“Le viscere della coscienza”

by

di Annalisa Bruni

[Questo articolo apparve nella rivista Nexus nel corso del 2000].

ilmalenaturaleUna mano adulta sbuca tra le gambe serrate di un corpo morbido e ne attanaglia nella sua morsa il ventre, penetrandolo quasi con dita spalancate a ventaglio: questa immagine forte, realizzata con una fotografia in bianco e nero molto sgranata, è stata scelta da Mondadori per la copertina dell’ultima raccolta di racconti, Il male naturale, di Giulio Mozzi (febbraio 1998). Niente avrebbe potuto sintetizzare meglio il lavoro di questo scrittore che nel giro di pochi anni si è imposto con autorevolezza nel mondo letterario italiano. Ciò che Mozzi racconta (fin dalla prima prova, Questo è il giardino, Theoria, 1993, ripubblicato da Mondadori nel 1998) attanaglia infatti le viscere della nostra coscienza, mettendoci di fronte al mondo visto e vissuto da chi non lo potrebbe altrimenti raccontare: un ladro che scrive una lettera alla sua vittima, consapevole di averne violato l’intimità; un apprendista che motiva il suo desiderio di mantenersi gregario, per esempio. Così anche nel secondo libro, La felicità terrena (Einaudi, 1996), Mozzi dà voce a chi, da sempre, non ce l’ha: un’impiegata delle poste chiusa nella sua disperata follia, una madre che reagisce alla morte del suo bambino creando rituali quotidiani d’amore che glielo mantengano vivo, e altre figure borderline, anime spezzate dalla fatica di vivere, dall’essere diverse o problematiche. Piccole esistenze descritte con un linguaggio preciso, mai ridondante, che si sofferma sui dettagli, che analizza la realtà come se fosse la trama di un tessuto da osservare al microscopio, con lucida partecipazione.

Allo stesso modo, ne Il male naturale, veniamo messi di fronte alle ragioni di un pedofilo che rivendica come forma d’amore (*) quella che viene universalmente ritenuta una perversione, al delirio di una ragazza autolesionista, all’isolamento di un’adolescente che decide di non mangiare più. E tutto questo Mozzi lo racconta – con uno stile inconfondibile – senza rimanere fuori dal gioco, non come un etologo che guarda freddamente l’agitarsi e il soffrire degli esseri umani che lo circondano, ma arricchendo la narrazione di particolari autobiografici che complicano il gioco e inseriscono lo scrittore a pieno titolo come personaggio delle sue storie. La precisa volontà di dare voce a chi non ce l’ha fa parte di quell’impegno civile che ha condotto Mozzi a sondare il mondo giovanile nel libro, curato a quattro mani con Giuseppe Caliceti, Quel che ho da dirvi (Einaudi, 1998) che raccoglie centinaia di lettere, racconti, poesie, riflessioni degli adolescenti italiani, invitati a raccontarsi. La stessa attenzione per i giovani lo ha portato a ripercorrere le orme di Pier Vittorio Tondelli, promuovendo giovani scrittori con l’antologia Coda (Transeuropa, 1996) curata con Silvia Ballestra. E a ben vedere si può ricondurre ad una forma di impegno sociale anche l’energia che Mozzi ha investito sulla sua attività didattica rivolta alla scrittura creativa: prima di tutto con l’attività della Piccola scuola di Padova (da lui fondata nel 1993) e poi con la sua sempre disponibile presenza in altre realtà, sparse sul territorio nazionale (ma ha tenuto corsi anche a Sarajevo), convinto com’è che l’insegnamento della scrittura rientri in un progetto più generale di educazione permanente. E da questa convinzione sono nati tre tra i più bei libri dedicati all’argomento: Parole private dette in pubblico. Conversazioni e racconti sullo scrivere (Theoria, 1997) nel quale Mozzi riflette su cosa voglia dire scrivere ed insegnare a farlo, e i due volumi del Ricettario di scrittura creativa (con Stefano Brugnolo), il primo dedicato alle narrazioni, il secondo alle scritture giocose e in versi.
Il suo ultimo libro di racconti, invece, Fantasmi e fughe (pubblicato sempre per Einaudi nel 1999) contiene narrazioni generate da un viaggio compiuto a piedi per l’Italia l’estate scorsa e sposta l’attenzione verso un viaggio più intimo e personale, dentro sé stessi, indicando un nuovo percorso narrativo dell’autore.
Un’ultima cosa, che non esula da ciò che si è detto finora: l’indirizzo di Mozzi sta scritto su tutti i suoi libri, per una precisa intenzione di creare un contatto con i lettori. Chiunque lo desideri, può scrivergli, certo di ricevere una risposta. Io l’ho conosciuto così.

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Una Risposta to ““Le viscere della coscienza””

  1. clelia pierangela pieri Says:

    Mi dispiace non potere acquistare i tuoi libri, Giulio,
    Mi accontento di ciò che leggo sul tuo blog.
    Grazie, qui, ad Annalisa.

    clelia.

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