Per quanto poco possano piacere

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In un articolo dell’altro ieri che leggo solo ora, Federica Sgaggio spiega perché “le domande di Repubblica [a Silvio Berlusconi, a causa delle quali Silvio Berlusconi ha querelato Repubblica], per quanto poco possano piacere in se stesse e per l’idea di Paese della quale attraverso di esse si è costretti a prender atto, non erano né diffamatorie, né non pertinenti”.

L’articolo s’intitola: L’equivoco della censura e del giornalismo militante. [gm]

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18 Risposte to “Per quanto poco possano piacere”

  1. FRANCESCO Says:

    Ecco: retorico è chi fa domande e non ottiene risposte. Ridicolo, davvero. Io credo che il punto sia tutto qui: il nostro non-rispondente ne ha combinate così tante, e così grosse, che NON PUO’ RISPONDERE. Le domande possono sembrare imbarazzanti? PER COLPA DI CHI SONO IMBARAZZANTI? Non è che Repubblica di punto in bianco ha lanciato queste domande come provocazione, come giochino dell’estate. Questo signore, con i suoi comportamenti pubblici, di cui giornalismo e opinione pubblica tengono conto, dà adito a domande che rasentano il malizioso perchè EMERGONO dalla sua vita privata, e non solo, aspetti della stessa caratura. “Giornalismo è – credo – l’arte di porre le domande giuste alle persone giuste al momento giusto”, dice l’articolo. Spiegatemi, eccetto questo, quale sarebbe il momento giusto. Spiegatemi la persona giusta spiegatemi. La domanda giusta: spiegatemi. Perchè non capisco.

  2. vibrisse Says:

    Certi abbagli, Francesco, si prendono se non si ha la pazienza di leggere un articolo fino in fondo. gm

  3. FRANCESCO Says:

    L’ho letto l’articolo, Giulio. E non sono d’accordo sul “giornalismo militante” e fratelli. Accelero, calco, affondo: mi sfogo un pò nel prendermela, facendo questa domanda retorica (la mia sì, ma non s’è capito). “Giornalismo è – credo – l’arte di porre le domande giuste alle persone giuste al momento giusto”, dice l’articolo, riferendosi ad una presunta prepotenza deontologica di repubblica… Non sono d’accordo su quello, non sono d’accordo sulla “forzatura” commessa da repubblica.

    ps avevo letto male (non “non letto fino in fondo”). L’autrice definisce, in definitiva, “non retoriche” le domande. Ma ripeto, oltre a essere non retoriche, non vedo nè la forzatura nè la inopportunità.

  4. vibrisse Says:

    Il “giusto” è riferito alla deontologia professionale. Qui metterei anche un link, ma il sito dell’Ordine dei giornalisti (http://www.odg.it/) mi pare oggi inagibile. g.

  5. ludeangeli Says:

    Non esistono domande indiscrete. Lo sono a volte le risposte. (Oscar Wilde)

    Il giornalista buono è il giornalista morto. (Sarah Kane)

  6. FRANCESCO Says:

    Giulio, ma tu come le credi le domande di Rep? Capziose?

  7. vibrisse Says:

    Io la penso esattamente come Federica Sgaggio. gm

  8. FRANCESCO Says:

    Io, invece, no. Nel silenzio cimiteriale di una informazione silenziata, Repubblica ha posto 10 rilevanti e pertinenti domande ad un uomo. Il tale uomo non può eluderle: deve rispondere. Paragonare lo stile delle “dieci domande” alle iene, tipo “il moralizzatore”, mi pare fuori luogo. Si portano appresso, le nostre belle dieci domande, un alone di fastidiosa invadenza perchè toccano, sole solitarie, argomenti che hanno a che fare con questioni scabrose. Ho beccato il re nudo, mentre infilava le dita nel vasetto della marmellata: l’ho beccato mentre faceva ambedue le cose. E mi vergogno io per lui, arrossisco io per lui; ma è sempre lui a dovermi dare spiegazioni. Non capisco, tra l’altro, questo: quale doveva essere il modo e il tempo, da parte del sistema dell’info italiano, di affrontare la questione, e ponendo quali domande, e quando.

  9. vibrisse Says:

    Mi par di capire, Francesco, che secondo te le domande di “Repubblica” non sono diffamatorie e sono pertinenti. Che è ciò che sostiene Federica Sgaggio.

    gm

  10. Andrea D'Onofrio Says:

    Ma non è un articolo di facile lettura.

    Inizia con “Penso che le domande, checché ne dica Repubblica, possano effettivamente essere in se stesse diffamatorie. Esattamente come sostiene Berlusconi nel suo atto di citazione contro Repubblica.”

    Finisce con “Il che significa che le domande di Repubblica… non erano né diffamatorie, né non pertinenti.”

    In mezzo ci sono tutta una serie di passaggi che, presi isolatamente, sono anche chiari ma insieme non convincono, mi lasciano con una sensazione di forzatura, di frammentarietà. Ma dove avviene questa passaggio da vero a non vero?

    Il primo punto dimostra – secondo me e secondo me brillantemente – che un certo modo di porre domande vuole essere diffamatorio, comunque non è giornalismo.

    Nel secondo punto afferma la pertinenza delle domande di Repubblica e fa alcune considerazioni sul giudici e giornali stranieri; sulle considerazioni concordo pure, ma la pertinenza è un opinione, non la dimostra. Inoltre il giudice è deputato al controllo della legalità, la pertinenza può essere uno dei mezzi per affermare il carattere diffamatorio delle domande, ma non è una prova.

    Nel terzo punto, dove berlusconi sceglie di rispondere attraverso signorini e vespa, non vedo il nesso. Perché il modo di rispondere dovrebbe misurarne la pertinenza? La pertinenza o è un fatto o è una opinione. Se è un fatto deve essere dimostrata, non opinata. E la dimostrazione dovrebbe prescindere dalle reazioni, mi sembra sbagliato e pericoloso stabile la pertinenza delle domande sulla base delle reazioni dell’interlocutore.

    Leggo http://www.odg.it/site/?q=content/diffamazione-mezzo-stampa , che in merito alla diffamazione a mezzo stampa
    “…sussiste, da parte del giornalista, legittimo esercizio del dritto di cronaca solo allorché siano rispettate le seguenti condizioni, presupposti per l’applicabilità dell’esimente del diritto di cronaca:
    a) la verità (oggettiva o anche soltanto putativa), della notizia, purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca delle notizie. Verità che non sussiste quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti, siano dolosamente o colposamente taciuti altri fatti, tanto strettamente ricollegabili ai primi da mutarne completamente il significato; ovvero quando i fatti riferiti siano accompagnati da sollecitazioni emotive ovvero da sottintesi, accostamenti, insinuazioni o sofismi obiettivamente idonei a creare rappresentazIoni della realtà oggettiva false (in tutto o in parte) nella mente del lettore (o ascoltatore) in parte rilevante);
    b) la continenza e cioè il rispetto dei requisiti minimi di forma che debbono caratterizzare la cronaca e anche la critica (e quindi tra l’altro l’assenza di termini esclusivamente insultanti);
    c) la sussistenza di un interesse pubblico all’informazione.”

    Il punto c) direi che è pacifico.
    Il punto b) è opinabile, premesso che secondo me repubblica pone domande parecchio pelose, non mi sembra che sia mancata questa continenza
    Il punto a) è complesso, e non viene affrontato direttamente dalla sgaggio, ma dovendo trarre una conclusione dal suo articolo, direi che il punto uno dimostra abbastanza bene il carattere diffamatorio perché “i fatti riferiti siano accompagnati da sollecitazioni emotive ovvero da sottintesi, accostamenti, insinuazioni o sofismi obiettivamente idonei a creare rappresentazIoni della realtà oggettiva false (in tutto o in parte) nella mente del lettore (o ascoltatore) in parte rilevante)”.

    E’ un articolo che leggo e rileggo, ma mi lascia sempre con una sensazione di dubbio, di incomprensione. Di solito con gli articolo di federica sgaggio non è così, la trovo molto chiara.

  11. Mauro Pianesi Says:

    Io la penso come Andrea D’Onofrio.

  12. vibrisse Says:

    Grazie, Andrea.

    Peraltro non mi sembra una difficoltà che Sgaggio, dopo aver dichiarato che le famose domande possono essere diffamatorie, concluda sostenendo che non lo sono (potrei iniziare un articolo, ad esempio, dichiarando che il prezzemolo può essere velenosissimo; e concludere sostenendo che non lo è, se si ha cura di ingerirne meno di un chilo a pasto).

    Poi: l’articolo di Sgaggio condensa in pochi punti un ragionamento che ha parecchi passaggi. Va bene: è un articolo scritto a botta calda e perché sia letto velocemente, non è un saggio in tutta calma per una rivista di diritto o di deontologia professionale.

    La difficoltà mi pare stia qui (ti cito): “Nel terzo punto, dove berlusconi sceglie di rispondere attraverso signorini e vespa, non vedo il nesso”. Il nesso è qui, detto in poche parole: esiste un “foro” pubblico, nel quale pubblicamente e liberamente si discutono i destini della nazione, i comportamenti dei governanti, il colore più adatto per i grembiulini dell’asilo, l’opportunità di buttare a mare gli immigranti, e così via (le deicsioni, ovviamente, le prendono poi gli organismi a ciò deputati). Il capo del governo si rifiuta di entrare nel “foro” pubblico, e si esprime solo in un “foro” di fatto privato. Egli può permettersi di fare così grazie al suo strapotere. Ora, proprio perché il capo del governo sta cercando di sottrarsi al “foro pubblico”, rifugiandosi nei suoi “fori privati”, qualunque domanda gli venga posta nel “foro pubblico” è legittima; e sono ancor più legittime quelle domande, poste nel “foro pubblico” che indagano gli strumenti di potere per mezzo dei quali egli riesce a (o tenta di) sottrarsi al “foro pubblico” stesso.

    Ci sono riuscito?

  13. FRANCESCO Says:

    Oh, si. Repubblica insiste nelle domande a B perchè costui tace; e quando risponde lo fa a cazzi suoi, coi suoi sguatteri. Permettemi di chiarire sta cosa però: il punto A. Io non vedo allusioni, sottintesi, non-detti nelle domande che stravolgano il senso di una notizia altrimenti oggettiva. Non vedo inquinamenti. Ci sono riferimenti documentati (caso Noemi, servizi segreti, le foto scattate dalle escort a Villa Certosa col cellulare) che aprono il campo a uno scenario che è difficile percorrere con scioltezza e senza sbandate. Indi: Presidente, lei ci può illuminare? Stiamo girando intorno al punto, però: il nostro Presidente usa armi illegittime, pericolosissime, cluster bombs, cannoni e bazzuka: noi (inteso come coloro che domandano in un “foro pubblico”) se ci limitassimo ad usare il fioretto, faremmo una guerra con armi caricate a salve. Non è una guerra? Pazienza, vale il concetto.

  14. federica sgaggio Says:

    D’Onofrio ha ragione: non ho dimostrato la pertinenza delle domande; l’ho solo affermata e indirettamente giustificata sostenendo che lo stesso Berlusconi l’ha di fatto legittimata, andando però a rispondere da Vespa e Signorini, ma non a Repubblica né – figuriamoci! – in Parlamento.

    Seconda cosa: non ho detto che le domande di Repubblica erano una forzatura. Ho scritto che era una forzatura il voler ritenere questo come il primo caso in cui alcune domande vengono portate davanti a un tribunale.
    Perché non vengono portate delle domande, ma l’idea – che un giudice dovrà poi validare – che anche le domande in se stesse possano essere diffamatorie.
    Sono del parere che possano esserlo, scrivo, ma sono anche del parere che quelle di Repubblica non lo fossero.

    A Francesco: se il giornalismo non è la capacità di fare le domande giuste all’interlocutore giusto al momento giusto sull’argomento giusto, e dopo essersi ben preparati di modo che non ci sia risposta che ci lascia a bocca aperta, non saprei davvero che cos’è.
    D’altra parte io pensavo che le domande di Repubblica fossero giuste, tu anche. Però in un primo momento hai pensato che io volessi dire il contrario, e forse è per questo che credevi che anche con la mia parziale definizione del giornalismo io volessi attaccare Repubblica, cosa che non è.

    Anch’io credo che B. dovrebbe rispondere, anche se francamente non mi importa niente delle sue frequentazioni sessuali. Dovrebbe farlo perché è stato lui, e non io, a ridurre questo Paese a una specie di Drive-in, è stato lui a rifarsi, a tingersi la pelle di arancione, a dirmi che conta la forma. È lui che s’è dipinto satrapo, sessualmente attivo, figo, ganzo, imbattibile, amabile, goliarda. Mica io. Perciò, per piacere, che risponda.
    Ma dovrebbe rispondere anche per altri due motivi: il primo è che è del tutto possibile che la situazione, sì, lo rendfa politicamente ricattabile.
    Il secondo è che il family day e le altre sue pretese di ortodossia religiosa lo costringono quantomeno al pudore/rigore della coerenza: è o non è il presidente del Consiglio?

  15. FRANCESCO Says:

    A Fede: il giornalismo E’ quello che tu hai scritto sopra. Lo imparo poco alla volta (scrivo per un mensile casertano), e il cuore di questa pratica è tutto lì. L’ho scritto che era quello, mi chiedevo quale fosse il momentopersonadomanda giusti se non quelli scelti da Repubblica. Il tuo articolo mi ha disorientato, perchè partiva da un’argomento, per poi confutarne la validità, mentre io credevo t’impegnassi ad attestarne la giustezza. Poi l’ho riletto con calma, e ok. Certo, è una storia da raccontare: un giudice chiamato a giudicare sulla opportunità di dichiarare “diffamatorie” delle domande. Teoricamente, certo che possono essere diffamatorie, certe domande. Sul paragone con le Iene, ho capito che contesti una certa idea di giornalismo d’assalto: però non ti riferisci alle 10 domande, o sbaglio?

  16. stefano Says:

    complimenti alla Sgaggio, anche perché il suo articolo lo devi per forza rileggere, perché è intelligente. Però penso che le domande di R. debbano per forza essere diffamatorie, almeno nel senso comune del termine, perché D’avanzo le fece, le prime dieci, ai tempi della puntata di Porta a Porta, per evidenti contraddizioni tra i fatti emersi e le parole di Berl.
    In ogni caso Berlusconi ne esce diffamato, a meno che tutta Italia non approvi i suoi comportamenti, compreso quello di dire il falso a piacimento. Ecco perché il ricorso alla legge. L’intento delle domande è quello di incastrare Berlusconi. Penso che sia corretto giornalismo militante.

  17. Andrea D'Onofrio Says:

    @Giulio, il passaggio ora è chiaro. Grazie

  18. federica sgaggio Says:

    @ Francesco: no, hai ragione. Non mi riferisco alle dieci domande.

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