Il programma e il resto

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di giuliomozzi

Il più grande partito italiano, nonché più grande parte dell’attuale maggioranza, si è, come tutti sanno, diviso in due parti: una grande, e una piccolina. Una persona della parte piccolina, tale Fabio Granata, ha dichiarato:

“Saremo leali al programma di governo mentre sul resto avremo le mani libere”.

Poiché, secondo la retorica in auge negli ultimi quindici anni, l’attuazione del programma è la cosa più importante per un governo (si ricordi il “Contratto con gli Italiani” firmato in diretta televisiva dal capo dello stesso partito, e ora della sua parte grande, anni fa), mentre “il resto” è un “resto” e ha meno importanza, la dichiarazione non può che suonare rassicurante per la parte grande del partito e per la tenuta dell’attuale maggioranza. Invece il quotidiano La Repubblica commenta:

Non è un biglietto da visita rassicurante per l’esecutivo.

Evidentemente, secondo il quotidiano (l’articolo è qui),la relazione tra il programma del governo e il “resto” è da intendersi invertita: il “resto” ha un’importanza maggiore del programma di governo. Siamo quindi tutti desiderosi di ricevere spiegazioni, da una parte e dall’altra su che cosa sia esattamente “il resto”. Tuttavia La Repubblica tronca subito le nostre speranze, perché commenta la dichiarazionein questo modo:

Per capire come si comporteranno i membri del neonato gruppo bastano le poche parole di Fabio Granata.

Che è come dire: sappiamo tutti benissimo che cosa sia questo “resto”. Il guaio è che in effetti non si capisce bene che cosa questo “resto” sia, e perché sia improvvisamente diventato addirittura più importante dell’attuazione del programma (e, tra l’altro: visto che esiste un ministero per l’Attuazione del programma, non sarebbe il caso di istituire un ministero per il Resto?).

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3 Risposte to “Il programma e il resto”

  1. Giovanni Berardinelli Says:

    il resto mancia?

  2. federica sgaggio Says:

    Ministri per il Resto ce n’è un numero…

  3. paroledisiciliait Says:

    Giulio, mi meraviglio di te. Cosa sia il resto è evidente, benché non esplicito: la rottura tra Fini e Berlusconi ha merito con i desideri monarchici del capo del governo. Che a tali desideri ha improntato i contenuti dell’agenda del governo. Quanto al “resto”, ti invito a dare un’occhiata alle definizioni date da un dizionario (per esempio questo: http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/R/resto.shtml) oppure da un manuale di algebra. “Resto” (o “differenza”) è ciò che rimane dopo una sottrazione. La qual cosa non definisce, di per sé, un rapporto gerarchico tra “sottraendo” e “differenza”, fermo restando che, nella vita quotidiana, il sottraendo deve essere minore del minuendo (al supermercato, per esempio). Quindi non condivido la lettera della tua frase quando scrivi che il resto è meno importante (ne condivido l’ironia, quello sì). E’ meno grande dell’intero, questo sì (benché in algebra e nei crediti fiscali siano ammesse sottrazioni da cifre più piccole). Il “resto” di cui dice Granata (che qui in Sicilia, regione che da sempre vota a destra, non è considerato “tale”, al pari di Micciché) è il governo del Paese secondo regole democratiche (ed etiche, mi verrebbe voglia di aggiungere) valide per tutti. Cosa che personalmente non ritengo poco importante. Sì, qualche politico potrebbe pure sostenerlo ma, come è abitudine dire, la matematica non è un’opinione.

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