Il Parlamento ha qualcosa di divino

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di giuliomozzi

L’attuale presidente del consiglio dei ministri italiano ha dichiarato:

Non si può insultare un premier eletto dal popolo.

Quindi, secondo l’attuale presidente del consiglio dei ministri italiano, si può insultare l’attuale presidente del consiglio dei ministri italiano, che non è eletto dal popolo (e tantomeno eletto direttamente dal popolo, come leggo in quest’Ansa qui).

Ma, ovviamente, non è questo il punto.

Il punto è che gli unici, in Italia, che possano sostenere di essere stati “eletti dal popolo”, sono – insieme ai sindaci e ai presidenti dei consigli regionali – quei parlamentari che l’attuale presidente del consiglio dei ministri italiano sembra apprezzare così poco. Non apprezza questi “eletti del popolo”, infatti, chi – da presidente del consiglio dei ministri – progetta un disegno di legge d’iniziativa popolare per diminuirne il numero (qui), propone che il diritto di voto sia ridotto ai soli capigruppo (qui), e palesemente considera il Parlamento non la vera sede della sovranità popolare, ma un intralcio al suo potere personale.

L’investitura popolare che l’attuale presidente del consiglio dei ministri italiano evoca così spesso – quell’investitura popolare che, a detta dello stesso presidente del consiglio di ministri avrebbe “qualcosa di divino”, al punto da trasformare l’eletto in un “unto del Signore” [dichiarazione del 25 novembre 1994, riportata da tutti i giornali, smentita con impressionante tempestività (dieci anni dopo) e con palese menzogna (“Non ho mai pronunciato questa sciocchezza”) il 9 marzo 2004] – non appartiene a lui, ma al Parlamento.

La famosa battuta del 25 novembre del 1994, peraltro, come riportata dai giornali, suonava così: “Io sono l’unto del Signore, c’è qualcosa di divino nell’essere scelto dalla gente. E sarebbe grave che qualcuno che è stato scelto dalla gente, l’unto del Signore, possa pensare di tradire il mandato dei cittadini”. E bisogna sempre ricordare che chi parla della “gente” sottintende sempre che c’è della “gente” che è “la gente”, e altra gente che non è “la gente”, come osservavo qui.

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16 Risposte to “Il Parlamento ha qualcosa di divino”

  1. andrea Says:

    In realtà, secondo me, la frase

    “Non si può insultare un premier eletto dal popolo.”

    da un punto di vista puramente logico non afferma proprio nulla su un premier non eletto dal popolo.
    Né che è insultabile, né che non lo è.

    “Ma, ovviamente, non è questo il punto. ”

    Per il resto, potrei dire di essere d’accordo con te.

  2. vibrisse Says:

    Certo: perché se dico che il salame di Felino è buono, non dico certo che gli altri salami non sono buoni (e l’esperienza mostra che ce ne sono di ottimi).

    Ho ceduto al gusto della freddura.

    Più rigorosamente si potrebbe dire così:

    1. La frase “Non si può insultare un premier eletto dal popolo” mette in relazione due cose: l’insultabilità di un “premier” e il fatto che esso sia “eletto dal popolo”.

    2. La relazione sembra essere del tipo: “Non si può insultare un premier se esso è eletto dal popolo”.

    3. Tale relazione sembra essere anche del tipo: “Non si può insultare questo premier, perché esso è eletto dal popolo”.

    4. Tale relazione sembra essere anche del tipo: “Non si può insultare questo premier, in quanto esso è eletto dal popolo”.

    5. Ora, nel caso esaminato non è tanto importante ciò che l’affermazione effettivamente dice da un punto di vista puramente logico, quanto ciò che l’affermazione dà a intendere.

    6. Si può, sinteticamente, pensare che l’emettitore di quella frase volesse dare a intendere che questo “premier” (cioè lui stesso), poiché e in quanto è “eletto dal popolo”, non è “insultabile”, mentre sarebbero “insultabili” altri “premier”, se non eletti dal popolo?

    7. Io penso di sì.

    8. L’emettitore di quella frase è uso insultare una quantità di altri soggetti istituzionali, rinfacciando loro di non essere “eletti dal popolo”.

    9. Alla fin fine, come spesso accade – mi pare – quando c’è grande distanza tra ciò che una frase effettivamente afferma e ciò che con quella frase chi la emette dà a intendere, il valore logico o informativo di un’affermazione si rivela secondario rispetto al suo uso performativo.

    g.

  3. andrea Says:

    E’ tutto assai condivisibile.
    Cio’ che mi premeva fare notare e’ che la logica del discorso, specie delle proposizioni condizionali o ipotetiche, puo’ facilmente essere espressa in modo da trarre in inganno, e fare apparire corrette conclusioni che non lo sono affatto.
    Bisognerebbe allenarsi, quando essa viene usata come strumento retorico, per indurre un convincimento, a sottoporla immediatamente, e quasi automaticamente, ad una verifica di coerenza, in modo da rendersi conto subito delle reali consistenza ed intenzioni delle affermazioni che ci sono rivolte.

  4. vibrisse Says:

    Sì.

    “Immediatamente e quasi automaticamente”.

    Perché, se non ci si accorge “immediatamente e quasi automaticamente”, non ci si accorge più.

    Tant’è che io qui saltuariamente tento di fare delle “verifiche di coerenza”, e sempre più ho la sensazione orribile di spiegare l’ovvio.

    g.

  5. andrea Says:

    Direi che questi “tentativi” sono per me un segno di onesta’ intellettuale, ed uno dei motivi per i quali apprezzo il tuo blog.
    Devo anche avvertirti, pero’, che quasi tutto cio’ che io apprezzo particolarmente ha assai spesso un livello di popolarita’ (alla “Charlie Brown”) veramente basso, cui corrispondono esiti commerciali (se ve ne sono di collegati) assolutamente negativi 🙂

  6. vibrisse Says:

    Ma “vibrisse” non ha scopi commerciali, quindi gli “esiti commerciali” non hanno nemmeno la possibilità di esistere.

    Quindi non c’è problema.

    g.

  7. ruben Says:

    è che c’è un effetto immediato e automatico più rapido dell’azione
    ragionatoria e staccafrasette…messa nello scivolare continuo, l’una sull’altra, delle affermazioni e della loro ripetizione da radio a tv a giornali poi ancora tv e rassegna stampa e interinterinternèt, la frasetta potenzia l’effetto barriera-separazione tra il luogo in cui si sta collocando SilvioB e noi. Noi in generale.
    La stazza di potenza del potere deve sempre mantenere un nucleo nascosto ed inaccessibile, uno scrigno di sapere esoterico e misterioso, essenziale per il comando, ma che non viene mostrato -anzi, è la fonte della forza del mostrare, delle parate, dei simboli, delle cerimonie…
    Screpolate le memorie e avvizzite le fantasie, le macchine di sapere producono immagini e pensieri e discorsi, nella cui inconsistenza echeggi ancora quella forza…ecco qui il popolo, il premier, la gente, la privacy, la libertà. Un velo di cemento che piano piano porterà SilvioB, attraverso una sovraesposizione collettiva alla verità (sappiamo talmente tutto che non riusciamo a tenercelo ‘a portata di mano’!) in un punto dell’esercizio del potere a cui non accederemo più, involtolati nel bla pung poc ding ding ding di tutti i giorni.

  8. federica sgaggio Says:

    In effetti, sarebbe ora di finirla. Il presidente del Consiglio NON è eletto dai cittadini (ciò che lui chiama «il popolo»): è indicato da una coalizione di partiti. Viene poi nominato dal presidente della Repubblica, e la fonte della sua legittimazione è il voto di fiducia che il Parlamento dà al suo governo.

    Per assurdo, se un candidato presidente del Consiglio indicato da una coalizione morisse in un momento qualunque fra l’elezione che la sua coalizione ha vinto e l’ottenimento della fiducia, beh, il nostro ordinamento costituzionale NON obbligherebbe in alcun modo all’indizione di un’altra elezione politica.

    Ovviamente chi ha fatto questa legge elettorale non s’è nemmeno posto questo problema. Sicché, se veramente accadesse, il rischio istituzionale al quale saremmo esposti sarebbe enorme.

    Qualcuno vorrebbe nuove elezioni. Altri direbbero di no. Entrambi griderebbero al golpe, e per le strade potrebbe succedere qualunque cosa.
    Grazie, legislatori.
    Grazie, presidente del Consiglio che dici di essere eletto DIRETTAMENTE dal «popolo», senza preoccuparti non solo di mentire, ma nemmeno del fatto che inasprisci gli animi, fomenti odio, tiri la corda.

  9. Paolo Zardi Says:

    Sospetto che Berlusconi sia convinto che il nostro sistema politico sia una dittatura elettorale.

  10. fabio bussotti Says:

    La nostra è ancora una repubblica parlamentare. Il parlamento è eletto dai cittadini (e non dal popolo che non esiste) che votano, grazie a una legge elettorale di merda, per candidati scelti esclusivamente dalle segreterie dei partiti. Sulla scheda elettorale c’è scritta anche l’indicazione del premier, ma è un’indicazione puramente orientativa, non vincolante.
    Se il premier fosse costretto a dimettersi, la parola tornerebbe al parlamento che potrebbe trovare all’interno di camera e senato, una nuova maggioranza e un nuovo presidente del consiglio.
    Infine, il ‘popolo’ e la ‘gente’ sono invocati solo da chi ha scarsa considerazione delle istituzioni (Berlusconi, Bossi). Costoro, che al Quirinale hanno giurato sulla Costituzione, urlano , sbraitano e baccagliano da ogni pulpito in nome di una populismo di matrice sudamericana che ci allontana sempre di più dalle democrazie europee. Io mi vergogno tanto, loro invece hanno la faccia come…

    Da Pietro Verri:
    “D. In somma mi pare che voi amereste che tutta la riverenza pubblica fosse rivolta verso la Maestà delle Leggi Constituzionali, e che meno si adorassero gli uomini che governano.
    R. La cosa è così appunto. In un paese avvilito dal potere governativo si considerano le leggi come un’arma della oppressione, e chi sa meglio deluderle, acquista la meschina reputazione di un uomo accorto. In un paese in cui la dignità dell’uomo sia rispettata, la maestà delle leggi è l’ancora sacra della pubblica felicità…”.
    Da ‘Delle nozioni tendenti alla pubblica felicità” di Pietro Verri.

  11. Paolo Zardi Says:

    @Fabio Bussotti: d’accordo su tutto. Una caratteristica di tutti i regimi poco democratici è quella di richiamarsi a due concetti: il “popolo” e la “libertà”. In Russia, gli oppositori venivano eliminati con un’accusa contro la quale non era possibile opporre alcuna difesa: “nemico del popolo”. Il Nazismo si poneva l’obiettivo di conquistare la “libertà” per il popolo tedesco – dagli ebrei, dal comunismo, dal capitalismo. Il popolo e la libertà sono due concetti che, da un punto di vista politico, sono completamente privi di significato: proprio perché sono stati usati in tutti i contesti nei quali il popolo non aveva alcuna libertà.
    In Italia, il partito di maggioranza si chiama “Popolo della Libertà”. Chi è nemico di Berlusconi è nemico del popolo. Berlusconi lotta per la libertà. Basterebbe descrivere i fatti con i loro nomi per capire in che razza di posto viviamo.

    La democrazia è un sistema che contiene una sorta di “ingiustizia necessaria”: il 51% dei cittadini determina il 100% del Governo. Per evitare il rischio della cosiddetta “dittatura della maggioranza”, la democrazia ha posto un rimedio che consiste nella creazione di organi di controllo – la Magistratura, il Presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale (e prima la Carta Costituzionale), la libera stampa, ecc. In questo momento, l’obiettivo di Berlusconi è eliminare, o minimizzare, tutti gli organi a tutela del 49% dei cittadini che non sono con lui (in realtà il 52%: ma la legge elettorale è quello che è…). Il sistema che lui immagina è una dittatura eletta dal popolo; popolo le cui convinzioni, guarda caso, si formano con i mezzi di comunicazione…

  12. vibrisse Says:

    La democrazia, ricordiamolo, è prima di tutto un “sistema” nel quale tutti hanno il diritto di prendere la parola in piazza (gli antichi la chiamavano “isagogia”).

    giulio

  13. federica sgaggio Says:

    Sì, Giulio.
    Ma se di piazze non ce ne sono più?
    O se le piazze sono tutte piene di gente che urla cose diverse?
    O se le parole che vengono dette nelle piazze vengono usate per suggerire un senso che non ha rapporto col loro significato ma è solo evocativo?
    O se le piazze sono rumorosissime di propaganda?

  14. vibrisse Says:

    Allora si cerca pazientemente di dire qualcosa di sensato.

    In alternativa, si decide di non essere più cittadini: ovvero di fregarsene. Che è una scelta terribile.

    g.

  15. federica sgaggio Says:

    Volevo solo dirti che probabilmente non basta più dire qualcosa di sensato (cosa che in effetti facciamo in molti – non un oceano, è vero – tutti i giorni).
    Se vogliamo che il diritto di parola sia effettivo, forse dobbiamo anche ricostruire qualche luogo, ridare «verginità» (che brutto, lo so) a qualche piazza.

    Non sono in grado di fregarmene. È un problema, per me.

  16. lucia de angeli Says:

    popolo.

    (rabbrividisco).

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