I popoli hanno per natura certi tratti morali?

by

Elsa Morante.

di giuliomozzi

Il capo del governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Ma un popolo onesto non lo avrebbe mai posto a capo del governo. […] Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto

In Il primo amore leggo questa pagina (del 1° maggio 1945) di Elsa Morante. Teo Lorini, nel pubblicarla (dopo averla a sua volta trovata citata qui), la definisce una pagina “sulla cui lucidità pare superfluo argomentare”. *

Io invece vorrei argomentare, per sostenere che questa pagina è tutt’altro che lucida. Lo faccio prendendo in considerazione solo questa pagina, così come Il primo amore l’ha riproposta, isolatamente.

1. Se ciò che Elsa Morante sostiene fosse vero, allora non ci sarebbe più nessuna speranza. Perché la mancanza di onestà sarebbe un carattere proprio della natura del popolo italiano.

Ora, se si può sostenere che il popolo italiano possieda per natura un certo tratto morale (la mancanza di onestà), allora si può sostenere che un qualunque popolo possieda, per natura, un certo tratto morale.

Si può sostenere dunque che i cinesi sono misteriosi, che i marocchini delinquono, che gli zingari rubano i bambini, e così via. Tutti tratti morali propri, per natura, di un certo popolo.

Si può sostenere che Elsa Morante volesse fare questo? Che volesse cioè, con questa pagina, autorizzare altri a sostenere che certi tratti morali sono propri di certi popoli?

Io non credo. Credo – e siamo nel regime dell’ipotesi – che Elsa Morante, in quella pagina, esprimesse la sua personale disperazione. E la disperazione non è amica della lucidità.

2. Elsa Morante scriveva 1° maggio 1945. Il 25 aprile erano state liberate Milano e Torino: data poi assunta ufficialmente come anniversario della Liberazione. Il 29 aprile l’esercito tedesco in Italia si era arreso. Affermare, proprio 1° maggio 1945, che “il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto”, significa togliere tutto il valore a quella cosa chiamata Resistenza o Guerra di liberazione. Significa dire alle persone che hanno combattuto, a quelle che le hanno spalleggiate, a quelle che sono morte: “Guardate, ciò che avete fatto non serve a nulla, perché il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto”.

Si può sostenere che Elsa Morante volesse fare questo? Che volesse cioè, con questa pagina, togliere tutto il valore alla Resistenza?

Io non credo. Credo – e siamo nel regime dell’ipotesi – che Elsa Morante, in quella pagina, esprimesse la sua personale disperazione. E la disperazione non è amica della lucidità.

3. Mi torna in mente la discussione che si sviluppò in calce a un mio articoletto che uscì in Nazione indiana l’11 aprile 2006, dopo le elezioni vinte per un pelo dalla coalizione di centrosinistra. Se avete tempo e pazienza (ci sono 109 commenti; parecchi sono lunghi; quelli futili sono straordinariamente pochi), vi invito a darci un’occhiata.

* Sull’autenticità del testo di Elsa Morante, vedi la discussione.

La fotografia di Elsa Morante viene da qui.

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33 Risposte to “I popoli hanno per natura certi tratti morali?”

  1. giorgio fontana Says:

    ciao.

    io credo che elsa morante non stesse esprimendo la sua disperazione (anche se è probabile che esprimesse, con questa frase, ANCHE la sua disperazione).
    credo invece che in questo contesto la descrizione definita “il popolo italiano” non vada intesa in senso letterale – cioè come la totalità del popolo italiano o qualunque appartenente alla categoria “italiano” attraverso i decenni.
    in altre parole, concederei a questa frase il principio di carità interpretativa: la morante parla di una tendenza spesso riscontrabile nella società italiana, e cioè il pensare “al proprio tornaconto”. questo non implica caratteri perenni e intoccabili dell’italianità (che già è una cosa molto dubbia da definire), ma mi sembra comunque una tesi condivisibile. io la condivido.

    certo, i discorsi sul “carattere di un popolo” suonano spesso trancianti. forse basta depotenziarli parlando di caratteristiche della società. anche perché l’alternativa è ammettere che non c’è alcuna differenza fra il modo in cui gli italiani e altri popoli (altre società?) pensano e si rapportano alla cosa pubblica.

  2. Cesare Pastorino Says:

    I riferimenti al ‘carattere nazionale’ sono certo datati. Ma Elsa Morante aveva ragione quando affermava che la maggioranza degli Italiani non si era opposta al fascismo, e che la Resistenza era un fenomeno di minoranza.

    Aggiungo una cosa, il pezzo originale della Morante si puo’ leggere qui, http://tinyurl.com/yg7ax3x , quello ripreso da “Il Primo Amore” e’ un testo modificato da qualcuno. Non mi sembra un buon servizio.

  3. Argonautitudine Says:

    Dal mio punto di vista non è più possibile “etichettare” il carattere un popolo in base a stereotipi. Come scrive Marco Aime «non possiamo cristallizzare le culture, la cultura è un cantiere sempre aperto», un sovrapporsi e un intrecciarsi di storie, idee, gusti, identità, sogni, saperi.
    Porre troppo l’accento sulla diversità rischia di farci dimenticare tutto ciò che può avvicinarci.

  4. georgia Says:

    E’ una brutta cosa far circolare un testo tagliuzzato (senza segnalarne i tagli) e assemblato confusamente.
    Il testo originale si trova nei Meridiani alle pp.L-LII, vol I. Ed è ripreso da Alfonso Berardinelli nel suo Autoritratto italiano, Donzelli 1998, pp. 29-31.
    Era uscito su Paragone Letteratura n. 456, n.s, n. 7, febbraio 1988. E parla dell’uccisione di mussolini e della sua amante clara petacci. E’ un testo più complesso di quello ridicolo e scorretto che circola in rete.
    geo

  5. stefano Says:

    A me viene in mente che tutti i popoli scelgono per il proprio tornaconto, forse è questa la natura di un popolo. Più che altro una natura fittizia e illusoria. Il popolo è un’ invenzione. Non ci sono popoli eletti, in grado di scegliere secondo dovere ( quale ? ). La storia umana degli ultimi secoli è una storia di sopraffazione di popoli su popoli. Come avrebbe potuto il nascente popolo Americano fermarsi dall’avanzare verso ovest? Come avrebbe potuto il popolo Italiano, dopo aver partorito Mussolini, fermarlo?
    Ho letto il link che hai postato. E’ una cosa su cui mi interrogo spesso, soprattutto mi sforzo di non fare il razzista ideologico. Io a quelle elezioni votai per la prima volta, votai Verdi. Io non conosco molte persone che votano Berlusconi, anzi nel senso di conoscere a fondo, nessuna. Però so di una persona che lo ha votato per simpatia, degli altri immagino che il motivo più o meno sia lo stesso. Poi alcuni magari di destra che votano la coalizione ( elettori di AN )invece che Berlusconi. Io onestamente la divisione antropologica fra gli elettori dei due schieramenti non la vedo. Mia madre credo che abbia votato a sinistra, ma non è che stia a pensarci tutti i giorni, io invece leggo i tuoi pensieri quotidianamente. La differenza può essere questa: chi vota con coscienza ( magari auto-illudendosi di farlo ) e chi no. Io voto quello che voto perché ci credo veramente? o è solo un modo per dimostrare a me stesso che sono più intelligente? Perché io naturalmente credo di votare nel modo giusto, e la parte giusta ( pure con le dovute critiche ). Una persona può rendersi conto oppure no di chi sia Berlusconi e cosa voglia, ma io più che non votarlo dovrei conoscere chi lo vota e fargli cambiare idea, perché per me è inconcepibile che possa essere votato. Mi pare che in Svezia negli ultimi vent’anni i governi di dx e sx si sono alternati ad ogni elezione, eppure ai miei occhi è un paese ben organizzato e in costante miglioramento. Ora, se governano così bene perché perdono le elezioni? perché più o meno le differenze fra gli schieramenti sono minime, si tratta solo di politiche fiscali diverse e altre cose ( che non conosco ). evidentemente c’è una base comune di partenza. In Italia non c’è. L’evasione fiscale e la corruzione sono la regola, sono come la bestemmia dei calciatori, gli insulti allo stadio e molte altre cose. Persone che parlano al cellulare in macchina senza sentirsi a disagio a sinistra ci votano.

    insomma, ho scritto un po’ improvvisando e un po’ pensandoci, non sono certo di dove voglio andare a parare, ma in fondo anche tu fai queste domande ed ipotesi così lapalissiane che poi uno ci sbatte gli occhi sopra e invece si perde. Sul credere al libero arbitrio io ho letto un libro di Daniel Dennet, anzi due: l’evoluzione della libertà e rompere l’incantesimo. chissà se li conosci.

  6. vibrisse Says:

    Per Cesare Pastorino e Georgia: a me non interessa – spero che sia evidente – il testo originale di Elsa Morante, quanto appunto l’uso che ne è stato fatto da chi lo ha ritagliato, citato, e proposto come esempio di “lucidità”.

    Per Giorgio Fontana: nel momento in cui tu, per carità interpretativa, trovi che quel testo dice che vi è “una tendenza spesso riscontrabile nella società italiana”, ossia che vi sono in esso persone che agiscono per il proprio tornaconto, io ti domando: che cosa è questa, se non una banalità? Che cosa è questa, se non una affermazione che, presumibilmente, si potrebbe fare a proposito di qualunque popolo? Non mi sembra una gran carità, quella che svuola di senso un testo per trasformarlo in una banalità, indubbiamente “condivisibile” – proprio in quanto banalità.

    giulio mozzi

  7. giorgio fontana Says:

    giulio, non ho detto che “vi sono persone che agiscono per il proprio tornaconto” (questa è indubbiamente una banalità valida per ogni popolo). ho parlato di “una tendenza spesso riscontrabile nella società italiana, e cioè il pensare “al proprio tornaconto”” (e questa non mi sembra una banalità, visto che non la applicherei affatto a ogni popolo).

    esempi: tutte le varie incarnazioni del familismo amorale (da banfield in giù), la dilagante evasione fiscale, la tendenza a strumentalizzare per i propri affari la politica, la diffusione delle caste e delle conventicole ecc.

    quello che io non voglio è sacrificare categorie anche sfumate (popolo, società, familismo, molecolarismo, e -ismi vari) per rinunciare di parlare della specificità dell’italia (o di qualsiasi altro popolo o società).

    (peraltro, anche dire che la morante con questo testo “esprime la sua personale disperazione” non fa grande servizio al testo. perché dovrebbe importarmi della personale disperazione della morante?)

  8. andrea barbieri Says:

    Quella della Morante è un procedimento retorico che si chiama ‘invettiva’. Secondo me chi produce un’invettiva non è per forza disperato, magari lo era, ma nel momento in cui scrive ha recuperato di nuovo la barra-energia. Di sicuro forza l’argomentazione, enfatizza per ottenere un’accusa limpida, senza possibilità di replica. L’accusa potente dovrebbe servire a cambiare qualcosa nella consapevolezza degli italiani che leggeranno quelle parole.
    Ma la forzatura della Morante è pericolosa proprio per il motivo che dice Mozzi:
    “Si può sostenere dunque che i cinesi sono misteriosi, che i marocchini delinquono, che gli zingari rubano i bambini, e così via. Tutti tratti morali propri, per natura, di un certo popolo.”
    Infatti questo accade puntualmente.

    ps secondo me sarebbe un gesto cavalleresco che qualcuno si scusasse con lo spirito di Elsa Morante – anche se non ha colpa, al posto di chi ha colpa, per fargli capire che bisogna scusarsi – per aver affisso un testo manipolato.

  9. georgia Says:

    chi lo ha proposto come esempio di lucidità non è certo lo stesso che lo ha tagliato e manipolato, per ora ci sono caduti più di 1000 blogger, tra l’altro tu ti sei lasciato andare a sofismi, ma non hai certo avanzato il dubbio di manipolazione.
    Ora io trovo gravissimo che la politica (o chi per lei) si permetta non di usare, ma addirittura manipolare a proprio uso la letteratura.
    Poi sorge il problema di capire chi abbia scritto il bignamino-ciofeca, perchè il lavoro di editing è abile a tal punto da aver fatto cadere in errore un sacco di persone e non tutte sprovvedute.
    Perchè è stato costruito questo documento?

  10. georgia Says:

    tra l’altro sotto la foto tu hai scritto: Clicca sull’immagine per leggere una pagina di Elsa Morante. Quando ormai sai benissimo che andando a quella pagina NON si legge una pagina di elsa morante ma una volgare manipolazione.

  11. georgia Says:

    ok vedo che, nel frattempo il primo amore ha corretto il testo. Ora speriamo che i mille e più blogger rettifichino anche loro, altrimenti fra anni ci vedremo ri-tornare la ciofeca

  12. vibrisse Says:

    Georgia, ripeto: non mi interessa il testo in sé, ma l’uso che ne è stato fatto.

    Grazie per aver contribuito a mostrare l’uso che è stato fatto di quel testo.

    giulio

  13. georgia Says:

    si però per correttezza cambia la tua citazione visto che non è certo corretta e ormai rimanda al nulla. Tra l’altro morante nel suo pezzo non usa mai la parola capo del governo.

    E visto il tuo ruolo prima di partire in quarta dovevi arrivarci da solo a capire che era una ciofeca e non aspettare che lo facesse una bloggerina senza arte nè parte considerata per lo più un troll 🙂

    l’uso non è stato fatto su quel testo (che è lucidissimo, intelligente e anche attuale) ma su una grossolana manipolazione che sarebbe interessante sapere chi ha costruito e perchè, il blog a cui ti rifai polemicamente posta il pezzo solo il 15 febbraio mentre il testo manipolato gira in rete a turbo già dalla fine di gennaio.
    I blog che lo avevano rilanciato erano stamattina più di 1000 (quelli segnalati da google che non sono tutti) ora sono calati a poco più di 400.
    geo

  14. andrea barbieri Says:

    Non so, leggerlo come un’invettiva porta ad assimilare un’argomentazione profondamente sbagliata, che fa torto agli italiani onesti che credevano in questo paese, e dà forza ai discriminatori di professione.

    Leggerlo come un testo che racconta lucidamente l’Italia porta a considerare quelle parole in chiave consolatoria, la consolazione di chi è italiano, ma grazie a un meccanismo di auto-assolvimento ritiene di essere al di sopra della presunta essenza italiana.

  15. nazzareno Says:

    Se può interessare o servire a qualcosa, riporto sotto che cosa scrive, proprio in merito a questa lettera, Lily Tuck in una recente biografia della Morante – Woman of Rome, http://tr.im/OrVu – nel capitolo sugli anni della guerra:

    «[…] Although politics always took second place to literature for Elsa Morante, she, like Moravia, sympathized with the Communist Party and with the left. She was also not afraid to express her opinions or her outrage. On May 1, 1945, three days after Benito Mussolini and his mistress, Clara Petacci, were arrested and shot, their bodies strung upside down for all to see, Elsa Morante wrote a long piece in her diary excoriating Il Duce. Interestingly enough, she begins the piece by blaming the Italian people: “All of Mussolini’s faults were either tolerated or encouraged even, and applauded. Thus a people who tolerate the faults of their head of state are complicit with these faults. But if they encourage and applaud them as well, it is worse than being an accomplice, it makes them an accessory to these faults.” She describes Mussolini as a mediocre man, a crude man, a man outside the culture, a vulgarly eloquent man with a simple kind of effectiveness, which is the reason he appealed so well to the people. She called him “Venal,” “Corruptible,” a “Flatterer,” a “Catholic who did not believe in God,” a “Pervert” “Conceited,” “Vain,” “Superficial” and much more. She compared him to the cocotte who sells herself to the old lover then betrays him by speaking ill of him, and to the cocotte who deludes herself into thinking that she is loved by the younger lover who will soon abandon her when she is no longer useful to him. She also accused Mussolini of having vulgar taste: reading inferior books, listening to sentimental music (Puccini), not caring about poetry, moved as he was by the mediocre (Ada Negri). Furthermore, in Italy, she wrote angrily, it would be difficult to find a better or more perfect example of an Italian than Il Duce himself. The Italian people, in her opinion were made in such a way that they would rather give their voce to the strong man than to the just man, and if they had to choose between their duty and their profit—even if they knew what their duty was—they would choose their profit.»

    Lily Tuck, Woman of Rome. A Life of Elsa Morante, Harper, New York 2008, pp. 70-71.

  16. vibrisse Says:

    Georgia, le mie considerazioni sono rivolte all’uso che è stato fatto in Il primo amore, con il commento sulla “lucidità”, di un testo stravolto. Dovrò dunque citare quel testo stravolto, non ti pare?

    Ora in Il primo amore il testo è corretto, e la frase sulla “lucidità” non c’è più (ce n’è un’altra, ma non quella che io ho citata).

    Chi legge i commenti scopre tutta la storia (grazie alla tua attenzione), e tanto mi basta.

    giulio

  17. Ausilio Bertoli Says:

    Giulio, credo che in quella pagina Elsa Morante esprimesse davvero tutta la sua disperazione, disdegnando – come buona parte degli italiani – il tornaconto, personale o di gruppo, in politica e altrove.
    Comunque, l’atteggiamento “disperato” verso il pubblico potere non è soltanto una caratteristica (o una costante) del popolo italiano, si badi. Tant’è che alcuni pensatori sostengono che la ricerca del tornaconto sia appunto connaturata all’uomo.
    Si ritiene da altri, però, e personalmente sono dalla loro parte, che tale asserzione sia solo il frutto della disperazione/delusione condita da una rassegnazione tanto deplorevole quanto perniciosa. Ne costituiscono una prova le molteplici reazioni, forti o violente, che si sono succedute via via nel tempo e che succedono tuttora, un po’ dappertutto.

  18. michele lupo Says:

    “Se ciò che Elsa Morante sostiene fosse vero, allora non ci sarebbe più nessuna speranza” : strano modo di ragionare. Si fa passare come causa di un impasse argomentativa (mancanza di lucidità) quello che sarebbe un fine da evitare, la fine delle speranze.

  19. vibrisse Says:

    Michele, non ho capito.

    Se ciò che è sostenuto in quel testo (che è manipolato ecc.; ma io prendo in considerazione la prima versione che ho letta in Il primo amore) è vero, ossia se è vero che “il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto”, allora non vi è alcuna possibilità (notare il “sempre”) che tale popolo scelga il dovere, ovvero non vi è alcuna speranza che tale popolo possa scegliere il “dovere”, ovvero è del tutto inutile darsi da fare, agire, parlare, investire, eccetera, allo scopo di far sì che tale popolo scelta (almeno di tanto in tanto) il “dovere”.

    A fronte di quanto implicato nella frase citata, chiedevo conto del proprio giudizio a chi l’ha pubblicata come esempio di lucidità. Confesso: m’interessa capire come una frase come questa, implicante una forma di razzismo morale, possa essere proposta come esempio di lucidità da una persona (Teo Lorini) alla quale mi risulta che il razzismo morale ripugni assai.

    giulio mozzi

  20. michele lupo Says:

    Volevo dire Giulio che l’eventuale “fine di ogni speranza” comportata da una proposizione non dovrebbe essere il metro per giudicare la sua attendibilità; poi credo sia abbastanza ragionevole supporre che il “sempre” che tu sottolinei vada inteso come uno “spesso”, o “perlopiù” (non sto accampando pretese filologiche sulla Morante, ma solo cercando di interpretare un’idea degli italiani condivisa da molti, me compreso)

  21. michele lupo Says:

    e al riguardo mi permetto di rinviare qui http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=attualita&Chiave=162

    e qui http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=intervista&Chiave=123

  22. stefano Says:

    scusate, ma un popolo che scelga sempre secondo dovere, non porta ugualmente a considerazioni pregiudicate da una forma di razzismo morale?
    La frase su cui si sta discutendo mi pare che abbia molti problemi di verità: l’esistenza di un popolo pensante, capace di riflettere e pure di scegliere. Poi il ritenere che un popolo conosca il proprio dovere è la cosa più assurda di tutte.

  23. georgia Says:

    Non posso darti torto giulio hai toccato dei punti importanti, come quel *sempre* che in effetti, e non a caso, la morante non si è neppure mai sognata di scrivere.
    Però giulio che critichi lorini s’è capito:-) , ma sono 1050 blogger ad esserci caduti, compreso te del resto che pur essendo stato non ammirato (te lo concedo) sei stato felice di aver trovato grossi difetti nella scrittrice. In un blog ho letto un commentatore in pieno trip che diceva estasiato: Sembra scritto oggi! Ottimo filologo il commentatore. Infatti tale volgare rifacimento è scritto proprio oggi!
    Una cosa mi fa riflettere, se fosse stato usato un pezzo del testo vero si sarebbero attivati così in tanti a farlo circolare? Penso proprio di no. Il testo vero non è urlato, ti costringe a riflettere e quindi lo avrebbero lasciato dove si trovava. Cosa è successo alla rete che fa sempre circolare il peggio, il più banale, il più urlato, il più volgare?

    La discussione qui sembra una commedia di Pirandello … è buffo che stiate a chiosare con simile puntigliosità una banale ciofeca di Stefano Nespor :-).
    e la cosa più buffa è che recitate la parte come se steste parlando della Morante al punto che Lupo si sente in dovere di mettere le mani avanti dichiarando di non avere pretese filologiche sulla morante. Non si preoccupi caro Lupo lei (come me e come giulio) può accampare tutte le pretese filologiche che vuole su Nespor senza che nessuno si scandalizzi 🙂
    Geo

  24. Andrea D'Onofrio Says:

    La cosa più buffa è che su questa ciofeca tu, cara georgia, ci hai rifilato 5 repliche una più pedante dell’altra.
    Eppure era lì, bastava leggere”Lo faccio prendendo in considerazione solo questa pagina, così come Il primo amore l’ha riproposta, isolatamente.” che io, nella mia ignoranza, traduco più o meno così:
    ” A me Giulio Mozzi frega un cazzo del testo, vorrei commentare il commento di Lorini”.
    E spero tanto di sbagliarmi

  25. georgia Says:

    ma io ho letto e capito, proprio per questo è buffo 🙂
    geo

  26. Andrea D'Onofrio Says:

    Alle volte sei irresistibile. Era parecchio che non ti leggevo qui, bentornata 🙂

    Ciao da Andrea

  27. andrea barbieri Says:

    Geo, capisco che è utile ristabilire il testo originale, che hai fatto una gran cosa a mettere a disposizione il testo dei Meridiani, e fanno bene a ringraziarti.
    Però dopo i ringraziamenti torniamo a ragionare sulle cose. Questo ha scritto la Morante:

    “il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto.”

    Che sia manipolato aggiungendo un “sempre” non fa alcuna differenza: la Morante individua la qualità morale di un intero popolo. Su questo non ci piove.
    Che sia un’idea frutto della disperazione come dice Mozzi, o una trovata retorica su cui produrre un senso di colpevolezza e indurre un riscatto morale, è comunque sbagliata: è profondamente sbagliato ragionare sulle qualità dei popoli, perché è la macchina argomentativa del razzismo. Infatti la sostanza di quella frase è che esisterebbe una sorta di ceppo o razza ‘italiana’ della cui costituzione fa parte l’immoralità.

    Se porto avanti questo ragionamento posso arrivare tranquillamente a sostenere che non si possono mescolare gli idividui di due popoli con gradi morali diversi, che è uno degli argomenti del Mein Kampf. E’ segno di lucidità ricalcare le argomentazioni hitleriane?

  28. michele Says:

    Razzista, come Leopardi immagino, giusto Barbieri? Il Leopardi del Discorso sugli italiani, testo capitale di Mussolini? è questo che intendi?

  29. Alessandra Says:

    “L’Italia la rimpiangi quando sei lontano. Quando ci vivi la detesti e non la capisci”. (Ex emigrato siciliano di 70 anni incontrato in treno. Stava facendo il viaggio annuale dalla Svizzera nella sua terra, più che altro, ormai, per andare a trovare i suoi morti).

    Penso che una frase così risponda a molte delle questioni di cui sopra. Ed è un pensiero che scaturisce dalla pratica, da una vita vissuta.

  30. isabella Says:

    Avevo letto anch’io la pagina di Elsa Morante, scrivendo questa riflessione sul mio blog:
    http://sparladeipescicani.blogspot.com/2010/02/la-minoranza-dei-fessi.html

  31. vibrisse Says:

    Georgia, vedo che fatichi a capire. Provo a rispiegare un’ultima volta, punto per punto.

    1. Leggo in “Il primo amore” un testo firmato Elsa Morante.

    2. Leggo la breve frase con la quale tale testo è presentato come un testo “sulla cui lucidità pare superfluo argomentare”.

    3. Poiché a me il testo sembra razzista, faccio notare che “Il primo amore” ha pubblicato come testo “sulla cui lucidità pare superfluo argomentare” un testo palesemente razzista (e naturalmente cerco di mostrare perché secondo me è tale).

    4. Tu ci avvisi (grazie!) che il testo è manipolato.

    5. In “Il primo amore” viene pubblicato il testo corretto, con un’altra presentazione.

    6. Non vi è più quindi alcuna traccia, in “Il primo amore”, di ciò che io ho commentato (non il testo di Elsa Morante, ma il gesto di pubblicare un certo testo palesemente razzista presentandolo come testo “sulla cui lucidità pare superfluo argomentare”).

    7. E proprio per questo non avrebbe alcun senso modificare l’articolo.

    Ad esempio, ora tu scrivi: “Una cosa mi fa riflettere, se fosse stato usato un pezzo del testo vero si sarebbero attivati così in tanti a farlo circolare? Penso proprio di no. Il testo vero non è urlato, ti costringe a riflettere e quindi lo avrebbero lasciato dove si trovava. Cosa è successo alla rete che fa sempre circolare il peggio, il più banale, il più urlato, il più volgare?”. Che è appunto un commento al gesto di pubblicare quel testo e non un commento al testo. Ovviamente, per capire questo tuo commento è necessario che ambedue i testi siano disponibili: anche quello “ciofeca”.

    Poi scrivi, Georgia, sempre rivolgendoti a me: “Sei stato felice di aver trovato grossi difetti nella scrittrice”. Questa è proprio una cazzata. Perché a me – e lo ripeto ancora – non importava nulla di ciò che ha scritto Elsa Morante eccetera; importava solo far notare che “Il primo amore” aveva pubblicato un testo palesemente razzista presentandolo eccetera.

    Non so di quali mezzi medianici tu disponga, per azzardarti a sostenere che io sarei stato “felice” di aver trovato “grossi difetti” in Elsa Morante. Io ero solo incazzato perché “Il primo amore” aveva pubblicato un testo palesemente razzista presentandolo come un testo “sulla cui lucidità pare superfluo argomentare”.

    Stop.

    giulio mozzi

  32. georgia Says:

    ma io avevo capito benissimo 🙂
    per questo lo trovavo buffo.
    geo

  33. vibrisse Says:

    Ah, non si capiva proprio che tu avessi capito. Si capiva proprio il contrario. Mah. Chiudo la discussione. gm

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