La fonte autorevole

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di giuliomozzi

Ma che subbuglio! Ma che cagnara! Tutti a discutere su chi sia la fonte autorevole dalla quale il signor Vittorio Feltri, direttore del quotidiano Il Giornale, ha dichiarato di aver ricevuto il famoso foglio in carta semplice, non firmato, non datato, non indirizzato, che parlava delle abitudini sessuali del direttore del quotidiano Avvenire, il signor Dino Boffo.

Domanda: quand’è che una fonte è autorevole? Proviamo qualche risposta.

1. Una fonte è autorevole quando ciò che afferma di sapere è qualcosa che essa deve sapere o può sapere. Esempio. Se voglio sapere quanti soldi ci sono nella cassa della polisportiva della quale sono socio, lo domando al cassiere: perché lui deve sapere quanti soldi ci sono in cassa.
Certo: il cassiere può essere truffaldino. Se sospetto che il cassiere sia truffaldino, mi rivolgerò al presidente: il quale non ha il dovere di sapere quanto c’è in cassa (questo è appunto il compito del cassiere), ma ha il potere di scavalcare il cassiere qualora ci sia il dubbio che il cassiere sia truffaldino, e andare in banca a farsi dare l’estratto conto.

2. Una fonte è autorevole quando non ha nulla da guadagnare nel condividere l’informazione. Esempio. Qualunque venditore, nel descrivervi le caratteristiche del prodotto che sta tentando di vendervi, ha in vista un preciso guadagno. E, giustamente, ciascuno di noi fa la tara a ciò che il venditore dice.
Il giornalista che fa un servizio sulla qualità di un certo tipo di prodotti, invece, non ha nulla da guadagnare: e perciò ciascuno di noi crede più a lui che a ciò che il venditore dice. Ovvio che se il giornalista giudica negativamente i tutti prodotti di una certa classe, tranne uno; e se quell’uno ha una pagina pubblicitaria giusto piazzata lì, ci possono venire dei dubbi.

3. Una fonte è autorevole quando ha qualcosa da perdere nel condividere l’informazione. Il reo confesso è un esempio che viene subito in mente; benché il reo confesso possa intravedere alcuni vantaggi nel confessare, a cominciare dallo sconto di pena (vedi tutti i dubbi che suscitano certe dichiarazioni di cosiddetti “pentiti”).

4. Una fonte è autorevole quando fornisce prove di ciò che condivide. Ovviamente la qualità delle prove è varia: un originale è meglio di una copia; un foglio intestato, indirizzato, datato e firmato è meglio di un foglio senza intestazione, senza indirizzo, senza data e senza firma; eccetera.
Vale anche per le prove quanto detto al punto 1: è di buona qualità una prova che è fornita da chi deve o può essere in possesso di quella prova; mentre una prova fornita da chi non ha nessun ragione per possederla o conoscerla deve essere quantomeno, come i prodotti agricoli, tracciata. Si deve sapere, insomma, come ha fatto la fonte ad acquisirla.

5. Una fonte è autorevole quando è stata autorevole altre volte. La rivista Quattroruote è considerata autorevole dai suoi lettori perché, benché gli inserzionisti appartengano quasi tutti al mondo dell’auto (e non si vede come potrebbe essere altrimenti), tante volte si è dimostrata autorevole: ha cioè divulgato informazioni e giudizi che i lettori stessi hanno riconosciuti valide e adeguati.

Questi sono cinque criteri di autorevolezza. Non so se ce ne siano altri: ci ho pensato un po’, e mi sono venuti in mente questi. Sono criteri di tipo diverso: il primo è oggettivo, il secondo e il terzo richiedono una valutazione, il quarto è secondario (primaria, in realtà, è la qualità delle prove), il quinto mi pare soggettivo. Nessuno dei cinque criteri è completamente sicuro.

Se vado a verificare, sulla scorta di queste cinque criteri, il cancàn sollevato dal signor Vittorio Feltri, vedo che si suppone che a fornire una certa prova (palesemente falsa, e successivamente riconosciuta falsa dallo stesso Feltri) sia stata una persona che faceva (e fa) parte di un complotto: ovvero che aveva molto interesse a divulgare una certa informazione. Peraltro questa persona non aveva ragioni precise per essere in possesso di quella prova.

E allora, perché si parla di fonte autorevole?

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33 Risposte to “La fonte autorevole”

  1. federica sgaggio Says:

    Perché «autorevole», fatte le differenze di contesto, ha sostanzialmente lo stesso significato di «di buona famiglia».

    Aggiungo una banalità: per quanto autorevole sia la fonte, la notizia andrebbe verificata.

  2. remo bassini Says:

    purtroppo il giornalismo vive e fa da risonanza alle fonti autorevoli.
    cronaca nera. la fonte autorevole può essere un questore, un colonnello dei carabinieri. il magistrato.
    se viene arrestato un pedofilo, tu scrivi e basta.
    scrivi anche se non ti danno il nome dell’avvocato del pedofilo, che poi magari pedofilo non è.
    di esempi di cattivo giornalismo ce ne sono.
    anni fa, in un paesino del biellese, un’intera famiglia fu accusata di sevizie nei confronti di minori. nonno, nonna e zia, per intenderci.
    le fonti autorevoli (inquirenti, magistrati) raccontarono, i giornali scrissero.
    Quella famiglia non sopportò la vergogna: si chiusero tutti in auto e si uccisero tutti con il gas di scarico. Dopo che si ammazzarono chi li conosceva disse che di certo erano accuse senza fondamento. Che si trattava di gente per bene.

  3. catalin Says:

    un’ altra bella prova di giornalismo “autorevole”

    titolo di studio aperto: “maledetto pirata rumeno guarda chi hai ammazzato”.

    http://video.mediaset.it/video/studioaperto/edizione_servizio/154265/maledetto-pirata-romeno-guarda-chi-hai-ammazzato.html

    Che un TG del genere citi meno fonti autorevoli è ormai irrilevante: potrebbero citare Wittgenstein o Topo Gigio e sarebbero l’ epitome del cattivo giornalismo comunque.

    http://www.06blog.it/post/4726/capena-ubriaco-investe-e-uccide-rumeno

    http://www.instablog.org/ultime/37759.html

    http://www.corriere.it/cronache/08_novembre_18/rumeno_travolto_e_ucciso_a0a7536a-b551-11dd-b26d-00144f02aabc.shtml

    http://www.ilgiornale.it/interni/asti_pirata_manette_ucciso_romeno_bici/22-05-2008/articolo-id=263501-page=0-comments=1

    http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=89331

  4. Bianca Says:

    Il concetto di “fonte autorevole” a distanza ravvicinata con “Vittorio Feltri” un po’ mi allarma, confesso.

  5. igor Says:

    Guardate, non c’è fonte autorevole che tenga: se uno vuole querelarti, anche se hai riportato solo l’insegna di un cartello stradale, ti querela e trova sempre immancabilmente un magistrato pronto a rinviarti a giudizio. Noi giornalisti siamo pieno di queste querele. Ecco, forse l’unica autorevolezza – si fa per dire – è quella della vera casta italiana: la magistratura

  6. Bartolomeo Di Monaco Says:

    Sono senza linea adsl (ne avrò per qualche giorno) e scrivo dal pc di mio fratello.

    Desidero ricambiare, Giulio, la tua cortesia di essere venuto nel mio blog, dove abbiamo discusso del caso Boffo.

    Confesso che le tue definizioni di “fonte autorevole” mi hanno fatto girare la testa e somigliano a quelle espressioni algebriche che si facevano a scuola.
    Basta sbagliare un + o un – o fare un’addizione prima di una moltiplicazione e il risultato cambia, facendoci cadere nell’errore

    Condivido la risposta di Remo Bassini.
    Il giornalismo è questo, almeno in Italia. La fonte autorevole, non lo è obiettivamente, in base ad una norma legislativa (ad esempio) ma a dargli autorevolezza concorrono molti fattori difficilmente elencabili, tra i quali perfino la considerazione in cui il giornalista tiene la sua fonte.

    Feltri fa intendere, fra l’altro, che quell’autorevolezza che riconosce al suo informatore non è una sua opinione, ma è tale che anche altri possono confermarla.

    Come ti ho scritto da me, a meno che tu non voglia considerare che Feltri si è inventato tutto (mi sembrerebbe possibile, ma troppo grossa), la storia può riassumersi così:

    Vengono consegnati al Giornale da fonte autorevole due documenti, che sembrano ben correlati tra loro.
    Uno è vero (la condanna del Tribunale di Terni).
    L’altro è falso, ma ha anche circolato tra i vescovi prima di arrivare a Feltri.
    Comunque Feltri, qualche tempo dopo, si accorge della falsità del secondo documento, lo dichiara apertamente e chiede scusa.

    Come dice Bassini sono cose che nel nostro giornalismo accadono (non dovrebbero accadere, ma accadono).

    Non è la prima volta, e non riguarda solo Feltri. Di bufale è piena la storia del giornalismo italiano. Addirittura autentici specialisti vengono abilmente tratti in inganno. Ricordi Carlo Giulio Argan, il famoso critico d’arte (mi pare fosse lui, se no chiedo sin d’ora scusa) e le teste di Modigliani?

    Figurati se Feltri non può prendere lucciole per lanterne (mi hai ricordato tu stesso – ma lo sapevo anch’io – che non è la prima volta).

    Sull’ipotesi del complotto, è troppo presto, secondo me, per darle una certa consistenza. Non ci sono prove che possano al momento contrastare le smentite della Cei e della segreteria di Stato vaticana.
    Vedremo più in là. Per ora resterei sull’ipotesi della bufala con la quale qualcuno ha voluto buggerare Feltri, certamente per suoi scopi, che potrebbero essere diversi da quelli attribuiti al mondo ecclesiastico.

    Ripeto anche qui, che, in ogni caso, Boffo è colpevole del reato di cui alla condanna penale, e confermo che, a mio avviso, le molestie telefoniche ad una donna sono tra le più squallide e viscide.

    Se mi risponderai, non so quanto potrò farlo io, per via della mancanza di adsl.

  7. Giovanni Cocco alias Johnny99 Says:

    “Dal 1859 in poi i nostri giornalisti convertirono la nobile missione della stampa periodica in traffico indecoroso. […] giustizia vuole che io eccettui da questa severa accusa sei o al più otto giornali; gli altri si può dire che di buon grado si mettano ai servigi e alle voglie degli ambiziosi che pagano per far strombazzare i loro nomi, i loro progetti e soprattutto le loro candidature”.

    Il passo è tratto dalle memorie dell’editore Gasparo Barbèra, pubblicate nel 1878.

    (O. Bergamini, “La democrazia della stampa”, Laterza, 2006).

  8. vibrisse Says:

    Certo, Bartolomeo: c’è una fonte che non si sa chi sia, e che secondo Feltri è autorevole; e sempre Feltri dice che ci sono altri, che non si sa chi siano, che potrebbero confermare che questa fonte, che non si sa chi sia, è autorevole. Andiamo sempre meglio.

    Riassunto. C’è Feltri che riceve due documenti: uno palesemente autentico e uno palesemente falso. Sono documenti che circolano da un po’: quello autentico è roba nota (già uscita nei giornali); quello falso ha effettivamente circolato “tra i vescovi”, o almeno tra alcuni vescorvi: i quali lo leggono e lo buttano via, perché è palesemente falso. Feltri usa entrambi i documenti come se fossero autentici, facendo il giochino di coprire la patente falsità dell’uno con l’inoppugnabile autenticità dell’altro. Dopo un paio di mesi casca dal pero e dice: “Oh, guarda, non mi sono accorto che questo documento palesemente falso era falso”. E subito tira fuori la faccenda della fonte autorevole.

    Ti devo una smentita: non ho mai sostenuto che in altre occasioni Vittorio Feltri abbia “preso lucciole per lanterne”, né ho mai sostenuto nulla di simile. Ho invece ricordato che in altra occasione Vittorio Feltri ha ammesso di aver mentito consapevolmente, allo scopo di orchestrare una campagna di stampa contro qualcuno che dava noia al suo datore di lavoro. Tra sbagliarsi e fare apposta, corre una certa differenza.

    giulio mozzi

  9. Ausilio Bertoli Says:

    Sì, Giulio, concordo: tra sbagliarsi e fare apposta, corre una certa differenza. E proprio quando si intende suffragare una notizia creata ad arte, cioè fatta apposta, normalmente si ricorre alla menzogna con l’aiuto della fantasia, vale a dire della “fonte autorevole”.

  10. Felice Muolo Says:

    Non è che Feltri, con la notizia falsa, abbia voluto tirare da pasticci Boffo, condannato con la notizia vera, mettendola in dubbio? E i due sono sono diventati amici, se già non lo erano? Sono un romanziere…

  11. Bartolomeo Di Monaco Says:

    Ho difficoltà a tenere il dibattito su due fronti (qui e sul mio blog: http://www.bartolomeodimonaco.it/online/?p=10031 ) in mancanaza della linea adsl, per cui devo venire (come ora) a casa di mio fratello.

    In ogni caso, Giulio, stiamo facendo solo illazioni, e proprio tu mi hai insegnato che ci sono i limiti alle illazioni, in mancanza di prove.

    Quando scrivi: “facendo il giochino di coprire la patente falsità dell’uno con l’inoppugnabile autenticità dell’altro”, fai una ipotesi che potrà anche risultare vera. Ma oggi come oggi non è provata. Non puoi dire che Feltri sia un mascalzone o un cretino o un opportunista, fino a che non sapremo la verità.
    Figurati che si sta addirittura discutendo di un complotto, smentito sia dalla Cei che dalla Segreteria di Stato vaticana.

    Secondo me, oggi possiamo solo dire, come ti ho scritto nel mio blog, che Feltri ha pubblicato due documenti: uno autentico e uno anonimo; quest’ultimo ha circolato un mese prima tra i vescovi (che tutti lo abbiano cestinato è da provare). Comunque, il documento anonimo non era contraffatto: era pubblicato tale e quale è.

    Chiunque leggendo il testo dell’articolo, avrebbe potuto rilevare che esso costruiva una insinuazione sulla base di un documento anonimo. E trarne le conseguenze circa la credibilità di quella parte dell’articolo.

    Ti ho ricordato, sempre di là, le insinuazioni su Noemi, non suffragate da prove, che hanno infangato la onorabilità della ragazza, senza che alcun giornalista o direttore di giornale (vedi Repubblica) sia stato minacciato di radiazione, come è oggi minacciato Feltri.

    A mio avviso, bisogna fare tutti noi uno sforzo di coerenza e non usare due pesi e due misure.

    Su Feltri lasciamo che la verità venga a galla, e poi potremmo lanciargli anche le pietre.

    @Felice

    Ti scopro, Felice, una gran vena ironica, e una capacità di sintesi invidiabile.
    Hai detto bene, se si va avanti di questo passo, potremmo introdurre anche la tua ipotesi. Ossia, che Feltri, pubblicando la nota anonima abbia voluto dare una mano a Boffo. Ossia, ti pubblico un documento vero, perché non ne posso fare a meno, però ti ci metto insieme anche uno falso, così l’attenzione sarà dirottata verso quello falso, ed inizierà per te un processo di beatificazione.
    Siccome è quello che sta succedendo, comincio a prendere sul serio la tua ipotesi. Bravo ed efficace come al solito.

  12. Felice Muolo Says:

    Bart, mi pare che i due siano pure andati insieme al ristorante…

  13. andrea barbieri Says:

    Bart, scrivi:
    “La fonte autorevole, non lo è obiettivamente […] a dargli autorevolezza concorrono molti fattori […] tra i quali […] la considerazione in cui il giornalista tiene la sua fonte.
    Feltri fa intendere, fra l’altro, che quell’autorevolezza che riconosce al suo informatore non è una sua opinione, ma è tale che anche altri possono confermarla.”

    Il giudizio sull’autorevolezza dato da Feltri (o da altri) deve avere delle basi razionali, cioè uno dei criteri elencati da Mozzi. Ma dato che i criteri elencati da Mozzi in questo caso non ricorrono, si deve concludere che la fonte non può ragionevolmente essere giudicata ‘autorevole’.

    A meno che tu non elenchi altri criteri per stabilire l’autorevolezza, che possono ricorrere in questo caso.

    Sostenere invece che: una fonte è autorevole perché un giornalista la ritiene tale in base al fatto che la fonte è autorevole, è palesemente una petizione di principio, cioè un’operazione fatta con le parole, sempre vera in quanto non ha legame con la realtà, cioè non è falsificabile.

  14. Felice Muolo Says:

    Mi voglio rovinare: di conseguenza, la fonte autorevole potrebbe essere lo stesso Boffo.

  15. Angelo De Lorenzi Says:

    Provo a ragionare, a partire dalla buona fede di Feltri, nel senso che ciò detto corrisponda a verità. Mi spiego.

    Da quanto ho letto, Feltri disse o scrisse quanto segue:
    “La notizia della condanna mi fu fatta pervenire da persona affidabile,
    istituzionalmente affidabile, non estranea alla Chiesa cattolica”.

    Quindi alla luce di questa frase, credo mai smentita da Feltri, il ragionamento fin qui condotto forse andrebbe un poco allargato.
    Qui c’è un giornalista, un direttore esperto di lungo corso, che dice tre cose:
    1. La persona da cui ha ricevuto l’informazione è affidabile
    2. La sua affidabilità deriva dalla sua posizione all’interno dell’istituzione, nell’istituzione.
    3. Ha un rapporto stretto con la Chiesa cattolica. In altre parole, non è il primo che passa per la strada.

    Quindi l’autorevolezza della fonte, per Feltri, sarebbe condensata in questi tre punti.

    Ma le parole, purtroppo, non spiegano tutto. Anche se dette da un giornalista come Feltri. Infatti non si capisce quasi niente. Certo, se avesse detto di più avrebbe rivelato la fonte e questo, giornalisticamente, non si può fare.

    L’istituzione… a quale istituzione ci si riferisce? La chiesa stessa? E’ da escludere la gerarchia cattolica (visto il punto 3). Cioè non può essere un prete, un frate, una suora.
    Potrebbe essere un qualunque laico, vicino alla chiesa Cattolica per motivi vari. Potrebbe essere un gendarme vaticano, un impiegato dello Stato Vaticano. Potrebbe essere un laico che ha a che fare sia con l’istituzione, sia con la chiesa. Quindi potrebbe essere un giornalista o lo stesso direttore dell’Osservatore Romano, il giornale del Vaticano. Tutte ipotesi, naturalmente, tutte congetture alla luce delle parole di Feltri.

    Quindi secondo me, per Feltri, quando ha raccolto la notizia, la fonte era realmente autorevole.

  16. Bartolomeo Di Monaco Says:

    @Andrea

    Già Giulio riconosce che le sue ipotesi non sono esaustive:
    “Questi sono cinque criteri di autorevolezza. Non so se ce ne siano altri: ci ho pensato un po’, e mi sono venuti in mente questi.”

    Io,al contrario di Giulio, non ci penso proprio, almeno nella ricerca di definizioni, perchè ho già detto che le ipotesi di Giulio mi fanno girare la testa e mi somigliano ad espressioni algebriche, così delicate da risultare facile cadere in errore.
    Oltre che con Remo, sono d’accordo in buona sostanza anche con Angelo.

    Di questa cosa parleremo meglio quando sapremo la verità. Ora si accumula solo ombra di campanile.

    @Felice
    Strepitoso!

  17. vibrisse Says:

    Bartolomeo, scrivi: “Secondo me, oggi possiamo solo dire che Feltri ha pubblicato due documenti: uno autentico e uno anonimo”. No: uno autentico (e già noto, già pubblicato da altri giornali) e uno palesemente falso.

    Non è mica la stessa cosa.

    g.

  18. andrea barbieri Says:

    Molto semplicemente. Quando serviva spostare l’attenzione da Berlusconi a qualchedun altro, Feltri ha pubblicato quel che ha pubblicato. Quando occorre difendersi nel giudizio deontologico, parla di un’autorevole fonte, autorevole in base alla sua autorevolezza.
    Qual è il problema?
    Nema problema.

  19. Bartolomeo Di Monaco Says:

    @Giulio

    Ma di che cosa stiamo parlando? Chiaro che è falso, lo ha riconosciuto lo stesso Feltri. Ma che cosa è falso? Il suo contenuto. Il documento invece è concreto, anche se è falso il suo contenuto (è scritto su carta, non è la nuvoletta di un fumetto) e la sua caratteristica è che è anonimo.
    Dunque: documento anonimo con contenuto falso.

    @Andrea

    Che Feltri abbia ritenuto il decreto penale di condanna di Boffo e il documento anomino il classico cacio sui maccheroni, non ci piove. Ciò di cui si discute e se entrambi i documenti dovessero essere pubblicati, vista la fonte autorevole.
    Per il resto, come ho già scritto da qualche parte, la nostra discussione costruisce soltanto ombre di campanile.

    Tutto sarà più chiaro e ci consentirà di meglio giudicare il comportamento di Feltri quando ne sapremo assai di più.

    Sono contrario a definirlo oggi, su questo episodio, mascalzone o cretino sulla base soltanto del poco che abbiamo in mano.

  20. Bartolomeo Di Monaco Says:

    Dimenticavo. Chi vuol rileggersi la nota anonima, può trovarla qui:

    http://www.corriere.it/politica/09_agosto_31/foschini_677de7d8-95ee-11de-8f5e-00144f02aabc.shtml

  21. federica sgaggio Says:

    La giurisprudenza spiega che nessuno può essere considerato da un giornalista fonte autorevole in ragione della sua condizione. Nemmeno la polizia, o i carabinieri, o la finanza – per dire – possono essere ritenuti fonti abbastanza autorevoli da giustificare l’insussistenza dell’obbligo di verifica.
    Di questo molta gente si dimentica, scrivendo i pezzi di nera come se le persone fossero già state condannate con sentenza passata in giudicato.

    Che soggettivamente uno possa ritenere autorevole una sua fonte, insomma, è una cosa importante, perché significa che su quella notizia si può lavorare, ma non esime dall’obbligo di verifica.

  22. andrea barbieri Says:

    Due domande.
    Se fosse stato pubblicato soltanto l’esito del patteggiamento di Boffo (una condanna per telefonate petulanti) la cosa avrebbe avuto risalto o è stata l’aggiunta della velina sul presunto orientamento sessuale che ha scatenato l’attenzione?

    Può un direttore con tanta esperienza non sapere che la velina andava verificata?

  23. vibrisse Says:

    Bart, scrivi: “Ma di che cosa stiamo parlando? Chiaro che è falso”. Bene: allora chiamiamolo “documento falso” (ossia che pretende di essere, o viene spacciato per, ciò che non è) e non solo “documento anonimo”.

    Poi scrivi: “Ciò di cui si discute e se entrambi i documenti dovessero essere pubblicati, vista la fonte autorevole”. Ricordo, pur morendo di noia:
    1. che non si sa quale sia la fonte,
    2. che Feltri sostiene che essa è autorevole, non non la nomina;
    3. che Feltri sostiene che altri potrebbero confermare che la fonte è autorevole, ma non nomina questi altri.
    Quindi, in sostanza, per noi, l’unico garante della “autorevolezza” di questa fonte è sempre Feltri, giornalista che in altra occasione dichiarò di aver consapevolmente mentito per orchestrare una campagna di stampa contro un avversario del potere personale di Silvio Berlusconi, suo datore di lavoro. Il che dice quanto basta, credo, sull’autorevolezza di Feltri.

    Di questa fonte che l’autorevolissimo Feltri dichiara autorevole, l’unica cosa che sappiamo con certezza è che ha fornito a Feltri due documenti: uno già noto (era già finito sui giornali, mesi prima) e uno palesemente falso.
    E stiamo discutendo della correttezza o non correttezza di un direttore di giornale che si trova per le mani un documento palesemente falso, e lo pubblica come vero (salvo ammetterne la falsità mesi dopo, ma in modo tale da suscitare – con l’allusione alla “fonte autorevole” – un ulteriore vespaio).

    La mia opinione generale sulla faccenda è questa:

    Il quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi e il quotidiano diretto dall’ateo devoto Giuliano Ferrara stanno facendo una battaglia. Lo scopo di questa battaglia è: far fuori la chiesa italiana, sottometterla al potere personale di Silvio Berlusconi. Il metodo usato è: bruciare, con polemiche create ad hoc, le persone che dentro la chiesa italiana si oppongono al potere personale di Silvio Berlusconi. Le armi usate sono, finora: documenti falsi, allusioni. I giornali che teoricamente si oppongono al potere personale di Silvio Berlusconi, acciecati da un anticlericalismo sfrenato, cooperano allegramente.

    De hoc satis, per quanto mi riguarda.

    giulio mozzi

  24. Bartolomeo Di Monaco Says:

    Confermo: la tua è una ipotesi, e le accuse che fai non sono provate. Dovresti aspettare anche tu, come aspetto io, prima di lanciarle. Confermo anche che si tratta di documento anonimo con contenuto falso. Questa, e solo questa, è la definizione corretta. Si dice impropriamente “documento falso”, ma è implicito che falso non è il documento (che esiste, e questo aveva anche circolato), ma falso è il suo contenuto.

    Con questo, ho detto tutto anch’io, Giulio.

    @Andrea

    Con i se non si fa la storia. Secondo me, anche la semplice pubblicazione della copia del decreto di condanna avrebbe creato clamore. La nota gli ha dato ovviamente più risalto.

    @ Federica

    Ho sempre scritto, non ricordo se qui o nel mio blog, che siamo di fronte al giornalismo italiano, pieno di difetti, come molte cose in Italia che dovrebbero seguire una certa deontologia. La deontologia non sta di casa da noi. Forse diversamente sarebbe andata nei paesi anglosassoni.

    Io sono d’accordo con te, ma Feltri è un giornalista italiano, come lo sono tutti gli altri giornalisti italiani che hanno pubblicato delle bufale. Perché lo hanno fatto? Si potrebbe scrivere un libro su ogni bufala.

    Mi piacerebbe, Federica, che le cose andassero come dici tu. Anche per la povera Noemi, che è passata per una che è andata a letto con Berlusconi. E i riscontri? Ed ora tocca a quella Francesca del caso Bertolaso. Si troveranno i riscontri? Intanto la si è messa alla gogna senza prima verificare.

    Ho già una certa età, ma mi piacerebbe tanto riuscire a vedere come questi tanti casi sollevati in Italia si concluderanno.

  25. andrea barbieri Says:

    Scrive Bartolomeo:
    “Con i se non si fa la storia. Secondo me, anche la semplice pubblicazione della copia del decreto di condanna avrebbe creato clamore. La nota gli ha dato ovviamente più risalto.”

    Ma noi sappiamo che la notizia del patteggiamento era già stata pubblicata mesi prima e non aveva suscitato alcuna reazione. Quindi siamo fuori dall’ambito del ‘se’ e possiamo dire che la velina sulla presunta omosessualità era ‘necessaria’ a produrre clamore.

    Resta la seconda domanda che non necessita di nessuna ipotesi, ma va dedotta dai principi deontologici: può un direttore con tanta esperienza non sapere che la velina andava verificata?

  26. andrea barbieri Says:

    Questo dice il Codice deontologico, carta dei doveri, par. 53:

    “Il giornalista investigativo può ottenere informazioni essendo presente ai fatti, o attraverso il racconto di terze persone, o con l’acquisizione di documenti o altro materiale. Nel caso in cui il giornalista investigativo abbia raccolto le informazioni attraverso il racconto di altre persone o da altri materiali deve sempre indicare le sue fonti con la massima precisione possibile, avendone comunque l’obbligo di verifica.”

    Perché il codice deontologico richiede comunque l’obbligo di verifica?
    E’ semplice, poiché il paragrafo 49) impone al giornalista il dovere di “non rivelare l’identità delle fonti che vogliono rimanere riservate”, il giornalista potrebbe pubblicare qualsiasi cosa, anche falsa, sostenendo semplicemente che la fonte vuole restare segreta e accampandone una inverificabile “autorevolezza”.
    Per questo il codice deontologico richiede comunque un riscontro oggettivo, “l’obbligo di verifica” appunto, necessaria a rendere valutabile il comportamento del giornalista.

  27. andrea barbieri Says:

    Aggiungo che la Carta dei doveri del giornalismo investigativo (dell’Associazione europea dei giornalisti investigativi) si rifà a questa norma della Carta dei doveri del giornalista del 1993, firmata dall’Ordine nazionale dei Giornalisti:

    “Le fonti
    Il giornalista deve sempre verificare le informazioni ottenute dalle sue fonti, per accertarne l’attendibilità e per controllare l’origine di quanto viene diffuso all’opinione pubblica, salvaguardando sempre la verità sostanziale dei fatti.
    Nel caso in cui le fonti chiedano di rimanere riservate, il giornalista deve rispettare il segreto professionale e avrà cura di informare il lettore di tale circostanza.
    […]”

  28. Bartolomeo Di Monaco Says:

    @Andrea

    Sul secondo tuo commento, ho risposto a Federica, e puoi leggere lì.

    Sul primo invece ti rammento che non è la prima volta che una notizia apparsa in silenzio, ripubblicata in un secondo tempo, susciti clamore.

    La pubblicazione nel momento in cui Berlusconi subiva un vero e proprio assalto mediatico a riguardo della sua moralità, ha attirato di più l’attenzione, corroborato il tutto dall’accostamento con la velina.

    Sul caso Bertolaso ho scritto sul mio blog. Vi porto esempi di infangamenti avveenuti senza riscontro. Uno è fresco fresco e riguarda la Francesca del caso Bertolaso. Nessuno ha fatto riscontri?

    Come dice Giulio: De hoc satis.

    Intervenire qui e sul mio blog mi porta via troppo tempo. Oltre che scrivere devo anche leggere, e stamani non ho fatto ancora niente.

  29. andrea barbieri Says:

    Ma Bartolomeo, mica dovevi rispondere tu alla mia domanda, poteva farlo chiunque. Del resto hai proprio buttato il tempo perché la tua è tutto fuorché una risposta.

    A me premeva far capire ai lettori-passanti qual è il motivo (violazione della norma) per cui c’è un giudizio dell’ordine dei giornalisti, e il motivo (ratio) di quella norma.
    Mozzi prima aveva smontato (analizzato) il discorso di Feltri sulla legittimità della fonte.
    Ora abbiamo un quadro concettuale preciso per capire la vicenda e capire gli sviluppi.

    Se si fosse restati alle tue parole avremmo il quadro confuso di una fonte che è autorevole in quanto è autorevole, e che va verificata solo nei paesi anglosassoni. Era un quadretto curioso, no?

  30. andrea barbieri Says:

    Quando scrivi:
    “Sul primo invece ti rammento che non è la prima volta che una notizia apparsa in silenzio, ripubblicata in un secondo tempo, susciti clamore.”

    ti ricordo che sei proprio tu a dire che con i ‘se’ non si fa la storia. Ragioniamo sui fatti dunque. I fatti sono che la notizia di un patteggiamento per telefonate petulanti non ha suscitato reazioni, la velina falsa che attribuiva dei retroscena gay alla vicenda ha innescato l’interesse.

  31. Bartolomeo Di Monaco Says:

    @Andrea
    1° commento
    Che si sia fatta chiarezza, è una tua conclusione. Perché, secondo me, la confusione resta.
    E non da parte mia, visto che la realtà di questi giorni mostra che le cose stanno andando avanti come dico io, e non riguarda solo Feltri. Nessuno fa verifiche. Perché non intervieni su questo malcostume?

    2° commento

    Sembra che il passato non ti abbia insegnato nulla. Non è la prima volta che una notizia prima passa inosservata e poi in circostanze diverse (e tu fai finta di non capire che in estate, dopo l’assalto a Berlusconi, erano diverse) assuma un certo clamore.
    Come faccio a contrastare la tua affermazione apodittica:
    “Quindi siamo fuori dall’ambito del ’se’ e possiamo dire che la velina sulla presunta omosessualità era ‘necessaria’ a produrre clamore.”?
    Non ti rendi conto che è una tua personalissima deduzione, tutta da verificare, e in grado di non avere addirittura riscontri?

    Come fai a sostenere tutto questo (e con quali prove) e a bocciare il mio convincimento che, trovandosi oggi in un contesto diverso, la ripubblicazione della sola condanna avrebbe avuto clamore lo stesso?

    Per me, Andrea, l’argomento è esaurito. Le nostre posizioni hanno rastrellato il fondo del barile.
    Riparliamone a fatti accertati. Mi piacerebbe che intanto tu scrivessi qualcosa (hai un blog?) sull’infamia che ha colpito Noemi e che oggi colpisce Francesca senza che giornalisti (che non sono Feltri) abbiano fatto prima delle verifiche.
    Quando avrai scritto qualcosa ti convincerai che il giornalismo italiano – come ho risposto a Federica – è questo. Non mi piace, ma è questo.

    Io ho preso le difese di Marrazzo, tra i pochissimi, perché non c’erano riscontri che egli fosse stato un cattivo amministratore.
    Lo si è fatto dimettere senza riscontri, sulla base solo della sua vita privata (dove sono finite le battaglie civili?), mentre poi si candida senza alcun pudore a governatore della Campania Vincenzo De Luca. E Di Pietro, l’integerrimo (si fa per dire), lo bacia assolvendolo, sotto gli occhi esterrefatti di decine e decine di congressisti.

    Questa è l’Italia, in cui si collocano gli episodi che ci fanno rabbrividire. E’ il Paese dove viviamo. Altro che il caso Feltri/Boffo! Io mi adopero, nel mio piccolo, per migliorarla, evidenziando in modo particolare là dove la politica si fa strumento non di denuncia di cose concrete e verificate, ma di infamia.

    Se mi risponderai, ti risponderò, ma vorrei che la nostra discussione si chiudesse. Ci siamo detti tutto, mi pare.

  32. andrea barbieri Says:

    Bartolomeo, scrivi:
    “Non ti rendi conto che è una tua personalissima deduzione tutta da verificare, e in grado di non avere addirittura riscontri?”

    Bartolomeo il fatto che la notizia del patteggiamento di Boffo non ha avuto risonanza senza velina sui presunti retroscena gay, mentre ha fatto scalpore con l’aggiunta della velina, è -appunto- un fatto, non so come dirtelo altrimenti: è accaduto questo, è pacifico.

    Quindi tu stai dicendo che si tratta di un fatto che però potrebbe non avere riscontro nei fatti.
    Interessante, non avevo pensato a questa eventualità.
    Del resto non avevo pensato nemmeno che una fonte è autorevole in quanto è una fonte autorevole.
    E nemmeno che i fatti vanno verificati soltanto nel mondo anglosassone, perché in Italia non li verificano.

    Tu hai una mente potente, Bartolomeo.

  33. vibrisse Says:

    Chiudo la discussione. gm

I commenti sono chiusi.