Il coraggio dell’anonimato

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di giuliomozzi

Una persona che coraggiosamente si firma “Un lettore” e lascia un indirizzo email fasullo (anonimo@qwerty.com) ha tentato di inserire in calce all’articolo Piccoli editori e culturisti il seguente intervento:

Semmai inquieta che si possano prendere le difese a tutto tondo di una persona riconosciuta colpevole e che ha consigliato alla sua ex di fare uso di farmaci contrari alla legge, determinandone così la morte. Il consiglio di Focherini all’ex fidanzata è stato come spararle un colpo di pistola dritto al petto né più né meno. Angosciante che nessuno si faccia un esame di coscienza, sempre che abbia una anima o qualche cosa ad esse equiparabile. Sottolineo che non c’è pregiudizio da parte mia verso i culturisti, ma quanti fanno od hanno fatto utilizzo di anabolizzanti non sono degli sportivi: simili persone gettano profondo discredito sullo sport che è attività nobile e utile al corpo e alla mente. E’ per colpa di personaggi come Focherini, Pantani, etc. etc. che il mondo dello sport perde sempre più di credibilità per andare ad ingrassare le tasche di pusher, multinazionali e federazioni. Condanna risibile quella per Focherini. Avrebbe meritato una pena molto più severa, purtroppo la giustizia gli ha usato il guanto di velluto: sei anni di galera che non sconterà mai per come funzionano le cose in questo paese di italioti e di assassini marci fino al midollo.

Da tempo ho deciso, come è spiegato chiaramente qui a destra, di riservarmi la possibilità di non pubblicare in vibrisse gli interventi anonimi. Lo pubblico qui solo per mettere in evidenza l’immenso coraggio dimostrato dall’autore con la scelta dell’anonimato totale.

* * *

Due note. Il nostro anonimo scrive: “Angosciante che nessuno si faccia un esame di coscienza”. Smentisco. Ho fatto un esame di coscienza. Mentre lavoravo al libro di Focherini (gli feci un po’ da editor) mi lessi un po’ di letteratura, consultai un medico legale e un medico sportivo, chiesi a un avvocato di leggere il testo di Focherini e altra documentazione da lui fornitami.

Il nostro anonimo scrive ancora: [Focherini] “avrebbe meritato una pena molto più severa”. Io mi sono limitato a favorire la pubblicazione di un libro nel quale un accusato spiega dettagliatamente perché e percome le indagini su di lui sono state fatte male; il nostro anonimo preferisce attaccare la magistratura, criticando la sentenza: cosa che io non mi sono permesso di fare.

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5 Risposte to “Il coraggio dell’anonimato”

  1. Cecilia Kellermann Says:

    Non comprendo il motivo per cui, in un caso del genere, una persona debba ricorrere all’anonimato. Teme che i culturisti si riuniscano in gruppo e la picchino? Se ci fosse qualche altro motivo…beh ci sono altre strade, a meno che Giulio non sia uno che terrorizza chi non la pensa(?) come lui.

  2. ruben Says:

    secondo me l’anonimo lettore, travolto dalle letture incrociate dei blog letterari dell’ultima settimana e circonfuso dai mille discorsi su Nori critica libero libertà scrittori lavoro editoriale ecc ecc ecc….ha pensato che fosse l’agitazione dei culturisti (persone che parlano di cultura) e giustamente si è preoccupato.
    r

  3. cletus Says:

    il ricorso a sostanze dopanti invalida alla radice il concetto di gioco. Al di la dei toni komeinisti dell’anonimo estensore, resta il triste fatto che la sua diffusione è talmente orizzontale da trovare genitori di adolescenti appena in fase di pre-agonistica, sollecitare il ricorso a tali sostanze per migliorare le performance dei propri cari pargoli.
    E’ un cancro, più diffuso di quanto si pensi. Complice l’ipocrita silenzio, o le lacrime a gettone (quando viene a mancare un Pantani qualsiasi) probabilmente è un segno distintivo ed emblematico della degenerazione del concetto di competizione.

  4. Andrea D'Onofrio Says:

    A differenza del prode anonimo io ho forti pregiudizi verso i culturisti: non li posso soffrire, li considero degli imbecilli calzati e vestiti che hanno rovinato, e stanno rovinando, tante persone.
    Però a me interessa venga trovato il colpevole, non il solito sfigato di turno!
    Ora, considerando che il nostro prode anonimo è un vigliacco, il suo interesse dovrebbe coincidere con il mio. Incapace di difendersi ( è un vigliacco), dovrebbe farsi difendere dai una giustizia “giusta”. Quindi: l’anonimo è anche un po’ cretino.

    Due note: Leggendo qui è li mi sono fatto l’idea che effettivamente le indagini sono state mal condotte. Non è la prima volta che mi capita. Ma se le indagini sono carenti, è ipotizzabile una “giusta sentenza”? Un processo costretto a confrontarsi con gli errori degli inquirenti può scagionare un innocente: e il colpevole?

    Secondo me Focherini ha non poche colpe. Che andrebbero dimostrate, però, non intuite.

  5. Paolo Pedrazzi Says:

    Concordo con Andrea D’Onofrio, come al solito chi fa demagogia perde di vista un problema ben più serio.
    Forse perché sbagliamo a porci delle domande, oppure perché la sola parola “culturista” (come denunciavo nella mia replica all’articolo di Sorrentino) provoca tali e tanti pregiudizi che qualunque anonimo-randagio del web, si sente legittimato a sparare sul colpevole dall’alto di chissà quale legittimazione morale. Se però è vero che il colpevole c’è – in via ufficiosa almeno fino a terzo grado di giudizio – si pone il problema di come si è arrivati alla sentenza. Se tu leggi il libro Focherini lui te lo dice: io sono un dopato. Ma dall’essere un dopato all’essere un assassino… Le scelte inerenti al doparsi (un altro nostro autore, Fabrizio Borghetti, aveva scritto un libro bellissimo dal titolo “Prima o poi mi dopo”), sono largamente spiegate nel libro e riguardano prevalentemente il modo di porsi di un uomo nel confronti del suo corpo. Discutibili, estreme, giuste sbagliate: come a Focherini può sembrare sbagliata la scelta di chi si riempie di trigliceridi e colestrerolo facendo una vita da insaccato-dipendente trasurando attività fisica e fitness. Scelte, diverse, appunto, il doping provoca la morte allo stesso modo in cui un alcolista anonimo è condannato alla cirrosi epatica o come gli un obeso è condannato all’infarto. Le chiamano scelte di vita. Eppure… eppure quest’uomo che vuole raggiungere limiti non raggiunti circa massa muscolare, tono muscolare, e svariati altri aspetti del proprio corpo può non essere un assassino, così come un alcolista anonimo può non essere perforza di cose un assassino e così come chiunque di noi abbia dei vizi o una vita di eccessi non debba perforza di cose essere u assassino. Qui non c’è nulla di diverso tra il modo di porsi di un culturista nei confronti del proprio corpo e il modo di porsi di una modella nei confronti del proprio corpo: entrambi usano il proprio corpo come strumento di lavoro. Lo stesso modo di porsi che fa sì che una ballerina o un nutatore debbano avere determinate caratteristiche fisiche e non delle altre. Lo stesso modo di porsi che un intellettuale ha con il proprio cervello che risulterà, per forza di cose prvilegiato rispetto al proprio corpo, ma non è detto che un intellettuale debba essere flaccido come una pera cotta e non è detto che un culturista non possa non avere cervello. Ora il discorso è che nella vicenda di Federico Focherini come nella vicenda di qualunque altro uomo esiste una parola che si chiama giustizia e che ogni tanto qualcuno di noi incappa in una questione di giustizia. Ai tempi di Pilato si diceva “me ne lavo le mani”. Ai tempi di Focherini vale lo stesso perché prima ancora dei giudici a decidere sulla sorte di un uomo è stata più il vulgus che l’iter classico della giustizia, più il fronte mass-mediatico dei perbenisti pronti a tutto pur di bandire questi mostri palestrati dalla società, che non indagini condotte in maniera seria. Se assumiamo che viene preso a metro di misura un uomo che in dato momento si trova a Bangalore a disputare un determinato campionato di body building filmato e ripreso dalle telecamere di tutto il mondo in diretta Tv e poi questa persona appare nei verbali delle indagini sul caso Focherini nell stessa ora dello stesso giorno, dello stesso anno perché fa comodo alla piega che devono prendere le indagini associare il suo nome di culturista dal passato di pusher di anabolizzanti al nostro Focherini pur di incastrarlo… beh… allora io dico che c’è qualcosa che non va.
    Se una persona prende un volo per gli States dove si è nel frattempo – nei tempi della giustizia – trasferito ricostruendosi una vita, degli affetti un amore e viene arrestato e rispedito indietro perché qualche coglionazzo in Italia si è dimenticato di togliere dal suo passaporto il divieto di espatrio già epurato dalle procure competenti…
    Quando un uomo di 118 KG, alto un metro e novanta viene rinchiuso dentro una gabbia dove è costretto a stare in ginocchi per sei ore di viaggio all’andata e poi al ritorno, nel buio di un cellulare della polizia che puzza di piscio e di chissà che altro… bella giustizia.
    E se poi i genitori della vittima non si costituiscono nemmeno parte civile al processo dato che sanno – forse – che la figlia è morta anche perché aveva le sue brave colpe – a me hanno insegnato che se mi dicono buttati nel pozzo io non mi ci devo buttare – beh… bella giustizia.
    Insomma tante troppe cose sono facili a disrsi. Ma credo che se la vita fosse solo parole saremmo tutti quanti dei veri campioni.
    Purtroppo ci sono altre cose.
    Ma io ero integralista e credevo in determinati valori che credevo assoluti e intoccabili. Invece poi mi sono accorto che l’assoluto non esiste e che prima di aprir bocca… bisogna prendere fiato e non contare a uno, due e nemmeno tre, ma almeno fino a dieci prima di parlare.
    Sennò si dicono stronzate e viviamo in un mondo pieno di stronzate.

    Ps. Esiste una seconda edizione del volume di Federico Focherini, che è finita in commercio proprio nel periodo in cui la Eumeswil era in una fase di travaglio assai difficile. Quella edizione contiene quaranta pagine di intercettazione telefoniche della difesa la cui acquisizione da parte di Federico è stata rocambolesca e onerosa (circa trentamila euro se non erro) per avere documenti che la pubblica accusa aveva avuto gratis… Purtroppo nell’Italia dei piccoli editori e delle “librerie editoriali” il libro si è perso nel nulla come il primo suo predecessore. Federico aveva riposto nel libro molte sue speranze, inutile dirlo. E anche io.

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