Gli intoccabili e il blitz

by

di giuliomozzi

Il 29 luglio 2009 il quotidiano della mia città, Il Mattino di Padova, portava questo “strillo” in prima pagina, appena sotto la testata:

Ora: quando si dice di qualcuno che è “intoccabile”, s’intende che c’è una qualche prescrizione – o uno stato di fatto – che impedisce di applicare a quel qualcuno le normali leggi. “Intoccabili” sono le cose e le persone sacre, “intoccabile” è accusato di ritenersi il nostro attuale presidente del consiglio dei ministri, “intoccabili” sono i titolari dei “poteri occulti”, eccetera.
Ma di che cosa parla l’articolo a pagina 13? Perché questi “nomadi” sono “intoccabili”?

L’articolo intero è qui. Questo è il titolo, a tutta pagina:

Riporto la prima parte dell’articolo:

Si sono presentati in forze: carabinieri, polizia, vigili urbani, assistenti sociali, guardia di finanza. Ma per ora i rom accampati in via Bassette restano dove sono. Nessuno li più cacciare perché il campo è stato eretto su un terreno privato. Privato che ha dato il consenso perché i nomadi utilizzino lo spazio. E’ stato organizzato con cura il blitz portato a termine ieri mattina a Mortise. Un’operazione nata in seno al Cosp (comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica) che lunedì si è riunito trattando (tra le altre) anche la questione relativa al campo nomadi di via Bassette. Era stato il presidente del quartiere 3 Est Andrea Micalizzi a chiedere al prefetto Michele Lepri Gallerano e al questore Luigi Savina un nuovo intervento per verificare la legittimità del campo. Pressato dai residenti di Mortise, Torre e San Lazzaro. Un appello accolto in pieno visto che meno di 24 ore dopo è scattato il maxi controllo. Che ha certificato, tra l’altro la presenza di 27 minori di tutte le età. Ciò che colpisce, infatti, sono i numeri del campo: nell’area di via Bassette si sono insediate diverse famiglie per un totale di 54 persone (fra cui, appunti, 27 bambini). Ispezionati da agenti e militari anche le 10 roulotte e i 15 veicoli (fra cui anche qualche scooter). Documenti, assicurazioni dei mezzi, libretti di circolazione sono risultati tutti in regola. Le uniche persone a finire la giornata in questura sono stati sei tunisini (di cui quattro clandestini) che sono stati rintracciati proprio all’interno del campo nomadi. I tunisini erano alloggiati all’interno di uno dei due prefabbricati. E’ la prima volta che le forze dell’ordine trovano nordafricani e rom (sia italiani che rumeni) insieme tranquillamente. Solitamente le due etnie non hanno rapporti. I quattro clandestini sono stati fotosegnalati e poi muniti di decreto di espulsione. Se non lasceranno il territorio nazionale entro cinque giorni potranno essere arrestati. […]

Risulta chiaro, mi pare, che quelle persone nomadi stavano lì potendoci stare, con tutto il diritto di starci; e che tutti i loro documenti erano a posto. Un titoletto interno all’articolo, peraltro, lo ricorda al lettore. Che senso ha, allora, la parola “intoccabili” messa nello strillo in prima pagina? Quelle persone nomadi potevano stare lì perché nulla impediva che stessero lì. Le normali leggi, e non una prescrizione speciale o un privilegio o un’eccezione, permettevano loro di stare lì.

Nella stessa pagina, in un trafiletto a parte, è riportata una dichiarazione di Andrea Micalizzi, presidente del consiglio di quartiere, che nei giorni precedenti aveva appunto chiesto l’intervento delle forze dell’ordine: «Siamo molto soddisfatti. E ripetiamo la promessa ai cittadini: il rione non sarà ostaggio delle carovane. Torneremo alla carica continuando a chiedere la collaborazione delle forze dell’ordine. A noi tocca il compito di tenere d’occhio gli accampamenti anche grazie alle segnalazioni dei residenti» (qui). Dove resta da capire di che cosa Micalizzi possa dirsi soddisfatto: da un lato pare ovvio che aver trovate tutte le persone nomadi con le carte in regola, ossia nella piena legalità, sia cosa buona, di cui essere soddisfatti; dall’altro lato par di capire (il solito problema: non conta più la lettera delle parole, conta la performance che con quelle parole si fa) che la soddisfazione di Micalizzi venga dall’aver costretto una cinquantina di persone a esibire documenti e certificati, e a subire l’ispezione delle forze dell’ordine: che non è una cosa tanto simpatica. E non è esattamente ciò che accade a chi è intoccabile.

Ma un’altra parola merita una certa attenzione: la parola “blitz”. L’uso di blitz (parola tedesca che significa: “lampo”) in italiano viene direttamente, mi pare, dall’espressione tedesca blitzkrieg, che significa “guerra lampo”. Gli esempi classici di blitzkrieg sono l’invasione della Polonia e l’attacco alla Francia, da parte dell’esercito germanico, nei primi due anni della Seconda guerra mondiale. Qualunque cosa venga chiamata “blitz”, in sostanza, viene implicitamente definita un atto di guerra. Certo: io posso dire agli amici: “Faccio un blitz dal gelataio, e torno”; ma non mi pare che nell’articolo, nei titoli e nella prima pagina si faccia della parola questo uso scherzoso.

La notizia, quindi, potrebbe essere data correttamente in questo modo:

Su richiesta del presidente d’un consiglio di quartiere, le forze dell’ordine hanno progettato e realizzato un atto di guerra contro un gruppo di persone nomadi. Trovatele perfettamente in regola con le leggi, se ne sono tornate a casa con le pive nel sacco. Il presidente del consiglio del quartiere si dichiara soddisfatto, e solo dio sa perché.

Due giorni dopo lo stesso quotidiano titola: Sfrattato il campo rom. I nomadi: siamo pronti a comperare il terreno. Ecco l’articolo (da qui):

Il campo nomadi improvvisato in via Bassette ha ricevuto lo sfratto dall’amministrazione comunale. «I vigili sono stati chiari con i rom, invitandoli ad andarsene», fa sapere Marco Carrai, assessore alla polizia municipale. Così, dopo i controlli, è iniziato l’esodo: ora sono rimaste solo due roulotte, 6 adulti e 17 bambini. La più numerosa è la famiglia di Fatima Saicanovich. Quest’ultima ha 29 anni ed è titolare di un contratto di affitto dell’area. Ha origini bosniache ma è nata a Torino. Suo marito, invece, ha natali francesi ma è sempre vissuto in Italia; a Padova raccoglie ferrovecchio da rivendere. Con loro i sei figli: i più grandi hanno 9 e 8 anni e vanno a scuola a Torre: il più piccolo ha appena 4 anni. Vivono in un prefabbricato dotato di acqua e luce. «Paghiamo 100 euro al mese», precisa Fatima «l’acqua non è potabile ma possiamo usarla per il bucato». Per molti non sarà la casa dei sogni… «Ma noi siamo contenti di vivere qui», replica la donna. Dall’altra parte del campo vive la famiglia del cognato di Fatima, che ha 11 figli. La più grande è sedicenne, sposata e madre a sua volta di una bambina. Tutti gli altri sono andati via: «Ma torneranno a settembre per restare», rivela Fatima «devono discutere un nuovo accordo con il proprietario». C’è anche un aspetto economico. «Ogni roulotte, qui, paga l’occupazione del suolo», dice la giovane donna «e noi di più perché abbiamo recintato la nostra casa. Gli altri, tra i 20 e i 50 euro mensili, a seconda che abbiano un camper o un’auto più roulotte». Di più: «Noi vogliamo acquistare questo terreno». Dei clandestini scoperti durante il blitz delle forze dell’ordine, Fatima dice di non sapere nulla. Fra le 54 persone del campo, però, sono stati trovati sei tunisini, di cui 4 irregolari che alloggiavano nei prefabbricati. Tant’è. Ora il campo è pressoché sgombro «Grazie al lavoro delle forze dell’ordine e dell’amministrazione» commenta Andrea Micalizzi, presidente della circoscrizione 3 est. Che è stato il primo a portare la questione sul tavolo del prefetto: «Continueremo a vigilare», assicura «facendo riferimento alle forze dell’ordine: se i rom torneranno troveranno delle sentinelle agguerrite e un atteggiamento fermo». Non è tutto. «La nostra attenzione ora si sposta sulla proprietà del terreno», avverte Micalizzi. (Elvira Scigliano)

E anche qui c’è qualcosa che non è chiaro. Quelle persone stavano su un terreno privato; pagavano un affitto; poteva “sfrattarle” – come dice il titolo – semmai il proprietario: non certo l’amministrazione comunale. E infatti, l’articolo dice che i vigili hanno “invitato” le persone ad andarsene; non dice che gliel’abbiano ordinato (ma in un articolo di due giorni dopo trovo scritto che “gran parte delle roulotte e delle auto sono state sloggiate dai vigili”, qui). Mi domando che cosa penserebbe un cittadino qualsiasi, residente in un appartamento per il quale paga un affitto, se le forze dell’ordine gli bussassero alla porta, gli controllassero i documenti trovando tutto in regola, e concludessero invitandolo a “sloggiare”.

Nella bocca di Micalizzi, peraltro, torna il linguaggio bellico: “Se i rom torneranno troveranno delle sentinelle agguerrite”. Immagino che abbia detto “sentinella” perché per un politico del Pd la parola “ronda” è inammissibile. Ma mi incuriosisce di più la successiva minaccia: “La nostra attenzione ora si sposta sulla proprietà del terreno”. C’è una legge che punisce chi affitta a persone straniere clandestine: ma c’è forse qualche legge che vieta di affittare un terreno a persone italiane e straniere perfettamente in regola?

Nel giro di pochi giorni metà delle persone se ne andarono (qui). Credo che si sarebbe potuto dare la notizia così:

Una cinquantina di persone, alloggiate in roulotte di loro proprietà poste in un terreno regolarmente affittato, sono state visitate dalle forze dell’ordine. Avendo trovato tutto in regola, le forze dell’ordine hanno minacciato tali persone, intimando loro – senza nessuna ragione – di andarsene. Nel giro di ventiquattr’ore, metà di tali persone se ne sono andate.

L’8 ottobre lo stesso terreno si è nuovamente riempito di automobili e roulotte. Se volete seguire la storia, basta consultare l’archivio del Mattino di Padova (ricerca già impostata: clicca qui).

Conclusione

Concludete un po’ voi. A me, ormai, queste pagine di giornale fanno solo venire la disperazione. Per le ragioni seguenti:
1. perché l’essenziale rimane sempre non detto. Ad esempio, nel giornale non c’è nessun accenno su quali problemi creava – se ne creava – la presenza di quelle persone in quel luogo. A leggere il giornale, si capisce che quelle persone rom dovevano andarsene semplicemente in quanto rom.
2. perché comunque la notizia è sempre incompleta.
3. perché il linguaggio militare è nella pagina del giornale, nella bocca dei politici, e pare che tutti addirittura ne godano.
4. perché ovviamente fare il gioco del quindici, ovvero spostare un “problema” da un luogo all’altro, ha un sacco di conseguenze: tranne quella di risolvere il “problema”.

Eccetera.

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11 Risposte to “Gli intoccabili e il blitz”

  1. Graziano Dell'Anna Says:

    Caro Giulio, ti ricordi del nostro discorso – mio, tuo, di Andrea Tarabbia e qualcun altro – a proposito del punto di vista e del linguaggio da adottare per analisi sociali o politiche davvero efficaci? Un punto di vista e un linguaggio, cioè, che non si rivolgessero preventivamente a coloro che già la pensano come noi, col rischio di “predicare ai convertiti”? Mi sembra che, nei tuoi ultimi interventi, hai raggiunto questo linguaggio, questo punto di vista. Il tono privo di acrimonia, “da fazione” e la logica sillogistica e il focus maniacale, paranoico su parole ed espressioni, che sono alla base dei tuoi interventi, li rendono leggibili e comprensibili e (magari) condivisibili anche da quelli “dell’altra parte”. Complimenti

  2. federica sgaggio Says:

    (Ma il proprietario dell’area chi è? Non ha niente da dire?)
    Sono perfettamente d’accordo con la tua disamina.
    L’unica cosa che ho da aggiungere è che effettivamente, nell’indifferenza del senso comune, è accaduto che le persone rom se ne devono andare esattamente e solo in quanto rom.
    Lo slittamento di senso produce queste conseguenze.
    Il rom è bastardo, il rom ruba, il rom rapisce i bambini, il rom è sporco, il rom è rumoroso, il rom non manda a scuola i suoi figli, se a te piace tanto il rom pòrtatelo a casa tua.
    Come? Ha i documenti a posto?
    E allora? Cosa vuol dire? È rom, no?
    No, no: ci saranno anche dei rom buoni, non dico di no.
    Ma allora dobbiamo stabilire chi ha voglia di lavorare e chi no.
    Chi ha voglia di lavorare sta qua, gli altri a casa loro.
    Come? Non hanno altra casa che non sia la roulotte che sta qui da anni?
    Beh, questo non è mica il loro Paese!
    Ah, sono italiani?
    Comunque restano rom! perciò rubano, rapiscono i bambini, puzzano, non si lavano, non mandano i figli a scuola. Ma scusa: se questi rom ti piacciono tanto perché non te li porti a casa tua, tu che sei tanto bravo, eh?

  3. sergio pasquandrea Says:

    Ne uccide più la penna che la spada.

  4. ruben Says:

    il gioco del 15! mirabolante immagine, tremolante disperazione, molte grida ‘che merde!…’

  5. Luca Tassinari Says:

    Approfitto del tema per segnalare U Velto (il mondo), dove si può leggere quotidianamente la voce dei diretti interessati alle follie razziste di governo e amministratori locali.

  6. enpi Says:

    le conclusioni, Giulio… ecco: io giorni fa avevo il corriere in mano, e mi sono accorto di non saperlo più tenere, in mano. non so più quant’è che non compro o sfoglio dei giornali.

    però trovo molto giusto che tu – o altri – mettiate l’accento sul verosimile che diventa reale, sul falso che diventa carta inchiostrata.
    m’impressionano parecchie “zone” dell’articolo:

    – “E’ stato organizzato con cura il blitz portato a termine ieri mattina a Mortise. Un’operazione nata in seno al Cosp (comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica)”

    – “Pressato dai residenti di Mortise, Torre e San Lazzaro. Un appello accolto in pieno visto che meno di 24 ore dopo è scattato il maxi controllo.”

    – “E’ la prima volta che le forze dell’ordine trovano nordafricani e rom (sia italiani che rumeni) insieme tranquillamente. Solitamente le due etnie non hanno rapporti.”

    la caccia è aperta. da un po’, ormai.
    la caccia è legittimata dall’esistenza di “accordi fra etnie”, fra “nordafricani e rom”.
    [da Wikipedia: “rom in Italia, nel linguaggio giornalistico ed in quello comune, vengono a volte erroneamente definiti “rumeni” o “slavi”, in realtà non esiste alcuna connessione tra il termine “Rom” e il nome dello stato di Romania, il popolo di lingua neolatina dei rumeni o la lingua rumena, mentre gli slavi appartengono a differenti gruppi etnici e linguistici.”
    dal Devoto-Oli, “etnia = aggruppamento umano basato sulla comunità di caratteri somatici, culturali, linguistici”]

    la caccia è guidata dal *Cosp*, che reagisce immediatamente ai misteriosi input del *popolo*, dei residenti [“meno di 24 ore dopo”].

    e.

  7. catalin Says:

    L’ unica nota è che questi quotidiani pidocchiosi vendono ogni giorno sempre di meno. Speriamo che chiudano e che quelli che ci scrivono sopra si trovino un lavoro più serio.

    A proposito: qui c’è un interessante tributo alla memoria di enzo baldoni:

    http://www.agoravox.it/Baldoni-un-colpo-in-testa-al.html#

  8. Mr.Loto Says:

    I giornalisti veri sono sempre più rari, quasi estinti, figuriamoci trovarne uno in un giornaletto di provincia.

  9. federica sgaggio Says:

    Sarebbe molto bello, Catalin, che noi potessimo trovare un lavoro più serio. Piacerebbe tanto anche a noi.
    (Non lavoro nel giornale che ha scritto quest’articolo)

  10. federica sgaggio Says:

    Scusa, Mr. Loto: i giornaletti di provincia son quelli dove è più facile trovare giornalisti veri.
    Magari fatti a pezzettini e messi nel microonde. Ma veri.

  11. LUCA T. Says:

    Incredibili le parole di un consigliere di centrosinistra: “La presenza di campi nomadi su terreno privato, pur non essendo illecita in senso stretto, si configura come un abuso, per il viavai continuo di famiglie e di conseguenza per lo scarso controllo esercitabile su questa realtà”. Non fate niente di male … Nessun reato, ma … Il viavai continuo … Che abuso! L’esistenza dei rom sulla nostra terra è l’abuso!

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