Di natura burocratica

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Esempio di documento burocratico: la corretta procedura per la preparazione dello zabaione.

di giuliomozzi

“La Protezione civile – spiega Bertolaso – serve per superare quegli ostacoli di natura burocratica che fino ad oggi hanno impedito la realizzazione di infrastrutture importanti”. (in Repubblica, qui).

Quanto sto per dire non ha nulla che fare con l’indagine in corso e non comporta nessun giudizio sul concreto operato del signor Gudio Bertolaso. La mia è solo un’osservazione linguistica. Quando si parla di burocrazia, se ne parla sempre come di un “ostacolo”, di una “pastoia”, di un groviglio di “lacci e lacciuoli”, eccetera.
Ora: a che cosa serve la burocrazia?

La burocrazia serve, semplicemente a garantire al cittadino, a tutti i cittadini, che le cose vengano fatte come si deve. Che non si costruisca dove si è deciso che non si deve costruire, che non si metta sabbia dove dev’esserci cemento, che non si affidino lavori pubblici ad aziende e persone implicate nella criminalità organizzata, e così via.
Cose che, a me, sembrano fondamentali.
Non voglio certo dire che la burocrazia non abbia le sue perversioni. E non voglio certo negare che vi siano burocrati che fanno del loro potere di controllo un potere a vantaggio personale.
Il punto è che la burocrazia serve. E’ utile a tutti noi. Ci garantisce contro imbroglioni, truffatori, faciloni, corruttori e altri criminali.

Che in situazioni d’emergenza possa essere opportuno privilegiare la speditezza dell’intervento contro l’accuratezza dei controlli, è un’ovvietà. Ma: in situazioni d’emergenza. (Un esempio, proprio di Bertolaso, riportato in questi giorni da tutti i giornali: se ci ho il babbo infartuato e non c’è un’ambulanza disponibile, lo carico in macchina e corro al pronto soccorso, anche passando col rosso se serve).
Gli antichi romani, in situazioni d’emergenza, mettevano da parte i consoli e nominavano un dittatore. Il quale, però, aveva sei mesi di tempo. Poi decadeva.

Ma ciò che è contenuto in quella frase di Bertolaso è tutt’altra cosa. La “realizzazione di infrastrutture importanti” non è necessariamente un’emergenza. Anzi, generalmente non lo è. Le “infrastrutture importanti” si progettano bene e con calma, e si eseguono bene e nei tempi necessari.
L’obiezione è: che per tanto tempo non è stato possibile realizzare le “infrastrutture importanti”, al punto che oggi, diciamo così, tutto il Paese è in emergenza.
Ma domando: è a causa degli “ostacoli di natura burocratica”, che queste “infrastrutture importanti” non sono state realizzate? O almeno: è solo a causa di questi “ostacoli”? Non sarà, magari, che queste “infrastrutture importanti” non sono state realizzate per indecisione politica, per mancanza di un quadro generale, per mancanza di quattrini, per sollevazioni delle comunità interessate, per esigenze di guadagno illegale, per instabilità governativa eccetera? [*]

Dubito assai che si possa attribuire la mancata creazione di “infrastrutture importanti” ai soli “ostacoli di natura burocratica”. Mentre sospetto che, se qualcosa non è crollato a L’Aquila, ciò si debba anche al controllo esercitato dalla burocrazia.

Il guaio è che Bertolaso dice quella frase lì, e la frase passa come ovvia. Così ovvia che Repubblica, giornale che teoricamente sarebbe fiero avversario di questo governo – questo governo che ha fatto della Protezione civile il suo vero braccio operativo, e di Bertolaso un’icona competitiva con Padre Pio – la introduce con il verbo: spiega.
Guido Bertolaso spiega, dice Repubblica, che la Protezione civile è importante “per superare quegli ostacoli di natura burocratica che fino ad oggi hanno impedito la realizzazione di infrastrutture importanti”.

Io avrei detto piuttosto che Gudio Bertolaso sostiene, eccetera. O che l’opinione di Guido Bertolaso è che la Protezione civile sia importante, eccetera.
E sono sbalordito che un giornale e un giornalista (perché c’è, da qualche parte, una persona fisica che ha scritto l’articolo) ingannino a tal punto il lettore, presentando come “spiegazione” ciò che è invece una linea politica, se non addirittura un vero e proprio progetto di riforma dello Stato.

L’Ansa registra la voce di Romano Prodi:

Romano Prodi, infine, sorvola su Bertolaso ma si dice preoccupato per la Protezione Civile che “é un nostro orgoglio nazionale, ma quando una cosa funziona bene e la si sovraccarica di compiti impropri solo perché si vogliono eludere i controlli burocratici, che pur sono pesanti e gravosi, una bellissima cosa finisce per soffrire e degradarsi”. (Qui).

Il che è, semplicemente, un’ovvietà. Ma oggi, a dire ovvietà, si passa per criminali; e ti dicono che ti devi vergognare.

[*] Ricordo, en passant, che ci sono anche governi instabilissimi benché si vantino di essere fortissimi: l’ultimo anno e mezzo del precedente governo Berlusconi fu un’agonia, tra richieste di “discontinuità” da parte dell’Udc e incertezze di An; l’attuale è altrettanto agònico, tra screditamento del capo, sua ferma – quella sì – volontà di non farsi processare inventando una nuova legge al mese, solipsismo del ministero dell’Economia, ed egemonia della Lega.

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5 Risposte to “Di natura burocratica”

  1. federica sgaggio Says:

    Il concetto era parso assai strano anche a me.
    http://www.federicasgaggio.it/2010/02/luomo-che-il-mondo-ci-invidia8/

  2. federica sgaggio Says:

    Tra l’altro, sulla tensione regole-efficienza (apparentemente) segnalo anche il Sergio Romano dell’altro ieri.
    Merita.
    http://www.federicasgaggio.it/2010/02/ma-la-gente-si-rende-conto-di-quel-che-scrive-si/

  3. Felice Muolo Says:

    Giulio, tutto questo tuo, bellissimo, ragionare attorno al concetto burocrazia, è superfluo o burocratico?

    Stamattina ho comprato Stilos. Sono subito andato a cercare sull’indice il tuo pezzo: era riportato a un numero di pagina errato. Questa sagnalazione è superflua o burocratica?

  4. Piero Says:

    Il modello burocratico nasce dagli studi di Max Weber (1864-1920) e si fonda su alcuni precisi concetti:
    – divisione del lavoro fondata sulla specializzazione funzionale;
    – gerarchia di autorità ben definita;
    – sistema di norme precise;
    – sistema di procedure per affrontare i problemi;
    – impersonalità delle relazioni interpersonali;
    – selezione e promozione fondate sula competenza tecnica.
    Sulla base di questi principi il modello burocratico consente e garantisce lo svolgimento delle attività indipendentemente dalla iniziativa dei singoli ed anzi grazie al meccanismo di gerarchia e quindi di controllo reciproco limita, e nella migliore delle ipotesi impedisce, l’iniziativa personale sia essa in buona fede o in cattiva fede.
    Esso inoltre consente di tenere sotto controllo i processi, e dunque di garantirne l’efficienza, senza affidarsi alla capacità, o ancor peggio ala dedizione o alla memoria, del singolo individuo.
    Ritengo quindi di poter affermare come il modello burocratico sia il metodo organizzativo migliore del mondo, o quanto meno il migliori per le strutture più grandi di un tanto.
    Va però riconosciuto che un modello burocratico corretto è difficilissimo da realizzare.
    L’esempio col quale io mi trovo più spesso ad avere a che fare è la gestione dei sistemi di qualità aziendale. L’approccio burocratico, infatti, contrasta con la metodologia tradizionale di “in tutti si fa tutto” ma soprattutto richiede da parte dei verici una notevole fiducia nei confronti degli operativi tale da consentire il controllo tramite l’analisi di precisi e limitati indicatori e non seguendo passo passo il lavoro degli operativi stessi.
    Concludendo, i concetti di “lentezza burocratica” o di “ostacolo burocratio” non appartengono al modello burocratico in sé, ma all’incapacità da parte del potere decisionale di costruire un modello burocratico efficiente.
    Il problema quindi non riguarda i burocrati (o meglio gli amministrativi) ma esclusivamente i politici che, avendo potere legislativo, sono quelli che costruiscono ciascuna struttura burocratica ed in essa realizzano pregi e difetti.
    Suona quindi assurdo che gli stessi politici, riconoscendo l’innefficienza del proprio operato, invece di compiere opera di riesame e di correzione e prevenzione degli errori (opera che al limite potrebbe realizzarsi nella creazione di una struttura basata su modelli diversi da quello burocratico) preferiscano creare una struttura parallela che, oltre a generare ulteriori fonti di costo, ha come primo risultato quello di appesantire ulteriormente la struttura organizzativa.
    Suona assurdo, ma soprattutto è segnale di totale incapacità di gestione di fronte alla quale gli elettori non possono rimanere indifferenti.

  5. Lucio Angelini Says:

    Sui giornali di oggi la fa da padrone la ricetta per cucinare i gatti in umido, divulgata in tivù da Bi-Gatti… pardon, Bigazzi.

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