John Cheever, “Amore e la vita”

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In libreria lo trovate oggi nell’edizione Fandango, il cui titolo (Gli Wapshot) è più rispettoso dell’originale (The Wapshot Chronicle). Io invece l’ho letto nell’edizione Longanesi del 1958, fantasiosamente intitolata Amore e la vita (fantasiosamente ma non erroneamente: nel romanzo c’è infatti tanto amore, e c’è anche tanta vita) e tradotta da Marcella Hannau. Quella che non c’entra proprio per niente, e chissà chi se l’è pensata, è la distesa di dune da deserto stampata sulla sovraccoperta: proprio bizzarra, per un romanzo tutto ambientato tra il New England e New York. Mah. La mia copia proviene dalla biblioteca popolare “G. Mazzini” di Trento, e porta il numero di catalogo 4480 2. Se per caso è una copia trafugata, e lì a Trento la stanno ancora cercando da quella volta, ditegli che mi facciano un fischio. Tanto sono a Trento tutte le settimane, portargliela mi costa niente.
Sul risvolto di copertina del romanzo stanno scritte alcune cose stupefacenti:

Con Dos Passos, Hemingway e Faulkner sembrava ormai chiuso il ciclo e la voga dei grandi narratori americani: i nuovi scrittori di questo dopoguerra o si riallacciavano alla tradizione iniziata da Sherwood Anderson (come per tanti altri prima di loro) oppure, per sazietà di motivi realistici, si rifacevano al decadentismo europeo. Sorsero così abilissimi “improvvisatori” come Tennessee Williams e Truman Capote legati al provvisorio. Allo stesso tempo però si formava, specie attorno alla rivista New Yorker, una corrente narrativa che si nutre direttamente nel suolo americano: ne è il maggior esponente John Cheever, vincitore del premio letterario National Book Award della narrativa, eletto ora come lo scrittore che ha fatto dimenticare Hemingway.

Oggidì nessuno di sognerebbe mai di scrivere un risvolto che implica un lettore capace di conoscere cose astruse come il decadentismo europeo, il New York o Dos Passos; o di capire quali siano questi benedetti scrittori che, benché americani, si rifanno al decadentismo europeo. Nessuno se lo sognerebbe. La cosa divertente è che questi lettori in realtà ci sono.
E, ancora, oggidì nessuno oserebbe mai liquidare Hemingway come uno scrittore ormai dimenticato, sorpassato, non più attuale. Mentre invece era già proprio così nel 1958: e io ho il sospetto che in America se ne siano ampiamente accorti, e in Europa no.
Ciò detto: il romanzo è splendido; commovente; divertente. Ha bei personaggi e tutto quel che serve: qualche scena di pesca, l’ingresso del campagnolo nella metropoli, un naufragio, ben due vecchie pazze, e un sacco di donne che la sanno più lunga dei loro uomini. Verso la fine (i capitoli xxxiv e xxxv) si spompa un po’, poi si ripiglia per il brillante finale. Da leggere. Se vi capita sottomano l’edizione che ho letta io, la traduzione è deliziosamente démodé.

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7 Risposte to “John Cheever, “Amore e la vita””

  1. Giovanni Says:

    Alla biblioteca civica di Bolzano hanno Gli Wapshot e Lo scandalo Wapshot, entrambi pubblicati da Fandango: sono due romanzi diversi? Quello di cui parli tu qual è dei due?

  2. sergio pasquandrea Says:

    Oddio, che lampo: mi sono ricordato di aver comprato il romanzo anni fa, su una bancarella dell’usato (non so più quale edizione, ma era vecchia assai, e forse è proprio quella Longanesi che citi tu), e di averlo poi lasciato su uno scaffale, senza leggerlo, come mi capita spesso.
    Salvo errori, dovrebbe essere ancora a casa dei miei, giù in Puglia. Appena ci faccio un salto, lo recupero.
    Grazie della dritta.

  3. Giulio Mozzi Says:

    Giovanni, le prime due righe della mia noterella rispondono alla seconda domanda. Wikipedia alla seconda: “The Wapshot Chronicle” (alias “Amore e la vita”, alias “Gli Wapshot”) è del 1957; “The Wapshot Scandal” è del 1964.

  4. Giovanni Says:

    Molto chiaro, grazie!

  5. Enrico Macioci Says:

    Giulio, anch’io (sommessamente) penso che l’Hemingway romanziere goda di una popolarità superiore ai suoi meriti. Lo trovo invece grandioso – e ancora attuale – nei 49 racconti.

  6. linnio Says:

    john cheever è anche autore di un bellissimo racconto ‘il nuotatore’ di poche pagine. Tempo di lettura: 15 minuti. Tempo del ricordo: una vita.

  7. Giorgio Di Costanzo (Ischia) Says:

    John Cheever ha scritto (per il “New Yorker”) ben 119 splendidi racconti, molti dei quali tradotti in italiano dalla Fandango libri. Lode alla Fandango libri per aver pubblicato anche i romanzi: “Falconer”, “Bullet Park”, “Sembra proprio di stare in paradiso” e i già citati: “Gli Wapshot” e “Lo scandalo Wapshot”. Non riesco a trovare le lezioni di scrittura edite da Marietti. Tra gli allievi dei corsi universitari di John Cheever il più dotato era un certo Raymond Carver…

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