Nelle case degli altri

by

di Marco Rovelli

[Questo articolo è apparso il 2 ottobre nel quotidiano L’Unità].

“La casa è di chi l’abita, è un vile chi lo ignora” recitava un canto anarchico dell’Ottocento. Ma la viltà di chi ignora un problema come questo ce l’abbiamo davanti agli occhi: è quella di chi gestisce il governo di uqesto paese, che di fronte al problema enorme di chi perde la casa e di chi non ce la fa più a sostenere il costo stellare degli affitti, nulla fa. Il fatto stesso che in diverse città italiane esistano dei “centri di accoglienza sfrattati” denota l’ampiezza e la grvità del problema. Come si legge nel sito del Sunia, negli ultimi cinque anni sono stati eseguiti 100mila sfratti, e altre 150mila famiglie hanno provvedimenti in corso. Nel 2009 i pignoramenti sono aumentati del 17,5% rispetto all’anno precedente. E sempre più colpite sono le fasce più deboli: giovani precari, anziani, immigrati. A questo si aggiunga il fatto che, difronte alla crescita dell’offerta di case, i prezzi degli affitti non calano. E’ sullo sfondo di questo contesto sociale che può essere letto Abitare. Un viaggio nelle case degli altri (Terre di Mezzo), a cura di Giulio Mozzi e Clementina Sandra Ammendola.

Ci fa toccare con tutti e cinque i sensi quanto profonda sia la dimensione affettiva di uno spazio abitato come “casa propria”, e quanto dunque drammatico sia perderla traumaticamente. Il libro nasce da un laboratorio di scrittura attivato dalla Cooperativa Progetto Muret che lavora con persone che provengono da percorsi psichiatrici. I partecipanti al laboratorio sono entrati nelle case degli altri, hanno ascoltato e osservato, e catalogato per temi tutto ciò che riguarda il vasto mondo dello spazio affettivo della casa, componendo sette dizionari dell’abitare, dipingendo un variegato e frammentario paesaggio umano, solcato da storie, passioni, desideri. In rete c’è un blog dove il libro continua, e si può “entrare” nelle case esposte.

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