La donna ideale (messa in sicurezza)

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Dal sito Abrutis, specializzato in umorismo disgustoso. La prossima, domani. gm

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6 Risposte to “La donna ideale (messa in sicurezza)”

  1. Ausilio Bertoli Says:

    Mi sa che oggi alle persone psicopatiche sia tutto permesso. Anzi, più psocopatiche sono, più vengono incensate o esaltate (da altre persone psicopatiche?). Specie nelle arti.
    A proposito di arte, nei disagi psichici – soprattutto la nostalgia patologica, la depressione, la schizofrenia, la paranoia e via dicendo – la sensibilità e la vena creativa degli artisti trovano terreno fertile.
    Beh, niente di male se l’arte costituisce un toccasana per l’artista malato, ma se – invece – l’artista malato i propri disagi volesse trasferirli subdolamente al prossimo? … Giulio, stavolta inserisci – se ti è possibile -un’immagine che raffiguri il lato A, ovvero che rispecchi la salute e la bellezza di Madre Natura, please. Specialmente perché psicopatici lo siamo un po’ tutti (o stiamo per diventarlo, coi tempi che corrono e con le opere che ci vengono propinate), tranne le eccezioni, ovvio.
    A. B.

  2. andrea barbieri Says:

    Da almeno duecento anni non sono le persone socialmente patologizzate a cui tutto è permesso, è ai cosi detti ‘normali’ che tutto è permesso.

    Detto questo, mi colpisce nel ‘kit’ il fiore.

  3. andrea barbieri Says:

    [credo sia meglio scriverla così: Da almeno duecento anni non è alle persone socialmente patologizzate che tutto è permesso, è ai cosi detti ‘normali’ che tutto è permesso.]

  4. Ausilio Bertoli Says:

    Rispondo ad Andrea B.

    Permetti? Coloro che soffrono dei cosiddetti disagi psichici vivono fuori degli istituti psichiatrici (dove sono accolte persone devastate dalle malattie mentali atroci, irreversibili, pericolose per l’incolumità loro e della società). Assolutamente fuori. Vivono insomma con noi, pervasi da fobie, manie, alienazioni, ansie, angosce, schizofrenie e via dicendo. E noi apparteniamo, inconsapevolmente o no, alle loro schiere, chi più chi meno. Salvo le eccezioni.
    Questo intendo e intendevo.
    Cordialmente, A. B.

  5. andrea barbieri Says:

    Se pensi di appartenere alle schiere dei malati mentali non c’è problema, basta che parli per te e per le persone che conosci. Non parlare insomma per me.

    Chiarita questa cosa, bisogna ammettere che la libertà, per come è stata negli ultimi due secoli configurata dal potere, è un priviegio che spetta ai ‘normali’, non agli ‘anormali’ e questo per tanti motivi tra cui una esigenza di controllo sociale attraverso la patologizzazione.
    Quindi dire che a malati ‘tutto è permesso’ è una grossa sciocchezza.
    Il fatto che lo Stato non svolga pienamente il suo compito di produrre norme per regolare la loro condizione di disuguaglianza è il segno che il malato mentale ha meno diritti rispetto a una persona ‘normale’, cioè ha una libertà minore.

  6. Ausilio Bertoli Says:

    Ulteriore risposta ad Andrea B.

    No, non cambio una virgola su quanto ho sostenuto più sopra.
    In politica, in economia, nel mondo delle professioni, delle arti eccetera le persone sofferenti di psicopatologie sono tante, stanne certo.
    Lasciando da parte, toh, i dittatori famigerati e altri capi politici, prendi in esame la vita degli artisti, specie poeti e scrittori famosissimi, e dimmi se non è vero. Giacché io mi riferivo soprattutto al mondo dell’arte.
    Poi parla magari solo col tuo farmacista e dimmi quanti medicinali assumono i suoi clienti per combattere i disagi psichici, in primis stress insonnia ansia panico esaurimento depressione …
    Scusa, la vita – come ci hanno insegnato nelle preghiere- non è una valle di lacrime? E più di un filosofo non sostiene che la stessa vita è una pura follia? …
    Certo, quando si scrivono frasi che cercano di colpire l’attenzione, secondo però una certa logica, si corre il rischio di essere prontamente “beccati”, comunque fraintesi, suscitando perfino risentimenti, allergie, allarmi. E di subìre persino insulti più o meno espliciti.
    Io non ho parlato dei malati mentali in cura nei centri mentalì o nelle comunità terapeutiche residenziali, protette o no, oppure nelle cliniche psichiatriche e via elencando, dove io non sono mai stato ricoverato, per fortuna. Dirò che spesso sono stato vicino a loro, ho parlato con loro, ho visto e vedo – spesso – come si atteggiano e si comportano e come si comportano coloro che li accudiscono o cercano di accudirli o di placare le loro crisi terribili, agghiaccianti, e conosco gli stigmi cui sono oggetto. Stigmi impressionanti emessi anche da chi non li dovrebbe emettere.
    Ma non avevo l’intenzione di affrontare il tema spinosissimo dei malati mentali e della gestione delle strutture in cui vengono ospitati quando ho commentato con un che di “polemica” (lo ammetto) la nostra vita alienata o alienante, priva di libertà e di democrazia autentiche, anzi piena di divieti, ingiustizie e sopraffazioni d’ogni genere. No, non avevo l’intenzione. In altre parole non avevo l’intenzione di scrivere un saggio – insieme per forza con gli specialisti di psichiatria – sui malati mentali di oggi e di ieri, né avevo l’intenzione di denunciare ciò che tu – giustamente – denunci riguardo a ciò che non viene fatto, né mai è stato fatto, per dare a questi malati dignità totale, sradicando nella società anche gli stigmi.
    Ah, una cosa: non ho mai detto o pensato – se non ho capito male la prima frase della tua risposta – che tu soffra di disagi psichici. Non ho scritto “salvo le eccezioni”?
    Cordialmente, A. B.

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