Trova le differenze

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di giuliomozzi

Dovete avere pazienza, e leggere attentamente tutte queste versioni, ciascuna leggermente diversa, della stessa notizia:

(Ansa) NEW YORK – Nell’ultimo giorno in sessione, la Corte Suprema, decidendo di non esprimersi sul ricorso del Vaticano nel caso dell’Oregon ‘Anonimo contro Santa Sede’, ha tolto l’ultimo ostacolo al processo civile del Vaticano per un caso di pedofilia dell’Oregon. Secondo le prime interpretazioni, i giudici hanno riconosciuto che il Vaticano puo’ essere considerato civilmente responsabile delle azioni dei preti pedofili. I giudici non hanno accompagnato il ‘no’ all’esame del caso con una motivazione. […]

(Asca) Washington, 28 giu – Il Vaticano potrà essere ritenuto civilmente responsabile degli atti di un prete in un caso di pedofilia, dopo che la la Corte Suprema Usa ha rifiutato di pronunciarsi sull’immunità della Santa Sede. Il rifiuto della Corte Suprema non significa che papa Benedetto XVI dovrà presentarsi a deporre a breve davanti a un tribunale americano.
Scegliendo di non affrontare il caso, infatti, la Corte conferma la decisione di una Corte d’appello di togliere l’immunità alla Santa Sede nel caso di un prete pedofilo dell’Oregon; questa decisione aveva spinto il Vaticano a fare appello alla Corte suprema, che rifiutandosi di affrontare il caso hanno reso definitiva la decisione della Corte d’appello. Prima che un rappresentante del Vaticano possa essere chiamato a testimoniare, il tribunale dovrà decidere se il Vaticano stesso possa essere considerato ”datore di lavoro” del sacerdote abusatore.

(Il Giornale) Washington – Nell’ultimo giorno in sessione, la Corte Suprema ha deciso di non esprimersi sul ricorso del Vaticano nel caso dell’Oregon “Anonimo contro Santa Sede”. Così facendo, è stato tolto l’ultimo ostacolo al processo civile del Vaticano per un caso di pedofilia dell’Oregon. Secondo le prime interpretazioni, i giudici hanno riconosciuto che il Vaticano può essere considerato civilmente responsabile delle azioni dei preti pedofili. I giudici non hanno accompagnato il “no” all’esame del caso con una motivazione. […]

(La Repubblica) WASHIGTON – Il Vaticano è civilmente responsabile degli atti di un prete accusato di abusi su minori dopo che la Corte Suprema Usa ha rifiutato di pronunciarsi sul diritto all’immunità della Santa Sede. Scegliendo di non esprimersi sul ricorso del Vaticano nel caso di un prete pedofilo dell’Oregon, la massima istanza giudiziaria statunitense ha confermato la precedente decisione di una Corte d’appello di togliere l’immunità alla Santa Sede. Era stata proprio questa decisione che aveva spinto il Vaticano a andare alla Corte suprema, che ora, rifiutandosi di affrontare il caso, ha reso definitiva la decisione della Corte d’appello. Prima che un rappresentante del Vaticano possa essere chiamato a testimoniare, il tribunale dovrà decidere se il Vaticano stesso possa essere considerato “datore di lavoro” del sacerdote abusatore.
All’origine del caso la denuncia di una vittima, all’epoca dei fatti quindicenne, contro un prete irlandese, il reverendo Andrew Ronan – deceduto nel 1992 – che nel ’65 lo avrebbe molestato a Portland, nell’Oregon. In precedenza il sacerdote era già stato coinvolto in episodi analoghi in Irlanda e a Chicago. La vittima accusa quindi il Vaticano di non avere ridotto allo stato laicale il religioso, o di non averlo quantomeno punito o allontanato. La Santa Sede aveva presentato un ricorso contro la causa mossa dall’anonimo invocando l’immunità che spetta agli Stati sovrani. […]

(Avvenire) La Corte suprema americana ha deciso oggi di non pronunciarsi sul diritto all’immunità del Vaticano per quanto riguarda gli abusi sessuali su minori commessi da sacerdoti negli Stati Uniti, permettendo così la prosecuzione di una causa legale iniziata nel 2002. La più alta Corte del Paese, chiamata a pronunciarsi sulla decisione di una Corte d’Appello che aveva aperto la strada al procedimento, ha respinto senza motivazioni il ricorso presentato dal Vaticano, che invocava l’immunità.
La denuncia che ha dato il via alla causa è stata sporta da una persona identificata solo come John Doe, che sostiene di avere subito abusi sessuali in diverse occasioni negli anni 60 – quando aveva 15-16 anni – da parte di un sacerdote cattolico, il reverendo Andrew Ronan. Secondo quanto riportano i documenti della Corte, Ronan molestò alcuni ragazzi negli anni 50 quando era sacerdote in Irlanda, e poi fece lo stesso a Chicago prima di essere trasferito a Portland, nell’Oregon. È lì che, secondo le accuse, avrebbe abusato di Doe. Ronan è morto nel 1992.

(Corriere della sera) NEW YORK – Via libera ai processi civili contro i preti accusati di pedofilia negli Usa. La Corte suprema ha deciso di non esprimersi sul ricorso del Vaticano nel caso di un cittadino dell’Oregon che ha denunciato di avere subito abusi da un sacerdote e ha tolto l’ultimo ostacolo all’avvio del processo civile. Esaminando il fascicolo “Anonimo contro Santa Sede”, i giudici hanno riconosciuto che il Vaticano può essere considerato civilmente responsabile delle azioni dei preti pedofili. […] Il caso analizzato dalla Corte suprema americana riguarda il reverendo irlandese Andrew Ronan, morto nel 1992. Il Vaticano è accusato di averlo trasferito in diverse città, nonostante ripetuti casi di molestie sessuali su minori. Il cittadino dell’Oregon, John V. Doe, ha denunciato di aver subito abusi negli anni ’60 nella scuola cattolica che frequentava. La Santa Sede ha presentato un ricorso invocando il diritto all’immunità che spetta agli Stati sovrani: questo diritto, su cui si era espressa favorevolmente l’amministrazione Obama, è stato poi respinto in vari gradi di giudizio. La Corte suprema ha ora deciso in via definitiva di non fermare l’azione legale, che considera il Vaticano corresponsabile degli abusi. Ronan fu mandato a Chicago all’inizio degli anni Sessanta, dopo la sua ammissione di molestie su un minore in Irlanda, dove guidava una parrocchia. Il prelato ha poi lavorato alla St. Phillip High School nella città dell’Illinois fino al 1965, ma anche lì è stato protagonista di almeno tre atti di pedofilia. È stato infine trasferito alla St. Albert Church di Portland, nell’Oregon, dove Doe lo conobbe quando era quindicenne come «prete, tutore e consigliere spirituale».

Il lancio Ansa è targato New York. Il lancio Asca è targato Washington.

Il Giornale riprende pari pari il lancio Ansa con qualche semplificazione sintattica (fatta bene); ma bizzarramente lo targa Washington.

La Repubblica si appoggia sul lancio Asca, incrementando i già presenti effetti patetici, ossia emotivi:
– Asca dice che “il Vaticano potrà essere ritenuto civilmente responsabile”, ecc., La Repubblica che “il Vaticano è civilmente responsabile”, ecc.
– in Repubblica la Corte suprema è nominata come “la massima istanza giudiziaria statunitense” (e in effetti lo è; ma c’è qualche differenza tra dire “papi” e dire “signor presidente”);
– sia in Asca sia in Repubblica la Corte suprema non “decide di non esprimersi” (come scrive l’Ansa), bensì “si rifiuta di pronunciarsi” e, di nuovo, “si rifiuta di affrontare il caso” (c’è una differenza, se ti offrono un caffè, tra rispondere “No, grazie” e rispondere “Per carità! Non se ne parla neanche!”);
– e ciò che per l’Ansa è, secondo le “prime interpretazioni”, un “riconoscimento”, peraltro privo di una “motivazione” esplicita, per La Repubblica è, assai più vigorosamente, e senza bisogno d’interpretazioni, la “conferma della precedente decisione di una Corte d’appello”.

L’Avvenire, quotidiano parte in causa, riporta la notizia (senza collocarla geograficamente) riscrivendo – lo dico a occhio – il testo dell’Ansa e lavorandolo retoricamente nel senso esattamente opposto rispetto a La Repubblica (fin dal titolo, che è: “Immunità S. Sede, la Corte Usa decide di non decidere”): “La Corte suprema americana ha deciso oggi di non pronunciarsi”. Notizia molto asciutta, comunque in prima pagina (nell’edizione in rete del quotidiano).

Nel Corriere (che torna a dare la notizia da New York), il “togliere l’ultimo ostacolo” dell’Ansa diventa un assai più invitante “via libera” (tra dire “Non è vietato” e dire “Fate pure!”, c’è una certa differenza). Peraltro, forse nel tentativo di vivacizzare la prosa un po’ esangue del lancio Ansa, il giornalista del Corriere riesce nell’impresa di scrivere una sciocchezza: “Via libera ai processi civili contro i preti accusati di pedofilia negli Usa” è semplicemente una falsa notizia.

Ciò che era in discussione non era la possibilità, per le persone riconosciute vittime di abuso da parte di sacerdoti cattolici, di far causa civile (per un risarcimento) ai sacerdoti riconosciuti colpevoli: questo è già possibile, ovviamente, negli Usa (come in Italia). Ciome è già possibile, negli Usa (come in Italia), per le persone riconosciute vittime di abuso, far causa civile alle diocesi, considerate alla stregua di “datori di lavoro” dei sacerdoti (il sacerdote, con qualunque mestiere si mantenga, deve obbedienza al suo vescovo). Tant’è che le diocesi statunitensi hanno dovuto tirar fuori un sacco di soldi, sia perché condannate a pagare in cause civili, sia per risarcimenti concordati in sede extragiudiziale.

La novità di oggi, che l’incipit dell’articolo del Corriere stravolge, è per l’appunto che la Corte suprema degli Usa non si è opposta all’ipotesi che sia possibile, per le vittime riconosciute, citare – per responsabilità oggettiva, se ho ben capito – non solo il colpevole e il suo diretto “datore di lavoro”, ossia la diocesi, ma anche il Vaticano. La cosa è complicata dal fatto che il Vaticano non è una società (come ad esempio la British Petroleum, che può essere citata per i danni nel Golfo del Messico, chiunque sia stato tra i suoi dipendenti a commettere errori eccetera), bensì uno stato sovrano. Vedi un precedente e piuttosto chiaro articolo proprio del Corriere, qui.

Bizzarramente il Corriere, data la notizia, cambia direzione e parla di tutt’altro (l’istituzione di un nuovo dicastero in Vaticano), per poi tornare al “caso” che sta all’origine della non-decisione della Corte suprema. La spiegazione sembra piuttosto chiara, anche se forse valeva la pena di avvisare il lettore italiano che “John V. Doe” non è il nome del ricorrente, bensì il nome convenzionalmente impiegato nella stampa statunitense per indicare le persone delle quali non è lecito scrivere il nome (per questo gli altri giornali parlavano di un “anonimo dell’Oregon”.

Ma più bizzarra ancora è la scelta del quotidiano Il foglio che, come fa notare Luigi Castaldi alias Malvino, falsifica la data di morte di Andrew Ronan allo scopo di denigrare l’avvocato dell’anonimo dell’Oregon.

Curiosamente, nessun quotidiano riporta un particolare di una certo rilievo: Andrew Ronan, se ho capito bene, è stato ridotto allo stato laicale, cioè spretato, nel marzo del 1966.

Per leggere qualche documento sul caso Ronan, cliccare sull’immagine in testa all’articolo.

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