Infrastrutture

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Padova, zona Voltabarozzo, 2 novembre 2010 (foto di Sergio Marcolini)

di giuliomozzi

[…] Un territorio [il Veneto] tra i più ricchi e popolosi d’Italia deve ammettere, oggi, di aver bisogno dell’aiuto di tutti, anche se ha sempre fatto da sé. […]

Così Luca Zaia (qui), presidente della giunta regionale veneta.
La domanda è: ma ha fatto proprio, e sempre, semprissimamente sempre da sé, il Veneto? Perché io ci ho dei dubbi, anche seri. Quando, negli anni Ottanta, lavoravo in Confartigianato, la mia impressione era che ci fosse un preciso patto sociale: “Noi vogliamo arricchirci, non vogliamo pagare le tasse”, dicevano gli imprenditori artigiani alla politica. “Va bene, voi non pagate le tasse e noi non vi perseguitiamo per questo”, rispondeva la politica, “però poi non chiedeteci le infrastrutture”. E infatti il Veneto ha conosciuto uno sviluppo economico strepitoso, e soffre di una cronica carenza di infrastrutture.

Nota: anche gli argini sono infrastrutture.

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30 Risposte to “Infrastrutture”

  1. cletus Says:

    per quel che può valere.
    Conversazione telefonica con un’impiegata di un’Azienda con la quale collaboro che insiste nella provincia nord di Vicenza (a scanso d’equivoci sono in pianura).
    Avete avute noie ? No.
    Ma intorno c’è stato un mezzo disastro ?!
    Si ma qui la manutenzione degli argini la facciamo.
    Che amministrazione avete ? (intendendo, di che colore politico)
    Guardi non saprei perchè non sono tanto addentro a queste cose, posso solo dirle che qui i lavori di manutenzione si fanno ordinariamente.
    Stop.

  2. Giovanni Says:

    Caro Giulio,
    anche a me, che non lavoravo alla Confartigianato, ma studiavo all’Università di Padova, pare di ricordare le stesse cose. La parola d’ordine, a partire dagli anni ’80, è stata: arricchirsi alla faccia di tutti. Ora, con il culo in ammollo, tanti veneti scoprono che si sono arricchiti (o hanno provato a farlo) anche alla faccia di se stessi.

  3. Pier Franco Uliana Says:

    Bisogna pure aggiungere che nel 2008 nel Veneto sono stati resi edificabili 100 kmq di superficie e che nel contempo la manutenzione dei fiumi, torrenti, canali, rogge è stata ridotta sempre più. Fiumi che tracimano e occhi (di Zaia) in secca: è pur sempre una legge dell’idraulica.

  4. caracaterina Says:

    Da quello che leggo in giro (articoli giornalistici e, soprattutto, relativi commenti). però, non mi pare che la coscienza di essersi fregati da sè si stia facendo strada. Anzi. Il vedersi isolati e abbandonati rinfocola risentimenti leghisti e antistatalisti.

  5. francesco Says:

    La parola “sempre” sembra ormai approssimare più o meno il lasso temporale coincidente con l’ultima stagione televisiva.

    Comunque – e questo secondo me va oltre il caso attuale – varrebbe la pena di rovesciare la prospettiva. Ovvero ragionare sul fatto che l’identità nazionale e l’appartenenza a uno Stato unitario non sono opzioni pay-per-use, da invocare alla bisogna. Naturalmente senza nemmeno assecondare logiche punitive della serie “avete voluto il federalismo, ora sono affari vostri”, come sembra fare l’Amaca di oggi.

  6. Alessandra Says:

    I veneti si sono arricchiti alla facciaccia dei seri ed onesti contribuenti sardi, emiliani, toscani, molisani… questa è la giusta e sacrosanta punizione divina allora? Mi sembra che qualcuno la pensi così.

  7. mimmo Says:

    Uno degli argomenti di discussione mi sembra essere in questi giorni il disinteresse dimostrato dai media nei primi giorni dell’alluvione. Una buona parte del malumore dimostrato dai veneti, oltre ovviamente agli effettivi danni, mi pare verta proprio su questo disinteresse, che viene paventato come anticamera di un disinteresse successivo riguardante gli aiuti necessari per far fronte alla situazione. Io, da cittadino veneto (benché di etnia flegrea) ho un opinione in proposito, che faccio fatica a smentire nonostante ci stia ragionando su. Credo che il Veneto in generale abbia così curato un immagine di alta efficienza e organizzazione, che l’immaginario collettivo italiano (e i media che lo rappresentano, quando non lo pilotano), l’immaginario collettivo è arrivato a credere che siamo così organizzati che un’alluvione non sarebbe stata in grado di arrecare danni. E’ un po’ la nemesi da primi della classe. In realtà e catastrofi non guardano in faccia nessuno, vedremo adesso quale sarà la reazione.
    Aggiungo che io non vivo in pianura e quindi l’alluvione la leggo sui giornali, mentre quello che ho potuto vedere direttamente è il Piave sche i è alzato un po’, i torrenti pieni, e qualche frana qua e là che ha creato qualche disagio.

  8. mauro mirci Says:

    Guardo quella foto e l’unica cosa che mi viene in mente di fare è incrociare le dita e sperare che l’argine tenga. Invece Zaia, piuttosto che battere cassa col tono di chi non ha mai chiesto niente e quindi può vantare una sorta di diritto, dovrebbe passarsi una manina sulla coscienza e chiedersi quanti non veneti ci siano nell’esercito, nei vigili del fuoco, nella protezione civile.

  9. Francesco F Says:

    Non stupiamoci di questo, di Pompei, di Katrina, de l’Aquila, se da almeno vent’anni vive a livello planetario la non scalfibile idea del ritirarsi dello Stato; se persiste – anzi si accentua – la propensione a non investire in previsione e prevenzione, se la Protezione civile bada ai grandi eventi e quant’altro. Le sciagure – a mio avviso – andrebbero lette nell’ottica di una loro inevitabile moltiplicazione causata dalle ragioni di cui sopra; epperò gli intellettuali – qualsiasi cosa questo termine precisamente significhi – arrivano con la puntualità dei politici: a disastro avvenuto. L’Italia cade a pezzi, la voce di chi protesta è raramente ascoltabile prima di una qualsivoglia sciagura, credo necessaria una presa di coscienza del fenomeno nella sua organicità, ormai matura: spoliazione e disossamento dello stato, e poi lacrime postume, con appalti assegnati in deroga grazie alla perenne emergenza – questa dicitura-baratro in cui precipitiamo.

  10. federica sgaggio Says:

    Io sono solo esausta di lamentazioni, minacce, spade sguainate, rabbia altrui da digerire, autoattestazioni di eccellenza.
    Sono così stanca di sentire gente intorno a me che ha tutto – tutto quel che vuole, intendo: soldi, opportunità, egemonia ahimè culturale, macchine, vacanze – eppure parla e urla come se non avesse niente, come se fosse una qualunque donna senza casa che chiede i soldi seduta sul marciapiede con le sue gonnone.
    Non li reggo più.
    Mi devastano.

  11. Alessandra Says:

    La gente quello che ha, ce l’ha non sempre perché ha rubato, ma anche perché s’è fatta il mazzo. Ma questo, chiaramente, chi è comunista, pardon, democratico di sinistra (comunque sono a favore della pena contro i negazionisti), non può capirlo, perché a sinistra si è sempre atteso l’aiuto dall’alto: il lavoro, la casa popolare, lo studio…
    Alcuni veneti ora non hanno più nulla, sei contenta Federica? Ora così quelle donne che hanno perso tutto potranno andare sui marciapiedi con i loro figli in braccio. Chissà però se quelle poverette che già ci stanno (per cultura, non sia mai!), le accoglierebbero a braccia aperte, oppure, come accade nella realtà, minaccerebbero di fargli la pelle perché l’accattonaggio è un racket. E’ gravissimo parlare in certi termini di gente in difficoltà, nel momento in cui ancora la situazione è oltretutto di pericolo.

  12. corpo 10 Says:

    Sembra che i media si siano curati poco della tragedia veneta. Opinabile. Il vero dato mediatico importante è il messaggio che è stato fatto passare: i veneti, gente seria e lavoratrice, se la sono cavati da soli, si sono rimboccati le maniche, non come giù al sud, dove non raccolgono la spazzatura e piangono col governo.
    Un’altra cosa triste è che in Italia vige la legge del: paga il giusto per il peccatore. Gli imprenditori che non pagavano le tasse negli anni ’80 non sono per forza gli stessi stessissimi che oggi navigano in mezzo alle strade.

  13. giuliomozzi Says:

    Alessandra, scrivi: “I veneti si sono arricchiti alla facciaccia dei seri ed onesti contribuenti sardi, emiliani, toscani, molisani… questa è la giusta e sacrosanta punizione divina allora? Mi sembra che qualcuno la pensi così”.

    Puoi dire chi è che la pensa così, e dove l’hai letto?

    Poi scrivi: “La gente quello che ha, ce l’ha non sempre perché ha rubato, ma anche perché s’è fatta il mazzo”.

    Qualcuno ha sostenuto che tutti quelli che hanno qualcosa l’hanno rubato?

  14. Alessandra Says:

    Il ‘patto sociale’ a cui ti riferisci Giulio sembra sottintendere che i veneti abbiano evaso le tasse:“Noi vogliamo arricchirci, non vogliamo pagare le tasse”, dicevano gli imprenditori artigiani alla politica. “Va bene, voi non pagate le tasse e noi non vi perseguitiamo per questo”.
    Bene, l’avranno fatto; veneti, liguri, siciliani, siamo tutti italiani, persone, esseri umani con umani difetti, ma mi chiedo: a che scopo in certi frangenti sottolineare questo?

  15. andrea barbieri Says:

    Allo scopo di capire davvero le parole di Zaia.

  16. federica sgaggio Says:

    Alessandra, da nessuna parte ho scritto che sono contenta di quel che è avvenuto, né che le persone che hanno perso cose non meritino sostegno.

  17. Mirfet Says:

    “perché a sinistra si è sempre atteso l’aiuto dall’alto”.

    ohmaria!

  18. lorella Says:

    prima di addentrarmi nelle solite chiacchere “scaricabarile” ,di responsabilità o di ideologie di destra o sinistra, mi piacerebbe sapere, da chi conosce il territorio veneto o ne ha la competenza, se le case e le aziende che hanno subito danni dall’alluvione, sorgevano in zone idrogeologicamente a rischio o se i bei prefabbricati con laboratorio pianoterra e appartamento al primo piano, non fossero stati tirati su, usando permessi per piccoli annessi agricoli, stravolgendo la natura o approfittando magari della disattenzione delle autorità. Insomma, quanta colpa dei singoli cittadini c’è alla base del disastro?

  19. lorella Says:

    rileggendo il testo del post, dove Zaia parla di patto sociale… ecc., domando: patto sociale come voto di scambio?
    Che differenze ci sono, se le cose stanno in questi termini, tra alcuni veneti e alcuni siciliani, che per 20 o 30 euro vendono i loro voti?
    Non tolgono alle aministrazioni le loro resposabilità e doveri?
    Cioè, gli amministratori dicono, va bene non pagare le tasse, oppure, tieni 30 euro, e siamo pari, non chiedermi poi, le infrastrutture, gli asili, le scuole, ecc.
    Questi comportamenti si possono definire mafiosi, solo ad alcune latitudini?

  20. Anna Maria Ercilli Says:

    Pensiero di “Bepi De Marzi, compositore e organista, personaggio leggendario della cultura veneta, è angosciato e polemico: “Bastavano, come aveva la Serenissima, quattro “savi alle acque”, ma adesso abbiamo i savi alle sagre. I leghisti si occupano di sagre e dialetto, delle cose sciocche di un’identità inventata. E si è costruito troppo, dappertutto abbiamo capannoni sfitti. Poi, se versi acqua in un vaso di fiori, l’acqua cola via. Ma se la versi su una tavola, dove finisce?”

    la saggezza è distante dalla politica

  21. Anna Maria Ercilli Says:

    Dispiace per chi ha lavorato e perso tutto, per i morti, gli animali affogati e per chi è solo.

    non guardo chi e perché, l’offerta come a tutti gli altri.

    Dopo le ferite potrebbe formarsi anche il buongoverno. E’ una necessità.

  22. Felice Muolo Says:

    Il mondo gira.

  23. ludeangeli Says:

    Ok, però c’è anche da dire che ai tiggì di piagnistei se ne son visti davvero pochi tra gli intervistati.

    Perchè si possono permettere di non farne una tragedia, direte voi. Non credo, direi io.

    (avverto. se la mia insinuazione qui sopra scatena il putiferio, ne prendo le distanze da subito, tanto a me chemmifrega, a vicenza l’acqua ha risparmiato solo casa mia, il veterinario dei miei gatti e la caserma degli americani – il veterinario dei miei gatti cura pure i loro cani, tanto per starvi ancora più simpatica.)

  24. lorella Says:

    @ludeangeli, come fai a sapere cosa fanno vedere nei tg se non guardi la televisione, come dichiari nel tuo profilo pubblico ?
    Ho copincollato da myspace:

    Televisione Non la guardo.
    Libri Carmelo Bene OperaOmnia, Aubrey Beadsley Venere e Tannhauser, Pierre Klossowski Le dame Romane, James Joyce Ulysses… Eroi Alice nel paese delle

    Ulteriori informazioni: http://www.myspace.com/ludeangeli#ixzz14ucsqsRP

  25. Anna Maria Ercilli Says:

    Leggo i reportage: una persona ha perso proprio tutto – deve smaltire a sue spese,
    500 quintali di polli morti. Si chiede dove andrà a mangiare da qui a maggio, con la sua famiglia?

    Dopo il disastro, c’è chi non chiude più occhio e ha perso peso per la disperazione.

    Tante storie umane, leggo, sembra di stare con loro.

  26. ludeangeli Says:

    @lorella: i tiggì sì, li guardo. bisogna pur goderseli i vari sarah scazzi.

  27. antonio celano Says:

    Insomma, palazzo Chigi metterà a disposizione 300 milioni di euro per i primi interventi in Veneto. Bene, e sono disposto anche a dichiararmi d’accordo che si spendano in Veneto piuttosto che per i mosaici pompeiani (ovviamente so che i capitoli di spesa son differenti, ma i soldi purtroppo poi son sempre quelli): prediligo gli uomini alle cose, anche se di valore. Ma mi faccio una domanda. Tutto ciò fa parte del patto sociale o fa parte, ancora una volta, del patto politico? Stavolta la cartina di tornasole per capirlo c’è, perché l’alluvione c’è stata, fresca fresca, anche nel Cilento (provincia di Salerno). Dunque si verifichino quali parole e quali impegni si spenderanno per queste contrade anche sul piano dell’invocata “Solidarietà Nazionale” da parte di Zaia. Ora sì è il caso di stare a guardarsi i telegiornali (altro che scazzi!)… Ovviamente, conoscendo i cilentani più dei veneti, aspettatevi che qualcuno starà sicuramente a invocare “interventi dall’alto” da tipici “cittadini di serie B” abituati a esserlo da più lunga pezza. Comunismo? Democristianismo di ritorno? Atavicità locali? Chissà… Ma del resto – l’affermazione lasciatemela fare con un certo orgoglio – è bello pensare che Zaia abbia attinto per una volta al concetto di “periferia dell’Impero” tipico prodotto tipico del Sud, al pari di caciocavalli e scamorze, ahimé!, oggi galleggianti insieme ad auto vacche suppellettili alberi fotografie della nonna vestita di nero con lo sguardo ingrugnito…
    Comunque, considerato che poi vivo in Toscana, mi piace anche ricordare quanto mi ha detto recentemente la mia amica Elena, e cioè che chi ha subito danni per l’alluvione di Migliarino pisano dello scorso anno ha perduto l’azienda senza ricevere nulla come risarcimento.

  28. vibrisse Says:

    Alessandra, la tua domanda è dunque: “A che scopo in certi frangenti sottolineare questo?”.

    La domanda va rivolta a Luca Zaia; che, anziché pretendere aiuto per i Veneti in quanto cittadini, e quindi in quanto titolari di un diritto, ha avuta la bella pensata di chiedere aiuto per i Veneti in quanto soggetti che hanno sempre fatto da sé, dando tanto e non ricevendo mai, ovvero in quanto titolari d’un credito. Io mi sono limitato a notare che l’argomento ha almeno una falla: perché i Veneti hanno ricevuto molto, sotto forma di – chiamiamola così – “tacita esenzione fiscale”; e proprio questa tacita esenzione, poiché è stata scambiata con un disinvestimento in infrastrutture, è tra le concause generali del disastro di queste settimane.

    Ovviamente l’argomento di Zaia ha anche un’implicazione: se vanno aiutati i soggetti che hanno sempre fatto da sé, in quanto hanno sempre fatto da sé, allora non vanno aiutati i soggetti che non hanno sempre fatto da sé. Questa implicazione è una classica strumentalizzazione leghista, e l’ho fatta notare (implicitamente, anch’io).

    Vedi, Alessandra: se vuoi criticare ciò che qualcuno dice, devi criticare ciò che egli dice. Se vuoi criticare ciò che uno non dice, ossia le implicazioni del suo discorso, dovresti spendere un po’ di tempo a mostrare queste implicazioni. E tutto ciò è utile. Non è utile, invece, accusare qualcuno di aver detto ciò che non ha in nessun modo detto: cosa che, ahimè, tu hai fatto qui nei confronti miei e di Federica Sgaggio.

    giulio mozzi

  29. vibrisse Says:

    Lorella, per rispondere alla tua domanda riporto una pagina di uno studio di Tiziano Tempesta (vedi). gm

    L’elemento peculiare della crescita insediativa nel Veneto, a partire dagli anni ’70, è costituito indubbiamente dalla sua forte dispersione e frammentazione che è andata assumendo vere e proprie caratteristiche patologiche.
    La dispersione insediativa comporta, infatti, alcuni effetti negativi sul settore agricolo e sull’uso delle risorse in generale:
    – determina un maggiore consumo di suolo
    – causa una maggiore frammentazione della maglia poderale e delle aziende anche per l’aumento del valore dei suoli che rendono difficile l’avvio di processi di riordino fondiario e di crescita delle imprese agricole
    – causa un forte degrado della qualità del paesaggio.

    Spreco di suolo
    Benché attualmente non si disponga di dati precisi sull’uso del suolo a livello regionale e sulle variazioni intervenute negli ultimi decenni, in base ai dati rilevati dai censimenti dell’agricoltura, si può stimare che dal 1970 al 2000 vi sia stata, nella sola pianura, una perdita di circa 70.000 ettari di suolo coltivato (-9%). Il consumo di suolo, che per certi versi potrebbe essere considerato una componente fisiologica della crescita economica, assume però connotazioni di tipo patologico e diviene un vero e proprio spreco di risorse, quando non sia strettamente commisurato alle esigenze derivanti dall’aumento della popolazione e dal miglioramento delle condizioni di vita. Per avere una misura del fenomeno, si può considerare come varia la superficie edificata per abitante nelle diverse parti del territorio. Ad esempio, con riferimento alla provincia di Treviso si osserva che la superficie edificata per abitante è di 388 mq nelle città, passa a 538 mq nei comuni metropolitani e arriva a 656 mq nei rimanenti comuni di pianura2. Il progressivo trasferimento della popolazione dalla città, ai comuni metropolitani e ad i comuni un tempo definibili come rurali, ha determinato un crescente aumento della superficie necessaria ad insediare nuovi abitanti. Sempre in provincia di Treviso si può anche notare come vi sia una stretta relazione positiva tra superficie edificata per abitante e percentuale delle aree edificata in zona rurale, ad indicare, nuovamente, che è la dispersione insediativa a causare lo spreco di suolo. Il consumo e lo spreco di suoli coltivati è stato causato prevalentemente da una politica urbanistica poco attenta alla conservazione delle risorse naturali, incentrata quasi esclusivamente sulla redazione di piani urbanistici a scala comunale generalmente sovradimensionati rispetto alle reali esigenze di sviluppo del territorio. Inoltre, la legislazione relativa all’edificabilità rurale ha favorito la dispersione nel territorio di fabbricati residenziali e talvolta produttivi, privi di alcun legame con il settore agricolo, incentivando per questa via fenomeni di frammentazione della maglia poderale e disattivazione dell’azienda agricola.

  30. lorella Says:

    accidenti!
    Giulio, grazie della “tracimante” risposta.!

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