Disadattato!

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di Romolo Bugaro

[…] Una volta un amico scrittore di cui tacerò il nome mi ha insultato perché m’ero autodefinito disadattato.
“Tu guadagni un mucchio di soldi” ha gridato in pizzeria, suscitando la preoccupazione dei cenatori ai tavoli vicini. “Un disadattato è una persona che non riesce a sbarcare il lunario!”
Sottintendeva che lui era molto più disadattato di me. Ci contendevamo il titolo. Devo ammettere che appariva in vantaggio. Tribolava moltissimo coi quattrini, il lavoro e la vita in generale. Sempre mi ribaltava addosso questa condizione problematica. Gli volevo bene, lo cercavo spesso, eppure era un po’ la mia bestia nera.
“Sono disadattato, sì!” avevo insistito sordamente. “Non sai come mi sento!”
“Non conta niente, come ti senti!” aveva ruggito l’amico scrittore, sgomentando in modo definitivo i tavoli vicini. “Contano i fatti! Tu hai uno studio d’avvocato! Paghi in tasse il doppio di quanto guadagno io!”
Era furioso. Magari aveva ragione. Facile fare il difficile, se hai la tranquillità materiale. Mi iscrivevo al club dei tormentati per posa?
“Tu non sei disadattato” insisteva, sporgendosi pericolosamente verso di me. “Non sai di cosa parli!”
Rendendomi conto della crescente preoccupazione dei vicini di tavolo e della inaspettata difficoltà della mia posizione, avevo rinunciato a replicare e ordinato un secondo Jack D. […]

Dal libro Bea Vita! Crudo Nordest, appena giunto in libreria per Laterza, collana Contromano. Lo scrittore non nominato sono io. gm

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9 Risposte to “Disadattato!”

  1. andrea barbieri Says:

    Dopo avere letto “Lo scrittore nominato sono io. gm”, ha preso significato “Non conta niente, come ti senti! Contano i fatti!”, prima stava più sullo sfondo e l’attenzione era nel figurarmi la scena della pizzeria.

    Bisognerebbe inventare una specie di ginnastica per produrre discorsi levando -o almeno separando dai fatti- il ‘come mi sento’ e altre (auto)suggestioni. Mi pare facessero una ginnastica simile i fratellini nella Trilogia della città di K.

  2. vibrisse Says:

    Come sempre, la discussione era sul significato di una parola. Romolo usava la parola “disadattato” in senso psicologico, io in senso sociologico. gm

  3. Graziano Says:

    Stavo giusto leggendo il libro di Bugaro, Giulio, e siccome da quando mi son trasferito da Lecce a Padova mi piace approfondire l’argomento nord-est, notavo che curiosamente anche in “Padroni a casa nostra” di Villalta il discorso sul nordest si apre con l’aneddoto di un diverbio tra due scrittori, l’autore del libro e uno scrittore-editor della Mondadori di Roma (Villalta, con la stessa reticenza di Bugaro, lo cita come “M”). Anche qui diverbio, frustrazione per non esser capiti, voglia di giustificarsi o comunque approfondire sulla pagina (in Villalta addirittura tutto il libro nasce dalla voglia di spiegare insinuata da quel diverbio)…

    ps. Giacché ne approfitto, Giulio. Oltre “Bea Vita” e “Padroni a casa nostra”, mi suggeriresti qualche altro libro di scrittori nordestini sul tema nordest? L’antologia “Sconfinare”? Altri? ciao

  4. Monica Says:

    Una volta i disadattati erano spesso considerati anime libere, ma questo è il segno dei tempi. Questo breve ed arguto pezzo mi ha fatto tornare alla mente una poesia del mio vecchio maestro delle elementari.

    Anima Libera (di Pio Roba)

    Se l’impiccato
    morendo
    china la testa
    e pare che dica: sì;

    è il suo corpo
    soltanto
    che ha ceduto;

    il suo spirito
    piuttosto
    se n’è andato.

  5. Monica Says:

    Mi dispiace che la spaziatura dei versi non sia quella originale che, invece, prevedeva dei rientri. Purtroppo WP non li ammette.

  6. vibrisse Says:

    Graziano: che cos’è il “tema nordest”?

    Il NordEst è stato inventato da un libro di Sandro Meccoli, “Passaggio a Nord-Est”, Longanesi 1987. Prima si parlava di Tre Venezie o di Triveneto, ma era un’altra cosa.

    L’altro libro chiave è “Schei” di Gian Antonio Stella, Baldini e Castoldi 1996, notevole soprattutto per la quantità di dati statistici sbagliati.

    (Sai che io sono un cliente di quell’In’s lì?).

    giulio

  7. Graziano Says:

    Grazie, Giulio.

    La politica e i media parlano di “nordest”. Le persone li scimmiottano parlando a sua volta di nordest. Se inserisci “nordest” nei motori di ricerca delle librerie on-line ti accorgi che una quantità crescente di politici, economisti, sociologi, scrittori hanno in testa il nordest. Bugaro parla di “nordest”. Villalta parla di “nordestini”. Non penso che il nordest in sé esista – così come non penso esista una “letteratura italiana”; esistono singoli scrittori di nazionalità italiana – ma ritengo che esista nella misura in cui le persone lo pensano e ne parlano come se esistesse, come se il nordest fosse una realtà concreta e omogenea. In questo senso il nordest può essere il tema di un saggio o di una riflessione o anche lo sfondo di romanzi e racconti: vedi Carlotto o Franzoso-Bugaro.

    ps. Effettivamente, una ricerchina su internet mi dice che abitiamo vicinissimo, non lo sapevo. Vuol dire che d’ora in poi dovrò essere scrupolosissimo nel raccontare il mio quartiere, non vorrei ricevere qualche bacchettata sul dorso delle mani…

  8. vibrisse Says:

    Graziano, una “letteratura italiana” esiste; e lo si può dimostrare. (Non ora, non qui; magari, appena smette di piovere, una di queste sere, davanti a una birra). giulio

  9. Graziano Says:

    Con piacere, Giulio… Ma anche se ti servisse una mano a portare le buste della spesa: io sto in via Lovarini, quindi sei di passaggio dall’In’s…

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