” eruppe fra le lacrime Lamina. “Sì! Sì! Sì!”
Dalla stanza attigua giunse la voce di Super Bank: “La relazione di bilancio devo rivederla io, capito? Io. Devo rivederla io semplicemente perché sono un genio in mezzo a una massa d’ignoranti, e sono un genio anche in mezzo a una massa di non ignoranti, insomma sono un genio a prescindere dal contesto, un genio assoluto, debbo vederla e rivederla io perché spicco fra voi come l’Empire State Building spiccherebbe in un villaggio di capanne di pigmei, come Maria Callas in un ricovero per muti. Perché sono il migliore. Io mi metterò alla caccia dei vostri errori come un cane da tartufo si mette alla caccia di tartufi nel pieno della stagione dei tartufi. Intesi?”
Sylvanus impallidì. Il suo faccione si sgonfiò come se l’avessero forato con uno spillo. “Cazzo” esclamò piano, quasi con classe. Crollò sul divano accartocciandosi. Sembrava privato d’un sol colpo dello scheletro.
“Devi andartene” gl’ingiunsero in coro Anxiety e Precipity, che prendevano sempre decisioni rapide e concordi e parlavano all’unisono. Tutt’e due s’erano messe entrambe le mani sui fianchi e ciò non deponeva a favore di Sylvanus. Ringhiously, superata la tensione, disse anch’ella a Sylvanus: “Te ne devi andare, tu e la tua Dunlop del cacchio.”
E Sylvanus sentì in quel preciso istante che una nuova (ma forse invero antica) vocazione lo chiamava. Sentì d’un tratto, per via di quest’uomo sudato e stempiato che gli leggeva dentro come una porca di macchina radioattiva, come una dannata macchina di quelle che si trovano in quegli scemi di libri o film di fantascienza di serie Z che riescono a scavalcare il tempo coi suoi limiti e steccati e cose del genere eccetera, sentì che una voce lo chiamava di lontano, che l’aveva forse sempre chiamato, sempre, in paziente pazientissima attesa che infine egli la udisse, che udisse la voce, in docile e preziosa attesa che l’uomo sudato e stempiato con le facoltà d’una baldracca di macchina futuristica da fumettone d’edicola oppure da film di fantascienza di serie Z giungesse da chissà dove per consentirgli di rivolgersi emotivamente a quella voce che poi in definitiva altro non era che la sua parte più profonda, autentica e quindi inascoltata, ignorata e addirittura vilipesa dal suo sé, dal suo io libero dall’ego, dal Generale Ego.

La liberazione improvvisa dell’io dall’ego ha reso Sylvanus un uomo moralmente eccezionale, ribaltando di fatto in positività i numerosi tratti negativi del suo pessimo carattere da teppista pre/Grande Scandalo, i quali si rivelarono essere in definitiva pietose distorsioni mentali/spirituali che il piccolo Sylvanus iniziò a creare nella sua mente già dopo una manciata di minuti dalla nascita. Questo ci porta dritti a sbattere la testa sul problema corposo anziché no della Caduta Originaria, e a fratturarci impietosamente il cranio senza alcun guadagno cognitivo.

E la voce scaturiva da un intreccio di limpidi rami, sortiva sulle ali d’una brezza fiorita, narrava di cascate iridescenti e prode celesti e tronchi secolari e prati di smeraldo e lenzuola di neve o di foglie secche e di nidi e scoiattoli e lupi e orsi e volpi e stagni e sentieri persi e rifugi diroccati e greggi e pascoli e pastori e luoghi romiti e dimentichi. E Sylvanus, preso nel getto raro d’una vocazione riconosciuta in un lampo, d’una vocazione spogliatasi del proprio mistero in un istante, versando calde lacrime s’inginocchiò ai piedi larghi cinque centimetri cadauno di Lamina e, la mano destra sul cuore, innanzi alle esterrefatte sorelle, al sempre più bagnato Mr. Trasparence, all’indaffaratissimo Super Bank e al quieto e semi-sorridente Epacefù (ancora intento nella soluzione del rebus col sole a fluttuargli fra i capelli grigi), recitò con voce calda quanto segue:

“Il sentiero elude ogni tuo sogno, si snoda entro alberi e frutti, tentazioni carnose e castelli zuppi, circondati da acque piene di ninfee e caimani d’argento. Nei vapori gli orsi fanno la ruota, unghie gialle e cravatta verde. Qualche scoiattolo beve su un ramo lo scrosciante crepuscolo dell’umanità.
Forse ci rincontreremo fra questi monti bruniti dalla sera, i cui sentieri portano alle forre fonde dell’oblio; forse ci stiamo già chiamando senza sentire, sotto le rupi adorne d’aquile spettrali; forse troverò la spada confitta nella roccia, al centro del prato molle dietro l’ultima curva, sfiorando nell’affanno i gladioli e le più sottili libertà concesse al viaggiatore razionale.
Infine, ancora nell’incubo quotidiano, ecco accendersi le finestre elettriche, una a una, dritte sul buio illampionato, e nenie banali dondolare da un palazzo all’altro, e nessuna vela catturare la luna, e solamente i cani di quel mistero pietoso rimanere per le vie, aprendo lamenti d’altre lingue, vagando sul cemento e fiutando l’affetto lontanissimo nelle crepe dell’estenuata, postmoderna civiltà.”

Sylvanus ha vinto numerosi premi di poesia e di prosa poetica, ma non si è mai recato a ritirarne uno. A spedire i dattiloscritti alle giurie è sempre Concorde. E’ lo stesso Concorde a spedire le cordiali ma ferme lettere di rifiuto dei premi, le quali consistono in fogli bianchi con sopra disegnato un pugno da cui spicca un dito medio alzato.

Indi tacque. Tutti tacquero. Lamina smise di piangere ed Epacefù smise di dedicarsi al rebus. Il sole continuava a scintillargli fra i capelli felice come un cucciolo di gatto in mezzo ai trucioli. Fu Super Bank, dalla stanza attigua di dove andava e veniva, a rompere l’idillio: “Ti dico che il massimale massimo del minimale minimo si calcola a percentuale cubica del trigono economico della spettrometria anabasale della proiezione stereografica che ho lasciato stamani alle dieci e nove minuti e tredici secondi sul tuo tavolo, angolo est/sud-est, dentro la cartellina blu con venature sempre blu ma di un altro blu, un blu leggermente più chiaro del blu di fondo della cartellina blu, perdincibacco!”
Il resto fu un liquido precipitare delle cose verso la nuova realtà, naturalmente e teneramente e con movenze di metafisica eleganza. Lamina perdonò al marito (aiutata in questo dalla prospettiva che cominciava a chiarirsi nella sua mente che il marito sarebbe sparito per sempre dalla sua vita assieme alla Dunlop e a tutto il resto), le tre sorelle tirarono un sospiro di sollievo all’idea che il pestifero fratello si ritirasse infine (a quanto pareva per sempre, ma anche loro come Lamina non avevano colto con precisione totalmente soddisfacente il senso della criptica recita di Sylvanus) in eremitaggio nei boschi, Mr. Trasparence fu felice d’aver salvato l’osso del collo, Super Bank fu soddisfatto d’avere ancora una volta dimostrato il proprio insondabile valore ed Epacefu fu lieto senza alcun motivo che la lietezza medesima, che la tautologia fatta lietezza.
Ed è per questo, è derivando e deviando da questo, da tale denso e policromo e imprevedibile e illuminante incontro/scontro di vent’anni prima che ora Sylvanus solca il bosco con l’ampia falcata, azionando le cosce possenti e stringendo nella mano venosa un bastone di frassino, nello scroscio stellato e negli ascendenti fumi notturni, e punta verso la Città situata oltre le cime delle Montagne su cui il cerchio lunare dondola e schiara, dondola e schiara, e sparge sulle rocce e sul variegato fogliame e sulle valli divine gocce di rarefatta, aerea magia.

Tag:

4 Risposte to “La dissoluzione familiare / Sylvanus esorcizza il grande scandalo”

  1. chiappanuvoli Says:

    Ci sono novità per la pubblicazione?

  2. Giulio Mozzi Says:

    Non mi pare.

  3. Happy Says:

    Mi perdoni, Mozzi, ma sinceramente io non mi ci raccapezzo…
    Lungi da me il pensiero che tale prosa sia un’aggressione sado-maso a noi poveri lettori borghesi… eppure un dubbio mi sovviene…

    Ho letto e compreso le sue premesse alla pubblicazione, eppure continuo a chiedermi: perché tutto ciò?

  4. Giulio Mozzi Says:

    Happy, non vedo dove sia l’aggressione. A me pare una prosa molto divertente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: