La dissoluzione familiare / I signori Tenebra

by

di Enrico Macioci

[Di che si tratta. * Personaggi, ambientazioni, tempi. * Questo capitolo in Pdf.]

[Ricordo che, essendo questo romanzo assai folto di note, si è provveduto a una doppia impaginazione. Nel Pdf scaricabile le note sono, come nei libri, in calce alle pagine; nel post qui sotto le note, per praticità, sono inframmezzate al testo nel loro luogo d’inserimento, e scritte in corpo minore. gm]

Lord e Lady Tenebra escono dal garage della loro villa a bordo del Suv MegaMaster 6000 di cilindrata

Si tratta d’un modello unico, progettato e costruito appositamente per Lord Tenebra, grande appassionato di motori. E’ un gigantesco Suv nero a sette porte con parabrezza, lunotto e finestrini antiproiettile e antimitragliatrice e antimissile, ruote con carroarmato capace di frantumare chiodi e pietre le più acuminate, e fari in grado d’illuminare (con l’opzione abbaglianti) a dieci chilometri di distanza e persino attraverso le montagne sia calcaree che renose. Dispone inoltre d’anti-nebbia perforanti, che smuovono masse d’aria spazzando via la bruma e al contempo gettando un abbacinante raggio bianco. Lord Tenebra coltiva la discutibile abitudine di tenere gli abbaglianti e gli anti-nebbia sempre in funzione, cosicché provoca disastrosi incidenti accecando gli automobilisti sopraggiungenti dalla direzione opposta (le retine dei malcapitati vengono bruciate all’istante, per cui il verbo “accecare” è usato qui nella sua accezione letterale). Gli automobilisti che non sono morti nell’impatto con un muro o un albero sono quindi rimasti privi della vista. Lord Tenebra non è stato mai incriminato perché è una sorta d’oscuro boss simil-mafioso e para-governativo, a capo d’una cosca denominata Col Suv Sul Cranio Dello Zingaro, il cui acronimo risulta essere CSSC; i vocaboli “Dello” e “Zingaro” sono stati esclusi dall’acronimo (compaiono solamente sul verbale di registrazione dell’associazione) in nome d’una dicitura più geometrica quale quella formata da una C, due S consecutive e un’altra C. La decisione è stata di Lord Tenebra medesimo. Del CSSC fanno parte all’incirca un centinaio di membri, ognuno dei quali colluso a propria volta con associazioni a delinquere mafiose, camorriste o para-governative (il che è sostanzialmente lo stesso). I CSSC sono gemellati coi Fratturatori dell’OSF, e non s’esclude che alcuni membri siano stati e continuino a essere travasati temporaneamente da un gruppo all’altro, magari previo cambio d’identità.

poco prima dell’alba. La campagna è un drappo buio su cui le stelle pendono come i monili d’un dio assente e severo e la luna getta lenzuola addosso ai pioppi e alle siepi raggrinzite e ai canali di scolo pieni di foglie secche e frasche e misteriosi colpi di tosse e ai campi arati di fresco e alle tane e ai nidi sospesi nel ricamo dei legni e delle chiome assorte, argentee. I corvi tacciono in cima agli alberi più alti, ruminando nel becco sogni infernali. Baluginano magiche le candide lepri dietro i dossi, balzando come al rallentatore, e i cani ululano dai recinti o scavano con le zampe in cerca d’un povero oblio d’ossa oppure spalancano le zanne bagnate di saliva. Sulle strade deserte i lampioni gettano chiazze circolari e sull’asfalto la linea di mezzeria brilla, nel pietrame singhiozzano le radici mentre i gatti ardono monete oblunghe dentro gli orti foderati d’erba marcia e funghi e muschio e vecchie pompe d’irrigazione dimenticate, incomprese. Nelle vasche l’umidità risale ad ampi sospiri verso il bordo, a bocca aperta anela il giorno che la dissolverà, la dilanierà.
Alla prima curva Lord Tenebra investe una grossa volpe dalla coda bianca. Non si capisce se lo faccia di proposito, ma quando l’animale si materializza sulla carreggiata il Lord non diminuisce minimamente la velocità né tenta in qualche modo di deviare la traiettoria. Del resto Lady Tenebra non domanda al marito alcuna spiegazione. La volpe viene maciullata dalle ruote della parte sinistra del MegaMaster 6000 – che non accusa il colpo in alcun modo – e rotola a bordo strada, vicino a certi rovi magri. Aloni scuri frangono la purezza della coda, che vibra due volte a destra e a sinistra prima d’accasciarsi. Gli occhi gialli della volpe fissano quasi commossi la lontananza delle galassie e il foulard lunare attorno alle vette, spegnendosi quindi poco a poco in una vasta solitudine, in un abbandono colmo di rimpianti inesprimibili perché troppi e troppo repentini. Il bagliore interno degli occhi della volpe si fa sempre più fioco fino a spegnersi, finché dentro la volpe non è l’oscurità totale, finché la volpe non diviene un povero sacco di buio. Volpigni ricordi traversano la mente moribonda della volpe. Quando, appena nata, la madre l’allattava nella selva, non lontano di là, in una piccola dolina rivestita di violacciocche e protetta dal basso, cangiante fogliame d’un gruppo d’aceri. Quando al mattino il sole filtrava nella dolina esaltando le trine dei ragni e lo sciacquio d’oro delle api. Quando a sera il tramonto bagnava d’un fatale rimorso le schiene degli scarabei e lo smeraldo delle azze e le file operose delle formiche e le pigne e i vaghi sassi chiari tra le felci, così precisi da poterli contare. Quando nei risvegli invernali il canto vicino della fonte ritmava i precoci lucori, i dondolii nebbiosi, il volo liscio e curvo degli scoiattoli. E quando poi conobbe il freddo contatto della pioggia, quelle miriadi di piccole dita gelide, e il morbido inganno della neve, e il tocco sfuggente della rugiada giù dal concavo fogliame reclino. E poi la volpe rammenta il primo amore, in una radura che profumava di cenere e bivacchi. E poi la prima cucciolata (era una volpe femmina). E il secondo amore. E la seconda cucciolata. Poi la volpe tenta di ricordare dove si stesse recando di così gran carriera al momento d’incrociare il fatale Lord Tenebra e il suo mostruoso Suv MegaMaster 6000 che l’ha straziata insozzandole di rosso la magnifica candida coda. Poi spira.

Il cadavere della magnifica volpe dalla coda bianca fu raccolto la mattina dopo da un contadino che lo caricò in macchina, lo portò a casa, lo scuoiò, lo sventrò, lo svuotò delle interiora, lo decapitò, quindi ricavò dalla coda una preziosa mantella per la moglie e appese il capo della bestia sul camino, impagliandolo con la cura estrema dei necrofili.

Dopo l’impatto con la bestia Lord Tenebra preme un pulsante; un sistema d’invisibili pompette fa scaturire sulla fiancata e sulle ruote della parte sinistra del MegaMaster potenti e circoscritti getti d’acqua mista a disinfettante, che eliminano capillarmente ogni residuo del sangue della volpe. Lord Tenebra non deve premere di nuovo il pulsante per interrompere la procedura: la procedura va in automatico, e la lunghezza del tempo dello schizzo è calibrata da scrupolose cellule fotoelettriche a seconda del livello di sporcizia dei copertoni e della carrozzeria. Il Suv MegaMaster 6000 di Lord Tenebra, pur essendo nero, figura d’una pulizia esemplare; e a chi gli domanda come riesca a tenerlo così in ordine il Lord risponde invariabilmente: “Trattasi d’un rigido pacco di fatti miei.”
La loquacità di Lord Tenebra sfiora lo zero assoluto, ma anche Lady Tenebra articola vocaboli col contagocce. I due sono in grado di compiere viaggi di svariate ore senza scambiarsi nemmeno una parola; a colazione non parlano; a pranzo non parlano; a cena non parlano; a sera fanno l’amore con impeto selvaggio tutti i giorni alla stessa ora, allo stesso minuto e allo stesso secondo, raggiungono un amplesso muto e rapido, dopo di che si coricano senza darsi la buonanotte, girati di schiena l’uno all’altra.
Lady Tenebra lavora negli Avvelenatori Mentali.

Il gruppo degli Avvelenatori Mentali, pur essendo affine a quelli dei Fratturatori e dei CSSC per ciò che concerne la delicatezza, la sensibilità e il riguardo verso le fonti più delicate, vitali e profonde del corpo, della psiche e dell’animo umani, se ne distingue per la maggiore ampiezza e il legame più diretto e cristallino (ma non in fondo più significativo) coi gangli del Governo Centrale.

Forse è a causa del suo lavoro che poi a casa (e un po’ dovunque) tace; il suo lavoro le impone infatti di rovesciare nell’etere oceani di parole, sin quando non cade letteralmente prosciugata in un afono ottundimento. La Lady va in onda a tarda notte a notti alterne, sul canale Fottihead.

Uno dei più importanti canali del Regime. Altri canali che vanno per la maggiore: Regimen, Homo Merdiaticus, StupidaMente, Guarda E Obbedisci, IlRegimeUno, IlRegimeDue, IlRegimeTre, IlRegimeQuattro, IlRegimeCinque eccetera eccetera fino a IlRegimeUnMilione. Si noterà, non a torto, una certa qual insistenza sul concetto (non proprio democratico ma oramai comunemente invalso e bene accetto) di regime.

I suoi lunghi capelli color ebano, serici e sottili, che cadono verticali attorno al volto pallido e tagliente ravvivato da occhi d’un verde magnetico e quasi elettrico e ombrati da ciglia scure ed estese, le sue mani affusolate terminanti in lunghe unghie viola, la voce roca e inespressiva e tuttavia ammaliante e i minuscoli denti aguzzi dietro le labbra esangui, tutto in lei emana un carisma pressoché ideale a consumo dell’istupidito pubblico televisivo notturno.

Alcuni anni orsono cominciarono a spostare la prima serata, il cosiddetto “prime time”, sempre più in là: dalle venti e trenta alle venti e quarantacinque alle ventuno alle ventuno e dieci alle ventuno e trenta e così via, fino a – di fatto – eliminare il “prime time” sostituendolo con estrose trasmissioni sui pacchi, le famose SEXBOX, che più o meno seguivano tutte il medesimo canovaccio: c’è un presentatore che scherza con un concorrente, spesso irridendolo e umiliandolo e insultandolo nelle sue più genuine componenti umane fino a disossarle alla radice; il concorrente deve pescare un certo numero da un certo contenitore; se lo pesca potrà aprire un certo pacco nel quale c’è ad attenderlo una giunonica fanciulla (parliamo di ragazze con fianchi larghi quanto una berlina e con la settima di reggiseno e che, se mettono i tacchi, arrivano anche a due metri e venti di statura) tanto nuda quanto disponibile; il concorrente dovrà consumare il rapporto con la fanciulla davanti alle telecamere, in diretta nazionale, pena l’interdizione del rapporto stesso; a questo punto non è raro che il concorrente, soggiogato dalla straripante bellezza della fanciulla e dal molteplice e intrusivo occhio delle telecamere, soffra d’una crisi d’impotenza o addirittura di rigetto nei confronti del corpo strepitoso della fanciulla e del sesso più in generale; ciò risulta essere d’altissimo gradimento per il pubblico sia in sala (una sala che contiene fino a centomila persone e che è ricavata da un vecchio stadio per il calcio caduto in disuso dopo che il calcio è diventato fruibile esclusivamente sui canali a pagamento) che per il pubblico a casa, il quale pubblico taccerà l’uomo di scarsa virilità o d’omosessualità o d’entrambe, con una furia letteralmente selvatica spiegabile in larga parte col fatto ch’esso pubblico si rivede, o piuttosto teme di rivedersi, nel disgraziato concorrente incapace d’approfittare d’una grazia così esagerata come una fanciulla alta coi tacchi due metri e venti e il cui seno è così grande e tosto da potercisi appendere e salire come su una terrazza rinascimentale e poi addormentarcisi in cima; dopo di che il concorrente cadrà in una cupa depressione e/o giungerà, in tempi relativamente brevi, al suicidio, seguito nel calvario dal pubblico a casa tappa per tappa, in virtù di certe clausole contrattuali con cui s’era obbligato sin dall’inizio a mettere a disposizione delle telecamere la propria vita giorno e notte ogni giorno e ogni notte per i successivi dodici mesi rispetto alla data della puntata del SEXBOX e in caso di pacco vincente. Un paio di volte il concorrente ha tentato d’uccidere il presentatore (il quale fa di tutto per rendersi odioso e francamente disumano, ed è strapagato per fornire codesto servizio alla collettività) ma senza successo; una decina di volte il povero concorrente ha provato a rivalersi sulla ragazza di turno: cinque ragazze – per la rispettabile media di una su due – sono state barbaramente seviziate e uccise, ma negli altri cinque casi i concorrenti hanno dovuto soccombere innanzi alla superpotenza fisica delle fanciulle in fiore, e uno dei disgraziati è stato ritrovato in cima a un palo appeso per le palle e senza pene, assenza dovuta a quanto pare a un’esagerata fellatio punitiva. Tutto ciò è stato ritenuto dalla televisione pubblica “un ottimo risultato che non sacrifica troppe ambizioni artistico/estetiche allo share e tantomeno finisce per prostituirsi alle spietate e spesso moralmente discutibili leggi del mercato”.
Il “second time” invece, trasferito a notte fonda se non a ridosso dell’alba, fu invaso integralmente da forme più o meno mascherate di reclames che pubblicizzano soltanto e continuamente la televisione. Fottihead è appunto un canale del genere, e Lady Tenebra ne rappresenta uno degli elementi di punta, se non l’elemento di punta per eccellenza. Inquadrata in primo o primissimo piano, e comunque mai più giù del candido collo cinto da una catenella cui è legato un teschietto d’argento con le orbite infuocate, ella inneggia per ore e ore al mezzo televisivo, promette ai telespettatori benefici impagabili dalla continua e assidua visione del “capezzolo di vetro”, li ricatta emotivamente, li scoraggia, li atterra, li attrae, li invoglia a interrogarsi su quanto sia alta e come siano le sue forme mai visibili, sempre immaginate, li induce a crederle incondizionatamente, li abbatte al punto tale da far loro parere non solo desiderabile, ma addirittura indispensabile la visione della TV coi suoi reality show e i SEXBOX e i telegiornali pilotati dal Governo Centrale e il Festival della Canzone lungo due mesi e mezzo e Miss Bellezza lungo quattro mesi preselezioni escluse. Dunque Lady Tenebra quando va in onda deve parlare, benché il suo aspetto negativamente carismatico riempia già a sufficienza di vuoto e antimateria mentale le teste obese di stupidità dei babbei che languono giornate intere davanti agli schermi; e Lady Tenebra parla, parla, parla, parla talmente che a un certo momento, se uno avesse ancora la forza e/o la voglia d’ascoltarla sul serio, s’accorgerebbe che non dice più nulla di sensato, e che infine non dice proprio più nulla: tace anch’ella sopraffatta dal proprio stesso squallore, e attende in un’opaca bolla d’assenza spirituale che da dietro la telecamera le facciano cenno che è finita, biascicando come ultima parola schnenrtohsjgbjhvjfdjmgjvckdkdkk o qualcosa del genere, per il piacere grato dei satolli e istupiditi telespettatori.

Il Suv MegaMaster fende l’oscurità con lame di luce smisuratamente forti, ai lati la strada corre all’indietro con le sue quinte di vegetazione e le facciate delle case con le porte chiuse e le finestre spente e i muri e i guardrail e i marciapiedi e i catarifrangenti e ogni tanto una luminosamente vuota stazione di servizio con tutte le pompe self-service bene in vista, tanto nette e stagliate da sembrare finte, giocattoli di bimbi mostruosi nascosti chissà dove nei pressi, accucciati con in faccia un ghigno obliquo e malvagio. Il rombo del motore del Suv MegaMaster 6000 lascia intuire una potenza distruttrice e i copertoni battono il suolo fin quasi a lasciarvi dentro dei solchi. Nell’abitacolo Lord e Lady Tenebra non fiatano, screziati dalle luci del cruscotto, guardando fissi davanti a sé lui il tachimetro, il rilevatore di temperatura interna ed esterna, il livello di carburante, la spia dell’acqua e quella dell’olio, il contagiri, il fuso oraio di Washington, Mosca, Tokjo e Timbuctù, la situazione delle borse mondiali, le previsioni atmosferiche per i prossimi due mesi eccetera eccetera, e lei semplicemente la strada; due marmi intagliati nella più autentica e totale carenza di pietà.
La leggenda

Questa leggenda ci è stata raccontata da una fonte che preferiamo tenere anonima. Infatti la riservatezza del Lord e della Lady è famigerata, e chi si è provato a infrangerla è misteriosamente sparito per non più tornare se non a rate.

narra che il loro primo incontro avvenne in una cava di campagna, d’inverno, a notte fonda. Nevicava in abbondanza e ogni cosa era fasciata da un silenzio latteo, definitivo e dolcemente invincibile. Gli alberi sfarinavano in spettri immoti ovvero s’inspettravano, i sentieri erano intonsi e l’erba un ricamo di lino inciso qua e là da timide impronte di passero. Le montagne all’intorno si perdevano nel chiarore nebuloso della luna accesa sopra la marea delle nubi gonfie, incinte. Lady Tenebra

Non siamo a conoscenza del suo nome da nubile.

avanzava avvolta in uno dei suoi lunghi abiti, una sorta di nera edera ambulante, seguita da un uomo che le teneva una pistola puntata al centro della schiena magra, con le scapole in rilievo. L’uomo era un disgraziato caduto vittima d’una puntata particolarmente crudele di SEXBOX e precipitato in depressione dopo aver invano cercato in diretta televisiva di soddisfare le orgasmiche voglie d’una fanciulla fra i cui seni aveva rischiato il soffocamento e sui quali era venuto dopo neppure due minuti d’atomica eccitazione; ma aveva deciso di vendicarsi anziché d’uccidersi.

Pare che l’ipotesi di non vendicarsi e di non uccidersi non sia stata mai contemplata da nessun concorrente umiliato, e tutti i concorrenti di SEXBOX sono stati sinora puntualmente umiliati.

Essendo un assiduo consumatore dei programmi notturni e un accanito fan di Lady Tenebra su Fottihead, aveva finito per convincersi che la colpa della nefasta volontà di prendere parte a SEXBOX andava ricondotta alla sorgente primigenia d’ogni televisiva tentazione, ed era quindi attribuibile alla diabolica intrattenitrice/venditrice di Fottihead. A quel punto l’uomo l’aveva rintracciata, ne aveva studiato con meticolosità le abitudini per settimane e settimane, e infine quella notte l’aveva rapita con relativa facilità mentre lei rientrava in casa dopo il programma. Lady Tenebra non aveva opposto la minima resistenza. L’uomo l’aveva caricata in macchina e insultata

Puttana che parli con la fica e scopi con la bocca, era stata la frase offensiva più frequente rivolta dal mentecatto alla Lady durante il viaggio.

durante l’intero percorso, ma la Lady non aveva battuto ciglio (con le ciglia, tanto sono lunghe, ella spolvera i mobili di casa e si gratta il dorso delle mani, su cui le vene risaltano con marmorea evidenza). L’unica condizione che pose la Lady al rapitore non appena l’uomo le comunicò che l’avrebbe giustiziata nella tal cava appena fuori del paese dove lei abitava, era stata poter portare con sé una copia de Il processo di Franz Kafka.

Ma se la Lady era stata rapita prima di rientrare in casa, come aveva potuto procurarsi il libro una volta che l’uomo aveva acconsentito alla sua richiesta? Le cosiddette voci di corridoio sostengono al proposito due ipotesi: a) si tratta d’un particolare leggendario nell’ambito del già leggendario racconto dell’incontro fra Lord e Lady Tenebra; b) il libro in questione si trovava per qualche oscuro motivo nell’auto del rapitore, anche se costui non aveva mai letto un libro in vita sua (ragion per cui si dimostrava uno spettatore esemplare di SEXBOX e di Fottihead); c) Lady Tenebra teneva il libro in una tasca dell’ampio vestito poiché la sua passione per la storia di Kafka è tale da non potersene mai separare, nemmeno in una situazione estrema come l’essere oggetto d’un rapimento che dovrebbe presto sfociare nell’omicidio.

Il rapitore, mezzo ottuso dagli psicofarmaci, aveva concesso di buon grado – s’aspettava qualche tirata nichilista della Lady come quelle che teneva alla tv, e invece la richiesta del libro gli parve innocente e quasi tenera. E così adesso la Lady camminava in pantofole nella coltre nevosa, leggendo alla luce remota delle stelle occhieggianti fra i cirrocumuli straziati le ultime, disperanti pagine dell’immortale capolavoro dello scrittore ceco, quelle in cui Joseph K. viene condotto da due messi del tribunale (che sono in realtà due crudeli e ripugnanti assassini) in una cava abbandonata per essere ucciso con un fendente di coltello in pieno petto. Addirittura la donna si soffermava a leggere certi passi a voce alta,

Specie quello in cui Joseph K. grida mentre lo accoltellano: “Come un cane!”, che la mandava letteralmente in estasi irrorandola d’ardente gioia di vivere.

e allora l’uomo la spintonava screanzatamente intimandole: “Sta’ zitta, troia dannata! Brutta troia pubblicitaria che m’hai ridotto in pappa le cervella. Adesso ti pratico un buco che ci puoi passare dentro tu stessa, dentro di te, tu dentro di te ci puoi passare con agio e comodità, ci credi? Ci credi che ti termino sotto questo gran numero di fiocchi che mi stanno inzuppando sin nelle mutande, maledetta baldracca ingannatrice prezzolata e pure-di-nuovo-ancora-una-volta-puttana-e-troia?”
E Lady Tenebra non replicava, fedele al proprio pragmatico, fanatico mutismo. Giunsero infine alla cava, semicircolare e quasi azzurra nel candore e nella luna che colava fra le nubi aperte in scrosci e flutti cosmici e leggiadri e frammenti sghembi di perduti astri. L’uomo fece sedere la Lady su una pietra. La Lady continuava a leggere.
“Smetti di leggere!” le gridò l’uomo.
La Lady non fece una piega e l’uomo le scalciò via il libro dalla mano. Il libro cadde nella neve, sempre aperto sull’ultima pagina e con la copertina all’insù, come un uccello morto. In copertina figurava un uomo gobbo in atteggiamento sottomesso e impaurito su uno sfondo confuso. “Adesso morirai, puttana. E in un modo nient’affatto carino. Ti lacero le dannate budella, mignotta da piccolo schermo che altro non sei, brutta cagna che m’hai svuotato la capoccia con quei tuoi torrenziali discorsi del cazzo” comunicò l’uomo a Lady Tenebra con una specie di gioia che somigliava troppo, però, alla crudeltà. Pur nel rimbambimento l’uomo ebbe la dolente lucidità di capire che un impulso così feroce e predatorio non poteva accomunarsi in alcun modo alla gioia.
Decise dunque di darci un taglio, mise il dito sul grilletto (la Lady nemmeno si voltò, e da dietro appariva tranquilla come una statua pulita di fresco in un posto privo di piccioni), e in quel mentre sbucò fuori d’incanto da dietro certi rovi la massa poderosa del Tenebra. “Fermo, miserabile” ordinò il Lord assolutamente calmo, anzi gelido, al mentecatto. Il Lord era così gelido da far sembrare la notte attorno a lui una notte tropicale con tanto di scimmie e banane e liane spenzolanti nei vapori ascendenti dalla giungla.
L’uomo si volse di scatto, alzando la pistola. “Tu chi diavolo sei?”
“Sono Lord Tenebra, e capeggio il temibile gruppo dei CSSC.”
“Che vuol dire?” domandò l’uomo, la pistola che tremava nella mano, un’antica rassegnazione a coagularglisi rapida nelle vene.
“Vuol dire che sei in grossi guai, specie se non posi la pistola.” Il Lord ci rifletté su un attimo. “Ma anche se la posi, per la verità.”
Lady Tenebra non dava segni di vita, gli occhi verde elettrico socchiusi in un’espressione di piacere, i capelli scurissimi sporchi di neve. Poi si mosse piano, raccolse da terra il libro di Kafka e cominciò con gesti calmi e misurati a pulirlo dalla neve e dalla terra con le lunghe mani unghiute.
“Che c’entri tu con questa storia? Ti scopi la signora?” chiese il mentecatto. Sbatteva le palpebre in preda a un tic senza rendersene conto, e sbavava a più non posso.
“Non l’ho mai vista in vita mia, ma suppongo che se capitasse l’occasione non disdegnerei. Non ho mica problemi in certe cose, io” replicò il Tenebra con banale, sapiente malignità, scoccando al mentecatto un mezzo sorriso d’intesa.
Il mentecatto mandò un guaito come se l’avessero toccato con un ferro rovente. I seni giganteschi della fanciulla del SEXBOX gli si pararono innanzi, mostri gommosi e insensati. Sbattè le palpebre più forte di prima.
Il Tenebra sorrise apertamente. Era sempre così semplice fare centro; era così semplice. “Sono stato incaricato di venire a proteggere la signora.”
“Signorina” intervenne Lady Tenebra con voce piatta.
“La signorina” consentì il Lord guardandola un istante. Poi, rivolto all’uomo: “Adesso getta via la pistola e fatti ammazzare in santa pace. Hai già rotto i coglioni a sufficienza, e fa piuttosto freddo quaggiù.”
L’uomo cominciò a piangere. Faceva così freddo che le lacrime gli si congelavano all’istante sulle guance mischiandosi alla bava intorno alla bocca, e dalla faccia gli sporgeva un accumulo informe di ghiaccio.
“Devi proprio ucciderlo? E’ un consumatore dei più stupidi. E’ una risorsa inesauribile questo qua, per noialtri di Fottihead” intervenne di nuovo la Lady che iniziava a lasciarsi andare. Teneva il libro di Kafka mezzo aperto con una mano, mentre si passava l’altra nella matassa intricata dei capelli, con movimenti che in qualche assurda maniera risultavano osceni.
“Devo ucciderlo. Questi sono gli ordini.” Lord Tenebra la contemplava in tralice, ne studiava le forme vaghe sotto l’ampio vestito nero. Pure lui vestiva di nero. Un giubbotto nero gli scendeva su pantaloni aderenti neri. In testa portava una coppola nera. Non faceva mostra d’armi.
“Devi ucciderlo anche se sono io a chiederti di non farlo, anche se sono io ad assicurarti che costui non m’ucciderebbe mai?” insisté la Lady, più per prolungare la conversazione che per reale interesse.

E’ una supposizione del narratore. Gli stati d’animo della Lady sono sempre imperscrutabili.

“Sono gli ordini” ribadì Lord Tenebra.

Il Tenebra è un tipo piuttosto ligio al dovere. I membri dei CSSC infatti vengono scelti e poi addestrati secondo metodi talmente duri che al confronto quelli usati nella selezione dei Fratturatori somigliano al primo compito in classe nell’anno della prima elementare in una scuola dove il preside lo fa un ramoscello d’ulivo croccante di pace e le maestre sono impersonate da un morbido nugolo di bonarie colombe.

“Gli ordini di chi?” biascicò l’uomo. Era talmente pallido da confondersi con la neve, e sulle guance gli si era formata una calotta di gelo così spessa che la testa gli pesava e faticava a tenerla eretta. Continuava a sbattere le palpebre semi-assiderate e il muco solidificato gli ostacolava la respirazione.
“Non t’importa. Avanti, fatti uccidere” intimò il Tenebra avanzando d’un passo.
Lady Tenebra sbuffò, e così facendo le cadde un po’ di neve dai capelli e dalle spalle seminude. Si rimise a leggere Kafka. Lesse ad alta voce, con quel suo tono piatto: “Come un cane!” poi ripeté a volume più alto, china sul libro: “Come un cane! Come un cane! Come un cane!” E adesso ululava nella notte bianca e nell’azzurro, ovattato cuore della cava. Qualche lupo le rispose dalle alture invisibili, dai boschi pallidi con lunghi, strazianti e commossi versi.
L’uomo tentò di sparare, ma il Tenebra aprì fulmineo la bocca in una specie di sbadiglio accelerato, espettorando un piccolo missile di fuoco che colpì l’uomo in piena fronte e gliela disintegrò. L’uomo cadde a terra come un mucchio di stracci vecchi gettato dalla finestra. Al posto della fronte l’uomo aveva adesso un buco dai bordi color rosa e marrone, dal centro del quale saliva una colonna di fumo in cui guizzava qualche piccola fiamma ocra. L’uomo cominciò subito a puzzare di cuoio cotto e formaggio andato a male. Si deteriorò a gran velocità e in capo a pochi secondi un acido gl’intaccò l’intero organismo trasformandolo in un manichino puzzolente, calvo e d’un’oscena tinta bordeaux. Poco dopo l’uomo divenne color carbone, e poco dopo ancora dell’uomo non rimaneva che lo scheletro, bruno ed eroso e mezzo immerso nella neve, un’antica carogna spolpata.
Il Tenebra richiuse le labbra da cui uscì un filo di vapore. Non sembrava particolarmente soddisfatto, ma nemmeno particolarmente insoddisfatto.
“Grazie” gli disse la Lady alzandosi in piedi, mentre la luna si mostrava tonda e completa frammezzo agli strascichi della tormenta. Sulle spalle della Lady giacevano due graziosi mucchietti di neve. “Anche se sarebbe stato meglio tenerlo.”
“Io obbedisco agli ordini.”
“Di chi?”
“Non lo so.”

Ribadiamo che il Lord non rientra esattamente in quella rara e gloriosa categoria d’illuminati che darebbero ogni cosa in cambio della verità e della libertà.

“Sarebbe stato meglio tenerlo.”
“Vuoi sposarmi?” le propose il Tenebra senza sorridere.
“Sì” rispose lei, altrettanto seria.

Al matrimonio di Lord e Lady Tenebra non fu invitato nessuno, e il prete che li dichiarò marito e moglie fu ucciso per motivi ignoti subito dopo la cerimonia dal Lord stesso a colpi di leggio (si trattava d’un antico leggio di marmo bianco bordato d’oro sul quale venivano poggiati i foglietti contenenti i brani da leggere durante le messe, e il prete prima di morire accusò notevolmente, in termini di fratture e sofferenze fisiche, la durezza e il peso del leggio nonché la forza e destrezza con cui il Lord lo manovrò nel calarglielo ripetutamente sulla nuca, sulle spalle, sul volto, sul petto e sulla schiena).

Si fecero l’uno incontro all’altra, si presero per mano e tenendosi per mano andarono via dalla cava, a passo lento ma deciso, in direzione della strada statale dov’era parcheggiato il Suv MegaMaster 6000 del Lord.

In parecchi hanno lamentato il finale troppo brusco della storia ma non esistono altre versioni a parte quella, assai poco credibile, che vorrebbe che il Lord abbia convinto il mentecatto ad andarsene tutti e tre a bere una birra in un pub del vicino paese, e i tre ci vanno e bevono un sacco di birre e s’ubriacano e sia il mentecatto che il Lord chiedono alla Lady di sposarli, glielo chiedono contemporaneamente ed entrambi imploranti, e la Lady ribatte che sposerà chi dei due avrà la meglio in un combattimento ad armi pari e allora il mentecatto non fa in tempo ad alzarsi dallo sgabello dove siede da parecchie ore per vibrare un pugno alla tempia del Lord che il Lord lo brucia con uno dei suoi fatali sputi a mitraglia lasciandolo carbonizzato con quell’orribile puzza sul pavimento del pub, e poi paga il conto al barista e prende la Lady fra le braccia (una Lady che sorride sorniona perché doveva aver previsto con facilità chi avrebbe vinto un duello fra il Lord e il mentecatto, e in tal modo s’era assicurata la corte del Lord senza dover muovere un dito e anzi facendo credere al Lord di non desiderarlo poi tanto se pareva disposta a rischiare di scambiarlo con quel mentecatto segaiolo d’un impotente) e ruttando e barcollando se ne va con la futura moglie visibilmente brilla addossata al suo ampio torace.

Durante il cammino lui la precedette cavallerescamente di mezzo metro e lei si lasciò condurre di buon grado, senza domandare dove stessero andando. Neppure quando salirono sul Suv MegaMaster 6000 ella chiese spiegazioni, né lui gliene fornì.
E adesso, su quel medesimo Suv MegaMaster 6000 nero e rombante, gli sguardi fissi come eterne stalattiti, i muscoli tesi, le menti concentrate ma pneumaticamente sgombre, avanzano nella notte, in silenzio, spostando coi fari grandiosi l’oscurità come un tempo Mosè aveva spostato le onde del mare.

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