Contro la letteratura?

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Nel suo libello Contro la letteratura, appena pubblicato da Il Saggiatore, Davide Rondoni riesce nell’impresa di dire alcune cose di assoluto buon senso in modo tale da renderle quasi inaccettabili. Il titolo del libello non ha nulla che fare con il contenuto. Il sottotitolo (Poeti e scrittori. Una strage quotidiana a scuola) appena un po’. L’immagine in copertina (una mano punta una pistola alla fronte di un Dante laureato) è tremenda. L’impaginazione del testo (lo so, Rondoni qui non c’entra, o c’entra poco) è orrenda. In somma, questo libello le ha tutte per non farsi leggere. Eppure dice alcune cose di assoluto buon senso: che l’insegnante deve “saper leggere bene”, e deve “imparare a leggere bene” (ovvero: deve studiare per imparare a leggere bene); che l’insegnante deve trasmettere ai ragazzi (Rondoni ha in mente soprattutto la scuola secondaria superiore) la propria libertà, la propria passione, la felicità che le belle opere letterarie gli dànno; eccetera. Cose di così tanto assoluto buon senso, che – una volta separate dall’enfasi polemica del libello – risultano addirittura delle banalità (le banalità sono spesso esplosive: pensate quanto sono esplosive banalità del tipo: “E’ meglio se il capo di un governo non si rende ricattabile”; “E’ meglio se persone fortemente sospettate di essere dei ladri non stanno al governo”; “E’ meglio accogliere i naufraghi che ricacciarli in mare”, ecc.).
Il vero difetto di questo libello, a parte l’enfasi che trovo francamente insopportabile (ma è questione di gusti), è il bersaglio. Ad esempio, a p. 79 leggo:

La scuola a volte, purtroppo, cerca lo “standard”. Lo deve fare, dicono gli insegnanti, per ottemperare a precisi doveri, come per esempio l’esame di fine ciclo delle superiori in cui una commissione viene a valutare proprio gli standard. E allora si dice: noi insegnanti offriamo certe abilità standard nella lettura e nella compensione del testo, poi ogni ragazzo troverà la propria interpretazione. Ma gli standard di cui parlate cosa sono: la comprensione letterale? L’analisi del testo? La conoscenza del contesto? Si tratta forse di abilità acquisibili e di azioni separabili dal lavoro di interpretazione? Si può insegnare a un ragazzo a capire “letteralmente” I promessi sposi, o a individuarne le “strategie testuali” come le chiamate, separandole dal fantastico e coinvolgente rischio dell’interpretazione, del rapporto personale con quel testo? L’esperienza della letteratura non si divide in abilità standard e interpretazione personale. Questa è una divisione finta, non tiene.

E alle pp. 32-33:

Troppi insegnanti – con la scusa di fornire il “contesto” – affogano la lettura nello studio di cose che con la lettura non c’entrano. Il contesto semmai lo si scopra partendo dal testo, attraverso le domande che sorgono in quella lettura, analogamente a quanto accade nel momento in cui conosciamo una persona: l’approfondirsi del rapporto induce a curiosità circa il contesto che quella persona vive. Invece si fa spesso il contrario. Si parte dal contesto, per poi tornare pià o meno subito lì. […] Un giorno un insegnante mi raccontava che avrebbe voluto, leggendo una certa poesia, parlare della propria vita ai ragazzi ma si era trattenuto. Mi diceva: avrei voluto raccontare el mio desiderio di trovare anch’io un porto illuminato come quello di cui parlava quel testo. Non lo fece. Somaro! Era la cosa più importane da fare.

L’errore di bersaglio è qui. E’ dove, proprio all’inizio, Rondoni immagina l’esecuzione in massa dei “nostri autori”, ciascuno dei quali “crivellato da una mitragliato o da una pioggia di pallottole viene ferito, si curva si rialza, fa piroette, allarga le braccia tutto scosso”. “Da dove gli sparano? Chi è il cecchino? Sta in agguato nell’ombra? E’ un pericoloso terrorista? No. I nostri autori sono fatti fuori dalla scuola. La pistola fumante è appostata sul portone di ingresso di tante scuole medie superiori italiane”. E poi: “La prof. ha gli occhi da killer. E spesso ha la voce noiosa e distaccata di certi killer di mafia” (p.14-15). L’immagine viene usata, subito dopo, anche a rovescio: “In queste pagine parlerò di questo killer dagli occhi di mite professoressa” (p. 17).

L’errore di bersaglio, ciò che – lo temo, e me ne dispiace – porterà questo libello a ottenere un risultato opposto a quello che esplicitamente si dà, sta proprio qui. Ha un bel dire, a un certo punto, Rondoni, “Nonostante quel che potrà sembrare, io stimo gli insegnanti. Ma d’un amore così appassionato da non permettersi nessuna retorica, nessun accomodamento. Nessuna volontà di ribasso. E’ per loro innanzitutto che dico: non siate i killer della letteratura”. E: “Vestite le vostre vesti migliori, abbigliatevi con colori ed eleganza. Dovete celebrare feste e riti, siete i maghi del quotidiano, non permettete che vi trattino da meno, siete figure che possono splendere ogni giorno d’una luce diversa da ogni altro effetto luminoso vacuo o fasullo” (pp. 37-38).

Ha un bel dire questo, Rondoni, se poi ci ricasca:

… E una certa pigrizia che si appoggia su pile di modulistica da riempire e quella svogliatezza istituzionale che è malattia più diffusa del raffredddore sembrano impedire loro qualsiasi attività che non rientri nelle lezioni di tipo gradizionale magari intervallate da qualche iniziativa stantìa contro la droga, le mafie o per l’ambiente. Non riescono a uscire dall’immagine ormai consunta di un insegnamento della letteratura realizzato come docente in cattedra che rimpinza gli studenti di vita-contesto e poi, un poco di opere (p. 117).

L’errore di bersaglio consiste, per chi non l’avesse capito ancora, nello scaricare sugli insegnanti la responsabilità delle scelte di politica scolastica. Scelte che sono state fatte, negli ultimi quindici anni, senza la partecipazione degli insegnanti, contro il pensiero, la volontà, le aspirazioni degli insegnanti. Ministri con l’autonomia scolastica sempre in bocca hanno imposto al lavoro degli insegnanti infiniti lacci e lacciuoli. Ministri con il merito sempre in bocca hanno lavorato per politicizzare sempre più fin la nomina dei dirigenti scolastici. Sono anni e anni che la politica governativa sulla scuola consiste nel dire bianco e fare nero, nel dire stiamo aumentando e diminuire, nel dire stiamo investendo e disinvestire. Eccetera.

Dire evangelicamente all’insegnante: “Vesti le tue vesti migliori” è più che giusto; ma dirglielo, ahimè, così, “fuori contesto”, fa l’effetto di una presa per il culo. Un po’ come sentire certi ministri che, difronte all’inefficienza delle strutture da loro dirette, prima danno dei “fannulloni” ai lavoratori, e poi si dimenticano di far dare il bianco alle pareti, far fare la manutenzione delle macchine da ufficio, comperare la carta igienica, e così via.

Con questo, spero di avervi vaccinati contro ciò che fa di questo libello di Rondoni un libro-autogol. E quindi mi auguro che possiate leggerlo serenamente, traendone il buono che c’è, e che non manca.

(Tra parentesi: un libello sulla letteratura a scuola, lo sto scrivendo anch’io).

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31 Risposte to “Contro la letteratura?”

  1. annarita Says:

    Concordo con la sua analisi, il mondo della scuola è soffocato da “lacci e lacciuoli”, lo viviamo tutti i giorni a nostre spese lavorandoci, insegnanti e impiegati. Adesso leggerò con curiosità e cognizione il testo di Davide Rondoni. Aspetto il suo “libello” sulla letteratura a scuola. Cordiali saluti, Annarita

  2. linnio Says:

    su rondoni,davvero, non mi viene in mente niente: mi pare che sia una specie di alberoni prestato alle patrie lettere che, grazie a quei rivolgimenti politico-ideologici che caratterizzzano la triste deriva dei tempi nostri, ha la possibilità di tenere una rubrica settimanale sul domenicale del sole24ore dove sciorina una serie di trite e ritrite banalità. Più interessante mi pare il discorso che si può fare sulla questione ‘la letteratura a scuola’,anche perchè ne posso parlare in quanto utilizzatore finale. Non vorrei semplificare troppo,ma il terreno sul quale si gioca il rapporto letteratura-scuola è quello dell’empatia che si stabilisce, per cause spesso imprevedibili, fra alunni ed insegnanti, della reciproca stima ed affetto, dell’interesse e della passione che si ha nei confronti dell’altro,indipendentemente da valutazioni di carattere scolastico o professionale: . Du esempi in anni piuttosto recenti, in due classi quinte di un istituto tecnico commerciale, non dell iceo: lettura integrale con discussione finale e test de’l’insostenibile leggerezza dell’essere’ e de ‘il gattopardo’. Non posso che ricordare,con una qualche autentica commozione, l’atmosfera che si creava nel parlare, collettivamente, dei passaggi più significativi delle due opere, con studenti che citavano addirittura a memoria passi di questi due capolavori e che ponevano domande di straordinaria pregnanza. Potrei citare esempi analoghi capitati ad altri colleghi. Penso che sia tutto qui,in fondo, e sia pure una questione quasi banale,una specie di tautologia:se la letteratura costituisce per l’insegnante una passione viva, autentica, fondante la sua esistenza essa non si immobilizza in una specie di sterile intransività, ma può passare e diventare esperienza condivisibile, trasmissibile. se invece, ex cathedra, proviamo una specie di disgusto o di indifferenza nei confronti di ciò che intendiamo comunicare, non si può certo ambire ad alcunchè. ma questo può capitare anche leggendo testi ed autori ‘standard’: chi leggendo a voce alta davanti ad una platea assorta di 18enni, non si commuove davanti a rosso malpelo o alla cecilia manzoniana? Questo lo si può fare, anche senza vestirsi di quei lustrini kitsch di cui parla rondoni ( ma dove vive quest’uomo?)

  3. Luca Massaro Says:

    Giulio, il tuo augurio di una lettura “serena” mi sembra anch’esso una garbata presa in giro. La lettura di Rondoni, infatti, mi ha sempre rannuvolato l’animo (e i passi da te riportati lo fanno piovere).

    Quoto Linnio. Rondoni credo viva nelle Prealpi Cielline.

  4. cletus Says:

    tempismo…è sul Sole di oggi.

  5. teresa zuccaro Says:

    http://www.stradepossibili.it/?p=539

  6. Giulio Mozzi Says:

    Si potrebbero evitare, una volta tanto, gli argomenti ad hominem, e prendere in considerazione ciò che il testo dice?

  7. davide rondoni Says:

    Caro G
    grazie per la lettura. Mi pare che però sorvoli sulle cose più importanti del libro. La prima è una proposta precisa (e per nulla banale) volta a valorizzare il lavoro degli insegnanti -proposta e facoltatività dei corsi di lettura alle superiori- e la seconda l’analisi culturale e anche sociale (compreso le responsabilità di chi come giustamente dici ha governato la scuola) che ha portato alla attuale situazione. Ogni indicatore ci invita a cambiare strada. Io ne ho indicata una possibile e sì, costruttivamente sovversiva. Ma di questo nella tua nota non parli, soffermandoti su cose secondarie. Invito a leggere il libro interamente per poterlo dunque giudicare nel suo vero intento ( e anche il tuo naturalmente quando uscirà). Di altri invece che qui e altrove passano per scaricare le loro tristi considerazioni pregiudizievoli nei miei confronti non mi curo.

  8. Giulio Mozzi Says:

    Davide, nella mia noterella ho segnalato ciò che, secondo me, è interessante, nel bene e nel male, nel tuo libello. La proposta di rendere facoltativo lo studio della letteratura a scuola non mi sembra particolarmente interessante: immagino che sarà accolta come una boutade o come una provocazione o come una proposta ispirata a un’idea elitaria della letteratura, ecc. ecc. – e che cadrà nel nulla.

  9. vbinaghi Says:

    Non ho letto il libro di Rondoni, ma da quello che emerge dal post di Giulio mi pare che non siamo lontani dal Pennac di “Come un romanzo”. Considerazioni condivisibili, certo, che si potrebbero sintetizzare dicendo che la letteratura è ossigeno per l’esistenza, e se non nutre, se non infiamma qui ed ora, delle due l’una: o è stato proposto il testo sbagliato all’alunno sbagliato, o il caffè è stato servito col sale della grammatica al posto dello zucchero della poesia.
    Da insegnante, posso dire che l’insegnamento della letteratura è svolto in Italia in modo spesso meno che mediocre, in parte perchè non si capisce ciò che non si è e troppe persone affette da mediocrità di spirito si sono rifugiate nella scuola per esercitarvi un ruolo impiegatizio, in parte perchè una pedagogia snaturata ha insegnato a usare il testo come pre-testo per esercitazioni linguistiche o peggio ancora storicistiche.
    Detto questo, è troppo “ad personam” aggiungere che se lo squisito gusto letterario di Rondoni lo ha condotto a stendere la prefazione e a dare dignità poetica alle composizioni di Sandro Bondi, è segno che la letteratura gli è andata di traverso?
    Cioè lui ha accettato di introdurre al mondo delle patrie lettere perle come qusta (dedicata da Bondi alla mamma del premier):

    A Rosa Bossi in Berlusconi

    Mani dello spirito
    Anima trasfusa.
    Abbraccio d’amore
    Madre di Dio

    Caro Rondoni, se qualcuno ti avesse invitato nella mia scuola a parlare di letteratura, prima di di discettare e correggere le miserie pedagogiche altrui, ti avrei chiesto di spiegarmi questa.

  10. Giulio Mozzi Says:

    E se provassimo, anziché liquidare Davide Rondoni come ciellino, come uomo di potere, come adulatore di Bondi, a domandarci perché mai proprio da un uomo etichettato come ciellino, uomo di potere, adulatore di Bondi giunge un appello contro (riuso le parole di Binaghi) “una pedagogia snaturata [che] ha insegnato a usare il testo come pre-testo per esercitazioni linguistiche o peggio ancora storicistiche”?
    Se riteniamo che il signor Davide Rondoni sia integrato con l’attuale potere, non potremmo domandarci, ad esempio, come mai proprio da quella parte lì giunge la proposta di rendere facoltativo l’insegnamento della letteratura nelle scuole medie superiori? Come mai proprio da quella parte lì giunge una descrizione degli insegnanti come “killer della letteratura”? Come mai proprio da quella parte lì giunge una descrizione dell’insegnante ideale come di colui che “veste le vesti migliori” e condivide la propria libertà con gli allievi?

  11. andrea barbieri Says:

    Valter il problema è la ‘logica del nemico’. Se tu personalizzi le idee, finirai per perderle di vista. “Non ridere, non piangere, non odiare, ma comprendere” è l’unico modo per stare sul terreno della ragione, per convincere e condividere, e sviluppare, diciamo così, degli anticorpi culturali.

    Fare come Mozzi il ‘meccanico dei discorsi’, entrare nei testi per individuare cosa non fa funzionare la comprensione delle cose, non è divertente. Le persone si arrabbiano anche più che a ricevere una critica insensata. Però così si cambia il mondo, e questo pian piano lo capisce anche chi si era arrabbiato.

    Tra l’altro gli scritti di Bondi devono essere interessantissimi proprio dove configurano una divinità berlusconiana e cose simili. Bisognerebbe analizzarli per bene, e analizzare i discorsi di chi li maneggia in modo acritico.

  12. Ulisse Says:

    Concordo, madornale errore di “bersaglio”: come sparar sulla Croce Rossa!
    CiaU

  13. roberta borsani Says:

    Davide Rondoni
    hai mai provato a insegnare letteratura in un Istituto Professionale? Prova. Poi, se ti verrà voglia di scrivere un libello sull’argomento, vedrai che sarà molto diverso da questo. Altro che killer della letteratura. Noi insegnanti siamo i soli custodi della bellezza della parola e del significato, mentre intorno tutto si degrada e impazzisce. Sì, perché questo non lo scrive mai nessuno, ma mentre il mondo sprofonda, la scuola mantiene vive la certezza che qualcosa ha ancora senso. Che il senso non è perduto, esiste. E per quanto riguarda l’educazione letteraria, che scrittori e poeti facciano il loro dovere offrendo pagine autentiche, non inficiate dall’ormai consolidato nichilismo che i ragazzi detestano.
    Davide Rondoni,
    incontra i ragazzi dei quartieri bassi. Invece di condividere la tua libertà con gli allievi, rischia di perderla. Chiuditi diciotto ore alla settimana in un’aula insieme a loro (“ogne viltà convien che qui sia morta”). Scoprirai quanta anima è necessaria per arrivare a lasciare un segno sulla mente di chi vive lontano mille miglia dalla cultura. Di chi non ha mai letto un libro. Di chi non ha un libro (neanche quello di testo). Scoprirai che la letteratura a volte va cercata nei sotterranei coperti di muffe e non nelle ariose biblioteche delle università.
    Tu ce l’hai un’anima così – così grande, voglio dire?

  14. vbinaghi Says:

    @Andrea e Giulio
    Farei volentieri il meccanico dei discorsi se fossi convinto che i discorsi sono macchine, cioè esteriorizzazioni separabili dal soggetto che li ha prodotti. Ma non ne sono convinto: e sono in buona compagnia, visto che il Socrate del Fedro esprimeva, proprio in nome di questo convincimento, le sue perplessità sulla scrittura.
    Guardate, non è solo citazionismo colto: questa cosa va a quello che secondo me è il cuore del problema. La dannazione dell’insegnamento delle Lettere comincia dalla sua “manualizzazione”, cioè trasformazione in manuale, ad uso di insegnanti impoetici e studenti pigri. Giulio, che è un po’ bibliofilo, forse ha avuto il privilegio di tenere tra le mani un’antologia per le medie degli anni Sessanta, compilata da Italo Calvino e Carlo salinari (io ne custodisco gelosamente uno solo dei tre volumi). Interi capitoli di libri importanti (il Robinson Crusoe, per dire), non smozzicati ma estesi abbastanza per innescare il gusto della narrazione, con pochissime note e lessicali e niente apparati o eserciziari più o meno pretestuosi.
    Oralità, lettura, coinvolgimento narrativo prima che impartire un sapere presunto intorno al testo. Nel mio piccolo, ho sostituito le presentazioni dei miei libri (parlare su o parlare di un libro) con dei reading, magari con il contrappunto di stacchi musicali: c’è gente che poi il libro non lo compra ma alla fine viene lì e ti dice che è stata un’esperienza bellissima, e a me va bene così.
    Quanto alla domanda di Giulio, “perchè viene proprio da quella parte…ecc”, mi verrebbe una risposta fin troppo facile. Perchè così si finisce di sfasciare la scuola pubblica, cui i signori Rondoni preferiscono le scuole di Comunità, dove l’interprete autorizzato del verbo Giussaniano o del poeta piegato a Giussaniano pensiero crea la giusta atmosfera, a partire da una credibilità che non ha bisogno di conquistarsi perchè è data pregiudizialmente dalla “comune appartenenza”.
    Forse è troppo facile, non sono sottile come Giulio (lo dico senza ironia, è la pura verità), e allora, Giulio, spiegamelo tu.

  15. Giulio Mozzi Says:

    E come mai, Valter, un libro che critica duramente quella “pedagogia snaturata [che] ha insegnato a usare il testo come pre-testo per esercitazioni linguistiche o peggio ancora storicistiche”, come tu la definisci, ti appare come un tentativo di “sfasciare la scuola pubblica”?

    Roberta, Rondoni dice appunto che gli insegnanti devono essere, più o meno, come dici tu “i custodi della bellezza della parola e del significato, mentre intorno tutto si degrada e impazzisce” – e non i “killer della letteratura”. E allora, perché te la prendi con lui?

    Valter, Roberta: il problema è questo.

  16. vbinaghi Says:

    Giulio, come ho scritto parecchie volte, lo sfascio della scuola pubblica nasce da sinistra e termina a destra. Inizia dalla confusione tra autoritarismo e competenza autorevole, buttando la seconda col primo (’68), prosegue con l’utilizzo della finzione docente come refugium peccatorum di un precariato intellettuale creato dalla decadenza delle università e prezioso serbatoio di voti (68-77), si consolida con l’importazione di una pedagogia curricolare da allevamento importata da paesi anglosassoni e sposata dai soloni sinistresi modello Visalberghi e imposta alle scuole di ogni ordine e grado, nella più totale indifferenza di una revisione dei programmi e della formazione dei docenti (77-98) e terminata con la presa d’atto del caos didattico, dei costi insostenibili e della pochezza culturale della scuola pubblica da parte del berlusconismo, che ragiona più o meno così: sbobba a basso prezzo per tutti e zone di eccellenza per chi può pagarle (come la sanità, insomma)
    Perchè me la prendo con Rondoni e i suoi? Perchè il destino della bestia è determinato per buona parte dall’allevatore, ma il colpo di grazia lo dà il macellaio.

  17. vbinaghi Says:

    Se a qualcuno interessa il mio modo di vedere la questione, ce n’è qui per quanto riguarda il pedagogismo progressista
    http://valterbinaghi.wordpress.com/2009/09/10/pedagogia-progressista-stessa-sbobba-per-tutti-di-valter-binaghi/
    qui per quanto riguarda il burocratismo incipiente
    http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/10/16/come-si-ammazza-la-scuola1-di-valter-binaghi/
    e, per quanto riguarda l’approccio ai testi letterari, qui
    http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/09/12/quel-che-servirebbe-alla-scuola-di-valter-binaghi/

  18. Luca Massaro Says:

    È vero, sono stato indelicato (ma volevo solo fare una battuta di sponda a Linnio, non offendere nessuno). A me, in fondo, dell’appartenenza politica di Rondoni non importa molto. A me “irrita” il suo modo di scrivere (per quel che di lui conosco come scrittore polemista, beninteso). Hai (avete) letto la “lettera aperta” pubblicata dal Sole24Ore di oggi (non trovo il link)? «Siete monaci, siete guerrieri» rivolgendosi agli insegnanti (immagino).

    Giulio, posso chiederti se il libro che stai scrivendo sulla letteratura a scuola ti è stato “commissionato” da un editore, o è collegato al discorso dell’Iprase, o lo scrivi di tua sponte?
    Ti chiedo questo per immaginare indirettamente le “ragioni” del libro di Rondoni. Io penso che egli non lo abbia scritto tanto per migliorare lo stato dell’insegnamento letterario nella scuola italiana quanto per predicare a un certo pubblico (che non può necessariamente essere quello a cui lui mira, e cioè gli insegnanti, che se lo leggono ho l’impressione che s’incazzino) in modo da appagare “quella parte” politica e culturale del Paese creando, come giustamente scrive Valter Binaghi, «la giusta atmosfera, a partire da una credibilità che non ha bisogno di conquistarsi perchè è data pregiudizialmente dalla “comune appartenenza”».
    Insomma, sarò prevenuto ma io sospetto molto che le “intenzioni” pedagogiche di Rondoni non siano destinate tanto ai “professionisti” dell’insegnamento quanto ai fruitori (genitori e alunni). Immagino già un genitore al colloquio quadrimestrale: «Professoressa lei non indossa le sue vesti migliori».

  19. roberta borsani Says:

    Giulio, il tuo modo di condurre il dibattito un po’ mi disorienta. Non so perché ma mi vengono in mente quei pesci che come tecnica di caccia usano intorpidire l’acqua sollevando la sabbia dei fondali. Scherzo.
    Se Rondoni riconosce agli insegnanti la preziosa funzione di custodi della razionalità e del senso, e la riconosce non all’insegnante in astratto, ma a questi insegnanti qui (o almeno alla maggior parte di loro) che lavorano in classi di trenta studenti ( compreso il ragazzo mentalmente ritardato, quello con problemi di autismo, i dislessici), allora perché non scende dal pulpito?
    La bellezza della poesia non si insegna semplicemente, occorre evocarne il sentimento. Il che può avvenire solamente in un clima di serietà e rispetto. Nelle parole di Rondoni c’è forse rispetto per un’immagine ideale di insegnante, non per l’insegnante della scuola italiana. L’accento mi pare è posto invece sulla demotivazione, sulla ripetizione stantia di iniziative vuote di senso, sulla riduzione del docente a burocrate, una sorta di vestale del registro che noi docenti “in carne ed ossa” non siamo. Perché Rondoni non si fa un bel pellegrinaggio nelle scuole dell’hinterland milanese e non viene a conoscerci? Scoprirà che tanti insegnanti hanno individuato da un pezzo i difetti di una certa didattica del testo letterario in voga negli anni ’80 e hanno già mutato prospettiva. Fino a un certo punto, però, perchè la Mariastella ha ridato tutto il suo lustro ai “programmi ministeriali”. Un’altra, quella, che dei docenti si fida tanto.

  20. luca Says:

    spostare l’obiettivo sulle politiche scolastiche è sacrosanto se questo non deresponsabilizza però la scelta dell’insegnante. mi sono un po’ occupato del modo in cui viene insegnata la filosofia a scuola e ritengo che ci sia necessità anche per la filosofia di qualcosa di simile a quello che rondoni qui pretende per la letteratura. e ogni volta che provo a discutere di questa cosa mi vengono messi di fronte i programmi ministeriali e poi l’esame di stato, ecc. cose di cui tutti si lamentano, ma che servono spesso come difesa e protezione rispetto alla possibilità di un modo diverso di insegnare certamente più rischioso e forse anche più difficile. certo, guardando adesso le nuove indicazioni ministeriali 2010 viene da piangere. il peggio del passato senza nemmeno il pensiero che almeno nel passato provava a dare giustificazione di certe scelte. E tuttavia se ci si atende che il cambiamento venga da documenti ministeriali, indicazioni di saggi convocati dal ministro (per la filosofia è avvenuto così) temo non si riesca ad andare da nessuna parte. Credo che solo una scelta responsabile e consapevole dell’insegnante possa produrre quei cambiamenti che nessuna norma è in questo momento in grado di produrre o recepire.
    quello che semmai mi spaventa del discorso di rondoni è la legittimazione della figura dell’insegnante “vate”.

  21. Giulio Mozzi Says:

    Luca, il libretto che sto scrivendo sull’insegnamento della letteratura a scuola mi è stato chiesto da un editore (che mi ha genericamente chiesto un intervento saggistico), è collegato al lavoro con l’Iprase (perché ovviamente lavorando con gli insegnanti m isono posto dei problemi) e lo scrivo mia sponte (perché nessuno mi ha chiesto specificamente qualcosa sulla scuola).

    Roberta: non mi pare di intorbidar le acque quando chiedo di evitare gli argomenti ad hominem, o quando ti chiedo di chiarire quella che a me pare una contraddizione.

    Scrivi: “Nelle parole di Rondoni c’è forse rispetto per un’immagine ideale di insegnante, non per l’insegnante della scuola italiana”. Ho l’impressione che sia proprio vero.

  22. vbinaghi Says:

    @Luca
    “ritengo che ci sia necessità anche per la filosofia di qualcosa di simile a quello che rondoni qui pretende per la letteratura”
    Certo che è così, ed è altrettanto certo che questo non accadrà semplicemente sostituendo argomenti o autori a quelli attualmente presenti negli elenchi dei programmi ministeriali.
    La riforma di cui l’insegnamente delle materie umanistiche ha bisogno riguarda innanzitutto le sue finalità. Identificare l’insegnamento della filosofia con la declinazione storica di movimenti e autori, con qualche sparuta escursione sui testi, è diventato più che un anacronismo (eredità storicistica della riforma Gentile) un atto criminale, nel momento in cui i nostri alunni non hanno gli elementi che un tempo forniva l’educazione familiare borghese e l’iniziazione morale e civile di istituzioni accreditate e stabili a quell’elite che frequentava studi superiori al tempo in cui questi programmi furono formulati.
    E’ inutile parlare dello Spirito Oggettivo nell’Enciclopedia Hegeliana a gente che ignora la più elementare distinzione tra famiglia, società civile e Stato (se non fosse così, il familismo mafioso non esisterebbe nemmeno, così come la confusione tra persuasione ideologica e decisione politica, e la gente non degnerebbe di uno sguardo e di un voto leader politici che anzichè contendere su come interpretarle si spartiscono le Istituzioni). Una scuola di massa con programmi pensati per un’elite è una follia, e la filosofia avrebbe molto da dire a da fare su questo, perchè la sua finalità primaria NON è istruire su movimenti e teorie del passato nè sovrapporre nuovi gergalismi a quelli più o meno vernacolari del senso comune ma rendere problematico ciò che appare ovvio, e appassionare gli alunni all’esercizio del pensiero, individuando nuclei fondanti come la Natura, il Linguaggio, la Tecnica, la Morale, la Politica, la Religione, partendo dal livello di esperienza degli alunni e usando Filosofi e Teorie come mezzi, e non come fini.
    Uno che ha passato un mese sui presocratici e non ha imparato cosa significa interpretare il frammentario, ha perso tempo. Uno che ha passato due settimane su Socrate e non ha imparato a definire, idem con patate.
    E la parola d’ordine è: libertà nella completezza. Libertà dall’atto dovuto dei citazionismi e completezza nella trattazione dell’orizzonte culturale.
    Hegel l’ho elimianto dal mio programma di quinta, da cinque anni.
    Mi costava un mese e ciò che ne restava agli alunni era zero. Al suo posto, un’analisi dei due elementi fondamentali dell’agire politico (parlamentarismo e decisione) con le categorie di Hannah Arndt e Carl Schmitt, e poi un’analisi della comunicazione mediatica con le categorie di McLuhan (media caldi e freddi, medium is message, contesto mediatico come condizione trascendentale della percezione diffusa ecc.)
    Poi c’è Marx, Nietsche, Freud, certo. Ma la domanda è: quanto questo autore o teoria può aiutare questo ragazzo a orientarsi nel suo mondo, ad assumere una posizione teorica rispetto alle questioni che lui incontrerà? Se va bene uno dei miei venticinque alunni di quinta s’iscriverà a Filosofia. La storiografia filosofica potrà e dovrà percorrerla in lungo e in largo.
    Io lavoro per gli altri ventiquattro.

  23. vbinaghi Says:

    @Giulio
    Ogni tanto Federica (Sgaggio) dice che gli scrittori non rispettano i giornalisti. Ha ragione. Non perchè qualche corsivo da scrittore non sia a volte più brillante del pezzo di cronaca, ma perchè un conto è calare la tua firma su un giornale che funziona senza di te e recitare il ruolo del fiore all’occhiello, un conto è stare sulla notizia e sorbirsi non solo le puzze della strada ma anche quelle della redazione e dei suoi sponsor. Questo non è solo più difficile, ma è anche più necessario, perchè è questo che rende possibile l’esistenza di un quotidiano.
    Io credo che Rondoni faccia lo stesso con gli insegnanti, e credo che anche quando non lo dicono esplicitamente, questa sia la posizione di molti scrittori (forse sarebbe anche la mia, se non facessi anche l’insegnante oltre a scrivere). Cioè l’idea è di essere i legittimi depositari e propugnatori del verbo letterario, non per una sorta di patente acquisita ma perchè la pratiuca quotidiana della scrittura e della lettura più o meno professionale è percepita come l’unica e vera iniziazione alla medesima. Ora, per l’insegnante vale la medesima considerazione di cui sopra: insegnare non significa solo trasmettere la comprensione e la ricchezza umana che ho ricavato dalla lettura dei Promessi Sposi, ma farlo a questi alunni, questi qui, che a casa non leggono (perchè i loro genitori non leggono), che soffrono nel togliersi dall’orecchio l’Y pod, che si esprimono con gli emoticons ecc. Il tutto in questa scuola qui, che in mezza Italia è fatta di edifici fatiscenti, che la Gelmini sta massacrando mettendo trenta alunni per classe, dove non ci sono soldi per corsi di recupero e tra poco nemmeno per le fotocopie.
    Ecco perchè il signor Rondoni ai miei occhi è uno che passeggia sulle rovine con il gelato (di gusto molto letterario) in mano e, ciellinismo a parte, dovrebbe continuare a scrivere sulle riviste alla moda (non c’è una pagina libera su Stilos, così gli presentate Cortellessa e fanno scintille) e lasciar perdere la scuola.
    E’ vita di trincea, non è roba per lui.

  24. enrico Says:

    Sposto un attimo il focus
    Scintille tra i testi:
    in Rondoni, gli insegnanti (demotivati ecc.) sono killer della letteratura… se le metafore sono segni di un “profondo”, che dire della posizione e dei testi dello stesso Rondoni sul caso Englaro…? non sembri “terribile”: si tratta della metafora dell’uccidere… penso che – Giulio – questo corto circuito possa essere interessante da investigare… non per puntare il dito sull'”uomo” ma per ricostruire il suo “volto” intellettuale e umano attraverso i lampi presenti nei suoi testi… le sue ossessioni –

  25. luca Says:

    Giulio, non avevo alcun dubbio al riguardo.
    Vibinaghi: mi sembra molto sensato quello che dici. Lavoro per tentare di fare qualcosa nella direzione che indichi. Certo non sarebbe male se esistessero dei luoghi nei quali ci si potesse confrontare sulle scelte e sulle giustificazioni che siamo in grado di produrre rispetto a quelle scelte.

  26. davide rondoni Says:

    mi sembra che si parli del libro non avendolo letto o quasi. vedo che cisono alcuni che mi inseguono su vari blog per polemizzare a priori e non mi interessa. ho scritto una prefazione a bondi quando non era ministro e ho scritto come nel caso di altr centinaia dipersone cosa pensavo di quella poesia. si vada a leggere invece di buttare sempre tutto in politica. se sono uomo di potere chiedetelo a chi mi conosce e sa quanti incarichi di origine politica ho (zero). Il saggiatore è notoriamente una casa editrice di sinistra. non sono schierato politicamente. ho il massimo rispetto per gli insegnanti (se leggete il libro) e cito molti esempi reali da cui far sorgere la mia proposta, con la quale nessuno si è realmente confrontato. difendere l’esistente mi sembra un grave atteggiamento di irresponsabilità. buon lavoro. ma con meno pregiudizi se possibile.

  27. Giulio Mozzi Says:

    Davide, se pubblichi un libro devi accettare che di questo libro si parli.

    Nel libro, ti confesso, come notava Roberta Borsani, mi è sembrato di trovare più rispetto per un’immagine ideale dell’insegnante, che per gli insegnanti in carne e ossa.

    Il Saggiatore è una casa editrice fondata nel 1958 da un rampollo Mondadori, Alberto, e oggi appartenente al gruppo Pearson.

  28. enrico Says:

    ho appena letto la intro del libro di Rondoni, sul sito del Saggiatore. Mi sembra di capire che la idealizzazione “profonda” del libro non è tanto quella degli insegnanti (che immagino ci sarà nel libro, sia positiva che negativa) ma del “sé” rondoniano (dell’io narrante, se si vuole, che collima con l’idea di sé che ha l’autore), e poi alla idealizzazione del “poetico”, che poi è lo stesso (il sé rondoniano, cioè, si vive come essenzialmente “poetico” lirico – esibendosi come tale). Mi riferisco soprattutto a quella patente e così (per la mia sensibilità) urticante auto-esaltazione che combina soavità (che è propriamente la categoria dello “spirituale” e del lirico, dello svolazzo, della illuminata metafora) e violenza (linguaggio greve, similitudini stoltamente – giudizio personale – estreme: gli occhi della prof come quelli del killer di mafia – ma mi facci il favore! direbbe Totò). Ecco questa figura intellettuale che si maschera di questa maschera piuttosto roboante e compiaciuta (la soavità violenta con punta di vittimismo) è qualcosa che può piacere o non piacere – indubbio è il narcisismo (“ah! che leggera e violenta follia la mia! Stolti!” dice il poeta in piedi sulla cattedra). A me non piace molto (non si era capito forse). No no, non molto. In modo un po’ sciocchino dirò: viva la sobrietà dell’ironia e dell’umiltà illuministica

  29. Giulio Mozzi Says:

    Naturalmente, Enrico, ciò che dici concerne un testo. Non la persona che l’ha scritto. Giusto?

  30. enrico Says:

    già, certo Giulio: si parla di un testo – io narrante, maschere, figure intellettuali, interpretazioni del sé, lievità e violenza – non si esce dal testo no no – può essere utile uscirne, forse, e dico forse, ma a mio avviso non per incontrare la persona dell’autore (e mai direi, mai, per ingiuriarlo, volerlo distruggere, disprezzarlo ecc. o viceversa per idealizzarlo ecc.) – quanto per comprendere come (per esempio) certi atteggiamenti che definirei provocatori (penso che rondoni converrebbe – il suo io narrante vuole essere provocatorio, e se ne fa un vanto!), e certe forme stilistiche, argomentative, certi contenuti, possano rientrare (chessoio) in un progetto politico culturale educativo più complessivo ecc. E dire poi: parliamone! Tu Giulio per esempio hai parlato altrove della questione rischiosa dello “stigma” (positivo o negativo). Io dico che questo è un tema oggi vastissimo. Non ti sembra che in parte il testo rondoniano lavori in tal senso sulla figura dell’insegnante? e perché lo fa? Perché poi tanta violenza? (Possiamo rispondere a queste domande in modo diverso da come lo fa il testo medesimo? Possiamo per esempio ricordare qui lo “stigma” dei lavoratori della pubblica amministrazione operato dal ministro Brunetta, che è andato a caccia di “fannulloni”, e collegarlo al progetto testuale rondoniano? Je pense que oui. Anzi mi parrebbe – sbaglierò – una similitudine fruttuosa…)
    Anche rispetto alla “proposta” dell’insegnamento facoltativo della letteratura, nel nome della libertà (mai oggi questo concetto fu più importante e delicato – travisato – controverso), quali sono gli obiettivi evidenti del propositore, e quali quelli (se ci sono, e penso che in parte ci siano, senza andare troppo lontano) sottesi, che tuttavia si possono”estrarre”, ipotizzare (sempre testo alla mano, beninteso)? Proviamo. Chiediamoci per esempio: cosa ha voluto dire la “libertà” nel settore della scuola? Vi risulta che ha voluto dire anche fondi copiosi per la scuola privata – che si può scegliere, luminosa, colorata -, e sottrazione sempre più cospicua di fondi alla grigia scuola pubblica, burocratica e demotivata? (poi magari questo non centra nulla con rondoni, e lui magari sostiene che lo Stato debba – con tutte le sue forze – promuovere la eccellenza della scuola pubblica e il ridimensionamento dell’elargizione alla privata: sarebbe bello che ce lo facesse sapere, come elemento accessorio ai suoi argomenti).
    Secondo me, questo è un livello di interesse, direi generale, universale
    (perdonatemi per le parentesi!) e CI riguarda

  31. davide rondoni Says:

    cari amici, grazie per l’attenzione. Di fronte a una proposta si deve dire sì o no, oppure esprimere riserve e altre proposte. Sviare e parlare d’altro non serve. In quanto all’immagine dell’insegnante, nel libro faccio riferimento e nomi reali. Quando parlo dell’orientamento della casa editrice, caro Giulio, non parlo del 1958 né della proprietà che conta gli utili ma di chi decide che libri fare. E che gli amici che dirigono il Saggiatore appartengano a una storia riferita alla cultura illuminista e di sinistra mi pare evidente, come è evidente il rispetto che hanno per la mia fede e le mie idee. Credo che il caso nostro sia un buon esempio di libero pensiero e libera editoria. E certo, accetto che si parli del mio libro. Ma del libro appunto. A Enrico che senza aver letto il libro-come lui dice- si preoccupa di mie posizioni sulla scuola non statale etc, dico che le può trovare facilmente espresse in articoli e interventi. Sono a favore della libertà di educazione. Ma nel libro parlo di una faccenda particolare, che riguarda ogni genere di scuola.

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