Italia

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Questa mattina, sette e tre quarti. Treno regionale da Verona a Trento. Mancano due minuti alla partenza.
Una controllora con i capelli neri sparati e tre anellini sull’orecchio destro discute con due ragazzi africani.
“Questo biglietto non va bene”, dice la controllora. “Vedi che c’è scritto: Lombardia? Con questo biglietto puoi andare a Milano, non a Trento!”.
“Italia no tutto uguale?”, dice uno dei due ragazzi africani.

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5 Risposte to “Italia”

  1. federica sgaggio Says:

    No, Italia no tutto uguale.
    (A te non fa un po’ strano che agli stranieri sia abituale rivolgersi dando loro del tu?).

  2. Mirfet Says:

    Anche a me molto fastidio. Anzi, mi fa ribollire di rabbia.
    Quando succede che quel “tu” venga dato a me (sono nata in Italia da genitori eritrei), ho la fortuna di sapere la lingua italiana a sufficienza per rispondere a tono.

    Qualche giorno fa (uno di quei giorni in cui a Milano si schiattava dal caldo), in un bar sono stata protagonista di questa conversazione:

    Entro in un bar, uno di quelli che si trovano nelle metropolitane. Una signora, all’apparenza ben oltre la mezza età, sventola il ventaglio e chiede un succo di frutta e un bicchiere d’acqua. La cameriera è impegnata e io aspetto il mio turno, senza dire nulla. La signora con il ventaglio si gira verso di me e dice:
    – Che caldo! Mi sa che si sta meglio al tuo paese.
    – Perchè, le domando, secondo lei qual è il mio paese?
    – Oh, no, mi scusi e che… sa com’è…
    – No, non so com’è. Mi dica, qual è il mio paese? Se non lo sa può sempre tirare a indovinare.

    E io ci avrei scommesso che non avrebbe mai indovinato.

  3. cletus Says:

    tutti a scuola british ?

  4. Sandro Says:

    Già, dare del tu è una forma di confidenza e di superiorità simile a quella che scatta quando si parla ai bambini. Da un po’ di tempo la combatto dando del “lei” (non a tutti, se l’immigrato a cui mi rivolgo ha la mia età dò del tu, perché è quello che farei se fosse del mio paese-no-tutto-uguale). Però, quasi mai questo meccanismo linguistico è scattato dentro di me in maniera naturale, senza farmi sentire un retrogusto da santarello chic di cui mi vergogno – come se la mia azione fosse volta a un pubblico che deve approvarmi, e quel pubblico fossi io, e quindi vergogna al quadrato

  5. elisabetta Says:

    ho lavorato tre anni e mezzo coi matti, quelli veri, anche a loro danno sempre del tu in ospedale, al supermercato, dappertutto, ma loro almeno prendono la pensione anche se miserabile.

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