La religiosità primitiva di re Davide

by

di Luigi Preziosi

[Questo articolo è apparso nel quotidiano Corriere nazionale il 9 agosto 2009].

Carlo Coccioli ha fino ad oggi condiviso la stessa sorte dei molti autori del Novecento colpiti da repentino oblio post mortem: solo per alcuni di loro cominciano adesso a registrarsi, all’inizio del nuovo secolo, timidi ritorni di interesse, grazie a riedizioni che avviano nuove stagioni di studi e di approfondimenti. A trghettare anche la sua opera narrativa alla storia letteraria può ora contribuire la recente riapparizione in libreria del suo Davide (ed. Sironi), dovuta all’intuizione di Giulio Mozzi, che ne firma anche la pregevole prefazione. Il romanzo è una sorta di autobiografia del re Davide, strettamente fedele al testo biblico. In esso il protagonista, al culmine della sua gloria terrena e ormai prossimo alla morte, narra in un lungo monologo le tumultuose vicende della sua vita. Il suo percorso è stato lunghissimo, iniziato con la misteriosa chiamata presso la corte di Saul, in apparenza per lenirgli le angosce di un’incipiente follia con il suono della cetra, ma in realtà per succedergli sul trono di Israele, continuato tra guerre crudeli, congiure di palazzo, matrimoni, tragedie familiari, infedeltà coniugali e tradimenti politici, e concluso nella gloria di un regno forte e rispettato dai popoli vicini, con una nuova capitale, Gerusalemme, in cui ha trovato sede definitiva l’Arca dell’Alleanza tra Dio e il suo popolo.

Con una scrittura ricca e al tempo stesso immune da qualsiasi tic stilistico che ne possa caratterizzare l’appartenenza a un periodo letterario preciso, Coccioli restituisce splendidamente le asperità di una religiosità primitiva, caratterizzata sia dal senso di profondo timore che impregna di sé il rapporto con la divinità, sia dalla sua dimensione unicamente verticale, priva di quella consapevolezza di umana fratellanza che il cristianesimo introdurrà come valore religioso fondante. Il suo Davide ha tratti di statuaria grandezza, perennemente ghermito com’è da sconfinate passioni. Una su tutte la caratterizza come uomo nuovo, in antitesi con il suo tempo, e contemporaneamente come modello di umanità per ogni tempo: l’amore granitico e inesauribile per Dio, nel quale sta per Coccioli, infaticabile ricercatore di spiritualità nelle sue più diverse manifestazioni (cristianesimo, induismo, buddismo…), il senso vero del nostro passaggio sulla terra.

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