Una lettera e un articolo, seguiti da una conversazione

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Cari lettori,
Gli scrittori Einaudi firmatari di questa lettera si associano alla protesta di gran parte dei cittadini italiani contro il disegno di legge “bavaglio” che intende limitare l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine, il diritto di informazione e la libertà di stampa nel nostro paese.
Questa legge, millantando di proteggere la privacy di molti, vuole salvaguardare l’impunità di pochi, stendere un velo di segretezza sulla criminalità organizzata e, contemporaneamente, reprimere ogni voce di dissenso.

Francesco Abate; Niccolò Ammaniti; Andrea Bajani; Eraldo Baldini; Giulia Blasi; Ascanio Celestini; Mauro Covacich; Giancarlo De Cataldo; Diego De Silva; Giorgio Falco; Marcello Fois; Anilda Ibrahimi; Nicola Lagioia; Antonella Lattanzi; Carlo Lucarelli; Michele Mari; Rossella Milone; Antonio Moresco; Michela Murgia; Aldo Nove; Paolo Nori; Giacomo Papi; Laura Pariani; Valeria Parrella; Antonio Pascale; Francesco Piccolo; Rosella Postorino; Christian Raimo; Gaia Rayneri; Giampiero Rigosi; Evelina Santangelo; Tiziano Scarpa; Elena Stancanelli; Domenico Starnone; Benedetta Tobagi; Vitaliano Trevisan; Simona Vinci; Hamid Ziarati; Mariolina Venezia.

* * *

Quattro buone ragioni per dire di no a una legge. Da scrittori Einaudi

di Christian Raimo

[Questo articolo di Christian Raimo è apparso oggi nel quotidiano il manifesto. gm]

Perché degli autori Einaudi hanno deciso di esporsi in prima persona e come gruppo con un comunicato fortemente politico contro il ddl intercettazioni? Per varie ragioni, alcune complesse.

La prima in effetti è semplice: il mal di pancia. Un senso di disagio diffuso e virale che sta contagiando chiunque in questi anni abbia provato a fare un lavoro culturale in Italia. Il ddl contro la libertà di stampa è solo l’ultimo, anzi neanche l’ultimo, attacco alla possibilità di critica al pensiero berlusconiano. Ci sono i disastri sulla scuola e sull’università che parlano da soli.

La seconda è la consapevolezza che in alcuni momenti gli scrittori devono (purtroppo) mettere fra parentesi la loro capacità di rielaborare la complessità del mondo, e ribadire l’ovvio. E l’ovvio in questo caso è la libertà di espressione. Non si tratta di fare gli scrittori impegnati, gli intellettuali engagé. A nessuno dei firmatari dell’appello piace impersonare l’anima bella che si scaglia contro il governo, nessuna delle persone che ha a cuore la letteratura vorrebbe essere costretta a usare la parola per appelli e comunicati. Se si è scelto di scrivere romanzi invece di fare politica attiva è per sognare di contrastare un regime totalitario scrivendo Il processo o Il maestro e Margherita. Abbiamo firmato quest’appello come semplici cittadini.

La terza è che la proprietà morale, intellettuale, storica della casa editrice è evidentemente una storia sempre più in conflitto con le attuali politiche governative: Einaudi è stata la casa editrice dei libri sulla Resistenza, dei capisaldi del pensiero liberale, di Bobbio, ed è da anni uno dei (sempre più scarsi) laboratori fondamentali di pensiero critico in Italia; questo grazie anche e soprattutto all’immaginazione degli scrittori che ci pubblicano e all’intelligenza e la professionalità delle persone che ci lavorano. A Einaudi non ci hanno mai fatto censura o pressione di nessun tipo. Le persone che lavorano a Einaudi, dagli editor ai redattori agli uffici stampa, sono tra le persone più competenti, intellettualmente oneste, umanamente empatiche, professionalmente ineccepibili con cui si può lavorare in una casa editrice (una risorsa appunto insostituibile).

La quarta è di nuovo il mal di pancia, il mal di pancia che non passa, il disagio ancora. Ci si chiede spesso: perché allora pubblicate per Berlusconi? Perché non ve ne andate da un altro editore? Perché sputate nel piatto in cui mangiate? Questa domanda è un falso dispositivo retorico. Il disagio di pubblicare per una casa editrice di proprietà berlusconiana è diventata insofferenza, ma notabene, un’indifferenza collettiva, comune, stracondivisa. Una cosa è se mi chiedo io, come autore singolo: Ma che porcherie sta facendo in politica il proprietario della casa editrice che paga il mio contratto?. Un’altra cosa è se siamo a decine, a centinaia, a centinaia di migliaia (se vogliamo contare come “proprietà morale” di una casa editrice non solo gli autori e i dipendenti, ma anche i lettori).

La proprietà morale di questa casa editrice è il campione della proprietà morale di questo paese. Sarebbe bene rivendicarla spesso, sempre più spesso, prima che dall’altra parte si faccia valere il diritto di usucapione.

* * *

Conversazione tra un giuliomozzi e un Altro

di giuliomozzi, ovviamente

“Mozzi, com’è che non c’è anche lei tra i firmatari della lettera?”.
“Perché non sono uno scrittore Einaudi“.
“Ma lei ha pubblicato per Einaudi! E adesso ci lavora anche”.
“Certo. Ho pubblicato anche per Mondadori, ma non mi sento uno scrittore Mondadori. Ho pubblicato per Zanichelli, ma non mi sento uno scrittore Zanichelli. Ho pubblicato per minimum fax, ma non mi sento uno scrittore minimum fax“.
“Basta, basta, ho capito. E quindi lei, con la sua solita pedanteria, grazie a questo sofismo è riuscito a non firmare la lettera. Parandosi per bene il culo”.
“Tutt’altro. E ne approfitto per dirle che la lettera, nella sua brevità, quando dice: Questa legge, millantando di proteggere la privacy di molti, vuole salvaguardare l’impunità di pochi, dice proprio bene. E condivido e sottoscrivo”.
“Solo quelle parole lì”.
“Non le pare che bastino?”.
“Non bastano. Perché se si tolgono le parole Stendere un velo di segretezza sulla criminalità organizzata, si toglie un bel po’ di sostanza”.
“Sì. Ma una sostanza che, mi permetta, è ipotetica. Che vi sia, e che cosa sia, una connivenza, o addirittura una progettualità comune, tra questo Gruppo di Comando (non dico governo, o maggioranza parlamentare: perché mi pare evidente che governo e maggioranza sono strumenti di un piccolo Gruppo di Comando) e la criminalità organizzata, non è cosa tanto certa. Ha letto di Dell’Utri?”.
“Stavo per nominarlo io”.
“Ecco. Allora, la sentenza dell’altro giorno dice che Dell’Utri ha fatto certe cose, per le quali è condannato, ma dice anche – assolvendolo, contro la sentenza di primo grado – che Dell’Utri non ha fatto certe cose. Dice che non c’è stata una trattativa – la dico alla buona, semplificando al massimo – tra Dell’Utri e la mafia, allo scopo di far nascere Forza Italia o di fare di Forza Italia, fin dal suo nascere, il ‘partito della mafia’ o qualcosa del genere”.
“Quindi secondo lei i nostri governanti sono dei santerellini”.
“Ho detto questo?”.
“No, non l’ha detto”.
“Meno male. Credo che nel Gruppo di Comando ci siano dei veri delinquenti abituali. Non servono le indagini giudiziarie per vederlo. Persone che negano l’uguaglianza dei diritti; che negano l’evidenza; che usano strategicamente la minaccia e la corruzione; che dicono una cosa oggi e l’esatto contrario domani, una cosa a questo e l’esatto contrario a quest’altro; che insultano e si piangono addosso; che hanno tutto il potere e si lamentano impotenti; che fanno le vittime con la pistola fumante in mano; che dicono una cosa e ne fanno un’altra; che si prendono il consenso dei poveri per fare l’utile dei ricchi; che stanno al governo o al parlamento solo per fare gli affari loro, o per tenersi lontani dalla galera; che vanno a puttane, e se le portano pure nei Palazzi; che pagano le scopate con incarichi e prebende. Devo continuare?”.
“No, non doveva neanche cominciare. Perché lei sta facendo un discorso morale, moralistico”.
“Vero. Posso tornare alla frase stendere un velo di segretezza sulla criminalità organizzata?”.
“Prego”.
“Io non credo che a questo Gruppo di Comando interessi stendere un velo di segretezza sulla criminalità organizzata. O almeno non su tutta. Visto che il Capo si vanta dei suoi – che non sono suoi; vabbè – successi contro la mafia, e nel contempo se la prende con un Saviano che produce conoscenza popolare della camorra, vien da pensare che, se pure le fortune del Capo – e del babbo del Capo – fossero cominciate davvero con soldi della mafia, oggi il suo partner sarebbe piuttosto la camorra. Ma il punto non è questo. Non credo, dicevo, che a costoro interessi stendere un velo eccetera. No. Credo piuttosto che a costoro non importi nulla del dilagare della criminalità organizzata. Lo sfascio dello Stato, la vessazione della popolazione, gli ammazzamenti, la sottrazione di reddito a tutti, eccetera, tutto questo per loro è un accettabile prezzo da pagare per stare fuori dalla galera. Ed è un prezzo accettabile perché non lo pagano loro”.
“E questo secondo lei fa la differenza?”.
“Sì. Perché ci libera dal complottismo e ci costringe a non dimenticare, non dimenticare mai, che questa gente vince le elezioni. Le vince con i voti di milioni e milioni di cittadini singoli. E la persona singola, sola, che legge, è l’interlocutore primo di chi, come me, come altri, scrive opere letterarie e le vede pubblicate e distribuite. Non il governo, non il parlamento, non il Gruppo di Comando: la persona singola, sola, che legge. E che con gesti semplici può agire – conversando, prestando un libro – verso altre persone singole, sole. E’ sacrosanto dire che questi qua, millantando di proteggere la privacy di molti, salvaguardano l’impunità di pochi. Ma prendere posizione è solo un passo. Adesso comincia la corsa: bisogna parlarne con qualche milione di italiane e italiani, soprattutto quelli che pensano l’esatto contrario”.
“E questo è tutto?”.
“Per il momento sì”.
“Solo per il momento?”.
“Sì. Ci sarebbe altro da dire, su queste faccende. Molto altro. Ma sarà per un’altra volta”.
“Sicuro?”.
“Sicuro, sicuro”.
“Allora me ne vado”.
“Certo. D’altra parte, lei è un interlocutore di comodo”.

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41 Risposte to “Una lettera e un articolo, seguiti da una conversazione”

  1. federica sgaggio Says:

    Ho pensato molto a questa lettera.
    Di quel che scrive Raimo la parte che «sento» più fortemente vicina a me è la sua «seconda ragione».
    E quel che scrive Giulio mi sembra un ragionevole dubbio sulla propria identità, sul fatto che essa possa ritenersi esaurita nell’aver pubblicato per una casa editrice; oltre che un invito a essere cittadini, che è poi quel che mi convince nella «seconda ragione» di Raimo.

  2. DaniMat Says:

    Sono d’accordo sulla RESISTENZA a una legge che smaccatamente punta a imbavagliarci PERO’ …
    Vorrei dire, e qui dico, che gli scrittori da almeno venti trent’anni hanno ceduto sul punto più importante: si lasciano coccolare dal ‘sistema’, che nel campo editoriale ha talmente affinato le armi da proporre lusinghe irresistibili perché ammantate anche di una ‘farcìa’ di principi e ideali ‘alti’ – giocano a fare i divi e appena pubblicano due righe (come direbbe Goffredo Fofi) diventano fascisti (anzi, ipse dixit, dei fascistelli), oppure, detto con maggior clemenza, smettono di scrivere: pubblicano, che è altro. Perché perciò tuonare tanto? La vera rivoluzione (quieta e dialettica, come insegnano gl’Inglesi) sta nel ricominciare tutto daccapo, cancellare tutte le proprie promiscuità e utili prostituzioni, e SCRIVERE, TESTIMONIARE, VIVERE UNA VITA CIVILE SENZA PALCOSCENICO.
    Io penso questo, e mi permetto di suggerirlo qui.

  3. vibrisse Says:

    Daniela, quando scrivi “gli scrittori”, intendi: “tutti gli scrittori, nessuno escluso”?

    Puoi fare un esempio di “lusinga irresistibile”?

    Puoi citare almeno uno scrittore “diventato fascista”?

    g.

  4. DaniMat Says:

    Intendo ‘gli scrittori’.
    E’ facile lusingare uno scrittore, che è un tenero resistente – non nel senso che è corruttibile, ma specie le case editrici ‘potenti’ li coccolano, e questo ahinoi mina la scorza …
    Le parole di Fofi sono naturalmente forti, paradossali: io le ho assunte e fatte mie perché contengono una verità: si fa presto, quando si svolta, a ‘sdottorare’ …

  5. DaniMat Says:

    … a me per adesso, coccole dagli editori, … poche! E poi chi dice che anch’io non mi metta ignominiosamente a sdottorare? Nessuno è senza macchia …

  6. DaniMat Says:

    Giulio, SOFISMA: (ant. sofismo), sm. (pl. -i) [sec. XIII; dal latino sophisma, dal greco sóphisma, da sophízesthai, usare argomenti cavillosi]. Vedi, dsto già sdottorando – ma la lingua è la vera patria degli scrittori, la lingua per gli scrittori è tutto, o no?

  7. Starra Says:

    “…non si vorrebbe esser costretti a prendere la parola contro… eccetera; se si è scelta la letteratura invece della politica è per sognare di opporsi scrivendo Il processo… eccetera”; concorde sulla presa di posizione e sulla sua chiarificazione, queste frasi mi lasciano però perplessa. Non so bene che pensarne. La prima cosa che mi viene in mente è che l’autonomia o specificità del letterario, se mai una ne è stata o ne è possibile, certo oggi non lo è più, per chi voglia negare anzichè confermare lo stato di cose. Forse è il caso di lasciar stare gli a-parte, e chiamare in causa la non-letteratura non perchè si è costretti a farlo, ma perchè altra funzione, per sopravvivere, non le rimane. Mi dispiace per il tono ritardatario e da fin del mondo… Magari i punti di vista di chi frequenta questo spazio e ha consuetudine con i fatti letterari mi potrà far cambiare idea: convincermi che si può sognare di scrivere Il maestro e margherita per opporsi alle canaglie trionfanti; e non dovere, in quanto letterati, dire per forza la propria sulla non-letteratura.

  8. vibrisse Says:

    Insomma, Daniela, ti rifiuti di trasformare il tuo discorso generico in un discorso preciso. Ho capito. Grazie. g.

  9. DaniMat Says:

    Ripeto S O F I S M A con la A finale, non con O !!!

  10. vibrisse Says:

    Va bene, Daniela. Visto che dell’essenziale t’importa così tanto, occupiàmocene. “Sofismo” è, come dice anche la voce di dizionario che tu riporti sopra, un arcaismo. Ora, quando mi sono inventato il mio “interlocutore di comodo”, ho dovuto dotarlo di un linguaggio appropriato. Ad esempio, usa la parola “santerellini”, che ho trovata proprio oggi in un blog di un amico con quale sono in disaccordo politico totale. E la pratica di ribattere a una persona come se avesse detto ciò che non ha detto, è assai diffusa in rete. Nella battuta: “E quindi lei, con la sua solita pedanteria, grazie a questo sofismo è riuscito a non firmare la lettera. Parandosi per bene il culo”, il mio interlocutore di comodo prima usa un arcaismo (“sofismo”, appunto), per alzare il tono, e poi usa una volgarità (“parandosi per bene il culo”) per abbassarlo di colpo. Si tratta di un procedimento retorico banale e diffusamente usato. De hoc satis. gm

  11. vbinaghi Says:

    Giulio, la tua interpretazione della sentenza Dell’Utri è quantomeno benevola. Dell’Utri viene condannato a sette anni ribadendo che fino al ’92 ha avuto contatti con alti esponenti di Cosa Nostra. Dopodiché, essendo state rifiutate le deposizioni di Spatuzza e Ciancimino, il collegamento tra Cosa Nostra e la creazione di Forza Italia nei due anni seguenti non è provato (ma hai lette le dichiarazioni di Pisanu di ieri?)
    Con tutto questo, chi conosce il ruolo di Dell’Utri nella storia dell’ascesa di Berlusconi imprenditore e politico, sa bene che non c’è un prima e un dopo il ’92 come elemento discriminante. Quando poi si sente Dell’Utri definire Vittorio Mangano un eroe (o un santo), e si vedono i suoi scagnozzi festeggiare quella che resta a tutti gli effetti una condanna per concorso in associazione mafiosa, venire qui e leggere questo tuo dialoghino fa veramente incazzare.
    Con tutto il bene che ti voglio.

  12. DaniMat Says:

    Aiuto, s’è subito creato un ginepraio!

  13. vibrisse Says:

    Valter, se il collegamento tra “cosa nostra” e la creazione di Forza Italia non è provato in tribunale, non è provato in tribunale.

    Ho letto quel che ha detto Pisanu, qui. E ho letto anche, nello stesso articolo, quel che ha detto il procuratore generale antimafia Pietro Grasso, commentando la relazione di Pisanu: “Le teorie sono belle ma, nei processi, abbiamo bisogno delle prove giudiziarie. Le prove costruite su tante fonti non hanno mai consentito di costruire la prova penale individualizzante in grado di accertare responsabilità”.

    Lo stesso Pisanu, peraltro, parla in termini di “ipotesi”, di notizie “abbastanza chiare”, usa il “forse” e il “probabilmente”.

    In somma, non mi pare che ci si muova sul terreno della verità assodata.

    giulio

  14. vbinaghi Says:

    Processualmente non fa una grinza.
    Ma siamo sicuri che l’accettabilità di una classe di governo debba attendere conferme processuali per essere messa in dubbio?
    Dell’Utri non è un pezzo della storia di Berlusconi e di Forza Italia. Dell’Utri sta a Forza Italia come la mitica Numero 1 alla fortuna di Paperone. Ne è la pietra angolare.
    E intanto che noi siamo qui a distinguere, questi procedono a tappe forzate con il bavaglio sulle indagini, scardinando procedure parlamentari e articoli costituzionali, smantellano la scuola pubblica con un riordino dei cicli che non è passato attraverso nessuna procedura istituzionalmente prevista (è attesa per il 5 luglio una sentenza del TAR del Lazio a riguardo – scommettiamo che se anche fosse sfavorevole se ne fotteranno?), si apprestano ad estendere lo scudo d’impunità sul premier perfino al di là dell’arco previsto dalla legge Alfano.
    Aspettiamo il gennaio dell’anno prossimo, per il “discorso dei manipoli” di Mussoliniana memoria prima dell’emanazione di leggi speciali?

  15. vbinaghi Says:

    E vogliamo parlare della P2?
    Lì ci fu una commissione parlamentare d’inchiesta, con risultati resi pubblici, dove si parlava di “progetto eversivo”. Tra gli elenchi c’erano Berlusconi e Cicchitto. Il programma di Forza Italia e soprattutto ciò che stanno facendo in quest’ultima legislatura ne è la traduzione puntuale.
    Due più due fa ancora quattro o vuoi insegnarmi una matematica più creativa?

  16. dmuriano Says:

    http://espresso.repubblica.it/multimedia/video/25302075

  17. vbinaghi Says:

    Il modo giusto di porre la questione mi pare (come succede spesso) quello di Camon:
    http://www.ferdinandocamon.it/articolo_2010_06_30_Concorsoesterno.htm

  18. Felice Muolo Says:

    Non sono uno scrittore Einaudi. Non appena lo divento, firmo anch’io.

  19. dmuriano Says:

    Voglio precisare, per evitare un equivoco spiacevole. Postando il filmato non ho inteso paragonare in nessun modo il discorso del tg1 a qualunque altro discorso qui (in vibrisse) enunciato.
    Il tg1 è un elemento su cui l’opinione pubblica, detta tale, basa le proprie considerazioni. Secondo me sarebbe efficace, mentre si ragiona sui giusti discrimini e sulle legittime differenze, valutare anche nel suo complesso quel che succede tra la “gente” per regolare il proprio discorso, l’azione tesa a sconfiggere il “nemico”, anche in base al contesto in cui questo si inserisce e si vorrebbe abbia un effetto. E’ un principio generale, per me. Ma io non sono un autore Einaudi, e nemmeno un autore. E persino da lettore, capisco che la definizione di “scrittori Einaudi” suoni un po’ stonata.

  20. ugo Says:

    Per gli scrittori Einaudi firmatari della lettera contro la legge bavaglio:voi scrivete(lavorate) per quella casa editrice che non ha pubblicato SARAMAGO perchè critico nei confronti del signor Berlusconi.E’ questa sarebbe la vostra idea della libertà di espressione, visto che parlate tanto bene,oltre che di voi,anche degli editor Einaudi?C’è un po’ di confusione,non credete?

  21. Antonio La Malfa Says:

    Riporto un articolo tratto da Le Monde del 18 giugno. Magari capiterà anche a qualcuno dei firmatari, prima o poi.

    José Saramago en croisade contre la “chose” Berlusconi

    Le Prix Nobel de littérature 1998, le Portugais José Saramago, est-il allé trop loin dans sa critique de Silvio Berlusconi ? Du point de vue de sa maison d’édition italienne Einaudi, cela ne fait aucun doute. Celle-ci a en effet refusé de publier son ultime ouvrage, Le Cahier – un recueil des articles qu’il écrit sur son blog. Motif : il contient quelques jugements sévères sur le président du conseil dont celui-ci : “Au pays de la Mafia et de la Camorra, quelle importance peut avoir le fait, pourtant avéré, que le premier ministre soit un délinquant.”

    Censure ? Chez Einaudi, qui publie l’oeuvre de José Saramago depuis vingt ans, on réfute le terme. Pressions ? Pas davantage. La peur du ridicule ? “Il aurait été embarrassant de devoir être attaqué au tribunal par le propriétaire même de l’entreprise, ont expliqué les responsables de la maison. C’est une question que nous avons affrontée directement avec M. Saramago au regard de l’amitié et de l’estime qui nous lient.”

    Car Einaudi, comme une bonne partie de l’édition italienne, est la propriété de Mondadori, qui fait partie de l’empire médiatique du “Cavaliere”. Ironique et cinglant, Saramago, un auteur phare de la maison, reconnaît qu’il a fait gagner de l’agent à Silvio Berlusconi, “pour s’acheter des cigares, en supposant que la corruption ne soit pas son seul vice”.

    Ce n’est pas la première fois qu’Einaudi refuse un livre mettant en cause M. Berlusconi. Marco Belpoliti, un autre auteur maison, a préféré publier son dernier ouvrage Le Corps du chef chez un autre éditeur (Guanda) plutôt que de se plier à la demande de Einaudi de signer le contrat à la lecture du manuscrit et non pas à la commande.

    L’INFLUENCE DE MONDADORI

    Fondées en 1933 par Giulio Einaudi (1912-1999), les éditions du même nom ont tout de suite été dans le collimateur du régime fasciste de Mussolini. Giulio est arrêté en 1935 puis envoyé en déportation. A son catalogue, Pavese, Vittorini, Calvino, Ginsburg, connus pour la plupart au lycée Massimo-D’Azeglio à Turin. Dans les années 1980, la maison Einaudi se lie à Gallimard afin de publier les livres de la collection “La Pléiade” en Italie. L’emblème, une autruche, fera dire au philosophe Norberto Bobbio : “C’est la seule autruche qui n’a jamais mis la tête sous le sable.”

    Tout porte à croire que le rachat de Einaudi par Mondadori en 1994 a assoupli l’échine de l’animal qui, dans ce conflit, a pris le parti du plus fort et s’est ensablé jusqu’au cou.

    Un autre éditeur italien, Bollati Boringhieri, a eu plus de courage. Il publiera le livre de Saramago en octobre, avec une préface d’Umberto Eco. Giacomo Marramao, professeur de philosophie et membre du Collège international de philosophie, défend ainsi l’ouvrage : “C’est un livre qui parle de notre époque dans ce qu’elle a de meilleur et de pire. Une partie concerne l’Italie et Silvio Berlusconi. C’est le droit d’un Prix Nobel de littérature d’exercer sa critique, fût-elle radicale contre le pouvoir. C’est son devoir de lutter pour la liberté des intellectuels et des écrivains.” Membre du comité scientifique de Bollati Boringhieri, Giacomo Marramao écarte tranquillement l’hypothèse de futures poursuites judiciaires de la part du président du conseil : “Le Cahier est déjà sorti en espagnol et en portugais, deux langues largement diffusées dans le monde. Si Berlusconi avait voulu intenter un procès, il l’aurait déjà fait.”

    Cette issue n’a pas adouci les sentiments de José Saramago, connu pour son franc-parler et ses positions parfois controversées. Dimanche 7 juin dans le quotidien espagnol El Pais, l’auteur de L’Évangile selon Jésus-Christ qui a pris fait et cause pour l’ex-juge anticorruption Antonio Di Pietro, a livré un nouvel assaut : “J’ai appelé cette chose “délinquant” et je ne le regrette pas. Cette chose, cette maladie, ce virus menace d’être la cause du décès moral du pays de Verdi, si un vomi profond ne parvient pas à l’arracher de la conscience des Italiens avant qu’il ne finisse par ronger les veines et détruire le coeur de l’une des cultures les plus riches du monde.” Deux jours avant, El Pais avait publié les photos (interdites en Italie) de M. Berlusconi recevant des jeunes filles peu habillées dans sa villa de Sardaigne.

    Les éditions Einaudi ont expliqué que leur refus du Cahier ne remettait pas en cause la publication de l’oeuvre de José Saramago, dont le dernier ouvrage sorti en Italie, Le Voyage de l’éléphant, est une des meilleures ventes de la maison. Quant à Saramago, “il est déçu”, a expliqué son agent au quotidien La Stampa. “Son nouveau roman n’est pas encore prêt. Il sortira d’abord au Portugal et ensuite nous aviserons. Mais Saramago est très content que d’autres éditeurs italiens s’intéressent à son oeuvre.” Une manière de laisser entendre que le Prix Nobel n’est plus disposé à payer les cigares du propriétaire d’Einaudi. De toute façon, M. Berlusconi ne fume pas.

    Philippe Ridet

  22. Ausilio Bertoli Says:

    Caro Giulio,
    sono rientrato da poco in Italia e leggo che alcuni scrittori, appartenenti tutti alla stessa casa editrice, firmano – e pubblicano – una lettera contro il disegno di legge “bavaglio”.
    Francamente pensavo che tutti i cittadini, o quasi, compresi quindi gli scrittori, fossero contro questo disegno di legge liberticida e non si limitassero (sottolineo limitassero) a scrivere una lettera…

  23. vibrisse Says:

    Valter, scrivi: “Processualmente non fa una grinza. Ma siamo sicuri che l’accettabilità di una classe di governo debba attendere conferme processuali per essere messa in dubbio?”. No, tutt’altro: questo Gruppo di Comando è inaccettabile. Ma io stavo parlando, appunto, del governo. L’articolo di Camon è sensato, come sempre. Ma per condannare una persona servono fatti specifici, provati.

    Ausilio: non tutti i cittadini ritengono “liberticida” questo disegno di legge. Poi: il fatto che quegli scrittori abbiano anche scritto una lettera, non è una buona ragione per insinuare che abbiano solo scritto una lettera. Se comunque hai consigli sul da farsi, tirali fuori.

    Antonio: come noto, il mio libro “Corpo morto e corpo vivo: Eluana Englaro e Silvio Berlusconi” non è stato pubblicato da Einaudi, e tantomeno da Mondadori, ai quali non mi sono nemmeno sognato di proporlo, bensì da Transeuropa. In realtà oggi, se si vuol pubblicare un libro antiberlusconiano, l’ideale è rivolgersi al gruppo Gems (Longanesi, Guanda, Chiarelettere, eccetera). Loro hanno quel marketing lì. Come anche “Repubblica” ha il suo marketing.

    gm

  24. Alessandra Says:

    Per quanto riguarda la ‘legge bavaglio’ è una legge cavillosa che come al solito permetterà e tutti di fare tutto senza problemi, dato che si sa, in Italia “la legge si aggira con la legge” (in F.Marturano di E.De Filippo);

    Per quanto riguarda quella parte della legge che norma le intercettazioni, sono d’accordo, soprattutto per evitare le gogne mediatiche;

    Per quanto riguarda questa iniziativa degli Einaudi’s, hanno fatto bene se sono onesti intellettualmente, ma un po’ mi impensieriscono, quando si afferma che “Se si è scelto di scrivere romanzi invece di fare politica attiva è per sognare di contrastare un regime totalitario scrivendo”. Quale regime? Quale totalitarismo? Ma ci hanno vissuto mai questi signori in un paese totalitario? Un po’ di rispetto per chi ci vive. Ecco, certe paranoie schizoidi mi lasciano stupita perché provengono da gente che insomma, ha un gran bel cervello e mi viene il dubbio che ci siano dei ‘gruppi’ che si sentono mancare il terreno sotto ai piedi proprio perché hanno fatto della loro arte (la letteratura) uno strumento al servizio di una ideologia e non di un ideale, e non essendoci più seguito per questa sorta di ideologia, gridano al lupo per vedere un po’ se qualcuno gli dà man forte, ma ahimè, la disillusione ormai è endemica. Perché non hanno gridato ‘prima’, quando Einaudi non apparteneva ancora al Gruppo Mondadori, insomma, quando il loro ‘datore di lavoro’ non era ancora Silvio?

  25. vibrisse Says:

    Per evitare le “gogne mediatiche”, Alessandra, bisogna normare “la pubblicazione delle intercettazioni”, non “le intercettazioni”.

    Einaudi divenne una controllata del gruppo Elemond nel 1988. L’avventura politica di Berlusconi è cominciata nel 1994. Queste date contengono la risposta alla domanda finale.

    Se questa “gente” ha “un gran bel cervello”, Alessandra, forse non è il caso di liquidare ciò che dicono come “paranoie schizoidi”.

    Sapresti dire quale degli autori firmatari della lettera “ha fatto della sua arte (la letteratura) uno strumento al servizio di una ideologia”?

    Sapresti dire qual è la differenza tra un “ideale” e una “ideologia”?

    giulio mozzi

  26. Ausilio Bertoli Says:

    Beh, Giulio, io e parecchi miei conoscenti – giornalisti, scrittori, comuni cittadini -abbiamo tutti firmato gli appelli che ci venivano proposti, abbiamo scritto o telefonato ai politici o alle loro segreterie e via dicendo e parteciperemo alle pubbliche manifestazioni, e faremo altro, ritenendolo una cosa quantomeno necessaria per difendere il lavoro dei magistrati, dei giornalisti, degli artisti e, perciò, gli ideali e i valori in cui crediamo fermamente.
    Una cosa: sono intervenuto nel post perché ho notato che la lettera è firmata soltanto da un manipolo di persone, quando – invece – la casa editrice annovera autori e personalità del mondo culturale, specie scientifico, di grande rilievo, notorietà e impegno civile.
    Ne approfitto per rinnovarti il mio apprezzamento per “Corpo morto e corpo vivo”. Ciao.

  27. ugo Says:

    Si annovera fra i firmatari anche chi ha scritto un libraccio, che dice romanzo, che dice autobiografico ma che vende per vero ,perchè fa pena, perchè è una borghese piccina piccina,perchè è la nipote di dalia oggero perche è la nipote di margherita oggero.Basta scrivere due righe per definirla scrittrice?Come potete essere credibili se permettete questo?E’ l’agire,e non il dire,che da la qualità,agite o sono solo chiacchiere.Quel romanzo è un puro prodotto industriale studiato a tavolino.Perchè l’autrice è li con voi?Si chiama nepotismo,si chiama solidarietà sociale,si chiama corporativismo,ovvero si chiama fascismo.Cancellate quella firma,per favore,lei non è come voi,mandatela via.

  28. Alessandra Says:

    Giulio, amici, non rispondo puntualmente alle domande/obiezioni circa il mio intervento, ma provo a spiegare meglio quello che una cittadina comune prova quando coloro che stima non si comportano in maniera coerente. Perché secondo me a questo gruppo di scrittori-intellettuali, è questo che manca: la coerenza. Senz’altro avranno agito in buona fede, ma viene da chiedersi se non sapessero, quando hanno firmato i loro contratti con un ‘gruppo’ che fa capo al Capo del Governo che loro aborrono, per chi stessero andando a prestare la loro opera. E dato che sono dei gran bei cervelli, sono sicura che lo sapevano. Ma capita di cadere in tentazione. Siamo tutti, intellettuali e non, esseri umani con umani difetti. Adesso si ammutinano indignati contro un ddl totalitaristico, a loro detta, da regime dittatoriale e non da repubblica democratica. Bene, se ne sono convinti, devono stracciare i loro contratti, rifiutare la pubblicazione delle loro opere, trasferirsi in massa presso altri editori, minori, ma certo più liberi, se è questo che pensano, e cioè di vivere in un sistema che viola la libertà. Perché quello che passa ad un lettore-cittadino comune che consuma il proprio stipendio nei primi 10 gg. del mese (altro che tre settimane) è che questi intellettuali che hanno deciso di non fare politica attiva ma di farla attraverso la loro arte (e qui rispondo alla domanda: “Sapresti dire quale degli autori firmatari della lettera “ha fatto della sua arte (la letteratura) uno strumento al servizio di una ideologia”? Risposta: tutti quelli che hanno firmato questo appello; lo affermano loro stessi nel loro comunicato che hanno agito in tal senso) siano pronti ad armarsi e mai a partire con la truppa. E la truppa quando ha fame, non ha voglia di sentire discorsi. Oggi la truppa è cassintegrata, disoccupata o sottopagata, disillusa, frustrata, sfruttata, vessata. Come sempre e da sempre, tradita. Se davvero queste persone hanno intenzione di ribellarsi ad un sistema che ‘imbavaglia’, che più che togliere la libertà di parola, toglie quella di azione, e dunque immobilizza perché ci troviamo in una situazione di sofferenza economica molto grave, ecco, se queste persone vogliono dare il loro contributo devono essere coerenti e la coerenza richiede coraggio. Il coraggio di rimanere fuori da un’azienda, quando questa azienda appartiene a colui il quale è ritenuto causa di tutti i mali possibili e immaginabili. E, un’ultima cosa: tra l’ideologia e l’ideale la differenza è che in nome delle ideologie si sono sfruttati e massacrati popoli interi, in nome degli ideali per salvare questi popoli si sono sacrificati degli eroi, e non a parole. Tutto quello di cui sopra è semplicemente una riflessione, non un giudizio.

  29. DaniMat Says:

    Chi è la NEPOTE? Io non ne so niente …

  30. ugo Says:

    La nepote è Gaia Rayneri.

  31. DaniMat Says:

    … e chi è?

  32. DaniMat Says:

    Ecco, ho trovato.

    “Gaia Rayneri
    Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

    Gaia Rayneri (Torino, 1986) è una scrittrice italiana.

    Nel 2009 Einaudi ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Pulce non c’è[1][2], il racconto tragicomico (tratto da una storia vera[3]) della convivenza con l’autismo e di un errore giudiziario.”

    Collabora con La Stampa, MilanoCultura e la rivista Giudizio Universale.

  33. vbinaghi Says:

    Ma voi, gli scrittori italiani, chi credete che siano?
    Uomini e donne migliori dell’italiano medio?
    Toglietevi dalla testa quest’idea, è un’idea stupida. In assenza di valori e ideali condivisi, lo scrittore è un’artigiano che costruisce un oggetto il cui valore aggiunto si declina in stimolo per l’immaginazione, forma di conoscenza (psicologica e sociologica, più raramente metafisica), godimento estetico. Le motivazioni che lo spingono a promuovere e pubblicare quello che scrive sono per lo più legate a una forma positiva di narcisismo, cioè alla coscienza del valore della propria opera, visto che una letteratura che voglia essere pedagogica oggi sarebbe molto fuori modo.
    Nell’editoria esistono nepotismo, vanità e familismo nè più nè meno che in altri settori della società italiana, e una Rayneri non mi fa incazzare più di un Trota.
    (Ma io non ho letto il suo libro, magarti è un capolavoro!)
    E comunque questo passa il convento. Se volete vedere quanto un dibattito sulla letteratura in Italia si trasformi in un attimo in una battaglia per l’autopromozione e l’autolegittimazione fra scrittori e critici date un’occhiata qui.
    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2010/06/28/letterarieta/
    Dopodichè il punto non è se chi firma è bello o brutto, ma se la questione su cui ci si può o no pronunciare sia effettivamente allarmante.
    A mio giudizio lo è.

  34. vibrisse Says:

    Il romanzo autobiografico di Gaia Rayneri è, secondo me, un bel romanzo; interessante e utile da leggere. Non è un capolavoro, certo.

    E’ evidente che Gaia Rayneri, al momento della nascita, non ha potuto scegliere di chi essere nipote.

    Alessandra, scrivi: “Perché quello che passa ad un lettore-cittadino comune che consuma il proprio stipendio nei primi 10 gg. del mese (altro che tre settimane)”, eccetera. Questa affermazione contiene una supposizione: ossia la supposizione che i firmatari (tutti) di quella lettera appartengano a un ceto sociale superiore.
    Questa supposizione, per quello che ne so, è falsa. Tra i firmatari di quella lettera, per quello che ne so, ci sono persone che non hanno occupazione regolare, ci sono persone indubbiamente sfruttate, ci sono persone ampiamente sottopagate, eccetera. Non faccio i nomi perché sono fatti loro (la famosa privacy…).

    Scrivi ancora, Alessandra: “Tra ’ideologia e l’ideale la differenza è che in nome delle ideologie si sono sfruttati e massacrati popoli interi, in nome degli ideali per salvare questi popoli si sono sacrificati degli eroi, e non a parole”. Allora ti chiedo di fare un esempio, provando a citare uno o più ideali e una o più ideologie. Tanto per capirsi.

    Vedo che hai evitato di rispondere a questa mia obiezione: Per evitare le “gogne mediatiche”, bisogna normare “la pubblicazione delle intercettazioni”, non “le intercettazioni”. Faccio notare che è la questione centrale (tutto il resto è puro e semplice argomento ad personam e cioè, in sostanza, un modo per evitare la questione centrale).

    giulio mozzi

  35. Alessandra Says:

    Rispondo dalla fine, perché vorrei, come tu suggerisci Giulio, rimanere in tema, e, dato che mi viene meglio, rispondo con un esempio. Un marito ingaggia un investigatore privato di pedinare e controllare la moglie dal primo giorno del loro matrimonio. Ma come mai, chiede l’investigatore, questa richiesta così inusuale? Perché tanto, risponde il marito, prima o poi mi tradirà. Ecco, quello che penso sulle intercettazioni è che spesso si prende di mira una persona, per motivi x, che non è detto siano determinati da sospetti fondati, e la si intercetta ad oltranza, ininterrottamente, a vita. Non mi sembra che questo giovi alla democrazia; non mi sembra che questo modus operandi abbia fin’ora prodotto risultati eccellenti. La mafia c’è, la camorra c’è, la corruzione c’è, è endemica. In più: chi l’ha detto che tutto quello che viene intercettato di veramente probante ai fini di un processo, venga poi prodotto? Nel senso, Binaghi dice “ma voi gli scrittori chi credete che siano?”; e così: ma noi gli intercettatori chi crediamo che siano? Non può essere che a qualcuno venga in mente di fare un business con le intercettazioni. Tiè, ti ho beccato che parlavi con il boss xy, vuoi i file? Pagami. E così ecco riaffacciarsi l’ingiustizia, un’ingiustizia da medioevo. Chi c’ha la moneta si salva, chi no, ce l’ha in tasca e zitto. Comunque, una buona esegesi circa questa legge e la sua attuale evoluzione, si trova qui: http://www.giurdanella.it/7642 quindi guardatevela e fatevi un’idea se ne avete voglia perché nemmeno io sono una leguleia.

    Vado ancora a ritroso, rispondo alla penultima domanda: Ideologia: comunismo a Cuba- ideale contrapposto: democrazia e libertà. Eroina: Yoani Sanchez, e che Dio la salvi, non è ancora morta. Ho fatto questo esempio proprio perché è un esempio vicino e attuale. Avrei potuto fare esempi di ideali contrapposti al nazionalsocialismo, o al fascismo; non li ho fatti e non per questo sono fascista o peggio ancora nazista. No, mi preme dirlo, perché purtroppo quando si toccano certi argomenti la malignità è sempre in agguato.

    Bene, se poi tra i firmatari di quella lettera non c’è gente che campa con il contratto Einaudi, tanto meglio. A maggior ragione dovrebbero ammutinarsi in massa realmente, concretamente. Altrimenti viene da pensare che quanto scritto in Lipperatura (” […]predominio che la macchina editoriale, soprattutto quella dei grandi gruppi, ha assunto nel mercato della letteratura, dove non ci sono più opere o scrittori, critici o riviste, ma solo libri, solo produzione industriale, solo una filiera perfettamente assestata, e nella quale, però, quella che un tempo si chiamava la società letteraria ha pensato bene di accomodarsi, spintonando un po´ e anche dando di gomito, ma trovando un cantuccio nel quale sistemarsi”) sia proprio questo caso qui. Invece, oggi come non mai, abbiamo bisogno di credere in qualcuno, abbiamo bisogno di pensare, che magari solo per un attimo, quel qualcuno sia migliore e possa fare meglio, possa fare bene, indurre a fare bene. Sono un’illusa? Non importa. Il mondo e la vita sono due doni immensi; non è giusto che le ingiustizie ci portino via l’immensità.

    E comunque, non sono una che evita; semmai mi distraggo, faccio poca attenzione, non capisco, ma non mi nascondo.

    Ciao a tutti. Ciao.

    perché non sono una che evita; semmai mi distraggo, faccio poca attenzione, non capisco, ma non mi nascondo.

  36. Alessandra Says:

    Visto? Faccio poca attenzione, e pasticci, spessissimo. Scusate la ripetiz. della frase in fondo, ma ho copiatoincollato da wrd, dove avevo buttato giù queste righe.
    Ciao, ciao.

  37. vibrisse Says:

    Vedi Alessandra, io proverei a distinguere, anziché a confondere.

    Le questioni sono almeno tre.

    1. Vi sono documenti, relativi a indagini in corso, dei quali è vietata la pubblicazione, che tuttavia finiscono sui giornali.

    2. Vi sono documenti, generati inevitabilmente nel corso di indagini (se intercetto il telefono di un sospetto corruttore, ad esempio, è inevitabile che io intercetti anche le conversazioni che concernono esclusivamente la sua vita privata), che dovrebbero essere prima mantenuti riservati e poi distrutti; e tuttavia finiscono sui giornali.

    3. Vi sono intercettazioni che vengono effettuate (a) in casi nei quali non sono necessarie, (b) o in misura esagerata, (c) o addirittura in forma persecutoria.

    Mi pare che 1 e 2 possono essere tranquillamente ritenute vere: gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Faccio più fatica a trovare gli esempi relativi a 3.

    Tu scrivi: “…spesso si prende di mira una persona, per motivi x, che non è detto siano determinati da sospetti fondati, e la si intercetta ad oltranza, ininterrottamente, a vita”.

    Mi fai un esempio di una persona presa di mira per motivi che non erano sospetti fondati, e intercettata ininterrottamente a vita?

    Scrivi: “Non può essere che a qualcuno venga in mente di fare un business con le intercettazioni. Tiè, ti ho beccato che parlavi con il boss xy, vuoi i file? Pagami”.

    Mi viene in mente il filmato di Marrazzo in mutande. Silvio Berlusconi lo vide e telefonò all’interessato per dirgli: i miei giornali, le mie televisioni non lo pubblicheranno (vedi). Il fatto è interpretabile in due modi: come una cortesia (esplicita) e come un avvertimento (implicito: ho questa cosa, non la divulgo, ma sappi che ce l’ho: compòrtati bene, quindi).

    Il punto è che a girare quel video non fu un pubblico ministero o una persona incaricata da un pubblico ministero.

    Mi viene in mente anche la storia dei signori di Laziomatica che – oltre a violare il sistema informatico della Regione Lazio per conto di Francesco Storace, già ministro della Salute nel terzo governo Berlusconi, candidato di An e Forza Italia per la presidenza della Regione Lazio, in prossimità delle elezioni regionali del 2005 -, si dedicò anche a raccogliere mediante intercettazioni, e comunque con una quantità di violazioni della privacy – informazioni sugli avversari politici di Storace stesso (nella parte politica opposta, e anche nella sua stessa parte politica). L’avversario di Storace in quelle elezioni era Marrazzo (che vinse).
    Storace è appena stato condannato (primo grado) per la sola violazione del sistema informatico; la raccolta di informazioni riservate veniva svolta dai signori di Laziomatica allo scopo di rivenderle al miglior offerente, ma non su richiesta di Storace (vedi)

    Il punto è che anche in questo caso non fu un pubblico ministero, o una persona incaricata da un pubblico ministero, a frugare nella vita privata altrui.

    O mi viene in mente la faccenda della Polis d’Istinto, ossia della raccolta e del commercio di informazioni riservate (anche tramite intercettazioni) svolto da un gruppo di persone, collegato con il servizio di sicurezza interno della Telecom, e con una cointeressenza, diciamo così, del Sismi.

    Ma anche in questo caso non fu un pubblico ministero, o una persona incaricata da un pubblico ministero, a frugare nella vita privata altrui.

    Se “democrazia e libertà” è un ideale, e se l’ideale è l’opposto dell’ideologia in nome della quale si “massacrano popoli interi”, com’è che la Rivoluzione francese ha fatto tanti morti?

    Scrivi: “Bene, se poi tra i firmatari di quella lettera non c’è gente che campa con il contratto Einaudi…”. Come se io avessi scritto questo. Ma io non ho scritto questo.
    Citi (senza rinviare all’originale) una frase di Loredana Lipperini che mi pare molto generica: parla di tutti e di nessuno.
    La conclusione è: abbiamo bisogno di “credere in qualcuno, abbiamo bisogno di pensare, che magari solo per un attimo, quel qualcuno sia migliore e possa fare meglio, possa fare bene, indurre a fare bene”. Condivido: abbiamo questo bisogno. Ma nel momento in cui Tizio o Tizia pensano, “magari solo per un attimo”, che un “qualcuno” sia “migliore e possa fare meglio, possa fare bene, indurre a fare bene”, mi pare opportuno domandarsi se quello che Tizio o Tizia pensano sia vero; ossia se veramente quel qualcuno sia “migliore” eccetera.

    Scrivi (nell’intervento precedente) che “tutti quelli che hanno firmato questo appello” affermano “nel loro comunicato” di aver “fatto della (propria) arte (la letteratura) uno strumento al servizio di una ideologia”. Se con la parola “comunicato” ti riferisci alla lettera, non vedo dove sia affermato ciò che tu dici. Se intendi un altro testo a firma degli stessi, non capisco di quale testo si tratti.

    gm

  38. Alessandra Says:

    L’intercettazione è un ottimo strumento di indagine, perché entra in modo silenzioso nella vita delle persone e riesce a carpirne tutti i segreti. La cosa che spaventa è che a decidere chi intercettare e per quanto tempo farlo non sia la legge ma la discrezionalità di un uomo, anche se Magistrato. Lo Stato di Diritto bramato e sognato dai pensatori illuministi come Voltaire, Rousseau e Beccaria oggi è finalmente una conquista, ma quale era il vero problema dell'”ancienne regime”? Era l’enorme potere discrezionale dei magistrati, i quali giudicavano non su un codice penale e attraverso un codice di procedura penale, ma attraverso varie leggi statali, provinciali e feudatarie applicandone inoltre usi e consuetudini. Praticamente il loro giudizio era discrezionale e, cosa assai pericolosa, la confessione in qualsiasi modo ottenuta era considerata prova legale, cioè prova incontrovertibile e già fonte di sentenza. Oggi dopo duecento anni siamo ritornati ad un uso arbitrario della giustizia e a prove incontrovertibili fonte di giudizio senza processo. Pensare di non avere una certezza sul tempo, modo e soggetto dell’intercettazione rende debole la parola Diritto. Inoltre a questo dobbiamo aggiungere l’uso mediatico che viene fatto delle intercettazioni fuori dai processi. Sommate le due problematiche (intercettazioni discrezionali e pubblicazioni di esse) abbiamo un ottimo strumento per incutere terrore e paura a qualunque persona. Se poi c’è chi non è d’accordo a disciplinare le intercettazioni in modo chiaro e che non lasci discrezionalità ai magistrati, l’unica alternativa sarebbe che tutti fossimo intercettati continuamente e controllati. Io personalmente sono favorevole anche a questa ipotesi perché non ho niente da nascondere.
    Ma tu, Giulio, pensi davvero che la legge andrebbe lasciata com’é, o qualche ritocchino lo faresti?

  39. andrea barbieri Says:

    Scrive Alessandra:
    “L’intercettazione è un ottimo strumento di indagine, perché entra in modo silenzioso nella vita delle persone e riesce a carpirne tutti i segreti. La cosa che spaventa è che a decidere chi intercettare e per quanto tempo farlo non sia la legge ma la discrezionalità di un uomo, anche se Magistrato.”

    Quella della ‘discrezionalità’ è una sciocchezza. La legge stabilisce che l’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione è possibile soltanto in presenza di determinati presupposti, cioè di ‘gravi indizi di reato’ e che l’intercettazione sia ‘assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini’ (art 267 cod. proc. pen.).

    Sono stabiliti inoltre limiti temporali, e per categorie di reati.

    La disciplina delle intercettazioni attuale è chiarissima: i presupposti devono sussistere, la sussistenza deve essere motivata, sul controllo della motivazione interviene un diverso giudice.
    Quello che si tenta di fare è invece dettare dei presupposti che risolvendosi in autentici paradossi rendano impossibile la loro sussistenza, o rendano inutili le intercettazioni come mezzo di prova.

    Quanto al mantra che siamo tutti intercettati, è ovviamente una bufala. I dati dell’Associazione Nazionale Magistrati per il 2009 contano 119.553 utenze telefoniche intercettate, e 11.119 intercettazioni ambientali. Questo per quanto riguarda le utenze, per quanto riguarda invece i soggetti intercettati (ognuno possiede più utenze), sono meno di 40.000.
    I residenti in Italia sono circa 57 milioni, quindi le intercettazioni colpiscono circa lo 0,07%.

  40. vibrisse Says:

    Per l’appunto, Alessandra: quando scrivi: “La cosa che spaventa è che a decidere chi intercettare e per quanto tempo farlo non sia la legge ma la discrezionalità di un uomo”, scrivi una cosa che non è vera. E quindi tutto quel che segue non sta in piedi.

    Quanto all’ “uso mediatico delle intercettazioni fuori dai processi”, è – come ripeto per la terza volta – una questione distinta. E il trucco di questo disegno di legge sta appunto nel non distinguere.

    Andrea: i dati che citi non sono dell’Associazione nazionale magistrati, ma del ministero della Giustizia. Quindi, direi, ancora più affidabili.

    gm

  41. Dalia Says:

    Che brutto, sapevo che qualcuno avrebbe parlato di nepotismo a proposito del libro di Gaia Rayneri, lo sapevo perché so come vanno le cose in questo nostro terribile intricato mondo. Lo sapevo a tal punto che non avrei voluto che quel libro uscisse all’Einaudi. E poteva, vi assicuro, uscire altrove. Ma il manoscritto aveva otto schede positive, ed editor e direttore editoriale mi hanno detto: sta buona, se anche tua nonna dovesse fare un libro così daccelo.
    Che dire? Sono davvero amareggiata. Vorrei dire a Ugo (chiunque sia, deve avere qualcosa di personale) di credermi, e in particolare di riflettere su due cose:
    1) non ci sono stati favoritismi, anzi. Se solo si informasse, saprebbe che piuttosto è vero il contrario.
    2) La vicenda che il libro narra mi coinvolge e mi scopre, quindi sarebbe stato solo mio interesse (anche professionale) che non fosse resa di dominio pubblico.
    Che tristezza, però

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