I racconti del terremoto

by
Stazione di Osimo (Ancona). Sismogramma del 6 aprile 2009.

Stazione di Osimo (Ancona). Sismogramma del 6 aprile 2009.

[I racconti del terremoto di Enrico Macioci, pubblicati uno a uno in vibrisse tra la fine di luglio e l’inizio d’agosto scorsi, sono ora disponibili in un unico file. Basta cliccare qui.]

di Enrico Macioci

Ho scritto questi dieci racconti fra i primi di giugno e i primi di luglio del 2009. Per due mesi, dopo quel 6 aprile, sono rimasto come congelato. Sentivo però che qualcosa doveva venir fuori e alla fine, quando è accaduto, è accaduto di getto, con una sorta di provvidenziale, furibonda facilità.

Quando capita un evento come il terremoto dell’Aquila, uno ha innanzi due possibilità: domandarsi perché, oppure elaborare il lutto. Ma credo, in realtà, che ciascuno di noi faccia, alla propria maniera, entrambe le cose. Ho tentato, narrando la tragedia, di renderla più intelligibile, in qualche maniera più trattabile e addirittura più accettabile.

L’Aquila è (era?) una strana città: non conosco un solo aquilano che nutra nei suoi riguardi indifferenza; quasi tutti, invece (parlo di quelli suppergiù della mia generazione, ovvero persone fra i trenta e i quarant’anni) la amano e la odiano al medesimo tempo. La amano perché L’Aquila è una culla sospesa fra i monti, isolata, fiera, diversa; e la odiano per gli stessi motivi. L’Aquila è una madre affettuosa ma possessiva, e chi è nato e cresciuto dentro il suo abbraccio di rocce e boschi ne ha subìto un incantesimo perenne.

Nei miei racconti, L’Aquila appare come un fondale su cui si svolgono scene di quotidiana sofferenza, tragedia, sollievo, beffa, crudeltà, miseria, oltraggio, dolcezza, solidarietà. Il vicolo del Rex, i Quattro Cantoni, il Castello Cinquecentesco, la Basilica di Collemaggio, la Villa Comunale, la collina di Roio, Via XX Settembre e gli altri luoghi citati, costituiscono soltanto alcuni dei simboli della città, una città piccola ma incredibilmente ricca di storia e tesori artistici. Temo sia precipua responsabilità di noi aquilani, del nostro carattere scontroso e allergico alle iniziative, il fatto che un tale gioiello fosse, prima del disastroso terremoto, praticamente sconosciuto. Temo che a ben pochi sia ancora adesso chiara la delicatezza che un tale gioiello rischia per sempre di perdere, se non si provvederà a ripararlo nella maniera più opportuna, ovvero rispettandone la storia e lo spirito.

Le vicende narrate sono frutto d’invenzione, anche se traggono spunto da fatti realmente vissuti, in prima persona oppure indirettamente.

Un’ultima riflessione. All’Aquila ci si conosceva tutti; adesso non so come andranno le cose, dove saremo, cosa faremo, se e quando torneremo; nessuno di noi aquilani sa per certo che la città tornerà; non lo sa nessuno. Spero che questi racconti servano almeno per la memoria, per non dimenticare ciò che L’Aquila è stata fino alle 3,32 del 6 aprile 2009: un fragile, mirabile prodigio di poesia.

***

Enrico Macioci è nato all’Aquila il 27 maggio 1975, e fino al terremoto del 6 aprile 2009 ha abitato all’Aquila.
Si è laureato in Giurisprudenza nel 2000 con una tesi sul decreto n. 241/1997 in materia di versamenti unitari, e nel 2008 in Lettere moderne con una tesi su Arthur Rimbaud.
Quando qualche scuola lo chiamerà, egli insegnerà italiano e storia.
Scrive poesia e prosa sin da bambino; dopo essersi preso una lunga pausa fra i 14 e i 27 anni, ha deciso che scrivere è la cosa che gli riesce meglio. Sinora ha vinto qualche premio e ottenuto qualche pubblicazione.
Non elenca i suoi autori preferiti perchè sarebbero troppi, ma crede profondamente nel paradigma umano e letterario: “Io è un Altro.”

[Il sismogramma riportato in alto è tratto dal sito della Rete sismica sperimentale italiana.]

Tag:

5 Risposte to “I racconti del terremoto”

  1. Michela Sbaffo Says:

    Mi rendo conto della stupidità della domanda, ma in quanto osimana sono curiosa. Come mai proprio la sismografia della stazione di Osimo?

  2. vibrisse Says:

    Perché i sismogrammi della stazione di Osimo sono disponibili nel sito della Rete sismica italiana, citata nell’ultima riga del post. gm

  3. teodoro ricci Says:

    bravo enrico. senza ombra di dubbio, i tuoi racconti esprimono quel piglio emozionale, privo di sensazioni provate. molto si è detto, tanto è stato scritto. sicuramente la voce più attendibile è quella di coloro che la tragedia l’hanno vissuta in prima persona. ho visto tutti (o quasi), i servizi inerenti quel 6 aprile, ed il giorno stesso contattai tutte le persone a me care col fine di sentirle e chiedere se avessero bisogno di qualcosa. sinceramente, il vedere tutto quel tran tran mediatico, mi ha dato sui nervi. ancor di più, e qui parlo da scrittore, il veder trattare la faccenda in modo “asettico”, come molti giornalisti hanno fatto, mi manda tutt’ora fuori dai gangheri. ho scritto: la voce del ricordo, uccide il silenzio dell’ignoranza… ma se prima di tutto, non si sconfigge l’ignoranza volta al semplice interesse, continueremo a veder banalizzati dai media, quelle situazioni che hanno ben altri bisogni, rispetto al domandone del secolo, posto in piena notte ad un veicolo nel quale stavano dormendo: “cosa si prova ad aver perso tutto?”…. (???) scioccante. bravo enrico, massimo rispetto.

  4. vibrisse Says:

    Un lettore che non ha apprezzati i racconti di Enrico Macioci ha tentato almeno due volte di inserire dei commenti assai critici, firmandoli con un indirizzo fasullo. Nel secondo commento questo lettore scrive: “E quel che più mi stupisce è che questo sito non permette di pubblicare critiche ma solo commenti banali”.

    Basterebbe avere il coraggio di firmare con un indirizzo autentico.

    giulio mozzi

  5. Enrico Macioci Says:

    Teodoro ti ringrazio. Ho cercato di fare del mio meglio per tenermi in equilibrio fra distacco e partecipazione. Spero d’esserci riuscito. Sì, ricordo quella raccapricciante domanda del giornalista alla gente in macchina, di notte. E come dimenticarla?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: