Strane coppie, 4 (bilingue, quartetto)

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Il nemico

Mia gioventù non fosti che tempesta nera
abbacinata a tratti da splendenti soli;
e tuono e vento e pioggia fecero tal rabbia
che nullo o quasi resta al mio giardino frutto.

Ed eccomi piombato nell’autunno vuoto.
Rastrelli e pala adopro a raccattar le idee,
a dare nuova forma all’inondato campo
nel quale come tombe buche scavò l’acqua.

E forse – forse – i fiori nuovi che io sogno
in questo come grave suolo dilavato
lor mistico alimento vitale troveranno…

Che brutto, brutto! Mangia tutta la vita il tempo,
ed il nemico oscuro che ci rosicchia il cuore
col sangue che ci succhia cresce e si fortifica!

tr. Gino Montile

Mia giovinezza non fosti che un temporale di tenebra
attraversato a tratti da luminosi rai;
i tuoni e le piogge fecero un gran casino
che pochi frutti adesso si colgono nel mio giardino.

Eccomi qua immerso nell’autunno delle idee
mi occorrono pala e rastrelli per raccattarle
per rimetterle a posto nella mia terra inondata
dove l’acqua scava buche per le tombe (e addio insalata).

E chissà se i nuovi fiori che sogno [o amica]
troveranno in questo suolo lavato come una fica
il viagra che gli renderà vigore?

O cazzo! Cazzo! Il Tempo è un consumatore
e l’oscuro nemico che ci rode il cuore
col sangue che noi perdiamo cresce e si fortifica!

tr. Luca Massaro (vedi).

* * *

Altro non fosti che buia tempesta,
gioventù mia, e qua sprazzi di sole
e là rabbiose raffiche, funesta
furia che devastò le mie aiuole,

lasciandole sventrate in terra pesta,
fosse allagate dove le parole
aspettano ch’io dreni e faccia presta
bonifica d’autunno… Ma chi vuole?

E a che serve? E come posso osare
speme che tutto rifiorisca ancora?
Dov’è la forza? Dove cominciare?

Oh, che strazio! Il tempo ruba l’ora
e un oscuro nemico forte pare
farsi del mio sangue e mi divora.

tr. Luigi Castaldi (vedi).

* * *

Ma jeunesse ne fut qu’un ténébreux orage,
Traversé çà et là par de brillants soleils ;
Le tonnerre et la pluie ont fait un tel ravage,
Qu’il reste en mon jardin bien peu de fruits vermeils.

Voilà que j’ai touché l’automne des idées,
Et qu’il faut employer la pelle et les râteaux
Pour rassembler à neuf les terres inondées,
Où l’eau creuse des trous grands comme des tombeaux.

Et qui sait si les fleurs nouvelles que je rêve
Trouveront dans ce sol lavé comme une grève
Le mystique aliment qui ferait leur vigueur?

– Ô douleur ! ô douleur ! Le temps mange la vie,
Et l’obscur Ennemi qui nous ronge le cœur
Du sang que nous perdons croît et se fortifie!

Charles Baudelaire, L’ennemi.

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Una Risposta to “Strane coppie, 4 (bilingue, quartetto)”

  1. enrico Says:

    la mia giovinezza non fu che distinguo
    traversata ora, domani, da chimere accensioni;

    chicchi di grandine, tuono, hanno fatto la frangia
    d’un jeans di donna un vaso un’ostia un bacio

    ho sfrangiato le mie calze in un brivido di foglie
    arrese all’alluvione

    voila quand je suis devenu autre que je suis
    voila, lettore frère, voila

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