Meditare sul male

by

di Dario Voltolini

[Questo articolo è apparso in TuttoLibri, supplemento del quotidiano La Stampa, ieri 25 luglio 2009].

Il protagonista di questo breve romanzo si chiama Demetrio come l’autore. Dopo un periodo di lavoro come giornalista mosso da motivazioni di scrittore, migra nel discosto ufficio stampa di un sindacato. Questa scarna cornice fattuale segna due momenti biografici di Demetrio che sostengono il racconto, spezzato e composto a mosaico, della sua vita a partire dall’infanzia. Nella sua non linearità il testo è molto fruibile: si legge, come si dice, d’un fiato. Ciò che respiriamo in questo fiato è una meditazione sul male. Il titolo Il mio nome è Legione (Transeuropa, pp. 141, euro 12,90) riprende una scena potente del Vangelo di Marco, quella dell’indemoniato di Gerasa, che alla domanda di Gesù «Come ti chiami?» rispose «Legione», poiché gli spiriti in lui erano una moltitudine.

L’autore Demetrio Paolin individua con precisione il momento in cui Demetrio «muore» e in vece sua nasce Legione, la frantumazione del male. Si tratta di una scena d’infanzia, cristallizzata nel grido di sua madre di fronte alla malformazione del figlio minore, il piccolo Silvio. La nascita di Legione in luogo di Demetrio sbaraglia anche tutte le figure fin lì comparse nella vita del ragazzo: i genitori, lo stesso fratello, l’amico polacco. La vita sarà d’ora in poi una pianura abitata dal male. C’è una via d’uscita? Sì, intravista, quando Demetrio da adulto giunge all’accettazione non tanto del male, quanto della sua esistenza. Il male può essere visto come lontananza dall’essere e riconoscergli esistenza vale come sabotarlo in un paradosso. Libro duro, nella sua focalizzazione pervicace sul male e sullo scandalo della sua esistenza, appena velato da un reticolo di citazioni letterarie forse non necessarie, apre uno spazio ipotetico per l’altro «scandalo», quello dell’esistenza del bene.

Tutti gli articoli in vibrisse su Il mio nome è Legione.

Il booktrailer di Grenar.

I disegni anticipatori di Nadia Zorzin.

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Una Risposta to “Meditare sul male”

  1. Morgana Says:

    «Cadono i petali
    – come un bimbo
    di dieci anni –
    se li scuoti.
    Cadono irrimediabilmente.»

    Cade
    tutto ciò che è fragile
    quando viene aggredito dal male.
    Ciò che è fragile lo è per natura.
    La fragilità è il suo difetto, il suo pregio, la sua essenza.
    Ciò che è fragile è più facile da amare.
    La fragilità attrae l’amore.
    Il male la colpisce.

    Cade
    con prepotenza
    il male sulla terra.
    Come pioggia nera e maleodorante
    cade.
    Cade per natura.
    Dentro le anime degli uomini
    nei loro corpi
    nelle loro menti.
    Cade sugli animali
    sulle piante
    sulle strade.
    Cade come la notte
    irrimediabilmente.
    Esiste male che sia male in assoluto?
    Un paio di ragazzi annoiati
    danno fuoco ad un barbone.
    Atroce.
    Atroce.
    Atroce.
    Il male ha molteplici forme e sfumature.
    Il male ha posseduto la mente di mio padre
    la mammella di mia madre
    l’anima di noi figli.
    Il male che possedeva il mio vicino
    lo ha convinto ad impiccarsi.
    Il male nel cuore del metronotte
    lo spinge ad ammazzare cani e gatti.

    Se fossimo papaveri
    saremmo liberi dal male.

    (I versi tra virgolette sono tratti dal libro)

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