New future

by

di Marco Mancassola

[Questo articolo è apparzo nel quotidiano il manifesto il 22 dicembre 2010].

Lo gridavano i punk alla fine degli anni Settanta, in un mondo già allora in un vicolo cieco. Era uno slogan-grido di dolore, rauco e straziante: “no future”. Oggi lo stesso slogan viene usato freddamente dai giornali per descrivere non più un’intuizione di oltre trent’anni fa, bensì lo stato attuale e conclamato delle cose. “Generazione no future.” Ovvero: avere vent’anni e, a fronte di astratte statistiche su aspettative di vita sempre più alte, non avere alcuna idea di come si farà a sopravvivere.
I punk, vecchi rabbiosi profeti. Se è per questo, a proposito di previsioni, era facile aspettarsi anche l’estinzione del desiderio certificata adesso dal Censis – sul finire della grande orgia berlusconiana, un paese che sprofonda in un nauseante vuoto emotivo. E vedere precari e ricercatori arrampicarsi sui tetti, anche questo ha confermato una disperazione che montava da anni. Sui tetti del desiderio, l’aria è ambigua e rarefatta. Cosa si vede da lassù: un paesaggio di nebbia? I contorni di un qualche orizzonte? O i bagliori dei fuochi delle rivolte che verranno?

Continua a leggere nel blog di Marco Mancassola.

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Una Risposta to “New future”

  1. ness1 Says:

    68 – anni dopo

    Ma in fondo siamo noi, quelli più tristi
    ed incazzati e disperati, qui:
    ventennio, Resistenza e poi – DC;
    di nuovo, punto a capo, coi fascisti?

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