Invidia

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A proposito di questo fotomontaggio apparso nel mensile Max – e definito una “speculazione di cattivo gusto” dal diretto interessato, qui -, mi sembra interessante ciò che ha scritto Benedetta Tobagi (qui), ciò che ha scritto Federica Sgaggio a partire dall’articolo di Tobagi (qui, e forse conviene dare un’occhiata al post scriptum prima dell’articolo), e poi ancora ciò che Federica Sgaggio ha scritto, qui, riassumendo la discussione avvenuta nel suo blog e concentrando l’attenzione sull’ “argomento dell’invidia“. gm

(E vedi anche, già che ci siamo, l’editoriale di Carmilla e il commento che ne fa Valter Binaghi).

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11 Risposte to “Invidia”

  1. melania Says:

    E’ molto interessante questo dibattito intorno alla figura di Saviano. Pensa che ti ripensa che io credo che l’ unica spiegazione possibile – tra quelle in buona fede, ovviamente – sia davvero l’ invidia. Mi chiedo, però…chi lo invidia, chi invidia la sua posizione, i suoi libri, le apparizioni in televisione da Fazio sarebbe disposto a prendere tutto il pacchetto? vita sigillata, amicizie – boh? – un gelato forse di nascosto e forse no sennò ci vanno di mezzo i gelatai…dormire in caserme sempre diverse…la possibilità che ti facciano fuori da un momento all’altro? Altra cosa, poi. Non se ne può più di argomentazioni che si basano su interpretazioni e dietrologie. Saviano è stato utile o non utile al berlusconismo? Ma che domanda è? Tutto è utile al berlusconismo. Tutto. Come quando il buon Veltroni decise (credendo veramente di fare un colpo da maestro) di non nominare mai Berlusconi durante la compagna elettorale. “Il leader del principale schieramento a noi avverso” è diventata una barzelletta che si è rivoltata CONTRO chi l’ha pronunciata così tante volte. E siccome tutto è funzionale a Berlusconi debbo smettere di denunciare, di fare, di essere me stesso, in definitiva? Non credo. Il berlusconismo sta finendo, lascia macerie inaudite. Per favore, siamo positivi, rimbocchiamoci le maniche per la ricostruzione.

  2. vibrisse Says:

    Accusare di “invidia” chi muove critiche all’agire pubblico di Roberto Saviano è appunto, Melania, un’ “interpretazione” e un esercizio di “dietrologia”. gm

  3. andrea barbieri Says:

    Infatti è stato bravissimo chi ha replicato puntualmente al libro di Dal Lago, dimostrando oggettivamente quanto poco credibile sia la serietà del suo ‘studio’.
    Basta quello, basta stare su ciò che risulta oggettivamente, non c’è bisogno di cercare moventi indimostrabili che servono solo a dividere in ‘buoni’ e ‘cattivi’.

  4. melania Says:

    dici? non mi pare che ci siano altre interpretazioni,ripeto, non in malafede. Di quelle ce n’è,invece, a iosa.

  5. dmuriano Says:

    Considerato che il post di Federica Sgaggio riporta solo alcune parti di un mio commento, tagliando e semplificando il discorso, incollo qui l’indirizzo dell’originale. Per criticare, smentire, convenire o ancora meglio infischiarsene ma in modo più completo.
    http://www.federicasgaggio.it/2010/06/qualcuno-salvi-i-salvatori-di-saviano-con-piesse/#comment-3685

    Melania,
    purtroppo pare che gli eredi di Berlusconi siano proprio i suoi critici. E’ molto più pervarsivo di quel che pensavo.

    Andrea Barbieri,
    mi sfuggono in questo caso le sfumature dell’avverbio “oggettivamente”. Ma credo si tratti di qualcosa che poi, un limitato numero di persone, riconoscono come sensato. Restano esclusi coloro che non ne sono al corrente, e ovviamente coloro per i quali l’argomento non è affatto oggettivo. E’ comunque un avverbio affascinante.

  6. dmuriano Says:

    Barbieri p.s. : Pardon. Leggo con un pochino di ritardo l’articolo scritto da “chi ha replicato puntualmente al libro di Dal Lago”; nel mio commento non mi riferivo ovviamente all’editoriale di Carmilla che è indiscutibilmente oggettivo nei contenuti, ma ad altre critiche lette in rete per cui, anche non avendo letto questo benedetto libro, mi era difficile pensare all’oggettività.

    (Non lo ho letto non per atteggiamento pregiudiziale, ma perché 15 euro sono ora per me una spesa difficile. Volevo precisare. Non avendolo letto, non ne ho parlato. Il discorso sull”invidia’ prescinde infatti, lo ho già detto, da Eroi di carta.)
    Chiarito questo, ricevuto l’ammonimento dell’ultimo post di vibrisse “Il turno della rete”, mi prendo una vacanza dal virtuale e torno a studiare e a (tentar di) scrivere. Buona giornata.

  7. federica sgaggio Says:

    Dalla mia risposta a uno dei commenti in calce al post:
    «Quel che io credo è che il tipo di «berlusconismo» di Saviano non attenga né alle sue idee né al fatto che egli sia un fenomeno di massa.
    Dico che il tipo di «emisfero emotivo» che mobilita a me sembra il medesimo: quello che ignora il rilievo della mediazione politica degli interessi per concentrarsi su un’idea di democrazia pretesamente diretta che si esprime nella logica improduttiva ed esangue della petizione (a sinistra) e del plebiscito (a destra).

    Oltre a questo, sono convinta che non sia assolutamente vero che la battaglia contro mafia, ‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita sia una battaglia trasversale e bi-partigiana.
    Penso che De Andrè, fo per dire, sapeva che non sempre i giudici han ragione; che non è che ce l’hanno per definizione. La polizia che arresta i casalesi è la polizia del G8 di Genova, io non so dimenticarlo.
    Questo non significa certamente che se devo scegliere fra la camorra e la polizia scelgo la camorra, ci mancherebbe altro.
    Significa, però, che «lotta al crimine» significa NECESSARIAMENTE cose diverse – semplifico e brutalizzo con un’accetta sommaria e volgare – per chi è di destra e chi è di sinistra.

    Io penso che quest’idea unanimistica – ancorché di derivazione certo non direttamente berlusconiana – sia ora perfettamente compatibile con l’ideologia berlusconiana, secondo la quale non esiste ciò che è di parte: esiste solo ciò che è definito «di buon senso».

    Esistono solo concetti maggioritari che contengono nel loro essere maggioritari la loro intrinseca verità (tant’è che, a proposito delle vicende della Fiat di Pomigliano, un ministro come Sacconi può permettersi di parlare di «logica del conflitto» dando per scontato che il conflitto non esista e sia semplicemente un’invenzione di qualche irriducibile individuo che si ostina a pensare che gli interessi del padronato non siano necessariamente identici a queli dei lavoratori, per esempio).

    E poi (…): se la tv mi chiama una volta sono felice, perché penso di poter dire ciò che penso a molte persone.
    Se mi chiama due volte penso «accidenti, ho avuto successo. Posso ridire le mie cose, che enorme fortuna».
    Se mi chiama tre volte mi domando in cosa esattamente le cose che ho detto io siano state capaci di far presa così tenace su chi ascoltava. Alla quarta volta posso decidere che sono fantastica, una perfetta comunicatrice, che ho da dire delle cose spaziali, che la gente mi capisce e mi ama, che su ciò che ho da dire nessuno solleva obiezione.

    Alla quinta mi viene un dubbio: mi chiedo com’è possibile che quello che fino a due anni fa urlavo da sola da una nicchia del mondo sia improvvisamente diventato parola d’ordine amata da tutti.
    Alla sesta – mentre nel frattempo sono stata cooptata in un universo che non mi apparteneva – mi chiedo se per caso le parole che sto dicendo siano quelle che io voglio dire, o se esse siano leggibili anche in un’altra luce che le rende diverse, che fa di me ciò che posso non aver deciso di essere».

    E poi: «La frase «”contribuire a smantellare il simbolo Saviano” io rifiuto di commentarla. Quel che mi domando, invece, è come si possa contribuire a edificare il simbolo Saviano. Ma sono disposta ad ammettere che sia un problema mio».

    Aggiungo solo che non ho mai parlato del libro, perché non ho niente da dire sulla diatriba che il libro di Dal Lago ha scatenato, usando toni aspri contro Saviano, i Wu Ming e il cosiddetto Nie; né ho alcunché da dire sui toni ugualmente aspri di chi a questa parte del libro di Dal Lago risponde.

    E aggiungo solo che argomentare parlando di invidia – anche dell’«invidia raffinata», quella che scatta come automatismo collettivo e dunque non ha nulla di personale, ci mancherebbe altro, salvo il fatto che stai parlando con una persona singola, e stai dicendo a lei che quell’automatismo collettivo è ciò che sta vivendo senza accorgersene – è la prova del fatto che è impossibile dialogare decentemente su Saviano.

    Ps. Potevo semplicemente cancellare il primo post, o modificarlo in radice. Ho pensato che anche la mia reazione aveva un suo senso, e che potevo argomentarlo.
    L’ho fatto.
    Si può essere d’accordo oppure no.
    Parlare di invidia, accomunare chiunque critichi a Fede e a Berlusconi, è ignorare gli argomenti e scegliere le scorciatoie.

  8. federica sgaggio Says:

    Quando parlo del libro alludo a Gomorra, e alla critica che Dal Lago ne ha fatto nella prima parte del suo volumetto. I rilievi aiWu Ming e al Nie sono invece contenuti nell’ultima parte del libro di Dal Lago.
    È su queste due parti che non ho niente da dire.

  9. andrea barbieri Says:

    dmuriano, scusami tu, in effetti non avevo specificato a cosa mi riferivo.

  10. Alcor Says:

    è un’icona, amen, è un simbolo, amen, questi meccanismi non si posso smontare con la buona volontà, e sono antichi, forse sarebbe il caso di spersonalizzarli e indagare il nuovo massemensch e le nuove modalità con cui si sceglie le sue icone e i suoi simboli, piuttosto che concentrarsi su questa icona particolare dandole nome e cognome, sapendo che anche indagando il nuovo massemensch sempre massemensch resterà, anche con un abito nuovo

  11. federica sgaggio Says:

    Credo che Alcor abbia ragione; anche se forse il nome e il cognome non sono indifferenti.

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