Una popolazione a chilometri zero?

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di giuliomozzi

Leggo nei giornali che l’attuale maggioranza nel Consiglio regionale veneto ha già pronti alcuni progetti di legge volti a realizzare la promessa contenuta nel motto della campagna elettorale di Luca Zaia: “Prima il Veneto”. Non ne trovo traccia nel sito del Consiglio, ma la ragione è evidente: i progetti saranno presentati dopo l’approvazione dello Statuto regionale, che ne formerà i presupposti (sullo Statuto ho scritto qui).

Non ne trovo traccia nemmeno nei siti regionali dei partiti della maggioranza: Lega Nord e Popolo della libertà: il primo contiene una scelta di proverbi veneti, il secondo è tutto dedicato alla lite con i finiani. E anche questo, tutto sommato, si spiega: le cose sulle quali può esserci polemica, meglio tenerle nascoste; e tirarle fuori all’ultimo momento. Le cose importanti, lo ha bene insegnato l’attuale governo nazionale, si fanno di soppiatto.

Ma nei giornali leggo comunque che questi progetti ci sono; e che contengono alcune cose interessanti. La più interessante di tutte, a mio avviso, è la faccenda dell’acquisizione dei diritti progressiva nel tempo. Chi nasce in Veneto, ha da subito tutti i diritti; chi ci arriva, invece, dovrà aspettare un po’. Quanto? Dieci anni, quindici anni, leggo nei giornali. Dieci anni, quindici anni prima di essere a pari con i nativi nei concorsi pubblici, nelle graduatorie per gli asili, nelle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari, nelle graduatorie per le borse di studio, in qualsiasi graduatoria.

Non mi metto, qui, a discutere se una scelta del genere sia giusta o ingiusta. Mi limito a immaginare un’Italia dove tutte le Regioni decidano di adottare leggi simili. La coppia veneta purosangue, con un bambino di tre anni, che volesse o dovesse trasferirsi, che so, a Milano o a Genova, o a Caltanissetta o a Taranto, si troverebbe quindi nella stessa condizione delle coppie di Milano, Genova, Caltanissetta o Taranto desiderose di o necessitate a trasferirsi in Veneto: svantaggiata in qualunque graduatoria.

Ora: quanto la popolazione italiana sia mobile, non c’è bisogno di spiegarlo. E’ sotto gli occhi di tutti. La domanda è quindi: siamo sicuri che, per quei Veneti che sono veneti da cinquecento generazioni, una legge di quel genere sia conveniente? Nel momento in cui tutte le Regioni facessero come alla Lega Nord e al Pdl del Veneto sembra giusto fare, non ne verrebbe un consistente danno anche per i veneti? Gli uomini e le donne della Lega Nord e del Pdl hanno forse nelle loro menti il sogno di una popolazione immobile, che lavori a chilometri zero, si accoppi (*) a chilometri zero, faccia figli a chilometri zero, apra conti correnti e mutui a chilometri zero, mangi a chilometri zero, studii a chilometri zero, e così via?

Senza contare il paradosso: che diventerebbe più semplice – già lo è, in una certa misura – lavorare, accoppiarsi, fare figli, aprire conti correnti e mutui, mangiare, studiare a Siviglia, Nancy, Kassel, Amburgo, Tallinn, o in un qualunque altro luogo dell’Unione europea, che nella propria patria.

E poi, mi immagino la scena. Concorrono a Padova per una certa cosa il signor ‘Ngomo, di origine keniota, residente in Italia e in Veneto da dodici anni (come il mio vicino di casa, che ormai è cittadino italiano); e il signor Giovanni Borghi, originario di Ro Ferrarese e residente a Rovigo da cinque anni. A parità di requisiti, il signor ‘Ngomo vince il concorso per il semplice fatto che è più veneto del signor Giovanni Borghi.

(*) Verbo accoppiarsi, mi raccomando; non accopparsi.

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41 Risposte to “Una popolazione a chilometri zero?”

  1. giuseppebarreca Says:

    assolutamente d’accordo…

  2. federica sgaggio Says:

    Sono sicura che il combinato disposto della veneticità acquisita dopo congruo numero di anni da intendersi a scopo di acculturazione/acclimatazione e di qualche altro passaggio di qualche altra norma al momento non considerata (non da noi: da loro che legiferano!) produrrà – nel futuro – l’effetto che Borghi e ‘Ngomo si elidano e spunti il terzo.
    Signore e signori, venghino tutti!
    The winner is… Bepi «el Pesetto Rosso» Saorin.

  3. Giacomo Brunoro Says:

    Piccolo esempio: io che sono nato in Veneto ma nel corso degli anni ho cambiato residenza per qualche anno. Una volta tornato a vivere in pianta stabile a Padova con relativo ri-cambio di residenza non ho ricevuto il “pacco premio” per i neonati dal comune di Padova in quanto non risiedo nel comune da tot anni (ora non ricordo i dettagli).

    Ho scoperto con un certo disappunto di essere “meno padovano” del signor ‘Ngomo che, se dovesse avere un figlio riceverebbe invece il pacco dono. Giusto per far capire che certe politiche ebeti sono già in atto, putroppo…

    E comunque questa del “prima i veneti” mi sembra una cazzata talmente grande che se la vedessi al cinema non ci crederei….

  4. Luca Massaro Says:

    Ripeto, sulla scia di quanto affermato in un mio post scritto sulla scia di quanto scrisse Michele Serra alcuni giorni fa sulla sua Amaca: occorre che i cittadini veneti (e “padani” in genere) “non” leghisti (credo speranzoso siano di più delle camicieverdi) comincino a far sentire la lor voce, ad alzarla, a ribattere civilmente punto su punto (come state facendo qui, d’altronde – ma occorre un “megafono” a volte) a contrapporre un’identità “forte” basata su “valori” diametralmente opposti a quelli della clava e del filo spinato.

  5. melania Says:

    Quando dico che non bisogna stare troppo a pensare a questa cosa intendo esprimere innanzitutto un mio personale disagio per la necessità che qualcuno, come ad esempio tu Giulio, debba affrontare analiticamente un argomento per mostrarne la falsità e la pericolosità delle sue conseguenze quando è lapalissiano, naturalmente evidente, che è una cavolata bella e buona. In secondo luogo spero, sono ingenua?, che quando i veneti capiranno le nefaste conseguenze, in primo luogo per loro, del nuovo Regolamento, riusciranno a far pressione per cambiarlo. Mi rendo conto di essere arrivata a pensare che non c’è rimedio a questo stato di cose che non sia quello di arrivare fino in fondo al barile, di far toccare praticamente e con mano alla popolazione che cosa significhi appoggiare certe politiche. Poi si dovrà fare l’ immane fatica di ricostruire.

  6. Fabio Carpina Says:

    “Mi rendo conto di essere arrivata a pensare che non c’è rimedio a questo stato di cose che non sia quello di arrivare fino in fondo al barile, di far toccare praticamente e con mano alla popolazione che cosa significhi appoggiare certe politiche. Poi si dovrà fare l’ immane fatica di ricostruire.”

    é la “teoria Montanelli” nei confronti di Berlusconi. I risultati li vediamo.

  7. Morgan Says:

    @Luca: sul far sentire la voce, sono d’accordo. A tal proposito da ottobre a maggio – una al mese – organizzerò le “Notti di Sul Romanzo” in una libreria vicentina. Assieme ad altre persone si parlerà di letteratura veneta e di identità veneta. Una goccia nell’oceano, ma dalle mie parti si dice “mejo el pitosto che el niente”…

  8. vibrisse Says:

    Melania, se è “è lapalissiano, naturalmente evidente” che il progetto leghista è “una cavolata bella e buona”, come spieghi che così tanta gente abbia votato per questo progetto?

    Le spiegazioni possibili sono:
    1. non è vero che è lapalissiano eccetera;
    2. tutti quelli che hanno votato Lega (e alleati) sono idioti.

    Io rifiuto la spiegazione numero 2.

    Tra l’altro, ciò che racconta qui sopra Giacomo (grazie, ‘sta cosa non la sapevo), è ulteriore prova che non è lapalissiano eccetera.

    gm

  9. Giuliano Says:

    Qualcuno mi aveva detto che Zaia aveva un’ intelligenza superiore alla media……se la media presa in considerazione è quella dei suoi elettori c’è poco da meravigliarsi!

  10. vibrisse Says:

    No, Giuliano. Mi rifiuto. Non si può pensare che qualche centinaio di migliaia di persone siano, tutte e ciascuna, degli idioti.

    L’unico modo per sconfiggere la Lega è: vincere le elezioni. Per vincere le elezioni, bisogna convincere gli elettori della Lega a votare qualcos’altro. Per convincere qualcuno, bisogna prima di tutto confidare nella sua intelligenza, non disprezzarlo, non trattarlo con condiscendenza, eccetera.

    Ovvero, non fare a lui ciò che non voglio sia fatto a me. E io non voglio essere considerato idiota, non voglio essere disprezzato, non voglio essere trattato con condiscendenza, eccetera.

    giulio mozzi

  11. mirskij Says:

    Sono cose irrealizzabili, ma che attirano voti e consensi e questo è l’importante.
    Sono cose irrealizzabili nella loro globalità, ma tante piccole tessere del mosaico sono già state messe (vedi i vari episodi delle mense scolastiche e altro).
    Sono inoltre cose irrealizzabili tutte nello stesso momento, però si può cominciare con tante altre piccole tessere, per es.: a) no, i 10 anni per il negro non bastano; b) l’islamismo non fa parte della “cultura veneta”; c) se il sig. C., di stirpe (razza?) veneta, ha studiato negli USA e lavora in Germania, è veneto a tutti gli effetti. In fondo la biologia ci insegna che ogni pochi anni ognuno di noi cambia pelle, ma chi se ne accorge? Comunque scusate, cos’è questa “venetità”? Io sono romagnolo, ma romagnoli sono sia Mussolini che Renato Serra, Ettore Muti e don Giovanni Minzoni, sinceramente farei fatica a definire la “romagnolità”.

  12. Morgan Says:

    Giulio scrivi: “Per vincere le elezioni, bisogna convincere gli elettori della Lega a votare qualcos’altro”.
    Apprezzo il tuo desiderio di essere costruttivo. In base alla mia esperienza, perché su quella posso soprattutto fondare il mio ragionare, è vano. Tantissime mie conoscenze gravitano attorno al mondo leghista, sono circondato nel mio paese da leghisti. Conosco i loro pensieri e i loro modi nel concreto. E conosco pure le loro motivazioni ai pensieri e ai modi.
    Ruttibestemmieterronifigaclandestinivaffanculogotidevincomunistidemerda- secessioneparoniacasanostra, tutto ben amalgamato e sputato fuori con l’eleganza di una prima ballerina. Forse i leghisti nelle istituzioni sono talvolta più prudenti – forse no -, ma la base su cui la Lega fonda la sua forza è un popolo di cinghiali.
    Mai una volta qualcuno che mi citi uno studio serio per rafforzare le sue tesi, mai una volta che mi si parli di un articolo di tale storico o di un esperto del settore, mai una volta che si rifletta con calma e con la disposizione d’animo di mettersi in discussione, ripeto, mettersi in discussione. Tutto a vista corta, tutto senza la benché minima possibilità che vi possa essere una prospettiva più ampia, in grado di interagire con idee diverse. No, tutto tranchant, crudo, oggi, si fa oggi, domani è troppo tardi. Non c’è lungimiranza, non c’è il pensiero di considerare la collettività (collettività che includa anche le persone meridionali e gli stranieri), le soluzioni devono essere drastiche, secche e immediate. Senza pensare al domani, e con domani intendo anche fra qualche anno.
    E mi fermo qui, perché altrimenti mi infastidisco, come quando a sei sette anni, io, figlio di una veneta e di un sardo, nato nel profondo nordest, quindi VENETO, venivo chiamato terrone.
    Questi sono cinghiali Giulio, da non cristiano c’è solo da sperare in un miracolo e unire – illusoriamente forse – le forze fra chi non è leghista.

  13. melania Says:

    penso che ci si possa sbagliare, nella vita. anche in tanti, tutti insieme ci si può sbagliare. in Italia c’è stato il fascismo e il Germania il nazismo, non erano tutti stupidi, erano però in molti che si sbagliavano, di grosso. si sbagliavano, aiutati a sbagliare chiaramente. gli elettori leghisti si sbagliano sopratutto a giudicare quale sia il loro interesse principale, valutando che sia qualcosa che alla lunga si rivelerà negativo. credo che non tutti riescano a vedere lontano, molti si fermano vicino. non significa che siano stupidi, i motivi per cui si comportano possono essere davvero molti.

  14. vibrisse Says:

    Morgan, alle ultime elezioni l’alleanza Lega-Pdl ha avuto, in Veneto, 1.528.386 voti.
    Tutti gli altri insieme hanno avuto 866.350 voti.
    Dimmi un po’ a cosa serve “unire le forze fra chi non è leghista”.

    Certo, ci sono quegli 1.330.703 aventi diritto al voto che non hanno votato. In proporzioni che non so, saranno
    – in certa misura astinenti cronici,
    – in certa misura persone disgustate dalla degradazione della politica avvenuta negli ultimi vent’anni, e approdate di recente all’astensione,
    – in certa misura potenziali votanti per l’attuale opposizione che non hanno votato “perché tanto si perde comunque”,
    – in certa misura potenziali votanti per l’attuale maggioranza che non hanno votato “perché tanto si vince comunque”,
    – in certa misura persone anziane che non capiscono più niente (non in generale, ma della politica) e quindi non votano,
    – in certa misura giovani neoelettori ai quali non importa nulla di votare.

    Si tratta di studiare, conoscere questi target (e altri, se ce ne sono), e cercare elettori qui.

    (fonte dei dati)

    giulio mozzi

  15. Morgan Says:

    Ogni posizione è legittima, nessuno ha ricette definitive. Io credo che si debba *lavorare* sui non votanti e sui berlusconiani. Non sono pochi. E nel Pdl ci sono ora i finiani.
    Il rischio è di finire in un’autarchia regionale anacronistica e soprattutto ipocrita, dato che l’esportazione del Veneto non si risparmia in questioni di globalizzazione quando si tratta di fare soldi, anche nel sud Italia, anche nei paesi dai quali provengono tanti clandestini.
    Io continuo a pensarlo da tempo, bisogna essere concreti nel territorio, proporre modi interessanti per osservare e pensare ciò che ci circonda, fuori dalla rete, fuori dai blog e dai siti. E non necessariamente in politica attiva, anche nelle associazioni culturali e in tutto ciò che crea “movimenti sani” nelle teste delle persone.
    Mi ripeto, nella speranza che qualcun altro mi scriva con idee e/o critiche, il blog che ho fondato inizierà a ottobre delle serate nel territorio vicentino che trattano anche l’identità veneta. Se non si *entra* nel territorio con alternative e scintille non se ne esce, la degenerazione è garantita.

  16. ramona Says:

    Bene, allora anche io supero l’esame di anzianità e divento veneta a tutti gli effetti come il signor ‘Ngomo. Però mi chiedo: se sono veneta non posso più essere pugliese, come sono nata, perchè vado in conflitto d’interessi e perdo i privilegi acquisiti.
    Il problema è spiegarlo al mio sangue, ai miei ricordi, ai miei geni e anche ai miei parenti.
    Da tutta la vita mi sento in uguale misura veneta e pugliese, perchè i miei genitori questo mi hanno dato: la capacità di pensare in due dialetti, di capire entrambe le lingue, di apprezzare le cose buone da mangiare del nord e del sud e di amare allo stesso modo mare e montagna. La mia testa non è solo veneta e non è solo pugliese: è entrambe le cose.

    Io penso che la maggioranza di chi vota lega sia effettivamente filo-razzista, più o meno consapevolmente. Il federalismo è la scusa per mantenere le distanze dagli altri. Per paura.
    Alla base delle ragioni degli individui più colti ci può stare la paura di perdere la propria identità culturale, che non è solo mangiare polenta e osei, ma qualcosa di più complesso.
    Alla base delle ragioni dei più rozzi I cinghiali, come dice Morgan) c’è la paura del diverso, l’ignoranza e il rifiuto delle diversità. Ricordiamo che si parla per la maggior parte di popolazioni montane, chiuse ai cambiamenti per ragioni anche geografiche, mentre al sud, per tradizione e per storia, sono più abituati al viavai di migranti, i luoghi sono aperti e inondati di calore, come la gente.

    Lo so che non basta a spiegare il successo della lega, ma io, pugliese con il sangue veneto, o veneta con il sangue pugliese, che ho abitato per metà vita al sud e per l’altra metà al nord, la vedo così.

  17. Giuliano Says:

    Giulio, il mio giudizio non intende fare di ogni erba un fascio, ma la maggior parte dei leghisti che conosco ha delegato la propria facoltà di pensiero ai loro leader……… essere leghisti, più che un credo politico è una fede acritica, basata su slogan facili e ripetitivi e sull’assoluta obbedienza ad un despota (ti ricorda qualcosa?)……Io vivo questa realtà direttamente in quanto amministrato da una maggioranza di cui il sindaco è il deus ex machina e la sua corte agisce a comando……… Non illudiamoci: se vi saranno elezioni anticipate, il nord sarà un feudo del carroccio!

  18. agersocialslow Says:

    Zaia e Galan. Il primo ha sposato lo zero e….la forza di Coldiretti, che ha tante idee ma a volte parte in quarta e non si ferma più. Le quote latte, gli altri le han pagate, gli agricoltori leghisti no perchè se no chiudono stalla (forse è vero ma purtroppo il sistema Italia era, tanto paga pantalone che la Lega dice di voler combattere!!). Galan esile voce cerca alleanze…in Confagricoltura? Sulla sperimentazione OGM infatti si è ammorbidito. Insomma la lega vince perchè ha messo al centro gli interessi locali, localistici, di casa. Il cattolico Veneto , del bene comune, professato dalla dottrina sociale cristiana si è stufato perchè, come nelle altre Regioni, han visto che chi è furbo è premiato. Se parliamo di valori….ho paura che rimaniamo in 4. L’unica strada è far capire che i leghisti fanno interessi solo dei leghisti, a volte son capaci e altre son furbetti…..ma al loro posto chi segnaliamo?

  19. lorella Says:

    mentre leggevo i commenti, mi è affiorato alla mente un ricordo.
    Due anni fa, ero in vacanza con un gruppo di amici, più conoscenti veramente, su un’isoletta dell’arcipelago toscano. L’aria di fine settembre era ancora calda, e l’acqua aveva la trasparenza del vetro,facevamo vita di mare, ma semplice, senza animazione da villaggio turistico. Mangiavamo il pesce pescato dai nostri mariti ( solo il nessario per la cena), e facevamo colazione con le marmellate casereccie portate dalla terraferma. Tutti insieme intorno al tavolo del giardino dividevamo la serenità dell’alba e dei tramonti sul mare, commoventi fino alle lacrime. Francesca ed io , una sera guardavamo le stelle, condividendo quel sentimento di ” sentirsi parte dell’universo” e in armonia con gli esseri che lo popolano, e ci venne dal fondo dell’anima la parola grazie, lanciata senza una metà precisa, rivolta a Dio, o all’essenza che sta dentro tutte le cose, dentro ai fiori, alle pietre, agli animali , alle persone..,e a voce alta dicemmo Insieme a noi c’era anche Roberta (di Civitavecchia),che a quelle parole ci guardò con aria interrogativa, forse anche un pò scocciata e disse:

    Avremmo potuto spiegarle ciò che noi stavamo provando, ma per arrivare a parlare alla sua anima ci voleva tempo, e la vacanza era quasi finita…

  20. lorella Says:

    Scusate, il commento precedente è mancante di due frasi che danno il senso al discorso.

    20 agosto 2010 alle 09:37
    mentre leggevo i commenti, mi è affiorato alla mente un ricordo.
    Due anni fa, ero in vacanza con un gruppo di amici, più conoscenti veramente, su un’isoletta dell’arcipelago toscano. L’aria di fine settembre era ancora calda, e l’acqua aveva la trasparenza del vetro,facevamo vita di mare, ma semplice, senza animazione da villaggio turistico. Mangiavamo il pesce pescato dai nostri mariti ( solo il nessario per la cena), e facevamo colazione con le marmellate casereccie portate dalla terraferma. Tutti insieme intorno al tavolo del giardino dividevamo la serenità dell’alba e dei tramonti sul mare, commoventi fino alle lacrime. Francesca ed io , una sera guardavamo le stelle, condividendo quel sentimento di ” sentirsi parte dell’universo” e in armonia con gli esseri che lo popolano, e ci venne dal fondo dell’anima la parola grazie, lanciata senza una metà precisa, rivolta a Dio, o all’essenza che sta dentro tutte le cose, dentro ai fiori, alle pietre, agli animali , alle persone..,e a voce alta dicemmo
    – grazie di tutto questo-
    Insieme a noi c’era anche Roberta (di Civitavecchia),che a quelle parole ci guardò con aria interrogativa, forse anche un pò scocciata e disse:
    –grazie de’ che?–
    Avremmo potuto spiegarle ciò che noi stavamo provando, ma per arrivare a parlare alla sua anima ci voleva tempo, e la vacanza era quasi finita…

  21. caracaterina Says:

    “Gli uomini e le donne della Lega Nord e del Pdl hanno forse nelle loro menti il sogno di una popolazione immobile, che lavori a chilometri zero, si accoppi (*) a chilometri zero, faccia figli a chilometri zero, apra conti correnti e mutui a chilometri zero, mangi a chilometri zero, studii a chilometri zero, e così via?”
    Giulio, la risposta è, purtroppo, sì. Il sogno. They have a dream. E’ illogico, irrazionale, irriflesso, infantile, declinabile anche come animalesco (i cinghiali di cui parla Morgan) ma è così. Il perchè lo spiega molto bene un libro di Aldo Bonomi, IL RANCORE. Alle radici del malessere del Nord, Feltrinelli 2008.
    E’ il frutto di ricerche svolte in Lombardia e parte dalle origini della Lega ma illumina molto bene l’oggi. Consigliabilissimo.
    erica

  22. Carlo Cannella Says:

    Ma perche’ non prendere coscienza di cosa e’ ormai diventato questo paese e di conseguenza cominciare a studiare i modi, incruenti, di sfasciarlo? Perche’ dover vivere per forza uniti sotto lo stesso governo e la stessa bandiera? Per arrivare, un giorno, alle armi? A vivere un nuovo incubo balcanico? Che secessione sia. I veneti siano veneti, i lombardi lombardi, il nord Padania, e ognuno concorra a costruire o cambiare il territorio in cui vive.

  23. mauro mirci Says:

    Egregio Cannella, fermo restando che ci sarebbe da capire esattamente cos’è diventato questo Paese (mi verrebbe di dire una monarchia di fatto fondata sul consenso televisivo, più che altro, ma, chiaro, la cosa è opinabile), bisognerebbe anche comprendere chi, e per quali motivi, potrebbe ricorrere alle armi. Forse nuovi occupatori di campanili veneziani (con trattore blindato al seguito)? Oppure truffatori di quote latte armati di forconi? Oppure piccoli e medi borghesi in giacca e cravatta (verde), che reclamano straordinari e assegni familiari?
    Fino a ora, le uniche proteste serie e motivate alle quali, direttamente o attraverso la stampa, ho assistito, sono solo quelle dei lavoratori licenziati o minacciati di licenziamento. Che, mi pare, non siano concentrate solo in Veneto o in Lombardia, anzi. La Jugoslavia presentava condizioni diverse, prima tra tutte quella di essere uno stato messo insieme con colla di scarsa qualità da un uomo forte che, in poco più di quarant’anni, non era riuscito a omogeneizzare popoli diversi per cultura, lingua e religione, e oltretutto permeati di forte ideologia nazionalistica.
    L’Italia è Stato dal 1860. Nazione ha iniziato a esserlo dal ’54, con le prime trasmissioni televisive. Sarò troppo ottimista, ma sono convinto che, alla fine dei conti, gli Italiani siano sentano enormemente più Italiani, di quanto gli Jugoslavi si sentissero Jugoslavi.
    Non vorrà dirmi che quella leghista è una forte ideologia nazionalistica. A me pare molto di più solo la puzza sotto il naso della bottegaia del piano nobile che non vuole mischiarsi con l’operatore ecologico del seminterrato. Certo, anche la bottegaia del piano nobile potrebbe convincersi d’indossare la mimetica, ma a me pare più il tipo che protesta coll’amministratore di condominio.

  24. Carlo Cannella Says:

    A parte l’ egregio (si da’ dell’ egregio solo a chi si ritiene idiota) i richiami alle armi sono stati molteplici negli ultimi 15 anni da parte del signor Bossi, non un megalomane qualsiasi, ma un signore a cui gran parte del popolo padano sarebbe pronto a donare il proprio sangue al minimo cenno. Chi pensa che un’ eventualita’ del genere non possa realizzarsi e’ a mio parere un ingenuo.

  25. federica sgaggio Says:

    Sì, quella paura ce l’ho anch’io. Da un po’.

  26. mauro mirci Says:

    Cannella, guardi, se in una formula di cortesia vuole leggerci un insulto per potere, con maggior libertà di spirito, darmi dell’ingenuo, mi delude molto. Pensavo meglio di lei. In ogni modo, che lei sia un idiota io non l’ho scritto (ma ciò che ho scritto sta lì, può leggerlo chiunque) e nemmeno l’ho pensato. Poi, ritornando a cose più serie, poiché lei ritiene ingenuo chi non giudica reale il pericolo di una guerra civile (stiamo parlando di quello, no?), mi sa indicare quali forze armate questo movimento secessionistico potrebbe mettere in campo? Quanti sono, realisticamente, gli esagitati che imbraccerebbero un fucile per difendere la cosiddetta identità padana? Crede veramente che un partito che si basa, in buona sostanza, sulla sommatoria di singoli egoismi, possa trasformarsi in un movimento ideologico tanto forte?
    E infine, giusto, sono quindici anni che Bossi lancia proclami bellicosi. Non so lei, ma mi pare lecito pensare che un cane, quando abbaia così a lungo, lo faccia perché sa di non avere denti per mordere.

  27. Carlo Cannella Says:

    Mirci, guardi, di formule di cortesia non c’ e’ bisogno. In quanto al pericolo di guerra civile e’ presto detto: le forze armate della Repubblica italiana sono essenzialmente formate da ” terroni” . Il potere politico e’ invece essenzialmente padano. Il momento e’ vicino.

  28. mauro mirci Says:

    “Aspetta che me lo segno”.

  29. vbinaghi Says:

    Io credo che nessuno qui dentro dubiti che ci sia qualcosa di aberrante e di pericoloso nelle soluzioni e nella retorica leghista. D’altro canto, noto in alcuni interventi il rifiuto di prendere atto che le soluzioni aberranti della Lega sono proposte per problemi che sono in sè reali. Lo ripeto ancora una volta: il sistema Italia, nato non all’indomani dell’Unità ma nel secondo dopoguerra, quando l’Italia intera è entrata nell’economia di mercato (prima buona parte di essa viveva di autoconsumo), si è retto sul carattere trainante dell’economia settentrionale, che ha compensato con il proprio plus valore il parassitismo burocratico e l’economia iperprotetta quando non illegale del sud. E’ dalla fine degli anni Settanta che questo non funziona più, perchè la crescita economica dei trent’anni precedenti si è progressivamente arrestata e non riprenderà. Io la Lega l’ho letteralmente vista nascere, ho conosciuto uno che scriveva sulla Padania quando era poco più che un fogliolino, a metà degli anni Ottanta. La retorica localista e razzista NON è l’origine della Lega, ma la giustificazione ideologica che come sempre viene a “legittimare” a posteriori, in termini grossolani di senso comune, un consenso che nasce da altre questioni. Per esempio dal rifiuto sistematico dei governi democristiani, craxiani e poi della Seconda Repubblica di risolvere la questione meridionale nell’unico modo possibile (altamente impopolare): esercito, prefetti, abolizione del segreto bancario ecc.

  30. federica sgaggio Says:

    Plusvalore in che senso, Valter?

    Parlare di «economia trainante», «parassitismo burocratico» e «economia iperprotetta» (niente da dire sulla Fiat, per dirne una?) è gergo e – perdonami – ideologismo leghista.
    È un atteggiamento liquidatorio che rifiuta di tenere in conto la complessità e dà la misura di quanto la Lega abbia stravinto.

    Disparità di sviluppo in aree diverse di uno stesso Stato sono assolutamente ovvie e normali in qualunque Paese del mondo.
    Non credo che sia corretto fingere che questo basti a giustificare il leghismo, l’ideologia della secessione, il vittimismo nordista, il razzismo.

    Quando ci sono disparità, o si trasferiscono risorse da a a b, o le persone si trasferiscono da b ad a, com’è successo in Italia negli anni Sessanta e come sta ricominciando a succedere.

  31. vibrisse Says:

    Togliamo dunque le parole “parassitismo burocratico”, e proviamo a dirne un’altra.

    Lo Stato ha soldi grazie alle tasse. Le tasse generate non solo, ma prevalentemente dall’economia lombardo-piemontese (che non definirei “trainante”, visto che il Sud, appunto, pare non sia stato “trainato”; e non parlerei di economia “settentrionale”, perché il “miracolo del NordEst è venuto dopo, e si è fondato sull’evasione fiscale) hanno permesso varie imprese: dalla rete autostradale all’alfbetizzazione di massa.

    Nel corso degli anni Settanta lo sviluppo della rete autostradale rallenta fino a sostanzialmente bloccarsi. Negli anni Settanta il ceto insegnante ha cominciato a perdere reputazione.

    La causa di tutto questo: il Psi, partito dalle molte anime.

    I socialisti (Craxi è segretario dal 1976) trasformano in scienza (da dilettantismo che era) il parassitismo del sistema-partiti. Ovvero: le opere pubbliche non servono più solo a dotare il paese di rete autostradale eccetera, ma anche – o: quasi solo – a finanziare il sistema-partiti.

    Non è nell’opposizione, nel Pci, che trovano davvero sponda i movimenti giovanili degli anni Settanta; ma in una parte del Psi. E non tanto da questi movimenti, quanto dalla accoglienza politica che una parte del Psi loro riserva, nasce il lento, inesorabile discredito del ceto insegnante.

    I socialisti oggi al potere (i vari Tremonti, Brunetta, Sacconi, Buonaiuti, Cicchitto…) hanno un preciso interesse a far passare quello che era il parassitismo del sistema-partiti per “parassitismo burocratico”. Perché, in effetti, solo grazie a una buona burocrazia ci si può difendere del parassitismo del sistema-partiti: quindi bisogna screditare e smantellare la burocrazia. Gli stessi socialisti oggi al potere hanno un preciso interesse a completare lo screditamento del ceto insegnante (“Fannulloni!…”): da una scuola così com’è non si cavan soldi, la scuola è un dipartimento improduttivo in quanto non permette di incassare percentuali, tangenti e così via.

    Naturalmente questi signori, mentre fanno una cosa, sostengono di fare l’esatto opposto. E così sposano e cavalcano il malcontento popolare: non ci sono buone strade, colpa del parassitismo burocratico! La scuola va a rotoli, colpa dei professori terroni!

    Il problema è reale: è vero che far su una qualunque opera pubblica è un casino; è vero che la scuola spesso non è gran che.

    Delle cause del problema viene fornita una spiegazione interessata.

    E tutte queste brave persone che votano Lega convinte che, quantomeno, metteranno a posto le strade e faranno funzionare la scuola, non considerano che la Lega è l’alleato di ferro… dei socialisti.

    Questa che ho raccontata è, naturalmente, una favola.

    giulio mozzi

  32. vbinaghi Says:

    Daccordo al 99 per cento, Giulio.
    Con una postilla. Un mio amico (passato dalla sinistra alla destra negli ultimi anni) mi faceva notare che l’Italia è l’unico paese al mondo dove ci sono 600.000 persone in grado di staccare un assegno “pubblico”, e dovrebbero ridursi a un decimo.

  33. vbinaghi Says:

    Federica, le disparità di sviluppo sono una cosa (pensa al confronto Germania Est Germania Ovest all’indomani della riunificazione) l’incancrenirsi di parassitismo ed economia illegale con cui Da Giolitti in poi si è scesi a compromessi per avere consenso politico in quelle areee delò paese, è un’altra.
    Quanto all’ideologismo Leghista, se credi che io voglia portarte acqua a quel mulino ti autorizzo a sputarmi in faccia: il punto è che, per disinnescare quel linguaggio e quella rabbia, bisogna accettare che qualcuno si sia sentito offeso. Altrimenti lo si dichiara pazzo o cattivo, ci si crogiola nella propria coscienza e si continuano a perdere le elezioni.

    A proposito, nella civile Francia di Sarkozy, dove non ci sono cafoni bergamaschi e trevigiani, si stanno espellendo indiscriminatamente i Rom. L’avessero fatto i leghisti, qui, si sarebbe gridato alla restaurazione nazifascista. Rispetto alla Francia invece, non vedo indignazione Unità-ria nè Repubblica-na.
    Tu che sei giornalista, me lo spieghi perchè?
    Forse crea imbarazzo ammettere che la patria delle rivoluzioni reagisce alla sciagurata estensione dell’Europa a 25 (il che, oltre che mettere a disposizione dei padroni masse di lavoratori sottopagati dell’Est, ha reso i Rom cittadini europei, liberi di insediarsi in qualsiasi punto della Comunità senza reali possibilità di integrazione) rinnegandola nei fatti, peggio di chi l’ha osteggiata fin dalla prima ora?

  34. paperinoramone Says:

    @ Valter Binaghi

    onestamente io di prendere voti da chi si sente offeso me ne frego. Dopo aver dato un’occhiata al link posto sopra sui risultati delle elezioni si vede chiaramente che da una quindicina di anni ci sono circa 9-10 milioni di persone che non votano. Io vorrei tanto sapere perché e semmai chi voterebbero. Gli elettori della lega sono vittime di se stessi. E’ evidente poi che in Francia ci saranno cafoni Alsaziani o Provenzali, non lo so, ma perché dividi sempre i paesi in interzone e interpopolazioni? Quello che è imbarazzante è che ci sia bisogno di leggi e non so cosa per stabilire che delle persone sono cittadine del posto in cui vivevano e vivono e si spera vivranno. Sarkozy alla ghigliottina!

  35. Morgan Says:

    Consiglio il seguente libro, datato, ma sempre attuale.
    “La lega. Geografia, storia e sociologia di un nuovo soggetto politico” di Ilvo Diamanti.

    Interessante poi notare come alla base vi siano i cinghiali – lo scrivevo sopra -, ma nelle amministrazioni:
    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001641-351.html

    Le conseguenze visibili del fenomeno Lega Nord sono sotto gli occhi di tutti, dai gesti volgari alle parole triviali, tanto care al bacino ampio dei cinghiali. C’è alla base una strategia di comunicazione premeditata in maniera accorta. Mi ha colpito di recente, non so se lo avete visto, un gesto vaffa col dito di Bossi di fronte al giornalista, la sua prima azione successiva al vaffa appunto è stata quella di girarsi verso i sostenitori e ridere con loro, come a dire: “Visto che cosa riesco a fare io in televisione? Sono come voi”. L’identificazione è uno dei nodi su cui riflettere maggiormente.

    @Vbinaghi: non vedi indignazione in Francia? Ma se si è scatenato il pandemonio e non solo nei giornali su questo argomento…
    http://www.lemonde.fr/politique/article/2010/08/20/arnaud-montebourg-denonce-le-racisme-officiel-du-gouvernement_1400802_823448.html#ens_id=1389596
    Solo per fare un esempio, ma se ne parla tantissimo anche nella stampa locale.

  36. vibrisse Says:

    Ghigliottina per nessuno. gm

  37. vbinaghi Says:

    @Morgan
    Non vedo indignazione in Italia nella stampa di sinistra per il caso francese, che sia almeno pari a quella manifestata dalle politiche leghiste.

  38. Morgan Says:

    @vbinaghi: ah, adesso ho capito. Mea culpa, avevo equivocato.

  39. federica sgaggio Says:

    Valter, dei giornali italiani sai cosa penso.
    Non li scuso affatto, e per niente.
    Ma non è che non parlare o non indignarsi per le espulsioni dei rom – Repubblica ci prova, e tra poco arriverà secondo me un Cohn-Bendit di quattromila-cinquemila righe – significhi che non valga la pena di indignarsi, stampa o non stampa, per quel che si vede qui.

    In termini psicoanalitici, se intendo confrontarmi con il dato di fatto dell’esistenza di persone leghiste, è evidente che le devo «riconoscere». Su questo hai ragione.
    Ma il fatto che esse possano essersi sentite ferite, offese, maltrattate, e che io sia disponibile ad accettare che questo sia il loro sentimento, e che sia questo sentimento a produrre ciò che m’infastidisce chiamare le loro «idee» ma vabbè, le chiamo idee lo stesso, non comporta la conseguenza che io debba guardare il mondo attraverso la loro lente per capire in cosa essi possano aver avuto ragione.
    Nel senso che se io, per mio background e per mia idea di mondo, non ho niente a che fare con loro, mi sento autorizzata da qualunque punto di vista a dissentire e a disprezzare un modo di vedere il mondo che mi sembra esiziale.

    In altri termini, non sono obbligata a far mie le loro ragioni.

    Farò un esempio. Oggi va che mi sento così.
    Se io sono una sessantenne e mio marito, coetaneo, decide che passa da una ragazza a un viaggio, da un viaggio a una ragazza, io posso certo comprendere che quella del mio compagno è paura di morire, angoscia del declino, difficoltà di vivere la sincronia con la sua età, e posso scusarlo e perfino portare nel cuore questi suoi sentimenti che mettono a nudo la sua fragilità.
    Ciò però non toglie che la persona ferita sono io, e che la situazione ci colloca sui versanti opposti di una metaforica barricata, indipendentemente da quanto affetto ancora ci possa legare.

    Per la Lega non riesco a provare nessun affetto…
    E se anche posso sforzarmi di capire il senso del punto di vista dei leghisti – ahimé, senza affetto, ripeto – questo non sposta di un millimetro il fatto che la situazione ci colloca sui versanti opposti di una barricata che è sempre meno metaforica.

  40. vbinaghi Says:

    Ma Federica, neanch’io provo il minimo affetto o simpatia per il leghismo.
    Il fatto è che da un matrimonio si può divorziare senza che i membri dell’unione ne muoiano (anche se ne soffriranno). Invece non si può divorziare da una parte della società civile senza distruggerla in quanto tale. Certo, a una guerra civile un paese può sopravvivere, in un modo o nell’altro (e attenzione, questo in extremis è proprio il discorso leghista, cui corrispondendo in opposizione si fa il regalo di inverarlo), ma solo se alla fine tutti (compresi gli sconfitti) sono daccordo che hanno vinto “i buoni”. E’ quello che è successo, bene o male, dopo la Resistenza. La Repubblica si è fondata sull’antifascismo, ma forse non era una fondazione sufficiente, visto che poi si è trovato il modo di sopravvivere con una guerra fredda in casa, fino alla caduta del Muro.
    La verità è che a questo paese manca ancora e vergognosamente una fondazione istituzionale, su valori davvero condivisi. Non accadrà senza provare a capire le ragioni di tutti, e senza trovare una sintesi politica che vada oltre la distinzione tra uomini e cinghiali.

  41. paperinoramone Says:

    chiedo scusa per la ghigliottina evocata.

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