A che cosa serve il federalismo fiscale

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di giuliomozzi

Era un po’ che volevo dirlo io, ma aspettavo che lo dicessero loro. E adesso finalmente lo dicono.

«Gli operai tedeschi pagheranno la pensione di quelli greci. Così come veneti, lombardi ed emiliani lavorano di più, e da sempre, per sostenere la spesa pubblica delle regioni meridionali: il Paese, senza il federalismo, non può permettersi che una Regione fallisca». È il presidente del Veneto, il leghista Luca Zaia, a tracciare il parallelo tra i conti della Grecia e quelli delle regioni del Mezzogiorno. «Senza le riforme necessarie, senza il federalismo fiscale – prosegue Zaia -, gli sprechi campani o calabresi continueremo a pagarli noi. Ed è invece giunto il momento che ciascuno si assuma le proprie responsabilità davanti ai cittadini, come continua a dire il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano». (dal quotidiano Il Gazzettino, qui)

Se volete sapere a che cosa serve il federalismo fiscale, quindi, basta che
– leggiate nei giornali gli articoli su ciò che sta accadendo in Grecia,
– immaginiate che cosa accadrebbe in Grecia se l’Unione europea dicesse alla Grecia: “Cazzi vostri”.
La prima domanda è:
– se la Grecia va a remengo, in che modo ciò è un bene per i cittadini greci?
– se la Grecia va a remengo, in che modo ciò è un bene per tutti gli altri cittadini dell’Unione?
La seconda domanda è:
– se la Campania o la Calabria vanno a remengo, in che modo ciò è un bene per i cittadini campani o calabresi?
– se la Campania o la Calabria vanno a remengo, in che modo ciò è un bene per tutti gli altri cittadini italiani?

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22 Risposte to “A che cosa serve il federalismo fiscale”

  1. paolo Says:

    giulio, mi pare che i paesi attraversino crisi economiche (di questo parli, credo, quando dici “a remengo”) a causa di difetti strutturali nel proprio sistema. le crisi sono dure ma aiutano a cambiare. invece l’assistenzialismo (non penso solo al meridione ma anche alla vicenda alitalia o alla politica agricola europea, per esempio) aiuta solo a lasciare le cose come stanno. per cui la risposta alle tue domande potrebbe essere: se la grecia, il sud italia e i contadini francesi vanno a remengo, sono costretti a riorganizzarsi e a funzionare meglio. oppure c’è la variante impero romano: arrivano i barbari e costruiscono un sistema nuovo.
    ora però una domanda la faccio io a te: 41 anni di cassa del mezzogiorno (dal 1951 al 1992, con 280mila miliardi di lire spesi, fonte wikipedia) in che modo sono stati un bene per i cittadini meridionali, e per gli italiani tutti?

  2. federica sgaggio Says:

    Già.
    Eccola qui la funzione educativa della politica: fare in modo che i poveri imbecilli siano «costretti a riorganizzarsi e a funzionare meglio».

    Non mi domanderò cosa possa significare «funzionare meglio».
    Mi basta solo rilevare come ormai venga data per assodata e incontrovertibile l’inferiorità strutturale dei meridionali e – en passant – pure dei greci.

  3. vibrisse Says:

    Quindi, Paolo, pensi che le uniche possibilità siano
    – l’assistenzialismo,
    – il lasciar andare a remengo?

    Non ce ne sono altre?

    Durante i 41 anni di Cassa del mezzogiorno, l’investimento pubblico nel Nord fu settanta volte tanto quello nel Sud.

    Indubbiamente i soldi della Cassa del mezzogiorno furono una miseria e, per giudizio storico pressoché unanime, spesi pure assai male.

    gm

  4. paolo Says:

    federica, giulio: la mia società ideale è fatta di piccole comunità, il più possibile autonome e partecipate. il federalismo era parte del pensiero anarchico molto tempo prima che nascesse il non-pensiero leghista. era anche l’idea alla base della comunità europea, quando fu immaginata da spinelli e rossi nel manifesto di ventotene. ora però se io ne parlo divento automaticamente un razzista (o come volete chiamare uno che giudica i meridionali “strutturalmente inferiori”, o “poveri imbecilli”: tutte parole che io non ho usato, federica, e che mi metti in bocca in modo poco onesto). quando potremo riappropriarci di quell’idea e svilupparla a modo nostro?

  5. vibrisse Says:

    Paolo, la mia domanda era: pensi che le uniche possibilità siano
    – l’assistenzialismo,
    – il lasciar andare a remengo?

    gm

  6. Hersilius Klein Says:

    Scusate l’intrusione, approdo qui in pieno naufragio telematico da domenica pomeriggio. Lascio un pensiero, un dubbio. Perché si solito il divario tra aree ricche e aree disagiate crea flusso migratorio, il che rende più profondo il divario, il che incrementa il flusso migratorio, il che rende più profondo …
    Che poi la Cassa del Mezzogiorno sia servita a poco sono d’accordo, ma non perché fosse sbagliato il principio, quanto piuttosto per come è stata usata e per dove sono finiti quei soldi. Domandiamoci: chi ci guadagna nel creare zone di disagio e arretratezza? A chi finiscono in mano quelle zone? Quali poteri ne vengono rinforzati?

  7. federica sgaggio Says:

    Scrivi, Paolo, che «invece l’assistenzialismo (non penso solo al meridione ma anche alla vicenda alitalia o alla politica agricola europea, per esempio) aiuta solo a lasciare le cose come stanno. per cui la risposta alle tue domande potrebbe essere: se la grecia, il sud italia e i contadini francesi vanno a remengo, sono costretti a riorganizzarsi e a funzionare meglio».

    Ciò che tu hai scritto implica che:
    1. ciò in cui è consistita la politica di perequazione territoriale (ma anche la vicenda dell’Alitalia, che per me è stato invece un cadeaux agli amici, e la politica agricola Ue, che per me è invece sostegno al prodotto o ai prezzi anziché al reddito) sia definibile in termini di «assistenzialismo»;
    2. Grecia, sud Italia e contadini francesi sono male organizzati;
    3. Grecia, sud Italia e contadini francesi stiano funzionando male;
    4. esista qualcuno che, invece, sta funzionando «meglio»;
    5. esista qualcuno che è meglio organizzato.

    Definito il contesto di riferimento come quello che – fissato da Zaia e riproposto nel post di Giulio – mette in relazione Grecia/sud Italia e nord Italia, considero corretto e non disonesto inferire che, nel tuo intervento, ciò che si considera organizzato meglio e meglio funzionante sia il nord Italia.
    L’automatismo è tuo, non mio.
    Sei tu che parli di «assistenzialismo» accettando la cornice concettuale leghista (altrimenti non capirei il riferimento alla cassa per il Mezzogiorno).
    Si poteva dire eventualmente «assistenza», e il senso mutava.
    «Assistenzialismo» è la declinazione deteriore dell’assistenza.

    Non so, Paolo, «quando potremo riappropriarci di quell’idea e svilupparla a modo nostro»; ma sono sicura che potrà accadere più facilmente se per «svilupparla a modo nostro» evitiamo di utilizzare le parole degli altri e di far scattare gli automatismi logici degli altri.
    Dove «gli altri» sono ciò che tu definisci il «non-pensiero» leghista.

    Quanto al resto, io ancora aspetto che qualcuno mi spieghi perché il federalismo sia cosa buona e giusta.

    Tra l’altro: se alla politica affidiamo il compito di far star peggio chi sta male perché solo così quel tale imparerà la lezione, diciamo due cose.
    La prima è che abbiamo una concezione moralista della politica.
    La seconda è che crediamo che esista un metodo oggettivamente capace in quanto in se stesso virtuoso di modificare i contenuti.

    Non ti ho «messo in bocca parole in modo poco onesto», Paolo.
    Tu non hai scritto «poveri imbecilli» né «inferiorità strutturale dei meridionali»; hai solo usato la stessa cornice concettuale di chi parla apertis verbis di «poveri imbecilli» e di «inferiorità strutturale», e hai usato un criterio interpretativo del reale che si muove fra l’estremo dell’«assistenzialismo» (non dell’«assistenza») a chi sta facendo funzionare male le cose e l’estremo del costringerli «a organizzarsi meglio».

    Infine, mi domando – avendo scritto «mi pare che i paesi attraversino crisi economiche (…) a causa di difetti strutturali nel proprio sistema» – che cosa ti abbia indotto a ritenere che alle crisi non esista nessun’altra possibile spiegazione.
    E, incidentalmente, che non esista altra possibilità che la cosiddetta economia di mercato.

  8. Lettore Says:

    Tutto condivisibile, ma si scrive “andare a ramengo” non “a remengo”.

    Cfr. http://www.garzantilinguistica.it/it/dizionario/it/lemma/5212007f18b5547bb9221f0fa19cb461128d3d63

  9. Stephan Says:

    Effettivamente la Grecia presenta molte similitudini con la società meridionale italiana, l’unica differenza è che la prima è uno Stato indipendente, la seconda invece fa parte di un’entità politico amministrativa più grande che la mantiene.
    Si pensi che il 60/65% del PIL è prodotto fino all’Emilia-Romagna. Se si prendono 2 regioni come Lombardia e Veneto da sole producono il 40% del PIL dello Stato. La barzelletta sta nel sostenere che lo Stato investa solo al Nord. Se così fosse non saremmo così indietro rispetto alla Svizzera, Austria e Germania e non avremmo uno stipendio basso con un costo della vita alto. Una cosa è vera, quello che s’investe nella pianura padana viene valorizzato, mentre altrove le risorse servono a garantire un’esercito di forestali come in Calabria (perennemente a fuoco), un esercito di neturbini a Napoli&co (sommersa dai rifiuti), un’esercito di dirigenti pubblici in Sicilia pari a quelli della Lombardia se non superiore avendo però meno della metà degli abitanti, garantendone alte retribuzioni. Ospedali calabresi in cui son tutti primari salvo morire per un gesso messo male o appendicite. Una regione insulsa come il Molise che ha 2 province ed è anche piena d’invalidi. Amministrazioni pubbliche che creano miliardi di € di buchi di bilancio che prontamente lo Stato deve ripianare per evitare default, vedi ad esempio in piccolo Roma. Andrei avanti all’infinito…
    Le alternative possono essere diverse:
    1) Lasci le cose come stanno e si vedrà fin dove s’arriva. Mantieni lo Status quo.
    2) Applichi una severa ristrutturazione statale in modo da valorizzare le specificità dei territori aiutandoli a svilupparsi da soli e a responsabilizzarsi. L’unità non è stare assieme solo per un bilancio ma è un patto leale (non calato) in cui si condividono valori e progetti per il futuro. Si noti che il grado d’istruzione è aumentato e la gente non è ignorante come fino al 2°dopoguerra. Delle analisi costi/benefici sono in grado di farle.
    3) Si garantisce un regionalismo blando con il “centro” che cerca d’imporre alla società meridionale dei paletti oltre i quali non possono andare. Utilizzando il premio carota/bastone.
    Nella 3^ scelta ci sono già dei problemi:
    – La mafia è ben radicata e fa parte della società meridionale. E’ un suo prodotto. Ahimè si sta espandendo anche al nord mediante la pubblica amministrazione (concorsi nazionali) e società edili che vincono appalti pubblici (riciclaggio).
    – Delle regole ci sono già ma si applicano in alcune parti dello Stato e si interpretano nelle restanti: vedesi ad es. le graduatorie dei concorsi nazionali e i titoli di studio con l’annesso valore legale (nazionale), le percentuali di sforamento nelle graduatorie, i voti regalati e i test d’ingresso truffa.
    – Come la Grecia truccò i bilanci statali e come fin qui han sempre fatto i politici/amministratori meridionali così faranno in futuro. Lo status quo a loro va bene.
    L’alternativa dello Status quo può andar bene fino a quando l’UE garantirà i fondi per lo sviluppo del meridione che sono miliardi di €. La UE cesserà di fornirli nel 2015 per destinarli all’Est EU. Dopo chi verserà gli € mancanti alle regioni meridionali? Ci s’indebiterà finché non si arriva al collasso? O si spremono le regioni produttive che già hanno un RESIDUO FISCALE NEGATIVO PER DIVERSE MIGLIAIA DI € PER ABITANTE?
    Io vedo come alternativa solo un vero federalismo (se c’è effettivamente la volontà di restare uniti in uno Stato) anche perchè persino nel 1859/1861 si son resi conto che il nascituro stato presentava difformità culturali/amministrative/territoriali difficili da tenere assieme tanto da giustificare un regionalismo che ricalcasse i confini degli stati pre-unitari con annessa autonomia. Progetto regionale proposto anche nel 1946/48 ma che venne cassato per timore di avere un nocciolo rosso al centro con autonomia pari a quella dell’altoadige. 150 anni di centralismo, monarchia e dittatura non hanno costruito uno Stato giusto e più o meno omogeneo, bensì ha lasciato pressoché immutati nella qualità dell’amministrazione i confini delle macroaree degli stati pre-unitari, nonostante tutti gli sforzi fatti. Un motivo ci sarà.

  10. paolo Says:

    giulio: sì, penso che le due uniche possibilità verosimili siano quelle. o buttare altri soldi per sostenere un sistema fallimentare, o lasciare che si organizzi per conto suo (se poi questo significa lasciarlo andare a remengo, è una tua conclusione). tu insisti spesso sulle domande, però non hai risposto alla mia: in che modo i soldi fin qui spesi nel sud italia hanno giovato ai cittadini meridionali, e agli italiani tutti? dire che “sono stati spesi male” non mi pare una risposta. qual è la tua proposta perché gli sprechi non si ripetano?
    federica: fai la giornalista e sai usare le parole, dunque conosci la differenza tra “peggio organizzato” e “strutturalmente inferiore”. “inferiore”, in particolare, è un termine che richiama la peggiore letteratura razzista, e io non lo userò mai. “imbecille” io non lo uso. se dobbiamo discutere ti chiedo onestà nell’affrontare i miei argomenti, e anche le mie parole. per rispondere alle tue domande: sì, penso che un sistema economico che non si regge in piedi, che sia l’agricoltura francese o l’alitalia o l’industria greca, sia male organizzato. penso che tenerlo in vita con denaro pubblico sia un errore. penso che chi viene aiutato in questi modi sia comunque una fascia protetta, non il sottoproletariato che ha bisogno d’aiuto (o “chi sta male”, secondo le tue parole). penso che dovremmo elaborare altre soluzioni, a mio parere in direzione delle autonomie locali.
    se vuoi avere informazioni sul pensiero federalista, e sull’anarchismo en passant, posso mandarti una bibliografia. sul perché il federalismo “sia cosa buona e giusta” puoi leggere, per cominciare, il “manifesto dei federalisti europei” di altiero spinelli.
    ultima cosa: discuto volentieri con tutti, ma non con chi crede di sapere in anticipo quello che penso, né con chi mi inserisce nelle sue categorie. parlo delle mie idee e non rispondo di quelle degli altri.

  11. federica sgaggio Says:

    Grazie per la bibliografia.

    Non credo di sapere in anticipo quel che pensi: ti ho detto in quale cornice concettuale colloco le tue parole.
    Discuto volentieri con tutti anch’io, ma non con chi non vuole capire la differenza a cui ho appena fatto riferimento, né con chi mi dà della disonesta.

    Scendo qui.

  12. vibrisse Says:

    Paolo, ho già risposto alla tua domanda. Ripeto la risposta:

    “Indubbiamente i soldi della Cassa del mezzogiorno furono una miseria e, per giudizio storico pressoché unanime, spesi pure assai male”.

    Se questa a te non pare una risposta, non so che farci.

    Fai un’altra (e diversa) domanda: “Qual è la tua proposta perché gli sprechi non si ripetano?”.

    Non ho nessuna risposta a questa domanda. Dico solo che la mia vespa funzionava male da un po’, e ho trovato conveniente farla aggiustare, piuttosto che buttarla via.

    gm

  13. andrea barbieri Says:

    @ Lettore

    – Sabatini Coletti: ramengo [ra-mén-go] o remengo s.m. (pl. -ghi) region.
    • Usato spec. nella loc. andare, mandare a r., in rovina, in malora

    – Treccani: reméngo s. m. – Variante veneta di ramengo.

  14. bibanese Says:

    io farei questo paragone: una vasca piena d’acqua col buco.

    UE+FMI – Grecia: si rimette l’acqua e si tappa il buco (almeno nelle intenzioni, per ora).

    Nord – Sud Italia: si lascia il buco e si continua a buttarci dentro acqua, per compensare la perdita dal buco.

    la differenza che in un caso l’acqua ce la si butta una volta sola, nell’altro di continuo.

    forse Zaia non fa il paragone giusto né propone la soluzione corretta (federalismo fiscale = chiudere il rubinetto, non tappare il buco); che però un po’ ti girino i maroni con tutta ‘sta acqua sprecata, sì eh!

    ***

    ah, poi mi piacerebbe conoscere i dettagli relativi alla proposizione «l’investimento pubblico nel Nord fu settanta volte tanto quello nel Sud». cosa s’intende con investimento pubblico? soldi pubblici spesi per cosa?

    grazie

  15. valter binaghi Says:

    Vorrei che i fautori del federalismo fiscale mi spiegassero questa cosa. Finora l’unico decreto attuativo dei dodici previsti è quello della cessione dei beni demaniali dallo stato alle Regioni. A parte i criteri di selezione che non sono ancora chiari, i beni demaniali sono la principale garanzia del debito pubblico italiano. Le Regioni si accollano anche il debito in proporzione, cioè l’obbligo di garantirlo, o alla fine qualcuno resta col proverbiale cerino acceso?

  16. Stephan Says:

    @ Walter:

    Il demanio dovrebbe garantire il debito pubblico. Trovo perciò corretto se un eventuale trasferimento di patrimonio pubblico agli enti locali rispettasse lo stesso vincolo di garanzia (il decreto non è immutabile lo modificheranno). Pongo l’attenzione però su un paio di dati:
    – Abbiamo un debito di 30.000€ a persona.
    – La Lombardia ha 9.800.000 di cittadini, il Veneto 4.900.000 di cittadini. – Complessivamente la loro quota di debito pubblico è di 441.000.000€.
    – La ricchezza prodotta è il 40% del PIL totale dell’Italia.
    – Il residuo fiscale attualmente in queste regioni è ampiamente negativo, per ciascun cittadino, per diverse migliaia di €. Ad es. un cittadino della Lombardia nel 2007 aveva un residuo fiscale negativo per c.a 5.000€. In pratica pagava allo stato 5.000€ che non vedrà mai più (il trend difficilmente è mutato sarà calato oggi “forse” a 4000€). Un Veneto un saldo negativo per c.a 3.000€.
    Per chi non lo sapesse il residuo fiscale è il rapporto tra quanto pagato dal contribuente allo Stato e quanto quest’ultimo investe in servizi pubblici su quel territorio (smentita la barzelletta dei fantomatici investimenti faraonici al nord). Gran parte del debito pubblico serve ed è servito a finanziare la spesa corrente del Meridione e in parte del Centro Italia e per pagare le pensioni sociali (invalidità, anzianità, anche di quelli che son pensionati dall’età di 45/50anni, sussidi disoccupazione, assegni per aree disagiate, bonus per famiglie numerose, ecc.). Spese che ci sono tutti gli anni.
    Dove queste sono per lo più dislocate e concesse facilmente?

    Si è voluto abolire l’ICI, pagata solo da alcuni, mentre altrove… faccio un esempio a caso… Calabria si aveva un’evasione pressochè totale (98%)? Si trovi un introito da destinare ai comuni per sopperire al mancato introito della tassa, che serviva per pagare i servizi, non per aumentare gli stipendi. Possibilmente si aboliscano intermediari che creano inutile spreco di risorse per passaggi di mano inutili (Roma e ministeri). Perciò è logico che si trattenga sul territorio parte della somma destinata a ricoprire la “quota ici”, ed in più un ammontare almeno pari alla somma necessaria a coprire la spesa delle devoluzioni fatte dalle controverse leggi Bassanini e di quelle in procinto d’essere delegate. Ovviamente di pari passo va il sottoridimensionamento dell’organico dell’apparato pubblico centrale e delle sue spese ormai non più necessarie. Altrimenti c’è il “costo elevato del federalismo” e la “proliferazione delle poltrone”.
    Ovviamente niente di tutto questo avverrà per la semplice mancanza di volontà politica per la quasi totalità del parlamento che di questo “parassitismo” ci vive. L’imperativo è mantenere lo Status quo.
    La riforma regionale dello Stato è stata pensata dal 1859/1861 (Minghetti/Farini e lo stesso Cavour la prevedeva) ed è entrata quasi in vigore nel 2001. Quasi, perchè ancora oggi, 2010, si sta attendendo il come dovrebbero svolgere le loro mansioni (e quali) e con quali risorse. Non si farà mai un federalismo, per quanto urgente e necessario per “la pace sociale”.

    Solidarietà non è prestare il braccio ad un branco di sanguissughe. Chi ha paura del federalismo ha solo paura di non poter più godere “a scrocco” di beni e ricchezze non sue. Di non poter più vivere nel Paese dei Balocchi (modello Sicilia docet). Scontato che Lombardia e Veneto siano le pioniere del cambiamento. Sono quelle che fino ad ora ci hanno maggiormente smenato e che avrebbero solo da guadagnarci. Non si è più ignoranti. Delle semplici analisi si riescono ormai a fare basta superare la scuola media…

  17. Stephan Says:

    (scusate qualche errore lessicale, non è word :P)
    L’ideale sarebbe fare un sacrificio e pagare ciascuno la propria quota di debito vendendo parte del demanio ad esempio. Basterebbe ridimensionarlo con nettezza. Una volta che il debito s’assesta sotto quota 50% vorrebbe dire che avremmo la restante metà della ricchezza prodotta per investimenti. Sarebbe una manna, ma come per la Grecia, come per Napoli, se non elimini il problema strutturale, puoi intervenire tutte le volte che vuoi, puoi ripianare i debiti quante volte vuoi, ma il problema rimarrà e la situazione si ripresenterà ancora, e ancora…
    La spesa corrente al centro-sud è la causa della nostra scarsa capacità di crescita e di aspettative future. Siamo pressochè governati da una classe politica che alle spalle di questa voragine sono nati, cresciuti e moriranno, grassi e contenti. Per questo ritengo che il federalismo sia una possibile via di uscita, se si vuole restare uno Stato, altrimenti ci sarà come via d’uscita solo una secessione. Sarò pessimista, sognatore, boh… so solo che più di tanto, in tutte le cose, la corda la si può tirare fino ad un certo punto, poi ci sarà l’inevitabile rottura.

  18. Andrea D'Onofrio Says:

    “Durante i 41 anni di Cassa del mezzogiorno, l’investimento pubblico nel Nord fu settanta volte tanto quello nel Sud.”

    Non so dove Giulio Mozzi abbia preso questo dato, suppongo da wikipedia, voce cassa del mezzogiorno, visto che scrive”Una valutazione più approfondita degli investimenti nel Sud evidenzia che i fondi investiti in termini di quantità (0,5% del PIL), pur in presenza di una legislazione speciale, sono stati inferiori agli investimenti pubblici realizzati in via ordinaria negli stessi anni nel Nord del paese (35% del PIL).”

  19. vibrisse Says:

    Sì, Andrea: ho presa l’informazione dalla stessa voce di Wikipedia che citava il signor Paolo. Secondo il principio che se due che discutono si basano sulla stessa fonte, la discussione è più chiara. Ma ho dimenticato di indicarlo: sbagliando. gm

  20. Andrea D'Onofrio Says:

    Scusa tu, Giulio. Io avevo scritto una lunga risposta a bibanese e stephan. Ma mi è andato in crash per ben 3 volte OPERA (che è sempre stato stabilissimmo, ma dall’utlima patch non si capisce più nulla).

    Sinceramente, mi sono innervosito, ho scritto rapidamente dove pensavo avessi preso il dato – ma soltanto per rispondere a bibanese – è chiusa lì, senza rileggere. Ma in effetti si capiva che citavi wikipedia

    Quindi ho sbagliato io, non tu.

  21. ilaria Says:

    Premetto che guardo ancora il mondo e la politica con occhi semplici e con questi occhi, che sono anche occhi da viaggiatrice, che ha potuto osservare le realtà di cui spesso si parla ritengo che il federalismo fiscale sia giusto perchè l’italia si compone di piccole realtà e come all’atto pratico cambiano il codice della strada, la funzionalità dell’assistenza sociale, l’attività/passività degli impiegati nel pubblico, credo sia opportuno ogni regione abbia per se una discreta autonomia che non significa menefreghismo, ma se il collante deve essere l’amministrazione dello stato italiano, mi sa che avremo delle brutte sorprese.
    Credo sia necessario osservare che si può fare più nel piccolo che nel grande, anche proprio a livello degli ostacoli e della burocrazia e dei giochi di potere che crescono di livello più cresce lo spazio su cui esercitare questo potere ed i suoi giochi.

  22. ilaria Says:

    Volevo continuare l’e-mail pecedente dicendo che quello che si sta facendo a livello nazionale attraverso una politica che ha perso dignità ed il senso di se stessa, secondo me non rispetta adeguatamente le esigenze nè del nord nè quelle del sud, e non solo: l’attuale sistema fomenta un razzismo ignorante ed ingiustificato!
    Inoltre pensare che senza l’ausilio del nord, il sud o l’intera Italia vadano a remengo, mi sembra alquanto esagerato.
    Non se li vediamo un corpo unico, ma non sono un corpo unico.
    Conosco in parte entrambe le realtà direttamente ed indirettamente e ne conosco esperienze piacevoli e spiacevoli e punti di vista differenti.
    Mio fratello che studia economia dice che lo stato italiano non è ancora fallito grazie alla mafia.
    Io credo che un buono stato, guidato da persone intelligenti, degne ed umane possa permettersi di governare grandi realtà e di amministrarle seggiamente, credo invece che in questo caso ci si potrebbe stupire di scoprire come piccole realtà si gestiscano meglio.
    Inoltre credo che soprattutto in certe regioni del sud ci siano forze parallele che governano regole e denari, così profondamente radicate ed autonome che non credo lascino andare a remengo proprio niente.
    Credo sia giusto sfatare anche il pensiero che il nord si sobbarca il sud a peso morto, ma allo stesso tempo non ho alcuna fiducia su dove ed in che percentuale vanno a finire gli aiuti ed i contributi statali, perciò il mio pensiero è: o si convince la mamma a prendersi adeguatamente ed amorevolmente cura dei suoi figli ognuno col suo carattere e le sue esigenze o si lascia che questi siano il più autonomi possibile.

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