Il critico, il consulente, l’editore, il libraio e il lettore

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di giuliomozzi

Bella vita quella del critico, che ha di fronte a sé i testi pubblicati (cioè una ridottissima selezione dei testi esistenti, fatta dagli editori con l’aiuto dei consulenti), e su quelli che gli interessano può avere un’opinione positiva, negativa, interlocutoria, incerta, piena di distinguo, entusiasta, eccetera: con il solo problema di argomentarla.

Bella vita quella del consulente editoriale, che ha di fronte a sé il mare sterminato dei testi esistenti, e su tutti quelli che gli capitano a tiro – possono essere centinaia, migliaia l’anno – deve avere un’opinione: sempre decisa quella negativa (“No, non lo propongo all’editore”), riservata alla stragrande maggioranza dei testi (il 95%); decisa (“Va pubblicato!”) o anche moderatamente interlocutoria (“Ha delle qualità, ha anche dei difetti, che facciamo?”) quella positiva.

Brutta vita quella dell’editore, che ha di fronte a sé la caterva dei libri segnalati dai consulenti e dagli agenti, selezionati sì, ma comunque il doppio o il triplo o il quadruplo almeno di quelli che può fisicamente pubblicare, e può avere solo un’opinione secca: sì/no. Sulla quale rischia i soldi propri (o quelli del padrone, ossia: rischia il posto).

Bella vita quella del libraio, che con un semplice (ed economico) programma per la gestione del magazzino può individuare al volo i libri che non girano, e rispedirli al mittente, conservando così in libreria solo ciò che effettivamente si vende. L’unica cosa da non fare è: avere un’opinione sul prodotto, ovvero leggere i libri, tenere in libreria libri che non vendono perché ritenuti belli, non tenere libri che vendono perché ritenuti brutti.

Bella vita quella del lettore, che va in libreria e può scegliere o non scegliere, e non ha nemmeno un’idea precisa di tutto il lavoro di selezione che sta dietro a ciò che vede negli scaffali (una scelta del libraio su una scelta dell’editore su una scelta del consulente sul gran mare dei testi esistenti), e può scegliere secondo qualsiasi criterio e nessuno gliene chiede conto.

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30 Risposte to “Il critico, il consulente, l’editore, il libraio e il lettore”

  1. viola Says:

    spesso il lettore in libreria non trova un tubo che possa interessargli se non caterve di serial thriller, lo scaffale dei “vampiri” (ora tira molto), gli ultimi premi letterari e gli instant book di opinionisti un tanto al chilo..besos

  2. franco ceradini Says:

    non dimentichiamo i supermercati. e non mi pare che quella delle commesse sia una vita molto migliore. si leggono libri come si affetta il prosciutto? o l’industria culturale fa dlele eccezioni? mi senti la testa sottovuoto. sarà il cellophane?

  3. Luca Tassinari Says:

    Bell’apologo, ma c’è una differenza sostanziale: il lettore paga il prezzo delle sue scelte, gli altri sono pagati per scegliere.

  4. viola Says:

    so di essere noiosa ma il peso delle parole mi sta a cuore e quindi qui l’apologo dov’é? queste sono considerazioni, provocazioni, note, pensieri, ma non “apologo:

    “L’apologo è un racconto breve e solitamente di carattere allegorico che normalmente si prefigge un fine pedagogico, morale o filosofeggiante.
    In esso protagonisti sono gli animali ma più spesso gli uomini.”

    Per il resto quoto Tassinari: il lettore “paga” anche se, insisto, spesso non ha scelte decenti..un pò come i negozi di abbigliamento, invasi da ciarpame..

  5. mellou Says:

    mi viene in mente un post che avevo letto su un blog tempo fa:

    http://homo-sapiens-opinans.blogspot.com/2009/03/due-etti-di-baricco-affumicato.html

  6. Romagna solatia Says:

    Giulio, hai dimenticato una “figura” importante del mondo editoriale: il Centro del Libro e della Lettura… il guardiano istituzionale che si preoccupa di come si sfogliano le pagine: http://www.cepell.it
    Bella vita quella del Centro del Libro e della Lettura… se solo sapessimo di cosa si occupa. 🙂

  7. Ulisse Says:

    Bella vita proprio, quella del lettore – potenziale (che si sa, in Italia cresce come i funghi – di notte, davvero dappertutto): per dire, quest’anno credo d’aver dovuto rinunciare (per problemi economici, gravi) a prender decine e decine di testi (non tutti di fresca pubblicazione: qualcuno lo cercavo da anni e l’han rieditato solo di recente) e a sospender le mie visioni al cinema (tanto per dirne due, ma ce ne sarebbero molte altre forse più importanti); potendo al massimo andar in biblioteca a cercarli, come mi tocca con l’web.
    Insomma, sì: nel suo piccolo, anche il consulente editoriale fa la sua fatica.
    CiaU

  8. davide musso Says:

    @luca tassinari: gli altri, se sbagliano a scegliere, pagano un prezzo ben più alto del lettore…

  9. anna maria ercilli Says:

    Meditazioni sul libro, nei passaggi per vedere la luce. Un parto pilotato. Il bello è cercare il testo che interessa, dal libraio che non osa nulla, bisogna ordinare. La libreria ideale? Quella di una cittadina pigra, poca illuminazione, vita monotona, due librerire, una in particolare conserva libri di vecchia stampa, deve aver perso la bolla accompagnatoria, cerchi negli scaffali e trovi una vecchia edizione, odora di polvere, ma è un libro singolare, sfuggito alle meditazioni.

  10. mauro mirci Says:

    Una domanda e un appunto.
    1 – Lo scrive Giulio Mozzi: ma è anche Giulio Mozzi che parla?
    2 – Non mi pare corretto mettere insieme e comparare, anche se sulla base di sinteticissima presunzione di qualità della vita (scrivi editore e intendi “tutti” gli editori, scrivi libraio e intendi “tutti” i librai, e via discorrendo) chi offre forza lavoro (lavoro intellettuale), l’imprenditore che usufruisce di quella forza lavoro e la retribuisce (e quindi è in posizione di potere) e chi svolge mera azione di vendita al dettaglio. E, per di più aggiungendo anche il lettore, che è sì il fruitore finale di una filiera produttiva, ma del quale è azzardato giudicare se abbia una bella o brutta vita, giacché non è dato conoscere nemmeno per sintesi derivante da generalizzazione estrema la qualità della vita dei lettori, essendo, più o meno tutti lettori. O l’editore (tutti gli editori) non compra libri (in libreria)? E allora come la mettiamo? E’ bella o brutta la vita dell’editore che è anche lettore di libri (comprati in libreria)?

  11. Claudio Rabiolo Says:

    …..Ma come la sanno lunga questi commentatori!

  12. gloutchov Says:

    Brutta la vita del lettore forte, che va in libreria alla ricerca di un bel libro, trova librai impreparati (perché non leggono i libri per i motivi che spieghi), trova scansie piene di titoli fotocopia (per i motivi che spieghi), ed esce dal negozio, dopo aver vagato per almeno un’ora, senza aver trovato una lettura decente… inevitabilmente deluso.

    @Davide Musso: Quindi mi vieni a dire che la selezione viene fatta solo in base alla paura di “perdere il lavoro” o di beccarsi una punizione esemplare?
    Ecco perché non trovo più un titolo interessante in libreria. Ecco perché sono costretto a cercare online, sui siti dei piccoli editori che non avranno mai spazio nelle librerie. Ecco perché mi sono abituato a leggere libri in lingua originale, che acquisto ovviamente online.

  13. Luca Tassinari Says:

    Viola, è vero che le librerie sono invase da ciarpame, ma è anche vero che il ciarpame si può evitare, per esempio scegliendo i libri da leggere prima di entrare in libreria. Non è facile, certo, ma nemmeno impossibile.

    Davide, sono d’accordo, ma ammetterai che anche il lettore, se sbaglia a scegliere, paga un prezzo aggiuntivo, quello della delusione, ma di norma, a parità di felicità delle scelte, il lettore paga comunque, mentre gli altri incassano. Niente di male, ma credo che sia una differenza di cui tenere conto.

  14. Pococurante Says:

    Un difetto che riconosco affliggere la categoria alla quale mi fregio di appartenere (quella dei grandissimi intellettuali di sinistra) è di guardare poco la tv. Viceversa la televisione, soprattutto quella italiana, è molto educativa. Insegna bene come riconoscere le tecniche del potere nei confronti dei suoi ‘cittadini’ asserviti. Dovete sapere che ad una cert’ora, ai telespettatori refrattari al tg komunista, ma anche a quello di Fede, viene offerta da parte delle reti ammiraglie una succosa alternativa : trattasi di telequiz. Solo che questi telequiz, che ho conosciuto per la prima volta grazie al film The Millionaire, sono uguali, ma proprio uguali! Non solo in India, ma anche per le due reti italiane! Cambiano solo i conduttori (le domande non so, non sono rimasto a guardare per più di 3 minuti), tuttavia mi è bastato per capire a quale livello di melassa omogenea sono stati ridotti, scientemente, i gusti dei telespettatori. Presumo che la stessa tecnica valga per i famigerati reality, cambierà forse la location, la sceneggiatura sarà la medesima. Quale motivazione può spingere taluni a scegliere un programma piuttosto che l’altro? E’ indifferente (forse decide la simpatia per il conduttore). Stesso discorso vale per altri aspetti della vita culturale: provate a entrare in una grande libreria e ditemi se, esclusi i classici, c’è libertà di scelta. Incidentalmente tali telespettatori e lettori sono anche elettori con tanto di sacrosanto diritto di voto e determinano le sorti del nostro benamato Paese. Quale motivazione può spingerli a scegliere il Pdl piuttosto che il Pd? E’ indifferente (forse decide la simpatia per il conduttore …). In ciò si sostanzia la vittoria del potere e l’efficacia della sua strategia. Simulare una libertà, alla quale i suoi devoti credono ciecamente, fra scelte indifferenti per il potere e (alla fin fine, al di là della gratificazione percepita), anche per i cittadini.

  15. Giulio Mozzi Says:

    Be’, da sempre gli editori pubblicano ciò che pensano possa vendere; e da sempre, se gli affari vanno male, chiudono.
    Non è una novità del nostro tempo.

  16. davide musso Says:

    @gloutchov: no, non è quello che ho detto, ma certo è un elemento importante, che un editor, un editore e un consulente devono tenere presente. poi dipende dalle singole realtà.
    mi stupisce che tu non riesca a trovare più titoli interessanti in libreria: è vero che i titoli di bassa qualità sono tantissimi e che molte catene di librerie assomigliano sempre più a supermercati dove si vende quasi di tutto (vedi le feltrinelli che ora vendono anche piatti e bicchieri), però di cose buone se ne trovano eccome, secondo me. basta saper e voler cercare.

  17. Sandro Says:

    Son d’accordo con te Davide: i libri belli sono sempre comunque di più di quelli che fisicamente riesco a leggere, pur leggendo tanto

  18. enrico Says:

    dolce o salata la vita del redattore o del correttore di bozze, con la gobba e l’occhio lagrimoso? Costretto a leggere tanto, tantissimo, per scovare l’errore, il refuso? Custode delle differenze tra significato e significante? Anche lui è lì lì per perdere, o per trovare, lavoro, per un battere d’ali, in casa editrice…

  19. franco ceradini Says:

    posto che secondo me ogni nostro atto non è mai libero, ma sempre condizionato da una serie di fattori – interni ed esterni – che determinano delle risposte obbligate, si dovrebbe anche dire qualcosa su chi effettivamente produce certe fotocopie di storie. o gli autori sono esenti da critiche?

  20. francesco sasso Says:

    Il critico, il consulente, l’editore, il libraio e il lettore… E’ bella o brutta la vita dello scrittore?

  21. federica sgaggio Says:

    La vita dello scrittore è la vita di un essere umano normale.
    Solo che è uno che scrive.
    Può essere che se il suo romanzo non sfonda in tv, sui giornali o sulle riviste diventi pazzo, rancoroso e livido.
    Però può anche darsi che dica vabbè, io il mio l’ho fatto, e poi come van le cose mica dipende completamente da me.

    Certo che in libreria c’è un sacco di roba brutta. Perfino ai festival molto fichi c’è un sacco di roba brutta.
    Però in giro c’è anche roba bella di cui nessuno parla, e non è necessariamente quella roba tanto tanto di classe che a noi – magari, faccio per dire – pare tanto fino dichiarare di conoscere e di avere letto, senza magari avere il coraggio di dire, con Fantozzi, che sono cagate pazzesche anche se sono pubblicate da editori tremendamente chic.

    Sarà. Ma io sono un po’ stanchina di questa cosa che «oh, in libreria c’è solo robaccia».
    Facciamo che sì, in libreria c’è solo robaccia.
    Perché?, mi vien da domandare. Per la strada che cosa c’è?
    Meraviglie?
    Persone deliziose?
    Esseri umani gentili?
    Attenzione alle storie delle persone?
    Queste cose ci sono, forse. Ma in qualche angolo, e conoscerle è questione di caso, tenacia, fortuna.
    Come in libreria.
    Come negli incontri normali della vita di tutti i giorni.

    L’altra sera mio figlio diceva: «Se divento sindaco, allora farò…».
    «Non ti auguro di diventare sindaco, o politico». gli ho detto.
    «E perché?», mi ha chiesto.
    «Perché sei incentivato a far dipendere il tuo giudizio su di te dall’approvazione degli altri, e inevitabilmente anche dall’approvazione di quelli che non stimi, così che alla fine non hai più un’opinione di te stesso ma solo un personaggio da gestire».

    Certo: questa cosa si può evitare, magari con il supporto di bravi analisti o con il sostegno di solide radici ben piantate nella terra.
    Però io temo che il numero degli analisti sia drammaticamente inferiore alle necessità del tempo presente; e che le radici ben piantate nella terra siano una cosa non così frequente.

    Dopodiché, tre cose.
    La prima è che la cosiddetta letteratura di serie b è in moltissimi casi sorprendentemente bella e perfino artisticamente significativa.
    La seconda è che gloutchov ha ragionissima sui libri in lingua originale.
    La terza è che sandro ha stra-ragione: i libri belli sono sempre di più di quelli che si riesce a leggere.

  22. Carlo Capone Says:

    Il titolo del post mi fa venire in mente un legame parodistico con il film Il Buono, il Brutto e il Cattivo.
    Se dovessi associare direi che il Buono è il lettore, perché nel mio immaginario riveste la figura del Buon Selvaggio, insomma quello di Rousseau, con tutte le implicazioni del caso. Il Brutto è il libraio, che mi figuriamo come un po’ gobbetto e tipo Uncle Scrooge, senza l’umanità che distingue il lettore. Il Cattivo….. qui il paragone viene istintivo, nel mondo letterario il cattivo per antonomasia è il Critico.
    Mi fermo qui, perchè i posti da assegnare sono 3 per cinque pretendenti, e il calcolo combinatorio ci dice che i possibili altri accoppiamenti sono una sessantina. Se ricordo bene.

  23. viola Says:

    @sgaggio
    io son cresciuta con “gialli” e fantascienza e non l’ ho mai reputata narrativa di di serie B ; dico solo che una libreria dovrebbe-teoricamente – offrirmi “libri” : è la sua mission per dirla in mercantile. ma è cosa che non fa più da un pezzo e non solo per suoi demeriti, visto i i meccanismi oligopolistici di editori e distributori. E tuttavia non è che per leggere io debba affidarmi al “caso, alla tenacia e alla fortuna”, ma stiamo scherzando? Mi affido al buon senso e all’esperienza tant’è che oramai compro su Internet, anche perchè l’80% dei libri che mi interessano in libreria non li trovo e devo comunque ordinarli e allora tanto vale che me li spediscano direttamente a casa.

  24. Giulio Mozzi Says:

    No, Carlo. Il riferimento è alle barzellette con l’italiano, il tedesco e l’inglese.

  25. notitiae Says:

    Bellissimo articolo… Complimenti!
    Aggiungerei: pessimo mestiere quello del blogger che deve ascoltare i commentatori che non gli sta mai bene nulla! 🙂

    come blogger di NotitiAE:
    http://notitiae.wordpress.com

  26. mauro mirci Says:

    Ben due commenti a questo post bacchettano la “mania d’interventismo” (ha un qualche significato “mania d’interventismo”? Mah!).
    Il primo, di Claudio Rabiolo, dice: “…..Ma come la sanno lunga questi commentatori!”
    Il secondo, di Notitiae, s’accoda: “pessimo mestiere quello del blogger che deve ascoltare i commentatori che non gli sta mai bene nulla! 🙂 ”
    Non posso che prenderne atto, e mutar l’atto di presa d’atto in atto di contrizione. Confesso: ho commentato, sparandomi le pose di chi vuol saperla lunga, manifestando obiezioni su alcune cose del post.
    Invito anche altri a seguire il mio esempio e a por rimedio al peccato. Cosa che faccio ripudiando quanto scritto ed esprimendo un estasiato: “Bellissimo post, Giulio!!” (due punti esclamativi, mica uno).
    Vergognoso, mi ritiro.

  27. notitiae Says:

    Bhe… I lettori sono sempre molto attenti, come sbagli una virgola… Ce ne sono però anche di molto intelligenti, che mettono in evidenza gli errori in maniera soft… Pubblicare da soli specialmente è davvero un lavoraccio che fa una redazione e gli errori sono sempre in agguato. In bocca al lupo!!!! J.

  28. Giorgio Pozzi Says:

    Bello! Ma perché questa riflessione? Da cosa è provocata?

  29. Giulio Mozzi Says:

    Dall’invidia e dal sospetto, Giorgio, come sempre.

  30. Igor Traboni Says:

    Comunque, caro Giulio, io una bella libreria (bella la vita, ma non solo…) vorrei tanto aprirla. Ecco, permettimi di lanciare un appello a chi avesse due soldi da investire… Io ci metto i resto. Cioè: la vita

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