Strane coppie, 3 (anzi, un terzetto)

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Saltando il pisolino
vagar per l’orticello,
sbirciare il serpentello
frusciare e scomparir;

spiar sul muricciolo
rossicce le formiche
mai stanche i loro intrichi
sciogliere e annodar;

guatar tra il tremolio
di ulivi e di cicale
come un gran pesce il mare
argenteo tremolar;

e poi nell’orto chiuso
vagando, con stupore
sentire in me l’orrore:
volermi suicidar.

Gino Montile, da Occhi di sabbia.

Dopo pranzo l’abbiocco sale
se fuori il caldo cuoce il suolo;
del poco traffico mi consolo:
ma scoppia una marmitta irrazionale.

Esco allora per fumare scuotendo
cenere tra le crepe dell’asfalto
si bruciano formiche e rompendo
si vanno le lor file. Faccio un salto

tra larghe foglie di kiwi e vedo
il lago smosso dal vento alpino
e cigni lontani che stridono, credo,
per contendersi pansecco di un bambino.

Camminare controsole in questo
giorno è insieme bello e triste
come la vita – con tutto quel che costa
far le ferie da brava gente onesta
che paga la sua camera con vista.

Edoardo Montato, Fossi di melma.

* * *

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Eugenio Montale, da Ossi di seppia.

E se non vi bastasse, andate qui.

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Una Risposta to “Strane coppie, 3 (anzi, un terzetto)”

  1. Pier Franco Uliana Says:

    MOTTETTO

    Pallidamente assorto
    per il melmoso orto
    un piè, ahi!, mi son storto,
    da terra quasi morto

    mi levo, pur non risorto,
    e il sentiero contorto
    riprendo, sono Bortolo
    di Monterosso, in porto

    alfin trovo conforto,
    sebben col fiato corto,
    mi sovvien di quell’orto…
    Fossi io stato più accorto!

    Genius Montis, ” Ossi di piè”.

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