Asimov digeribilissimo

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Le riviste di letteratura e di critica della letteratura degli anni Settanta sono spesso piene di articoli oggi indigeribili. Ma nel numero 2 di Calibano, pubblicato nel 1978 ed edito da Savelli, numero monografico intitolato “Il nuovo e il sempreuguale. Sulle forme letterarie di massa”, c’è un corposo e gustoso e istruttivo e divertente e insomma digeribilissimo articolo di Alessandro Portelli: Il presente come utopia. La narrativa di Isaac Asimov, da pagina 138 a pagina 184. Proprio bello. Non so se Portelli abbia poi ripreso il saggio in uno dei suoi libri; e non so dove potreste acquistare la rivista (in Mare magnum non la trovo). La copia che ho io, la comperai almeno un paio d’anni fa in un negozio di libri, fumetti e gialli usati che c’è a Roma in via Conca d’oro. Si tratta di una copia omaggio (c’è il timbro dell’editore sulla prima pagina bianca: “Savelli s.r.l. / volume omaggio”). C’è anche, nella stessa pagina, una data scritta a penna biro nera: “Roma, 27 gennaio 1979”. Sotto la data c’era qualcosa, suppongo una firma: accuratamente cancellata con un pennarello. Presumo che il proprietario – un giornalista? – nel portare la rivista dal rivenditore di libri usati, volesse far sparire il proprio nome. Vedi mai che un collaboratore della casa editrice passa di lì, e scopre che ti rivendi i libri ricevuti in omaggio… Poi non ti mandano più niente!

Nello stesso numero della rivista ci sono anche un saggio di Franco Moretti (“Dialettica della paura”) e uno di Barbara Lanati (“Una Ligeia, cento Ligeie: ovvero del ‘perturbante’ ostentato e rimosso”). Meno interessanti, mi pare quelli di Robert Warshow “Il gangster come eroe tragico” (di poche pagine) e di Guido Carboni “Un matrimonio ben riuscito? Note sul giallo d’azione negli Usa”.

Si cosa parla il saggio di Portelli? Innanzitutto faccio notare che dell’intera produzione asimoviana, essendo del 1978, considera quasi solo i racconti di robot, i tre romanzi da noi noti come Cronache della galassia, Il crollo della galassia centrale e L’altra faccia della spirale, La fine dell’eternità, Abissi d’acciaio e Paria dei cieli. E dà un posto di rilievo (con mia soddisfazione: perché lo considero l’unico romanzo veramente interessante di Asimov) a La fine dell’eternità. La tesi di Portelli, che lungo tutto il saggio mostra e illustra meticolosamente e con vivacità le connessioni tra le invenzioni di Asimov e la storia statunitense, è raccolta in poche frasi:

La vera utopia di Asimov è il presente: trasformato in utopia proprio perché, postulando che esso esista in ogni tempo e in ogni luogo, se ne nega l’esistenza storica in qualsiasi luogo, e in particolare nel qui e nell’oggi. Lo Stato liberale, il capitalismo imprenditoriale, il modello familiare della classe media e della sua “way of life”, lo “American Dream” sono utopici sia perché rappresentano un ideale di società, sia per il fatto che tendono a espandersi, a coprire tutto lo spazio e tutto il tempo, e quindi a cancellare le loro specificazioni storiche. La classe media, spina dorsale dell’impero americano, si costruisce nelle pagine di questo scrittore medio e nelle imprese dei suoi eroi medi un monumento destinato a durare oltre la fine dell’Eternità. Anche se l’impero entra in crisi, resteranno immutate le relazioni sociali che veramente la interessano e, nell’ombra, anche le stesse relazioni economiche, l’uso delle macchine, il ruolo della forza lavoro, il modo di produzione nel suo complesso (p. 179).

Conclude il saggio una breve nota, nella quale Portelli dimostra con buoni argomenti che Attenti alle vedove, film del 1959, è una parodia di Guerre stellari, film del 1977.

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4 Risposte to “Asimov digeribilissimo”

  1. mauro mirci Says:

    1 – A questo punto dovresti dare anche ad altri l’opportunità di leggere il saggio. Un bel pdf?
    2 – Non ho mai letto La fine dell’eternità, ma a me è rimasto un buon ricordo di Neanche gli dei, unico romanzo asimoviano con alieni.
    3 – Se, da un certo punto di vista, la qualità letteraria di Asimov non è eccelsa, non si può dimenticare che le tre leggi della robotica sono divenute una sorta di standard ufficiale della robotica fantascientifica, e che ha fornito spunti alle successive saghe stellari (pensavo solo Guerre stellari, ma leggo che anche Dune ha attinto dalla Fondazione di Asimov).
    4 (e ultimo) – Di Attenti alle vedove non so nulla, ma Bonvi e Guccini, nel loro Storie dello spazio profondo, introdussero la scena di un saloon spaziale pieno di esseri di ogni specie, molto simile a quello che compare nel primo Guerre Stellari, dieci anni dopo. E’ chiaro che entrambi attingono dal western (alcol, brutti ceffi e pistole), ma hai visto mai che non c’entri Asimov pure qui?

  2. alessandro portelli Says:

    grazie, mi ha fatto proprio piacere.
    Sandro Portelli

  3. sergio pasquandrea Says:

    Tutte le cose che scrive Portelli sono sempre originali e stimolanti. E la sua attenzione alle forme culturali “minori” (la fantascienza, la musica leggera, il fumetto, il cinema di genere…) è merce davvero rara nell’accademia italiana.

  4. leo Says:

    Io credo che il vertice di Asimov sia Neanche gli Dei: una riflessione importante sul ruolo della scienza e il tentativo narrativo di fare qualcosa di anti-asimoviano.

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