Tolleranza

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di Qualcuno

[Questa lettera di un lettore è apparsa nel quotidiano Il Giornale martedì 15 settembre 2009. Ringrazio Silvia Tessitore per la segnalazione. Faccio notare che il primo numero del quotidiano Il fatto, del quale il 15 settembre l’autore della lettera già invocava la chiusura, esce oggi 23 settembre. – Per equivoco, inizialmente avevo indicato questo testo come “di Mario Cervi”, che cura nel Giornale la rubrica delle lettere. Mi scuso per l’errore. gm]

Non riesco a capacitarmi del fatto che si tolleri con tanta leggerezza il proliferare di giornali nuovi, vedi quello di Marco Travaglio, l’uomo più viscido della sinistra disfattista e sempre alla ricerca di nuovi modi per indebolire il premier, vista la continua ascesa dello stesso nel consenso degli italiani. Possibile che l’avvocato Ghedini non riesca a trovare un reato plausibile per la chiusura di queste «vipere» che strisciano con il continuo intento di mordere il premier e causarne la morte politica? Un giornale che palesemente offende e denigra il capo del governo va subito chiuso. Lasciamo poi le critiche a chi è nato per criticare tutti gli avversari politici. Una volta creato l’esempio gli altri giornali di sinistra si guarderanno dal continuare ad offendere il premier e la sua coalizione. Possibile che non si riesca a trovare una norma che preveda l’attentato morale al capo del governo? Io credo che l’unica soluzione a questo continuo stillicidio di calunnie sia quello di rispondere con i sistemi usati (che io non approvo) da Putin nei confronti della Georgia, e della Cina nei confronti dei monaci tibetani: «La forza». Dopo una serie di bastonate inflitte a Franceschini, D’Alema, Travaglio, Santoro e Maurizio Mannoni, si vedrebbero subito i risultati, si vedrebbe il ritorno del rispetto nei confronti di Berlusconi.

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16 Risposte to “Tolleranza”

  1. antonio latrippa Says:

    E’ terribile.

  2. Cesare Pastorino Says:

    Per la precisione, mi sembra di capire si tratti di una email di un lettore, e non di un pezzo di Cervi. Non che questo sposti la questione di molto.

  3. vibrisse Says:

    Grazie, Cesare. gm

  4. federica sgaggio Says:

    In una lettera del genere, l’aspetto più sensazionale mi sembra il fatto che venga postulato, dato per comunemente acquisito e perciò considerato incontrovertibile un intero blocco sistematico di convizioni politico-istituzionali, nel quale

    a) il proliferare di giornali nuovi è un disvalore democratico (a meno che essi non si orientino nella direzione di sostenere le «idee» di colui il cui consenso è asseritamente crescente, forse);

    b) un avvocato (professione che risulterebbe tuttora inquadrata nei ranghi non istituzionali dell’interesse privatistico) è titolare del compito istituzionale di individuare una fattispecie di reato da sanzionare;

    c) le ipotesi di reato da sanzionare vengono con tutto comodo individuate ex-post, ovvero solo dopo che un esemplare «viscido della sinistra disfattista» (questo, però, è solo «colore»; d’accordo, magari è marrone, ma solo colore) abbia commesso un atto che precedentemente nessuno poteva ipotizzare come reato;

    d) la divulgazione di pensieri non conformi ai desideri e alle vedute del presidente del Consiglio – cioè di una figura non elettiva – è da sanzionarsi ipso facto, con contestuale abolizione di qualunque meccanismo di garanzia (come per esempio quello esemplificabile nella pluralità dei gradi di giudizio), attraverso la chiusura del mezzo di informazione sul quale quei pensieri sono stati resi pubblici;

    e) il pur deprecabile esercizio della forza alla maniera putiniana rappresenta un orizzonte praticabile per ripristinare le condizioni di legalità pretesamente vulnerate in virtù di norme stabilite ex-post.

    Insomma: lo Stato di diritto fracassato in 215 parole (le ho fatte contare da Word), dopo quindici anni di berlusconismo e di «cultura» (chiedo scusa) leghista.
    Non è male.

  5. Alcor Says:

    Davvero dopo 15 anni di leghismo e berlusconismo? Questo nucleo autoritario c’era e c’è sempre stato, anche prima del fascismo. Ogni tanto si inabissa per un po’, si nasconde, ma c’è e torna fuori quando sente di poter dire le cose a voce alta. Adesso sente di poterlo fare. Ma che non ci fosse negli anni “dell’egemonia della sinistra”, come alcuni speravano e altri lamentano, è illusione, sembra nuovo, ma è vecchio e immortale.

    Trovo molto interessante questo: “Io credo che l’unica soluzione a questo continuo stillicidio di calunnie sia quello di rispondere con i sistemi usati (che io non approvo)”
    Ha scritto tra parentesi che non approva, e così crede di essersi messo retoricamente l’anima in pace. Putin e Cina no, ma i loro metodi non sono malaccio.

  6. gabriele Says:

    L’avevo trovata in altro sito, questa lettera rivoltante (fra l’altro, Cervi risponde con una certa condiscendenza: http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=NE1SC).
    D’accordo solo in parte con Alcor. Vero, questo nucleo autoritario c’era già prima. Ma era molto minoritario, se ne stava ben nascosto, lo facevamo vergognare di sè, era stigmatizzato e giustamente cazziato appena tirava fuori la testa. 15 anni (e più) di cultura del genere invece hanno drasticamente cambiato il senso comune, spostato sempre più in basso il limite di quello che si può dire in pubblico (cioè legittimamente pensare), perfino di quello che si può fare (le aggressioni continue degli ultimi mesi). Il discorso sarebbe lungo, ma ho paura che le generazioni nuove, cresciute col messaggio univoco e martellante che una vita “piena” significhi successo ed esposizione di sè, e poco altro, trovino tutto questo normale, cioè possano ritenere legittima la richiesta di ridurre al silenzio chi ci disturba nel raggiungimento dell’obiettivo. Non so se mi sono spiegato…

  7. federica sgaggio Says:

    Sì, Alcor.
    Il nucleo c’era, ma – come Gabriele dice qui sopra – ci sono stati tempi anche recenti in cui questo nucleo era nascosto sotto cumuli di vergogna.
    Era come se le persone si sentissero «abitate» da pensieri che consideravano esse stesse illegittimi, non so come dire.
    C’era distinzione – per dirlo in un altro modo – fra il discorso pubblico e il discorso privato.
    Ciò che ora io non vedo più.

    Credo che la legittimazione della flatulenza come espressione di discorso pubblico e perfino istituzionale sia – sì – qualcosa che è accaduto negli ultimi quindici anni, e col contributo necessario – forse non sufficiente, per carità – del nazi-leghismo.
    Io la vedrei così.

  8. Alcor Says:

    sì, volevo soprattutto ricordare che anche quando non si vede, c’è

  9. Marco Crestani Says:

    Il 12 luglio del 1923 furono adottate le prime misure di limitazione della libertà di stampa. Il giorno seguente, “Il lavoratore”, giornale comunista triestino, venne chiuso per ordine del prefetto. Il 10 dicembre ci fu l’assalto al giornale socialista milanese “La Giustizia” con distruzione della tipografia Zerboni. Il 12 dello stesso mese furono sospese per “motivi di ordine pubblico” le pubblicazioni di una decina di giornali tra cui “Lo Stato Operaio”. L’8 luglio del 1924 il consiglio dei ministri approvò un nuovo decreto restrittivo della libertà di stampa con esecuzione immediata. Il 27 agosto, su impulsi di Costanzo Ciano si unificarono tre società radiofoniche nell’Unione radiofonica italiana, destinata ad avere il monopolio dei servizi diffusi via etere. Il 31 dicembre in ogni parte d’Italia furono sequestrati giornali di opposizione e trentatre consoli della Milizia chiesero a Mussolini di mettere a tacere definitivamente le opposizioni. Il 4 gennaio del 1925 fu vietata qualsiasi manifestazione pubblica con l’autorizzazione a sciogliere le organizzazioni ritenute sovversive. Il 12 dello stesso mese fu presentato un disegno di legge per vietare le associazioni segrete. Il primo maggio Benedetto Croce rispose a Giovanni Gentile con un Manifesto antifascista pubblicato dal “Mondo”. Nello stesso giorno Antonio Gramsci, nel suo unico discorso da deputato, parlò contro la legge sulle associazioni segrete. La legge fu approvata il 19 dello stesso mese. Il 29 settembre “La Stampa di Torino fu sospesa per ordine del prefetto. Il 3 novembre, dopo continui e ripetuti sequestri cessò le pubblicazioni l’organo del Partito Popolare “Il Popolo”. L’8 novembre il prefetto di Milano sospese l’Avanti e L’Unità. Il 10 dello stesso mese il prefetto di Torino sospese le pubblicazioni de “La rivoluzione liberale” di Piero Gobetti. Il 28, i fratelli Albertini lasciarono la proprietà e la direzione del “Corriere della sera”. Con loro cessarono ogni collaborazione Luigi Einaudi, Carlo Sforza ed altri prestigiosi intellettuali. Il 31 dicembre, arrivò un altro colpo mortale per la libertà di stampa. Una nuova legge prevedeva un direttore responsabile direttamente riconosciuto dallo Stato. Molti giornali sospesero immediatamente le pubblicazioni.
    Il 1 novembre si scatenò la reazione fascista agli attentati: a Genova fu incendiata la redazione del “Lavoro”, a Napoli fu assalita la casa di Benedetto Croce e in Lunigiana quella di Carlo Sforza. Il Mondo, Il Risorgimento, La voce repubblicana subirono la revoca delle licenze. Furono sospesi giornali a decine tra cui L’Avanti, l’Unità, La Stampa, Il Gazzettino, Il Corriere della sera.
    Il Consiglio dei Ministri approvò provvedimenti per la sicurezza e la difesa dello Stato. Furono sciolti tutti i partiti e le associazioni che si opponevano al fascismo; fu istituito il confino di polizia, si introdusse la pena di morte per gli attentatori alla vita dei reali e del duce furono annullati i passaporti per l’estero…

  10. vibrisse Says:

    Mi pare che siamo in una situazione assai diversa, Marco. g.

  11. Cesare Pastorino Says:

    Il motivo per cui si tollera “con tanta leggerezza il proliferare di giornali nuovi” e’ molto ben spiegato da Alessandro Gilioli:
    http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/09/03/liberta-di-stampa-faq/
    In sintesi: la prima preoccupazione di Berlusconi non e’ per i giornali o i blog, ma per i programmi televisivi. Quando le notizie vengono date in tv, allora sono davvero pericolose. (naturalmente anche i giornali possono dare un po’ di fastidio, quando le notizie sono particolarmente clamorose).

  12. vella Says:

    Mi sembra che il problema non riguardi il fascistello che scrive la lettera, ma chi la pubblica.
    Il “nucleo autoritario” è vero che c’è sempre stato e ci sarà, ma se gli si dà voce e lo si legittima pubblicandolo, poi questo prolifera.

  13. Andrea D'Onofrio Says:

    Istruttivo questo post. Si apre con un tizio che chiede di mettere a tacere le “vipere”, si chiude con una tizia che chiede di non dare voce ai “nuclei autoritari”.
    Per il bene del popolo e della nazione tutta, si capisce.

  14. gabriele Says:

    Andrea, solo una piccola parte delle lettere ricevute da un giornale viene pubblicata, e non dirai che le altre sono “censurate”. Pubblicare una roba del genere, in cui si chiede di zittire “con la forza”, come putin o la cina, chi critica il berlusca, è una scelta del Giornale. Che in effetti è uno dei responsabili della “legittimazione della flatulenza come espressione di discorso pubblico e perfino istituzionale”. Del resto il suo direttore era quello che all’indomani di un rapimento di non so più quale giornalista italiano in un qualche paese da “democratizzare” (forse la Sgrena in Iraq, o l’inviato di Repubblica in Afghanistan), titolava: “noi abbiamo 300.00 ostaggi”, intendo gli slamici che vivono in Italia.
    A volte mi stupisco di riuscire ancora a incazzarmi.

  15. Qualcuno Says:

    Non riesco a capacitarmi del fatto che si tolleri con tanta leggerezza il proliferare di nuovi blog, vedi quello di Giulio Mozzi, l’uomo più viscido del cattocomunismo “chiagni e fotti”, sempre alla ricerca di nuovi modi per indebolire il premier, vista la continua ascesa dello stesso nel consenso degli italiani. Possibile che l’avvocato Ghedini non riesca a trovare un reato plausibile per la chiusura di queste «vipere» che strisciano con il continuo intento di mordere il premier e causarne la morte politica? Un blog che palesemente offende e denigra il capo del governo va subito oscurato. Lasciamo poi le critiche a chi è nato per criticare tutti gli avversari politici. Una volta creato l’esempio gli altri blog “intellettuali” si guarderanno dal continuare ad offendere il premier e la sua coalizione. Possibile che non si riesca a trovare una norma che preveda l’attentato morale al capo del governo? Io credo che l’unica soluzione a questo continuo stillicidio di calunnie sia quello di rispondere con i sistemi usati (che io non approvo) da Putin nei confronti della Georgia, e della Cina nei confronti dei monaci tibetani: «La forza». Dopo una serie di bastonate inflitte a Mozzi, Scarpa, Moresco, Biondillo, Ballestra e Federico Moccia, si vedrebbero subito i risultati, si vedrebbe il ritorno del rispetto nei confronti di Berlusconi.

  16. sergiogarufi Says:

    Concordo con Cesare, non si possono equiparare i giornali alle tv. Quando sento Sansonetti a Porta a porta che parla di due monopoli, quello di Berlusconi e quello di De Benedetti, che si fanno la guerra, mi pare di vedere uno col bazooka che spara a uo con la cerbottana. Sansonetti per me è il berlusconismo di sinistra, e difatti esultò per la vittoria rivoluzionaria di un trans a un reality show.

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