La guerra delle firme

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E il Parlamento?

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3 Risposte to “La guerra delle firme”

  1. ruben Says:

    no, comanda il Guardamento,
    percezione sovrana,
    ma quasi priva di negoziato,
    tuttalpiù un lamento.

  2. federica sgaggio Says:

    E con le firme siamo ancora a un livello «alto»! Si ha ancora l’idea che ci sia qualcuno (non c’è nessuno; solo l’idea, però) che può riunire, coalizzare e utilizzare in senso politico il totem-firme.

    Pensa ai bannerini messi a illustrare i profili di Facebook o i blog.
    Pensa a quelle cose verdoline tipo «liberiamo l’Iran», o «democrazia nel walhalla», o «noi non stiamo con Papi».
    Lì che cosa c’è?
    Il niente. La petizione di principio, il bisogno di ingresso in una comunità che si riconosca in una parola d’ordine e niente più.
    Una volta, almeno, nei partiti l’idea si costruiva con la cucitura paziente di pezzi diversi di storie. Ora basta «sentirsi» vicini grazie a un bannerino.

  3. Paul Olden Says:

    Qui il vero punto della questione è che Berlusconi ormai deborda (si puo’ dire anche che “esorbita”, come ama dire Giuseppe Genna nel suo libro su Hitler).
    B. , che ormai si sente sempre più braccato da scandali e processi, ma che allo stesso tempo di trova nella condizione di maggior potere che un primo ministro abbia mai raggiunto in Italia dopo Mussolini, ha lanciato l’attacco finale, contro tutti, contro tutto: o la va o la spacca.
    Contro i vescovi, contro la Rai, contro qualunque istituzione possa in qualche modo permettersi di costituire un limite al suo potere personale.
    La sua scaltrezza da piazzista gli dice una cosa semplice: sfrutta tutto questo potere finchè ce l’hai, porta a casa tutto quello che puoi, arraffa tutto l’arraffabile adesso, prima che sia troppo tardi.
    E’ l’idea di un potere totalizzante, l’occupazione di tutti gli spazi, il sogno visionario di fondere Mediaset e lo Stato Italiano in un corpus unico, proprietà privata del Capo.
    A seconda dei punti di vista, puo’ sembrare un piano diabolico, oppure la strategia disperata di chi tenta il tutto per tutto perchè non vede vie d’uscita.
    Io propendo più per la seconda ipotesi. Secondo me B. , nonostante abbia raggiunto il picco assoluto del suo potere personale, non è mai stato cosi’ in bilico. E stavolta perdere la partità non significherà solo subire una sconfitta politica: poichè è lui stesso ad aver alzato a dismisura la posta in gioco, se perde la partita cadrà con un gran botto.

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