Il blog e i suoi maldestri “storiografi”

by

di Carla Benedetti

[Questo articolo di Carla Bendetti è apparso in Il primo amore].

Carla BenedettiViene un po’ da sorridere a leggere l’articolo di Gilda Policastro sui blog e le riviste in rete uscito sul “manifesto” del 25.10.2009 (lo potete leggere qui). Vi sono molte nozioni rabberciate, conclusioni approssimative, informazioni inesatte. […] Vedo che questo articolo ha suscitato reazioni simili alla mia (per esempio su Georgiamada) . E quindi non mi dilungo. Mi limito a correggere alcune informazioni inesatte contenute nella sua “tipologia” superficiale, alcune delle quali riguardano i due blog a cui ho collaborato. […]

Leggi in Il primo amore tutto l’articolo di Carla Benedetti.

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Una Risposta to “Il blog e i suoi maldestri “storiografi””

  1. mimmo Says:

    Ho fatto parte per quattro anni della categoria dei “giornalisti”, dopo aver raggiunto i requisiti per l’iscrizione ll’albo mi sono fatte un paio di domande e le risposte che ne ho ricavato (unite a altre particolari motivazioni che riguardano la mia vita) mi hanno fatto abbandonare il progetto di farne una professione. Dico questo per chiarire che so di cosa sto parlando e mi assumo le responsabilità di quello che andrò a dire.
    In quasi cinquant’anni di vita ho avuto modo di apprezzare molte persone che svolgono la loro professione con energia e competenza e mi sono fatto via via una serie di impressionei circa le categorie umane che riflettono determinate professioni. Ebbene nella categoria dei “giornalisti” ho incontrato una lunga serie di esemplari fra i peggiori del genere umano: razza di paraculati e ignoranti che farebbero rabbrividire le maestre elementari (quelle con la penna rossa e non). Gente dedita principalmete a procurarsi con il proprio titolo professionale ingressi e pasti gratis, assolutamente disinteressati ad un confronto schietto e coerente con la realtà che li circonda, anzi spesso concentrati a ricercare conferme alle proprie teorie per dimostrare che quello che in effetti sta accadendo, loro lo avevano già previsto. Supponenti bestie curiose e intriganti che raccontano fatti mai accaduti e persone mai incontrate per il semplice fatto che quando hanno visto, incontrato e parlato erano troppo pieni di sé per cercare di capire effetivamente cosa stesse succendo o peggio convinti che in effetti il loro mestiere non fosse capire per raccontare, ma semplicemente essere presenti. Per non parlare di quelli per cui essere presenti è inutile e scrivono e scrivono e scrivono su racconti di quello che sentito da quello che gli ha detto, o quegli altri che fanno copia/incolla da molto prima di windows. Nella mia piccola esperienza di provincia cito due esempi che mi vengono in mente: conferenza stampa per un anniversario della fondazione della SAFILO (occhialeria), coincidente con un momento di svolta per il settore
    con delocalizzazioni e chiusure che sarebbero andate a incidere in modo importante sull’assetto economico (già fragile) della provincia di Belluno. Pistolotto delle autorità e discorso autoincensante dell’erede della famiglia dei fondatori della fabbica sull’amore dell’avo per il lavoro e per il territorio ecc. ecc. Si passa quindi alle domande dei giornalisti. Io chiedo quaualcosa appunto sugli sviluppi occupazionali e l’erede mi risponde che è una domanda “politica” da fare alle autorità politiche e non a lui. Il resto dei miei “colleghi” restano in silenzio, poi una chiede “il significato della sigla SAFILO” (significato che dalle nostre parti sanno anche le scorregge degli asini) poi il moderatore si lancia in un “altredomande?potetegardireadessoilrinfresco e l’orda di professionisti (e pubblico) fu libera di abbattesi sul buffet, l’indomani ci avrebbe pensato la nutrita cartella stampa a fornire il materiale necessario a comporre il pezzo, che all’epoca significava dalle 100/150mila per le 60/90 righe degli opinionisti alle 30 lire a riga per i cronisti come me.

    Ma se vogliamo salire di tono ricordiamoci dell’eccelente inviato di Repubblica calato dalla capitale a scoprire il miracolo economico della Luxottica e della nostra provincia, sbarcato ad Agordo dove ha rotto i coglioni all’intera piazza (almeno così mi raccontarono, ma mi fido della fonte) nel tentativo di apprendere di prima mano elementi sul vero ambiente in cui si fosse generato un tale miracolo industriale. L’articolo che ne uscì, fra l’inutile e il melenso, riportava come vongola che “le ombre” sono i “numerosi bicchierini di grappa” che i locali ingurgitano in successione. Io personalmente ricordo che dopo trentacincue minuti che ero in Veneto (dove vivo da venticinque anni), dopo trentacinque minuti non di più, sapevo nell’ordine:
    1) che “i schéi” sono i soldi
    2) che ” ‘e ombre” sono le unità di misura del vino da consumo ( e sfido chiunque ad andare a grappe per “ombre”)
    3) che ” ‘a mona” è quell’altra cosa essenziale da conoscenere specialmente se si è maschietti.

    Per cui, subito dopo i “notai” credo che possono essere i “giornalisti” l’altra categoria da mandare al rogo proseguendo poi con i poeti, i medici ,gli avvocati, i ministri ecc. ecc.

    Scusate lo sfogo ma non mi meraviglio che che qualcuno scriva che i siti letterari hanno un’età maggiore del mezzo che li diffonde, così come (e qui andiamo nella saggistica) ho trovato in una collana del Leone Verde una vongola che mi ha fatto anche un po’ incazzare. La collana è dedicata alle storie gastronomiche estrapolate da particolari ambiti letterari. Se volete http://www.leoneverde.it/collana.asp?IDCollana=6.

    In breve per intenderci un paio di titoli e sottotitoli

    Pomodori verdi fritti e altre ricette
    (Piccole e grandi rivoluzioni alla fermata del treno)

    Le osterie di Dublino
    (La cucina irlandese di James Joyce)

    Alla ricerca della madeleine
    (Le ricette di Marcel Proust)

    E via così….
    Bene ultimo arrivato nella collana e l’immancabile Camilleri con le ricette di Motalbano. L’autrice del saggio tal Stefania Campo (non la scrittice genovese) dopo un ottimna disssertazione si è lasciata sfuggire nella tabella degli ingredenti della pasta con i broccoli, di utilizzare come verdura i cavolfiori, che è come dire che “Atom Heart Mother” è un Lp dei King Crimson, ma si sà nessuno è perfetto!

    P.S. Ovviamente non mi riferivo a tutti quelli che con onestà e serietà svolgono con competenza la loro prpofessione a volte anche rimettendoci la vita per amore della ricerca e della trasmissione della conoscenza, ma si sa, chi svolge bene il proprio lavoro “non fa notizia”

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